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Chirurgia Vascolare

Chirurgia Vascolare

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Le vene e le arterie

Pubblicato in Chirurgia Vascolare

Attività Clinica

L’Unità Operativa di Chirurgia Vascolare ed endo-vascolare tratta tutte le patologie di natura arteriosa e venosa.

 

La Chirurgia vascolare,  dispone di due sale operatorie la prima delle quali è dedicata alla chirurgia cosiddetta ”classica”, mentre la seconda è riservata alla chirurgia endo-vascolare.

 

Quest’ultima dispone di una sala di emodinamica con angiografo fisso di ultima generazione ed è collocata all’interno di un blocco di tre sale angiografiche dove può essere trattato, anche in emergenza-urgenza, ogni tipo di patologia, compreso quello della sindrome acuta dell’aorta toracica.

 

L’Unità Operativa di Chirurgia Vascolare, inoltre, dispone di sale operatorie separate e inserite nel blocco di Day Surgery per il trattamento della patologia venosa con tecnica classica e, in casi selezionati, con la tecnica mininvasiva della termo ablazione laser indotta.

 

Tra gli interventi eseguiti più spesso dalla struttura ci sono quelli di alta chirurgia vascolare tra i quali si segnalano il trattamento di aneurismi dell’aorta toracica ed addominale, il trattamento della patologia delle carotidi e tronchi sovra aortici.

PERCORSI DI PREVENZIONE E CURA


Humanitas Gavazzeni ha attivato nell’ambito della chirurgia vascolare, tre percorsi di prevenzione e cura dedicati alle patologie arteriose e venose.

 

In una sola giornata la persona interessata potrà effettuare una visita specialistica e l’esame ecocolordoppler, in regime privato, così da ricevere immediatamente dal medico la valutazione del suo problema; nel caso emergessero criticità, è possibile sempre in Humanitas Gavazzeni effettuare ulteriori approfondimenti diagnostici ed eventuali trattamenti chirurgici.

 

I percorsi di prevenzione vascolare sono strutturati in percorsi di prevenzione per familiarità di patologia e di base:

1) PREVENZIONE PER FAMILIARITA' PER INCIDENTI TRONCHI SOVRAORTICI
Il percorso si rivolge a persone che hanno una familiarità per incidenti tronchi sovraortici (carotidi, ictus, trombosi cerebrale).
Dai 50 anni è indicato un controllo clinico-strumentale (visita e ecocolordoppler); in base all’esito lo specialista consiglierà i necessari approfondimenti diagnostici, la cadenza dei successivi controlli di prevenzione o l’eventuale trattamento chirurgico.

2) PREVENZIONE PER FAMILIARITA' PER PATOLOGIA DILATATIVA ANEURISMATICA
Il percorso si rivolge a persone che hanno una familiarità per patologia dilatativa aneurismatica (aneurisma dell’aorta, aorta toracica addominale e arti inferiori).
Dai 50 anni è indicato un controllo clinico-strumentale (visita e ecocolordoppler); in base all’esito lo specialista consiglierà ulteriori approfondimenti diagnostici, la cadenza dei successivi controlli di prevenzione o l’eventuale trattamento chirurgico.

3) PREVENZIONE DI BASE
Il percorso si rivolge a coloro che manifestano sintomi di gonfiore, pesantezza, crampi soprattutto notturni, sindrome della cosiddetta “gamba irrequieta, vene varicose. Lo specialista effettuerà una visita e un esame strumentale dell’arto/degli arti inferiori con ecocolordoppler, per valutare le cause del problema, definire la patologia e impostare la terapia di cura.

 

Per informazioni e prenotazioni è necessario telefonare al numero 035.4204500 da lunedì a venerdì dalle ore 8 alle 19 e sabato dalle ore 8 alle ore 12.

FAQ

 

Generiche per unità di Chirurgia Vascolare

 

D: Di che cosa si occupa la chirurgia vascolare?

