Quello relativo al pavimento pelvico femminile è un ambito sempre più ampio della proctologia.

Se il proctologo fino a qualche anno fa si occupava in particolare delle patologie di colon-retto e ano, oggi invece è uno dei medici di riferimento per i disturbi e le anomalie che riguardano il pavimento pelvico femminile.

«La nostra attenzione alle problematiche funzionali delle pelvi – afferma Sergio Agradi responsabile dell’Unità Operativa di Proctologia e Pelviperineologia di Humanitas Gavazzeni Bergamo –  che interessano soprattutto le donne in età avanzata, legate ai prolassi degli organi pelvici (vescica, utero e retto) che si traducono in problemi di difficile o ostruita defecazione, incontinenza, disturbi urinari e genitali».

La disponibilità di strumenti sempre più tecnologici e precisi permette di effettuare diagnosi e poi trattamenti di cura efficaci.

«Siamo in grado di arrivare a diagnosi specifiche ed efficaci che ci permettono di vedere, ad esempio, che cosa succede agli organi pelvici durante l’atto della defecazione –  dice il dottor Agradi –. Per non parlare dei trattamenti chirurgici, sempre più perfezionati e mininvasivi; eseguiamo interventi che solo 15 anni fa erano impensabili, come quelli di resezione del retto prolassante in anestesia spinale effettuati per via transanale con l’utilizzo di suturatrici meccaniche».

Esami diagnostici poco invasivi

Gli esami diagnostici delle patologie proctologiche e pelviperineali, effettuati ambulatorialmente, sono poco invasivi. «Colonscopia a parte, si tratta di esami non invasivi – precisa Paolo Boccasanta, proctologio di Humanitas Gavazzeni Bergamo –. L’esame più seguito e con impatto davvero minimo e la pelvigrafia, un clisma opaco che prevede l’utilizzo di un mezzo di contrasto con cui viene evidenziata la dinamica defecatoria».

Se i trattamenti non arrivano a eliminare il problema, allora si ricorre all’intervento chirurgico, sempre più risolutivo della patologia e sempre meno doloroso.

«In caso di emorroidi – afferma il dottor Boccasanta – da oggi non si demolisce più il plesso venoso ingrossato e prolassato all’esterno dell’ano. L’ntervento viene eseguito più a monte, all’interno del retto, in una zona meno sensibile. In pratica si procede a una sorta di lifting dell’ano-retto che riporta il plesso emorroidario nella sua sede naturale, all’interno dell’ano».

Lo sviluppo tecnologico consente inoltre di eseguire i cosiddetti interventi “salvautero”.

«In presenza di un prolasso uterino che produce problematiche sia anteriori sia posteriori – aggiunge il dottor Agradi –, riposizioniamo l’utero al proprio posto anatomico senza asportarlo, come invece si faceva in passato, ristabilendo così l’anatomia e la funzione originaria della pelvi femminile. È un aspetto molto importante per la donna, che consente di conservare un utero disceso ma ancora sano, in grado di espletare senza problemi tutte le sue funzioni».

(Articolo pubblicato sul quotidiano “L’Eco di Bergamo” il 19 febbraio 2017)