Per quale motivo un soggetto semplicemente affamato dovrebbe diventare aggressivo?

La spiegazione della cosiddetta “hangry” (l’unione dei termini angry, arrabbiato, e hungry, affamato) è una complicata risposta emotiva causata da una compartecipazione di biologia, segnali ambientali e personalità del singolo individuo.

La reazione aggressiva di fronte a una prolungata mancanza di cibo non è immediata e ci sono due criteri fondamentali per stabilire se essa potrà contribuire, o meno, alle emozioni negative: il contesto e l’autocoscienza.

Ne parliamo con Agnese Rossi, psicoterapeuta di Humanitas Gavazzeni Bergamo.

Fame emotiva e fame reale

«Mangiare è un comportamento complesso; non significa solamente nutrirsi, ma implica uno stretto legame tra aspetti fisiologici, psicologici, sociali, familiari e simbolici – dice la dottoressa Rossi –. L’interazione di tutti questi fattori origina il nostro rapporto con il cibo, che ognuno di noi costruisce sin dall’infanzia e che è scandito dalla percezione della fame e dal conseguente senso di sazietà. Spesso tuttavia non mangiamo solo in risposta allo stimolo della fame fisica, ma il cibo può rivestire un ruolo consolatorio immediato, può contribuire ad alleviare alcune emozioni che non riusciamo a riconoscere o a esprimere, può calmare stati di ansia o una delusione, può attenuare delle sensazioni di rabbia, può riempire dei momenti di noia che non siamo in grado di gestire in altro modo.

In questi casi, stati d’animo come l’agitazione, la tensione, l’aggressività, la frustrazione, il senso di vuoto tendono a confondersi con la fame fisica che in questi casi ha però origini emotive. Il cibo ci consente quindi di respingere un malessere emotivo “mangiandoci sopra” piuttosto che affrontarlo direttamente, con il rischio di “ingoiare” le nostre emozioni assieme al cibo e di lasciarle inascoltate e irrisolte».

La consapevolezza emotiva alla base del controllo dell’appetito

«Percepiamo la fame quando avvertiamo che il nostro stomaco è vuoto – aggiunge la psicoterapeuta –, ma talvolta colleghiamo subito questa sensazione a un’emozione negativa, spesso alla rabbia o al nervosismo. È invece fondamentale imparare a distinguere una sensazione corporea (come la fame se non mangiamo da alcune ore o la sazietà dopo un pasto) da uno stato d’animo – come ad esempio l’inquietudine o l’aggressività – che possono essere una conseguenza di segnali corporei fastidiosi, ma non sono sovrapponibili con le emozioni che suscitano. È utile pertanto allenarci all’ascolto delle nostre emozioni: imparare a dare loro un nome e comprendere da dove vengono e che cosa le suscita. Solo così potremo differenziarle da sensazioni come il dolore fisico, la stanchezza o un’infiammazione e imparare a esprimerle in vari modi, non reprimerle abbuffandoci col cibo».

L’influenza degli stimoli esterni

«Oggi il cibo è difatti presente sempre e ovunque – continua l’esperta –, siamo sollecitati a mangiare da stimoli di vario genere di cui talvolta non siamo consapevoli; per esempio la pubblicità che vediamo o sentiamo, talvolta senza nemmeno rendercene conto, può esplicitare il desiderio generico di cibo o di uno specifico alimento, e spesso diviene difficile distinguere i segnali di fame e sazietà che il nostro corpo ci invia, in quanto sono influenzati da diversi fattori che interagiscono e che alterano la chiara percezione di questi messaggi corporei».

I consigli della psicoterapeuta

Per separare la fame dall’aggressività e imparare a gestirle entrambe in un modo che sia adeguato e soddisfacente, è necessario rinforzare un rapporto sano e consapevole con il cibo e con le nostre emozioni, in particolare quelle più difficili da ascoltare, da esprimere e da condividere o da manifestare tramite modalità costruttive. Alcuni consigli pratici:

  • ascoltare i messaggi che il nostro corpo ci invia, ossia la sensazione di fame e di sazietà, e imparare ad assecondarli senza confonderli con altre emozioni (ansia, rabbia, delusione…);
  • imparare ad apprezzare il sapore degli alimenti dedicando del tempo ai pasti, oggi spesso rapidi, in cui inghiottiamo in fretta senza un’adeguata masticazione;
  • i pasti dovrebbero essere un piacevole momento di convivialità in cui prestare attenzione alla qualità dei cibi più che alla loro quantità
  • non imporsi delle diete ferree, scorrette e frustranti, che ci conducono a percepire il cibo come qualcosa da temere e a volte difficile da controllare e che possono suscitare emozioni come rabbia e nervosismo e favorire quindi la fame emotiva;
  • mantenere una certa regolarità nei pasti senza saltarli, dando la massima importanza alla colazione, troppo spesso sottovalutata;
  • un’attività fisica costante e regolare è una buona modalità per gestire delle emozioni complesse, per allenarci ad ascoltare i segnali del nostro corpo e gestire in modo più consapevole le sensazioni di fame e sazietà.

«In questo modo – conclude la dottoressa Rossi – potremo prevenire la fame per rabbia e inibire il circolo vizioso fame-aggressività-alimentazione scorretta-rabbia, e rispondere alla fame emotiva con altre modalità che siano più appaganti e rispondenti alle richieste del nostro corpo».