R: La chirurgia vascolare è una branca specialistica chirurgica che si occupa dei trattamenti relativi alle patologie arteriose e venose. Tali trattamenti possono essere eseguiti con interventi che prevedono il “taglio” (chirurgia open tradizionale) oppure con tecniche percutanee, mini-invasive, che prevedono l’utilizzo di palloncini e stents (chirurgia endovascolare).


D: Quali sono le parti del corpo di cui si occupa la chirurgia vascolare?

R: Per quanto riguarda le arterie, possono essere interessate principalmente le arterie carotidi (tronchi sovra-aortici), l’aorta e le arterie degli arti inferiori. La maggiore responsabile delle patologie arteriose è l’arteriosclerosi. Per quanto riguarda le vene la parte del corpo interessata è quella degli arti inferiori (insufficienza venosa cronica).

 

D: Come viene diagnosticata una patologia vascolare?

R: Lo strumento diagnostico per eccellenza è rappresentato dall’ecocolorDoppler: un esame non invasivo, che non richiede l’uso dei raggi X e che può essere eseguito da chiunque, in qualsiasi età e condizione (anche in stato di gravidanza).

 

D: L’esigenza di sottoporsi ad un intervento di chirurgia vascolare riguarda alcune categorie di persone?

R: Per quanto riguarda le patologie collegate alle arterie, la patologia aterosclerotica colpisce in misura maggiore i soggetti di sesso maschile di età superiore ai 65 anni. Numerosi sono, infatti, i fattori di rischio che contribuiscono alla formazione di placche aterosclerotiche responsabili di restringimenti (stenosi) e/o occlusioni a livello delle arterie: fumo, pressione alta, diabete, alti valori di colesterolo, sedentarietà, obesità/sovrappeso corporeo.

Per quanto riguarda le vene, invece, l’insufficienza venosa cronica degli arti inferiori colpisce soggetti di tutte le età, ma in particolare le donne (gravidanze, assunzione di estroprogestinici come la “pillola”), persone soggette a stare molto ore in piedi o che hanno  familiarità per malattia varicosa agli arti inferiori.

 

D: Prima di sottoporsi a un intervento chirurgico sulle arterie occorre osservare comportamenti particolari?

R: No, non ci sono indicazioni particolari nei giorni immediatamente precedentemente all’intervento.

 

Carotidi

 

D: Come posso accorgermi di avere un problema alle carotidi?

R: Il restringimento di una delle arterie carotidi (stenosi carotidea) può non avere nessun sintomo evidente ed essere scoperto attraverso l’esecuzione di un ecocolorDoppler. Oppure può dar vita a sintomi neurologici come una sensazione di perdita di forza a una mano o a una gamba, alterazioni nel parlare o perdita improvvisa della vista a un occhio (TIA – transient ischemic attack – attacco ischemico transitorio), fino ad arrivare all’ictus.

 

D: Ho fatto l’ecocolorDoppler e leggo nel referto “stenosi carotidea destra 60%”. Mi devo preoccupare?

R: Una stenosi del 60% merita una valutazione specialistica chirurgica vascolare. Il trattamento chirurgico viene solitamente suggerito in presenza di una stenosi superiore al 70%, oppure in presenza di una stenosi (restringimento dell’arteria carotide) di almeno il 50% ma che abbia manifestato dei sintomi.

 

D: Come si opera la stenosi carotidea?

R: La stenosi carotidea può essere operata per via tradizionale con un intervento denominato tromboendoarteriectomia (TEA), che prevede l’asportazione (escissione) chirurgica della placca aterosclerotica, oppure per via endovascolare, attraverso il rilascio di una maglia metallica (stent) che schiaccia la placca aterosclerotica lasciando aperto il vaso arterioso.

 

D: Quanto dura l’intervento di tromboendoarteriectomia (TEA) carotidea?

