Le pericolose ricadute delle malattie cardiache devono essere prevenute adottando uno stile di vita adeguato, che prevede l’eliminazione dei comportamenti che potrebbero essere dannosi per il nostro organismo.

Quando si parla di malattie legate al cuore bisogna ricordarsi bene che di prevenzioni ne esistono due. La prima è quella che ha l’obiettivo di evitare o perlomeno allontanare la formazione di patologie cardiache, la seconda è quella che deve essere seguita quando la malattia è già stata accertata e anche curata.

In che cosa consiste questa seconda tipologia di prevenzione? Ce lo spiega il dottor Bruno Passaretti, cardiologo, responsabile dell’Unità Operativa di Riabilitazione di Humanitas Gavazzeni Bergamo.

Dottor Passaretti, che cosa si intende per “prevenzione secondaria” in riferimento alle malattie cardiache?

«Una volta che l’episodio acuto è stato curato – ad esempio un infarto miocardico acuto, un episodio di scompenso cardiaco, un intervento cardiochirurgico – dobbiamo pensare a tornare, pian piano, a una vita normale prestando però attenzione a tutti quei comportamenti che possono essere dannosi per il nostro organismo e che, con tutta probabilità, sono stati proprio i responsabili della malattia cardiaca. Questa è una forma di prevenzione particolare, che viene chiamata “prevenzione secondaria” per distinguerla dalla “prevenzione primaria” che è quella che si mette in atto quando non si è mai stati ammalati di cuore».

Quali sono, nello specifico, i comportamenti che devo essere evitati per fare prevenzione secondaria?

«Prevenzione secondaria vuol dire anzitutto smettere di fumare; curare in modo aggressivo tutti i fattori di rischio (il diabete, la pressione alta, l’obesità, la sedentarietà, l’ipercolesterolemia, l’iperuricemia…); provare ad alimentarsi in modo sano, stando attenti a ridurre il più possibile l’apporto di grassi animali e di zuccheri; condurre uno stile di vita attivo, contraddistinto da un costante esercizio fisico che preveda non solo frequentazioni in palestra o svolgimento di attività sportive, ma anche il fare le scale o andare a piedi o in bicicletta anziché in macchina e così via. Uno stile di vita attento, quindi, che ci aiuti a non ricadere in ulteriori eventi acuti».