Una cerimonia intensa e toccante, in una giornata importante per Bergamo e per l’intera comunità che gravita attorno all’ospedale Humanitas Gavazzeni, quella dedicata al ricordo di tutte le vittime di coronavirus.

L’accensione dell’installazione “Il coraggio e la memoria” che raccoglie le voci di donne e uomini di Humanitas Gavazzeni che sono stati in prima linea per assistere i malati Covid nei mesi più duri dell’emergenza sanitaria a Bergamo, si è svolta nel tardo pomeriggio di giovedì 18 marzo 2021, a un anno esatto da uno dei momenti più bui per l’intera comunità bergamasca, quello che ha visto l’intervento dei camion dell’esercito, chiamati a trasportare fuori dalla provincia le salme di decine e decine di vittime del virus.

Il cerchio formato da venti altoparlanti installati nel parco dell’ospedale – che trasmettono le voci delle testimonianze in loop, tutti i giorni dalle 8 alle 19 fino al 4 maggio – rappresenta la metafora della comunità, della vicinanza e della memoria collettiva. Un modo per restituire il contenuto, le emozioni, le storie, la forza delle storie del libro “Il coraggio e la memoria” riservato e distribuito a tutti i dipendenti dell’ospedale.

 

Una tappa della via crucis della memoria

«È una giornata importante per Bergamo – ha ricordato il sindaco della città, Giorgio Gori –; iniziata questa mattina con la visita del Presidente del Consiglio Mario Draghi, punteggiata di momenti molto impegnativi dal punto di vista emotivo, perché riaffiorano ricordi, anche personali, ed emozioni che abbiamo accumulato nel corso di questi 12 mesi. Sono testimone di come questo ospedale nella primavera del 2020 si sia messo totalmente al servizio della città, svolgendo un ruolo pubblico, convertendo i suoi reparti fino a diventare un presidio esclusivamente dedicato ai malati di coronavirus».

«Questa installazione rimetterà cuore a tante persone il cui cuore non batte più perché hanno perso rispetto al virus – gli ha fatto eco Monsignor Giulio Dellavite, segretario generale della Diocesi di Bergamo –, ma rimette anche cuore a quelle persone che hanno vinto il virus con la loro opera, come voi sanitari, come tutto il personale che ha combattuto contro il virus mettendoci cuore. E allora, che questa installazione possa rianimare Bergamo, partendo da qui, come un piccolo germoglio che rianima e rimette cuore, perché simboleggia tutta l’anima che tante persone hanno messo per portare davvero il bene comune».

«Questa è come una tappa della via crucis della memoria – ha esordito Gianfelice Rocca, presidente di Humanitas –. Una tappa dovuta alla nostra comunità che ha svolto un ruolo enorme e che ha accompagnato questa città in tutti i suoi passaggi più difficili. L’energia, la forza, il capitale umano, l’umanità che respiriamo in questo luogo ci fanno pensare che possiamo essere, all’interno della civiltà occidentale, uno dei posti più importanti del mondo. Dobbiamo crederci perché veramente possiamo esserlo: qui c’è tecnologia, innovazione, passione. Questo è il messaggio che dobbiamo lanciare tutti insieme, come comunità, perché lavorando insieme con la fratellanza, con l’amicizia, con l’innovazione e soprattutto con la competenza, possiamo fare di questi luoghi qualcosa di straordinario che si proietta nel futuro».

«Ci sono luoghi deputati alla memoria – ha sottolineato Giuseppe Fraizzoli, Amministratore Delegato di Humanitas Gavazzeni e Castelli – e per noi questo prato, questo parco, lo è. Per noi è un simbolo, perché durante la prima pandemia ci siamo rifugiati tante volte qui, è stato un luogo di incontro e di riflessione. Ricordiamo quel momento buio: le sirene, i camion che portavano via le persone che sono morte in questo ospedale. Oggi è il giorno in cui celebriamo e commemoriamo i defunti, tanti anche nel nostro ospedale. E ricordiamo i due medici, il dottor Chiodi e il dottor Nosari che non ce l’hanno fatta, e tante altre persone che abbiamo tentato di salvare e non ci siamo riusciti. Un grazie veramente enorme a tutti i nostri collaboratori che si sono spesi nell’arco di tutto quest’anno. Non è ancora finita, è un momento ancora duro per noi, siamo molto affaticati ma dentro di noi c’è ancora il grande senso di responsabilità che abbiamo avuto in quei momenti difficili, per cui sono certo che saremo ancora e sempre qui a servire per l’ennesima volta la nostra città».

 

Le letture delle testimonianze

Prima di ascoltare le voci provenienti dall’installazione, tre rappresentanti di medici, infermieri e di tutti coloro che lavorano in Humanitas Gavazzeni hanno letto brevi testimonianze tratte dal libro “Il coraggio e la memoria”.

Al leggio si sono succeduti, con voce rotta dall’emozione, Davide Galloro (infermiere di Terapia intensiva), Serena Trovati (infettivologa, responsabile delle Malattie infettive) e Anna Lorenzi (responsabile dei servizi generali dell’ospedale).

Le voci dell’installazione sonora possono essere ascoltate anche in rete tramite il  podcast “Il coraggio e la memoria”: ascoltalo qui.