COME TI POSSIAMO AIUTARE?

CENTRALINO

035.4204111

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattaci telefonicamente

PRENOTAZIONI

Prenotazioni telefoniche SSN
035.4204300
Prenotazioni telefoniche Private
035.4204500

LINEE DEDICATE

Diagnostica per Immagini
035.4204001
Fondi e Assicurazioni
035.4204400
Humanitas Medical Care Bergamo
035.0747000

Il cervello e le sue “ere”: l’evoluzione nella diagnosi e terapie

Anche quest’anno la Società Italiana di Neurologia (SIN) aderisce e promuove la settimana mondiale del cervello dal 13 al 19 Marzo 2023, dedicandola alla “Nuova era del cervello”.

Fin dalla nascita, il nostro cervello, che possiamo considerare come un computer, ha un talento unico: la capacità di imparare, apprendere, modularsi e trasformare le proprie capacità. Tutto ciò è possibile grazie alla sua struttura formata  da una miriade di neuroni (le cellule cerebrali) che qualcuno ha paragonato alle stelle della Via Lattea, quasi novanta miliardi. Queste rappresentano la sostanza grigia del Sistema Nervoso Centrale e sono in grado di realizzare milioni di miliardi di connessioni (sinapsi) creando una rete “neuronale” ricchissima di collegamenti  che permette a questo organo, ancora ad oggi per buona parte sconosciuto, di essere considerato come sosteneva Ippocrate “il nostro interprete”.

La conoscenza del cervello attraverso i secoli

“The Beautiful Brain”. Questa potrebbe essere la definizione più appropriata per definire ciò che questo organo, ancora troppo misterioso, rappresenta. Basti pensare all’evoluzione dello stato delle conoscenze e delle innovazioni solo negli ultimi 100 anni, durante i quali passaggi importanti ci hanno permesso di conoscere e diagnosticare ciò che  prima era sconosciuto. Anche se sono ancora molti i limiti in ambito terapeutico (in particolare nelle forme neurodegenerative). Ma l’incessante ricerca scientifica sicuramente ha portato, e continua a farlo, progressi esemplari.

E’ giusto ricordare gli studi di Galeno, i passaggi cruciali durante il Medioevo, anche se ancora alcuni pensavano che le malattie neurologiche fossero dettate al possesso demoniaco. Gli studi rinascimentali sulla neuroanatomia e quelli settecenteschi che hanno dato una svolta alla neurofisiologia.

Esemplare quanto sia accaduto nella prima metà del XIX secolo con le teorie frenologiche dedicate alla complessità delle funzioni attribuite ai numerosi, ipotetici centri cerebrali e con gli studi che hanno portato alla descrizione del neurone, la cellula cerebrale.

Fino al XIX secolo, quando la clinica evidenzia per la prima volta gli scenari patologici, ad oggi motivo di continua ed assidua ricerca, come Parkinson e Alzheimer.

I passi avanti nella diagnosi e terapia: dai monoclonali all’intelligenza artificiale

Nel XX secolo abbiamo assistito ad un’evoluzione diagnostica clinica e terapeutica formidabile. L’essere nel centro della massima attività cognitiva e prestazionale fisica non significa che il processo di neurogenesi (dipendente da individuo  ad individuo) inizi a rallentare. Infatti, purtroppo, in questa fase possono sopraggiungere eventi patologici e processi di neurodegenerazione. Ma ad oggi abbiamo strumenti diagnostico terapeutici che ci permettono di capire, fare diagnosi, a volte prevenire, grazie allo sviluppo della Ricerca negli ultimi anni che ha dato una svolta epocale a tutte le Neuroscienze.

Siamo in grado di ipotizzare l’impianto di cellule staminali, dell’uso di una terapia monoclonale e di parlare di Intelligenza Artificiale. Siamo in grado di curare, non sempre di guarire, purtroppo. Ma abbiamo le capacità di seguire pazienti con strumenti di altissima tecnologia. Riusciamo a curare ciò che fino a poco tempo fa era solo oggetto di controverse discussioni. Abbiamo ridato l’importanza al ruolo dello stile di vita e della gestione dei sentimenti positivi e negativi.

Usiamo il cervello per tenerlo in forma

La complessità del cervello, a seconda delle condizioni  fisiologiche e patologiche che nel corso della vita possono presentarsi, è estremamente variabile. Ma, grazie ad un fenomeno chiamato plasticità neuronale, permette, per certi versi, di poter esprimere  la sua capacità anche in caso di un danno talvolta severo ed in alcuni casi irreversibile.

Questo perché il cervello non è indipendente da chi lo utilizza, al contrario i circuiti che operano e comunicano al suo interno possono subire notevoli cambiamenti, a seconda delle attività per le quali viene impiegato. La nostra materia grigia, infatti, è in continua evoluzione e sviluppiamo senza sosta nuove capacità, mentre ne perdiamo altre. 

Questo nostro cervello così complesso che così facilmente corre il rischio di ammalarsi con le sue magiche cellule, i neuroni, che piano piano potrebbero morire (pensiamo ad una lavagna scritta che lentamente si cancella) deve allora in qualche modo avere la possibilità  di essere sempre attivo.

Ciò che viene acquisito, appreso durante tutta la vita sulla base di tutte le esperienze vissute, è un fattore di resilienza: non previene la demenza ma ne può posticipare i segni clinici. La riserva cognitiva, infatti, è promossa dalle esperienze di vita e dall’apprendimento e anche nell’invecchiamento normale promuove l’adattamento e la flessibilità e quindi la plasticità neuronale.

Un mistero senza fine

La costante ricerca scientifica sta ponendo basi di indescrivibile crescita per conoscere meglio questo organo in continua evoluzione  nel corso della vita. Il cervello umano non solo è in grado di percepire il tempo: lo inventa.

Tuttavia, al di là dello stato delle conoscenze, siamo ancora di fronte a limiti di applicazione dovuti proprio alla sua complessità. Certamente le capacità  sia di diagnosi che di terapia negli ultimi 20 anni sono state esempio magistrale, ma “fino a che punto ci sarà possibile usare il nostro cervello per conoscere il nostro cervello ? (Eccles, Nobel 1963).

Testo a cura della dottoressa Paola Merlo, Responsabile dell’Unità Operativa Neurologia di Humanitas Gavazzeni.

Specialista in Neurologia e in Neurofisiopatologia