11 febbraio, scopri il nostro Punto Nascita Sabato 11 febbraio dalle ore 10.00 alle ore 14.00 si terrà il prossimo open day del Punto Nascita di Humanitas San Pio X, un evento dedicato alle future mamme e ai futuri papà che durante la mattinata potranno conoscere i servizi e gli specialisti e visitare gli spazi del Punto Nascita. Sarà l’occasione per avere risposte a tutti i dubbi e le curiosità del percorso maternità. L’evento è gratuito, alcune attività sono su prenotazione.   VISITE GUIDATE AL PUNTO NASCITA Durante le visite guidate al Punto Nascita, i futuri genitori potranno visitare gli spazi dedicati alla maternità, (il reparto, le sale parto, il nido, le sale visita e gli ambulatori), guidati dalle ostetriche di Humanitas San Pio X. Le visite sono gratuite previa prenotazione al link..(inserire link) n.posti disponibili: 15 (specificare 1 ticket a persona) – se posti online terminati telefonare al 02.69517500 orari: 10 – 11 – 12 – 13 durata: 45 minuti ca   DESK INFORMATIVI Per l’intera mattinata le future mamme e i futuri papà potranno conoscere tutti i servizi del Punto Nascita (pre e post parto) incontrando direttamente, il team multidisciplinare di ginecologi, ostetriche, neonatologi ed anestesisti.   ECO 3D Guarda in faccia il tuo bambino. Ecografia 3D per mamme dalla 22esima alla 30esima settimana di gestazione. Grazie all’esecuzione di un’ecografia, non finalizzata alla diagnostica della morfologia e del benessere fetale, con strumentazione bi e tridimensionale, potrai “vedere” il tuo bambino davvero da vicino e, se lo vorrai, potremo stampare alcune immagini. Per mamme dalla 22esima alla 30esima settimana di gestazione. La prestazione è erogata gratuitamente, previa prenotazione telefonica (a partire da lunedì 23 gennaio) allo 02.69517500.        

Aceto balsamico

Cos’è l’aceto balsamico?

L’aceto balsamico è un tipo di aceto italiano prodotto da mosto d’uva filtrato, cotto e fermentato con alcool e acetica in contemporanea. È color marrone scuro e molto aromatico. L’aceto balsamico detto “tradizionale” viene prodotto con mosto d’uva provenienti dalla provincia di Modena e Reggio Emilia (prodotto con marchio DOP, Denominazione di Origine Protetta). In vendita, però, si trova anche l’aceto balsamico di Modena “non tradizionale”, a cui è riconosciuta l’Indicazione Geografica protetta (IGP).

Quali sono le proprietà nutrizionali?

  • 100 millilitri di aceto balsamico apportano circa 88 calorie e contengono approssimativamente:
  • 77 g di acqua
  • 27 mg di calcio
  • 17 g di carboidrati
  • 0,72 mg di ferro
  • 19 mg di fosforo
  • 12 mg di magnesio
  • 112 mg di potassio
  • 0,49 g di proteine
  • 23 mg di sodio
  • 0,08 mg di zinco
  • 15 g di zuccheri
 

Quando non consumare l’aceto balsamico?

Si sconsiglia l’uso di tale condimento alle persone che soffrono di diabete poiché può influenzare le quantità di glucosio e insulina contenute nel sangue e potrebbe quindi avere un effetto additivo se combinato con altri farmaci per il trattamento di tale patologia. È inoltre sconsigliato aisoggetti sotto trattamento con farmaci antipertensivi poiché l’aceto balsamico sembra essere in grado di abbassare la pressione sanguigna. In ogni caso, si consiglia di chiedere il parere del proprio medico in caso di perplessità.

Reperibilità dell’aceto balsamico

L’aceto balsamico è acquistabile tutto l’anno ed è facile da reperire.