R: L’intervento dura circa 45-60 minuti e prevede un’incisione laterale al collo dal lato interessato dalla lesione, la temporanea chiusura (clampaggio) del segmento di carotide ristretto e l’asportazione della placca. L’arteria viene poi ricostruita direttamente o con l’impiego di una pezza di allargamento (patch) e successivamente riaperta al flusso di sangue.

 

D: Quale tipo di anestesia è prevista per l’intervento di tromboendoarteriectomia (TEA) carotidea?

R: Questo intervento è generalmente eseguito in anestesia generale. Durante la procedura chirurgica viene attentamente monitorata la circolazione a livello cerebrale attraverso specifiche apparecchiature.

 

D: Dopo un intervento per stenosi carotidea la mia vita cambia?

R: Una volta eliminata la stenosi carotidea, si riduce notevolmente il rischio che un paziente possa incorrere in problematiche neurologiche (ischemia, ictus). La vita non cambia, anche se è assolutamente importante “cambiare” lo stile di vita mettendo in pratica azioni di prevenzione secondaria come l’eliminazione del fumo di sigaretta, il controllo dei valori glicemici e di pressione del sangue, la riduzione dell’assunzione di grassi, l’attività fisica costante.

 

Aorta

 

D: Quali sono le patologie che colpiscono l’aorta e che richiedono un intervento chirurgico?

R: L'aorta è la principale arteria del nostro corpo e garantisce la circolazione a livello degli organi vitali e degli arti inferiori. La patologia aterosclerotica colpisce l’aorta soprattutto nel suo tratto addominale sottorenale, dove è frequente la possibilità di avere una dilatazione della parete arteriosa (aneurisma). Esiste la necessità di eseguire un intervento chirurgico quando l’aneurisma dell’aorta addominale sottorenale raggiunge le dimensioni massime di 5 cm di diametro.

 

D: Come viene eseguito l’intervento per aneurisma dell’aorta addominale?

R: L’intervento può essere eseguito in due modi: tradizionale o endovascolare. Il primo prevede il taglio chirurgico sull’addome (laparotomia mediana xifo-pubica), la mobilizzazione delle anse intestinali, l’isolamento dell’aorta e la sostituzione del tratto malato con materiale protesico compatibile con il corpo umano (generalmente Dacron). Questo intervento si esegue in sala operatoria in anestesia generale e dura circa 2/3 ore.
Il secondo prevede due piccoli tagli chirurgici agli inguini da dove viene inserita, con l’utilizzo dei raggi X, una protesi interna (endoprotesi) che ha il compito di escludere l’aneurisma dal flusso sanguigno. Questo intervento viene generalmente eseguito in anestesia locale accompagnata da sedazione (indotta con farmaci) e prevede tempi di recupero più rapidi.

 

D: Come si possono prevenire problemi all’aorta?

R: La prevenzione primaria per patologie vascolari a livello dell’aorta si basa sui capisaldi della riduzione del rischio cardiovascolare in generale. Quindi, è fondamentale svolgere regolare attività fisica e avere un regime alimentare adeguato, con un basso introito di zuccheri e grassi. Inoltre, è necessario abolire il fumo di sigaretta.

 

D: Quali conseguenze può comportare un intervento all’aorta? Come cambia la vita di chi vi si sottopone?

R: L'intervento chirurgico tradizionale espone il paziente a un rischio chirurgico maggiore nell’immediato periodo post-operatorio, quando è possibile anche avere complicanze sistemiche (infarto cardiaco, problemi respiratori, ecc.), anche se garantisce ottimi risultati a medio lungo termine.

L'intervento chirurgico endovascolare invece presenta rischi minori nell’immediato decorso post-operatorio. Il paziente sottoposto a impianto di endoprotesi deve comunque sottoporsi a maggiori controlli nel tempo per la maggior frequenza di complicanze legate all’endoprotesi stessa.

 

Arterie degli arti inferiori

 

D: Qual è la patologia che colpisce più sovente le arterie degli arti inferiori?

