La psoriasi è una delle più diffuse malattie della pelle. Il suo nome deriva dal greco e significa “condizione di prurito” e consiste in una situazione in cui la pelle tende a ispessirsi in alcuni tratti, soprattutto vicino alle grandi articolazioni, alla testa e ad alcune parti della schiena. Parliamo di questa malattia con la dottoressa Marzia Baldi, responsabile dell’Ambulatorio di Dermatologia di Humanitas Gavazzeni.

Che cos’è la psoriasi e quanto è diffusa in Italia?

«La psoriasi è una malattia infiammatoria della pelle, non infettiva né contagiosa, in genere di carattere cronico e che tende a ripresentarsi nel tempo. Nella sua formazione intervengono vari fattori autoimmunitari, genetici e ambientali. La psoriasi è molto frequente, con un’incidenza media del 2,5% sulla popolazione del nostro Paese. Sono almeno un milione e mezzo gli italiani che soffrono di psoriasi. Questa patologia sistemica autoimmune colpisce, nel 10% dei casi, in una forma severa, che oltre ad avere conseguenze negative sulla salute psicofisica, rappresenta anche un fattore di rischio cardiovascolare. Nell’adulto la malattia colpisce con la stessa frequenza uomini e donne. Nel 25% dei casi che si manifestano prima dei 16 anni, fino al 6% si verificano prima dei 2 anni, fino al 10% nell’età compresa fra i 2 e i 6 anni, e fino al 20% dai 6 ai 10 anni. Le bambine sembrano essere affette con frequenza doppia rispetto ai maschi».

Quali sono i sintomi più evidenti della psoriasi?

«La psoriasi si presenta con chiazze di pelle ispessite, arrossate e infiammate, in genere coperte da squame bianco-argentee. Di solito non causa prurito, ma la zona colpita può essere così estesa da causare un grave disagio fisico e dell’imbarazzo nei rapporti con gli altri. Nelle forme lievi si manifesta con leggere desquamazioni in gomiti, ginocchia e cuoio capelluto, dove spesso viene scambiata per forfora. A volte colpisce le mani e i piedi con piccole vescicole e pustole che possono rompersi e trasformarsi in piccoli tagli. Anche questa forma clinica di psoriasi può essere scambiata per una dermatite irritativa o per una micosi. La psoriasi può colpire anche le unghie, soprattutto dei piedi, che diventano fragili, cambiano colore e si ispessiscono. In questo caso l’origine sembra essere una carenza alimentare o una micosi. È per questo che la psoriasi viene definita la “grande imitatrice”. Vi sono infine forme gravi di psoriasi che colpiscono la pelle del soggetto dalla testa ai piedi con intenso arrossamento (psoriasi eritrodermica) o con infiammazione e gonfiore che interessano le articolazioni (artrite psoriasica)».

Quali rimedi e cure possono essere adottati contro la psoriasi?

«Non esiste una vera e propria cura risolutiva per la psoriasi, che può solo essere tenuta sotto controllo con opportune terapie. Già in passato si era notato che l’esposizione al sole è spesso curativa per la psoriasi: oggi si sa che i raggi ultravioletti del sole hanno la capacità di deprimere la crescita dei cheratinociti (le cellule dell’epidermide) e quindi di far sparire le chiazze di psoriasi, almeno finché la persona si espone ai raggi solari. Oggi per curare la psoriasi si utilizzano i cosiddetti farmaci biologici, ottenuti attraverso tecniche di ingegneria genetica. Si tratta di anticorpi capaci di bloccare una o più attività delle cellule con una precisione e una specificità che i farmaci del passato non avevano. Per la psoriasi si sono individuati alcuni bersagli da bloccare con i farmaci biologici. Il più importante di questi è il recettore per una molecola che innesca il processo infiammatorio».

La psoriasi può essere curata con rimedi fai-da-te?

«Nelle forme lievi di psoriasi è possibile eseguire terapie domiciliari di tipo topico, cioè con applicazione diretta sulla pelle. Nelle forme più gravi invece è necessaria la terapia sistemica immunomodulante, cioè in grado di incidere sul sistema immunitario, che biologica. Per quanto riguarda gli shampoo che si trovano in commercio, va detto che possono aiutare nei casi lievi di psoriasi ma ben poco possono fare nelle forme generalizzate. Anzi, in queste ultime forme, sono da considerarsi del tutto inutili».