Rispetto al passato, quando la vocazione all’assistenza era il requisito più richiesto, oggi l’infermiere svolge un’attività più complessa e dinamica, come ha spiegato all’Eco di Bergamo del 7 ottobre 2018 Katia Morstabilini, responsabile dei Servizi Assistenziali di Humanitas Gavazzeni nonché docente del corso di Infermieristica di Humanitas University.

Com’è cambiata la professione dell’infermiere in questi ultimi anni?

«I rapidi cambiamenti che hanno avuto come protagonista il mondo della sanità, dovuti all’evoluzione scientifica e tecnologica, hanno obbligato gli infermieri a rinnovarsi per poter pianificare ed erogare con efficienza tutte le prestazioni richieste dagli attuali percorsi di cura».

Questo cambiamento ha influito anche sul rapporto infermiere/paziente?

«Se prima erano considerate figure legate alla sola assistenza, oggi gli infermieri sono parte attiva nel processo di cura. Un cambiamento che si evince anche dal fatto che enti certificatori come JCI (Joint Commission International) inseriscono nel processo di accreditamento con cui viene valutata la qualità di un ospedale anche un capitolo dedicato ai diritti del paziente e dei familiari nel loro rapporto quotidiano con la realtà assistenziale che li accoglie. A dimostrazione che a questa figura sono richieste oggi maggiori capacità c’è anche il fatto che all’infermiere viene richiesto di saper riconoscere potenziali condizioni cliniche di aggravamento».

Oggi l’infermieristica è un corso di specializzazione universitaria. Che cosa viene insegnato ai giovani?

«Vengono illustrati i percorsi che dovrà affrontare nella sua professione futura, che lo porteranno a ricoprire vari ruoli. Da quello del praticante, basato sull’insegnamento e sulla collaborazione, a quello di leader che deve saper prendere decisioni capaci di promuovere cambiamenti e concorrere al raggiungimento degli obiettivi e a quello di ricercatore, che con la sua attività contribuisce allo sviluppo della base scientifica della professione».

Come si diventa coordinatori infermieristici e tecnici? Qual è la loro attività specifica?

«I coordinatori infermieristici si occupano della pianificazione e gestione delle attività lavorative e professionali, della gestione e della formazione del personale, della costruzione di relazioni collaborative, della gestione delle risorse materiali e tecnologiche e della gestione della sicurezza. Per poterlo essere serve il Master Universitario in Management e Funzioni di Coordinamento per le professioni sanitarie. Si tratta di una figura che deve saper riunire aspetti tecnico specialistici con quelli manageriali e deve saper mettere in campo competenze capaci di rispondere alle esigenze delle équipe mediche multidisciplinari che governano la complessità assistenziale del nuovo millennio».

Come sarà l’infermiere del futuro?

«Sarà soprattutto un professionista in grado di adattarsi sempre più ai bisogni di salute e alle aspettative delle persone, pazienti e familiari. Dovrà inoltre saper “fare ricerca”, cioè adoperarsi per cercare di migliorare sempre più questa bellissima e importante professione».

 

 

Coordinatore infermieristico, il congresso del 25 ottobre

Il 25 ottobre 2018, al Centro Congressi Giovanni XXIII di Bergamo, va in scena il convegno “Il ruolo del coordinatore infermieristico, tecnico e ostetrico: dall’area tecnico operativa all’area gestionale, una “terra di mezzo” che va continuamente ridefinita”.

Per la prima volta Humanitas Gavazzeni e Humanitas Castelli puntano l’attenzione su questa figura professionale, sottolineando come sia cambiata negli anni e quanto il suo ruolo rivesta una posizione strategica all’interno delle strutture ospedaliere.

Professionisti provenienti da realtà ospedaliere di tutta Italia potranno approfondire gli aspetti legati a processi innovativi come il Primary Nursing e a sfide contemporanee come l’assistenza ai pazienti cronici.