Possibili benefici e controindicazioni

Tra le proprietà benefiche dell’aceto balsamico va menzionato il contenuto elevato di sali minerali, che rallentano l’attività gastrica, senza appesantirla, e aumentano il senso di sazietà. Ha importanti proprietà disinfettanti antibatteriche e antivirali. I polifenoli dell’uva lo rendono un alimento antiossidante in grado di rafforzare il sistema immunitario, di combattere l’azione dannosa dei radicali liberi e di rallentare l’invecchiamento cellulare. Grazie al limitato apporto calorico è un condimento (a differenza di altri) che si presta a essere utilizzato anche nelle diete ipocaloriche e non contiene colesterolo, per cui può essere consumato anche da chi ha problemi cardiovascolari. Si sconsiglia il consumo di aceto alle persone che soffrono di gastrite o reflusso gastro-esofageo, poiché in ceri casi potrebbe peggiorar i sintomi connessi a tali disturbi. Disclaimer Le seguenti informazioni rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per essere certi di seguire un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto nutrizionista.

Broncoscopia

Che cos’è la Broncoscopia?

La Broncoscopia si tratta di una procedura diagnostica che consente l’esplorazione della trachea e dei bronchi. Viene eseguita introducendo, attraverso una delle narici o attraverso la bocca, un endoscopio del diametro di pochi millimetri nel cui interno è presente un canale operativo che permette l’introduzione di vari accessori (minuscole pinze, spazzole o aghi) e l’aspirazione delle secrezioni.

A che cosa serve?

La Broncoscopia o Videobroncoscopia (VBS) viene di norma eseguita quando un esame radiografico del torace (radiografia, TC) abbia evidenziato una patologia polmonare rilevante o qualora siano presenti sintomi o segni respiratori (esempio: tosse persistente, sangue nell’escreato, mancanza di respiro). Con la Broncoscopia si cerca di individuare la sede della malattia. Nel corso dell’esame si possono raccogliere campioni di secrezioni bronchiali da esaminare (per ricerca di cellule tumorali o di germi difficili compreso il bacillo tubercolare). È inoltre possibile prelevare campioni di tessuto con l’esecuzione di biopsie bronchiali (tessuto bronchiale) o transbronchiali (tessuto polmonare).

Come si svolge l’esame?

Dopo colloquio con il medico endoscopista, e dopo aver firmato il consenso informato per l’esecuzione dell’esame, il paziente sarà fatto stendere sul lettino endoscopico in posizione supina. Verrà chiesto di togliere occhiali ed eventuali protesi dentarie. Successivamente, le sarà posizionato un ago in una vena per la somministrazione dei farmaci di preparazione all’esame e, come misura cautelare, nel caso durante l’esame fosse necessario iniettare farmaci d’urgenza. Verrà fissato, al dito di una mano, un sensore (pulsiossimetro) attraverso il quale vengono controllate la saturazione del sangue e la frequenza cardiaca, predisposto un erogatore di ossigeno nel caso fosse necessario, sarà nebulizzato in gola un anestetico locale spray che riduce il fastidio del passaggio dello strumento. Verrà, quindi, somministrato un farmaco sedativo per mantenere un minimo di rilassamento. A questo punto inizia l’esame vero e proprio. Dopo che il broncoscopio ha raggiunto le corde vocali viene spruzzato un anestetico liquido attraverso il canale operativo dello strumento e la stessa manovra viene ripetuta in trachea e nei bronchi, man mano che procede l’osservazione. Il medico esaminatore prende visione dell’albero tracheo-bronchiale ed effettua le manovre necessarie alla diagnostica (aspirazioni, lavaggi, biopsie o spazzolati). La durata della Broncoscopia è variabile e dipende dai reperti rinvenuti e dal tipo di prelievi effettuati.

L’esame è doloroso e/o pericoloso?

Quando lo strumento supera le corde vocali e in particolare quando si spruzza l’anestetico liquido si avverte, per pochi secondi, la sensazione di qualcosa che “va di traverso” e di non potere respirare, come quando si è sott’acqua. Il fastidio diminuisce molto rapidamente, nel tempo di pochi secondi. I prelievi comunque non sono, in modo assoluto, dolorosi in quanto non vengono toccate radici nervose sensitive al dolore.

