La frequenza cardiaca – cioè i battiti, da intendersi come le pulsazioni che il cuore compie ogni minuto per distribuire il sangue nei vasi – qualora non sia tenuta sotto controllo, può causare problemi alla salute.

Esistono categorie di persone che verificano la frequenza cardiaca in modo continuo, perché rappresenta un aspetto fondamentale della loro attività. Gli atleti, per esempio, tendono ad abbassarla – mediante gli allenamenti e un’attenta alimentazione – così da poter disporre di un divario più ampio tra battiti a riposo e battiti sotto sforzo ed aumentare in tal modo le proprie performance.

Ma anche le persone comuni hanno tutto l’interesse a regolare la propria frequenza cardiaca. Come può essere fatto? La risposta al dottor Franco Santoro, responsabile degli ambulatori di Cardiologia di Humanitas Gavazzeni Bergamo.

Perché è consigliabile tenere sotto controllo i battiti del proprio cuore?

«Perché c’è un rapporto diretto tra la frequenza cardiaca e la propria capacità “lavorativa”. Ogni cuore è dotato di un numero massimo di giri al minuto, oltre il quale non può andare senza incorrere in rischi o avere delle problematiche. Di solito questo massimo corrisponde a questo calcolo: 220 meno gli anni della persona interessata. Se pertanto un individuo ha 50 anni, non dovrà mai superare i 170 battiti al minuto, oltre i quali il “motore” della sua “macchina” andrebbe “fuori giri”, anche quando il suo cuore sia perfettamente sano. Se si parte da una frequenza bassa, quindi, prima di raggiungere il limite massimo si dispone di un range di frequenza ampio, per cui la resistenza allo sforzo è amplificata. Se si parte, invece, da una frequenza già alta, saranno sufficienti tre gradini per ottenere la frequenza prossima a quella di allarme».

È possibile regolare la frequenza cardiaca? Con quali sistemi?

«Dipende dalla frequenza di partenza. Se è oltre i 100, è preferibile intervenire con dei medicinali, tenuto conto del grado di tollerabilità degli stessi da parte del soggetto interessato. Ove le alterazioni, al contrario, siano lievi, si può cercare di regolarle con uno stile di vita diverso, stimolando l’attività fisica che deve però essere svolta in modo regolare e non saltuariamente. Gli stessi risultati possono essere ottenuti tramite una maggiore attenzione dietetico-alimentare, che vede l’eliminazione delle bevande che possono favorire l’aumento della frequenza (come il caffè, il te, o le bevande gasate o eccitanti)».

La frequenza cardiaca può aumentare anche per ragioni, diciamo così naturali?

«Può aumentare, ad esempio, nel corso della fase digestiva perché quando lo stomaco non digerisce in modo corretto tende a gonfiarsi e a sollevare il diaframma e il cuore – che è situato subito sopra questo – viene infastidito e reagisce con un esasperato aumento della frequenza. Molte tra le persone che visitiamo ci dicono di sentire il cuore che “impazzisce” proprio dopo aver mangiato. Verificata la situazione, spieghiamo loro che non si tratta di un problema cardiaco, ma di un’alterazione dei battiti imputabile a influenze che vengono da altre parti. In casi come questi, quindi, la cura non riguarda il cuore: è risolvendo il problema gastrico che si può incidere sulla frequenza dei battiti».

Anche lo stress è in grado di influire sulle pulsazioni?

«Sì, certo. In presenza di determinati stati emotivi basta poco perché il cuore risenta della situazione e reagisca aumentando la sua frequenza».

Esistono malattie che comportano un aumento dei battiti cardiaci?

«Vi sono patologie cardiache che coincidono con disturbi dei tessuti di conduzione cardiaca o con malattie valvolari, che possono determinare un aumento della frequenza».

Parliamo di controllo e cura…

«Anzitutto occorre comprendere perché la frequenza è aumentata e poi andare a colpire la causa o – se non si riesca ad individuarla – ad agire direttamente sulla frequenza, al fine di migliorare la qualità di vita della persona. Tra i medicinali, i più usati sono i cosiddetti betabloccanti, che hanno la capacità di rallentare il battito cardiaco. In casi particolari, di aumento dei battiti dovuto ad aritmie cardiache, c’è anche la possibilità di procedere con un intervento chirurgico, ma solamente in situazioni più gravi e specifiche. Dal punto di vista del controllo, molto efficaci sono le registrazioni dell’elettrocardiogramma nell’arco delle 24 ore, il cosiddetto Holter ECG, che consentono di verificare sbalzi di frequenze durante un’intera giornata. Ma oggi queste misurazioni possono essere eseguite anche per un’intera settimana o, nei casi più estremi, anche per un intero anno, tramite piccoli registratori sottopelle che la persona attiva nel momento in cui sente sopravvenire un aumento dei battiti, così da poter poi essere studiate dallo specialista che dovrà approntare la cura».