“Questa è la riprova che oggi, grazie a tecnologie che ci permettono controlli accurati su patologie che una volta vedevano solo in una fase conclamata – spiega Pietro Rosetta, responsabile Oculistica di Humanitas Gavazzeni – ci permettono di prendere in tempo la malattia, prescrivere una terapia e curarla”.

Il cheratocono è una malattia ereditaria della cornea, che in seguito ad una sua deformazione progressiva conseguente a una minore rigidità strutturale, si assottiglia all’apice assumendo la forma di cono. Colpisce in forma grave 1/1.500 persone, ma oggi, grazie a sofisticati strumenti diagnostici, si riscontra in forma lieve in almeno il doppio dei casi. Esordisce nell’adolescenza e progredisce in modo variabile entro i 40 anni. Inizialmente causa un peggioramento della qualità visiva ma se peggiora e senza una terapia adeguata può addirittura portare all’indicazione del trapianto di cornea. ” La curvatura irregolare che si crea – spiega il dottor Rosetta – cambia in modo subdolo il potere refrattivo della cornea, producendo una distorsione delle immagini e una visione confusa sia da vicino che da lontano. Tale disturbo visivo non solo non si può correggere con occhiali, ma rappresenta una controindicazione assoluta alla tradizionale chirurgia laser per la correzione dei difetti visivi che, al contrario, aggraverebbe di molto la malattia. L’innovazione tecnologia permette oggi di individuare la malattia prima della comparsa dei sintomi grazie al tomografo ad alta risoluzione che utilizziamo in Humanitas Gavazzeni; inoltre l’introduzione del cross-linking corneale(o fotodinamica corneale), di cui l’Istituto Humanitas – Rozzano è pioniere, ha permesso di contrastare o arrestarne la progressione ed evitare il ricorso al trapianto”.