Follow Up

Il paziente sarà accompagnato fuori dalla sala endoscopica e fatto accomodare su una poltroncina o su un lettino dove rimanere in osservazione per un po’ di tempo, in quanto a termine dell’esame a seguito della sedazione potrebbe esserci una modesta sonnolenza e una lieve imprecisione nei movimenti fini. Perciò non potrà mettersi alla guida di veicoli dopo l’esame per un periodo di almeno 12 ore.

Possibili complicanze

La broncoscopia è generalmente sicura ed ha scarsi effetti collaterali. Si possono verificare a volte: mancanza di respiro, crisi anginose nei coronaropatici, dolore toracico, pneumotorace (aria nel cavo pleurico) ed emorragia dopo biopsia. Presso il nostro Servizio di Endoscopia sono state eseguite oltre 1.000 broncoscopie senza aver mai osservato alcuna complicanza severa (che abbia richiesto l’ospedalizzazione del Paziente). Vengono comunque prese tutte le precauzioni per ridurre al minimo i rischi e per affrontare eventuali emergenze.

Cisti del polso

Che cos’è la cisti del polso?

La cisti è una tumefazione di natura non tumorale ripiena di liquido sinoviale. Questo liquido è un lubrificante che si trova all’interno delle articolazioni e nelle guaine dei tendini.

Quali sono le cause della cisti del polso?

La causa vera e propria non è attualmente nota. Sforzi ripetuti, traumi distorsivi, predisposizione individuale ed infiammazioni a livello locale possono favorire lo sviluppo di questa patologia.

Quali sono i sintomi della cisti del polso?

Le cisti sono un disturbo comune; nella maggior parte dei casi la neoformazione compare sul dorso del polso, meno frequentemente sul versante palmare o alla base del pollice. Queste tumefazioni possono essere dolorose, specialmente dopo uno sforzo. Le dimensioni variano nel tempo e talvolta, si riducono fino alla transitoria scomparsa della cisti.

Diagnosi

Per la diagnosi è sufficiente la visita dello specialista, anche se in certi casi può essere utile un esame ecografico.

Trattamenti

Se la cisti del polso non provoca dolore o non limita il movimento, è sufficiente controllare che non aumenti di volume. In caso contrario, è possibile aspirare con un ago il contenuto della neoformazione: questa procedura tuttavia non elimina il peduncolo di comunicazione con l’articolazione, che può quindi, prima o poi, ricomparire. Se i sintomi sono frequenti o intensi, è necessario asportare chirurgicamente la cisti. L’intervento, che dura circa 15 minuti, viene effettuato con l’anestesia del solo arto superiore. Nonostante l’intervento sia il metodo più affidabile di trattamento, la ricomparsa della tumefazione è comunque possibile, anche se rara. cisti del polso

Dott. Stefano Acerboni – Curriculum Vitae

Ruolo: Aiuto – Coordinatore Area Ostetrica Unità operativa: Ginecologia e Ostetricia Ospedale: Humanitas San Pio X, Milano, Italia

Aree mediche e di ricerca

Aree mediche di interesse: ostetricia, diagnosi prenatale e patologia della gravidanza, contenzioso medico legale in ostetricia. Aree di ricerca di interesse: controllo del benessere fetale e programmazione del parto.

Esperienze precedenti

2001 – 2016 Ospedale Policlinico Mangiagalli, Milano (MI) Italia Aiuto ospedaliero 1997 – 1999 Ospedale di Melzo, Milano (MI), Italia Assistente ospedaliero 1999 – 2001 Ospedale di Legnago, Verona (VR), Italia Assistente ospedaliero

Formazione

Anno accademico 1988 – 1989 Laurea in Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Milano, Milano Italia Anno accademico 1993 – 1994 Specializzazione in Ostetricia e Ginecologia, Università degli Studi di Milano, Milano Italia

Ruolo Accademico

2001 – 2016 Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli studi di Milano, Corso di “Sorveglianza del benessere fetale e cardiotocografia” Docente

Attività scientifica

Pubblicazioni inerenti la patologia della gravidanza e cronobiologia, l’oncologia ginecologica, valutazione del benessere fetale. Relatore a diversi congressi su diagnosi prenatale e sulla colpa medica in ostetricia.

