La solitudine è uno dei mali del nostro tempo. A nulla valgono i mille collegamenti quotidiani – reali o virtuali, attraverso internet – che abbiamo con centinaia di altre persone. Spesso, nonostante le apparenze, ci troviamo a vivere situazioni di solitudine che non sempre abbiamo desiderato.

Situazioni che possono produrre effetti anche gravi sulla nostra salute fisica e mentale e che possono condurre anche alla depressione.

La dottoressa Agnese Rossi, psicoterapeuta dell’Ambulatorio di Psicologia e Psicoterapia di Humanitas Gavazzeni Bergamo, ne ha parlato su corriere.it/salute.

Quanto è presente il rischio, oggi, di essere vittime di solitudine?

«È il paradosso del nostro tempo. Cerchiamo in tutti i modi di evitare di stare soli con noi stessi. Frequentiamo in gran parte della giornata luoghi affollati come mezzi pubblici, sale d’aspetto, negozi, ristoranti e anche quando siamo soli cerchiamo “compagnia” nella televisione, nella radio perché un po’ il silenzio ci spaventa. Senza dimenticare i social network… Uno stile di vita che in alcuni casi può generare una scarsa capacità di stare da soli con noi stessi, di capire come siamo realmente e quali siano le nostre reali esigenze. E quindi anche una difficoltà crescente a conoscere nuove persone, a costruire relazioni solide e costruttive».

La solitudine può condurre alla depressione. Come riconoscerla e come vincerla?

«Si è vittime della depressione quando la solitudine che stiamo vivendo ci sembra una condizione insopportabile, per la sofferenza interiore e relazionale che produce, e immodificabile. Odiamo stare soli ma al tempo stesso evitiamo di cercare altre persone per paura di essere rifiutati. È una situazione psicologica molto delicata che va risolta attraverso un lavoro svolto con uno psicologo. Il percorso di cura è volto a ritrovare fiducia in sé stessi, per individuare un posto nel mondo adatto alla propria modalità di vita e dare la giusta importanza alle relazioni interpersonali e alla socialità».

Come può essere prevenuta la depressione?

«Si tratta di uno stato che può essere combattuto con la cura di corpo e mente. Quindi, da una parte alimentazione sana ed esercizio fisico e dall’altra un giusto tempo da dedicare alle relazioni vere e profonde, quelle in grado di incidere sulle nostre capacità sociali e sulle nostre risorse interiori. I social network possono essere utili quando attivano un successivo incontro di persona, non quando sono l’unico mezzo di collegamento con altre persone. Molto meglio, però, attivarsi per trovare relazioni reali e gratificanti, che possano dare qualità alla nostra vita e possano avere effetti benefici alla nostra salute fisica e mentale».

 

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