In presenza di obesità non tutto procede con regolarità, come spiega la dottoressa Rosa Miranda Testa, medico di Humanitas Gavazzeni di Bergamo.

Quale influsso può avere l’obesità sulla produzione di insulina?

«L’accumulo di grasso a livello addominale, che può verificarsi nei pazienti che soffrono di obesità o sovrappeso, soprattutto se hanno familiarità per diabete, si associa solitamente a un’iperproduzione di insulina da parte del pancreas; questo  avviene maggiormente in risposta al consumo di pasti ad alto contenuto di carboidrati (dolci ma anche pane pasta, ecc.). L’eccesso di insulina è la conseguenza di una “resistenza” a questo ormone che si genera nei soggetti che seguono un regime alimentare ipercalorico in maniera cronica. La “resistenza all’insulina” nasce come tentativo da parte dell’organismo di proteggersi dall’obesità. Essa infatti dovrebbe neutralizzare l’azione dell’ormone “anabolico” per eccellenza, responsabile dell’accumulo dell’energia alimentare in eccesso sotto forma di grasso; alla lunga però, se l’introito calorico non si riduce, il pancreas impara a produrre sempre maggiori quantità di insulina fino a vincere, tardivamente e abnormemente, tale resistenza. E’ a questo punto che la situazione diventa patologica.

Si può dunque dire che l’obesità può portare a un’ipersecrezione di insulina che, a sua volta, provoca un aumento del peso corporeo, creando un circolo vizioso da cui è difficile uscire?

«Sì, è proprio così. Quando l’insulina prodotta in risposta ai pasti è talmente alta da vincere la resistenza cellulare, anche se in ritardo rispetto al soggetto sano (tre-quattro ore dopo il pasto), tutto il glucosio entra rapidamente nelle cellule per essere utilizzato e purtroppo anche accumulato sotto forma di grasso. Questo squilibrio metabolico rende la risposta alle eventuali diete molto meno efficace; inoltre le possibili crisi ipoglicemiche post prandiali aumentano l’appetito e la sensazione di non poter fare a meno degli zuccheri. Bisogna poi aggiungere che, se il paziente non riesce a ottenere un calo di peso significativo, corre il rischio di sviluppare il diabete a causa della ulteriore progressiva perdita dell’efficacia dell’insulina».

Ben più grave è, invece, la patologia che viene denominata “insulinoma”. In che cosa consiste?

«Si tratta fortunatamente di una malattia rara. E’ un tumore – benigno o maligno – che nasce dalle cellule beta del pancreas e che può essere causa di obesità secondaria (cioè procurata da un’altra patologia). In questo caso l’insulina in eccesso non viene prodotta solo in seguito ai pasti ma, in maniera del tutto incontrollata, anche a digiuno provocando eccessivo calo degli zuccheri circolanti fino alla cosiddetta “ipoglicemia” che, inizialmente, si manifesta con senso di debolezza, sudorazione profusa, tremori, irritabilità, fino a perdita di coscienza e, nei casi più estremi, coma.

Come si può combattere questa malattia?

«I malati di insulinoma per qualche anno vanno avanti cercando di evitare il calo glicemico mangiando zuccheri quasi in continuazione; è in questa prima fase che il loro peso corporeo aumenta gradualmente fino all’obesità. Quando le crisi diventano sempre più gravi, con frequenti perdite di coscienza per la quasi completa perdita dei sintomi prodromici, sono costretti a rivolgersi a un medico che, se riesce a fare la diagnosi corretta, ha due possibili approcci: un farmaco che riduca gli effetti dell’insulina, oppure l’asportazione chirurgica del tumore».

 

Qual è la scelta terapeutica migliore?

«Sicuramente è da preferire l’approccio chirurgico, anche se gli insulinomi sono tumori talmente piccoli da rendere difficile la loro localizzazione anche con le più moderne tecniche diagnostiche, in questo caso allora il farmaco è sicuramente la soluzione da preferire».