Screening prenatale e 5 falsi miti

Spesso, la gravidanza è accompagnata da un mix di emozioni. In particolare, durante il periodo di attesa potrebbero sopraggiungere momenti di ansia. Per alcune donne, l’ansia si manifesta nel dover effettuare uno screening  prenatale, test che identifica un rischio di anomalie cromosomiche prima della nascita. La paura è comprensibile, ma sfatiamo alcuni miti con l’aiuto della Dott.ssa Marinella Dell’Avanzo, Aiuto Dirigente dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X.

5 miti sullo screening prenatale

“È sempre necessario effettuare uno screening  prenatale”

Alcuni test, come ad esempio l’ecografia e lo screening del siero materno, possono essere effettuati da tutte le donne in attesa. Ma, se si ha più di 35 anni, se l’ecografias li esami del sangue presentano valori alterati o se si ha una storia familiare di difetti congeniti alla nascita ,disordini cromosomici, la gravidanza può essere considerata ad alto rischio ed è, quindi, consigliabile procedere con  i test  di screening o esami invasivi. E’ importante fare  un “ counseling” prenatale  o, durante il primo trimestre di gravidanza  perche ‘ la coppia scelga consapevolmente  l’indagine invasiva o non secondo la propria etica . “Tutti gli screening sono invasivi” Alcuni test prenatali, come l’amniocentesi e la villocentesi, sono invasivi e, se vengono effettuati ,esiste un rischio di aborto spontaneo (1%). Ma, grazie ai test più recenti e ,non invasivi, molte donne non  sentiranno il bisogno di eseguirli. Le nuove tecnologie, infatti, permettono di individuare  il rischio presunto  di anomalie cromosomiche semplicemente  con il prelievo di sangue materno. Meglio se tale prelievo e’ accompagnato da un ecografia contemporaneamente. Attualmente, lo screening identifica gravidanze a rischio per il numero dei cromosomi es: trisomia 13, trisomia 18, trisomia 21 (Sindrome di Down) e disordini della differenziazione sessuale (esempio sindrome di  Turner). In futuro ci auguriamo che  con un semplice prelievo ematico si possa avere il cariotipo. “Tutte le anomalie cromosomiche portano alla malattia “ Non tutte le anomalie sono gravi come la trisomia 13 o la trisomia 18. Tutti gli individui, infatti, presentano delle varianti all’interno del proprio patrimonio genetico e cromosomico. Alcune di queste variazioni , comunque, potrebbero incrementare il rischio di avere  particolari anomalie. Non tutte le anomalie cromosomiche  portano a gravi malattie . Ad esempio la Sindrome di Turner(45XO)  non sempre comporta  grave deficit intellettivi.       “Un risultato negativo significa un bambino sano” No I test di oggi sono più precisi e in grado di individuare più anomalie rispetto al passato, ma alcuni disordini potrebbero non essere rilevati. La Detection  Rate  per quanto riguarda  la Sindrome di Down  mediante il test al Dna  è intorno al 99% I test statistici  hanno tutti un rischio di falsi positivi e falsi negativi.       “Il risultato di un test statistico può aiutare a scegliere” L’informazione di un  test statistico ( sia Bi  test  o Test al Dna) può aiutare a gestire la gravidanza con la coppia. Per esempio, se il test per la  ricerca  del rischio  inerente  alla Sindrome di Down risulta elevato, Il medico consulentando la coppia  offrira’ loro  l’opsione degli esami  invasivi.   Tutto questo può spaventare una futura mamma, ma la prevenzione è importante e ,le informazioni piu corrette  posssibili ,possono aiutare a scegliere un percorso  personalizzato per la futura  coppia .