R: Come per tutte le altre parti del corpo soggette a problemi di natura vascolare, anche negli arti inferiori l’aterosclerosi è la principale responsabile delle stenosi (restringimenti) e ostruzioni arteriose. I pazienti diabetici sono generalmente interessati da una severa forma di aterosclerosi che colpisce soprattutto i vasi di piccolo calibro (arterie tibiali).

 

D: Qual è il decorso dell’ arteriopatia periferica?

R: L'arteriopatia periferica è una patologia evolutiva che deve essere diagnosticata in tempo (visita clinica + ecocolorDoppler) così da poter procedere poi ad un intervento. Il destino naturale di questa patologia è lento e inesorabile: agli ultimi stadi è presente dolore anche a riposo, fino ad arrivare alla formazione di ulcere con successiva gangrena dell’arto inferiore. Il termine ultimo di questa patologia è l’amputazione dell’arto.

 

D: Quali sono le aree interessate da interventi di chirurgia vascolare che riguardano le arterie degli arti inferiori?

R: Tutte le arterie degli arti inferiori possono essere colpite da stenosi (restringimenti) e ostruzioni di natura aterosclerotica. Partendo dall’alto, possono essere interessate le arterie iliache, le arterie femorali, le arterie poplitee e le arterie tibiali. Anche in queste parti del corpo (distretti), gli interventi di chirurgia vascolare possono essere eseguiti in maniera classica – grazie a interventi con il taglio che prevedono l’introduzione di un bypass in protesi o in vena – oppure in maniera mini-invasiva, endovascolare, con l’utilizzo di palloncini/stents. Quest’ultima, in particolare, viene preferita per gli interventi agli arti inferiori poiché garantisce migliori risultati nel breve e lungo termine.

 

D: I problemi vascolari possono riguardare anche gli arti superiori?

R: Sì, anche se sono molto più rari rispetto agli arti inferiori. Esistono forme aterosclerotiche, mediamente aggressive, che possono colpire in particolare l’arteria succlavia (posta a livello della clavicola) e determinare sintomatologia dolorosa a livello dell’arto superiore e in particolare della mano.

 

D: Quali sono i sintomi della presenza di una patologia vascolare arteriosa agli arti inferiori?

R: Il sintomo cardine dell’arteriopatia periferica degli arti inferiori è la claudicatio intermittens, termine derivato dal latino che significa “dolori alle gambe a intermittenza”. Generalmente, il paziente riferisce dolori crampiformi a livello delle cosce o delle gambe dopo una passeggiata, motivo per cui è costretto a fermarsi per poi ripartire dopo la diminuzione della sintomatologia dolorosa. Più numerose sono le soste richieste della marcia, più è grave lo stadio dell’arteriopatia periferica. Se non trattata, la claudicatio intermittens evolve verso la cosiddetta ischemia critica.

 

D: Che cosa si intende con “ischemia critica” e quali conseguenze può avere sulla salute dell’arto colpito? È una patologia su cui si può intervenire chirurgicamente?

R: L’ischemia critica è lo stadio pre-terminale dell’arteriopatia periferica, in cui è presente dolore a riposo associato o meno alla presenza di ulcere trofiche. In questo stadio è necessario intervenire con relativa urgenza, in modo da ridare un apporto di sangue a un territorio rimasto per molto tempo senza un’adeguata irrorazione. Molte volte per questi interventi (chirurgia tradizionale o endovascolare) si parla di “salvataggio d’arto”, proprio per sottolineare l’importanza di garantire un’adeguata ossigenazione a tessuti che altrimenti andrebbero in gangrena, lasciando come unica ultima possibilità l’amputazione dell’arto.

 

Vene

 

D: Quali sono le vene degli arti inferiori maggiormente colpite da problemi vascolari che richiedono un intervento chirurgico?

R: Le vene maggiormente colpite sono quelle del sistema venoso superficiale e in particolare la vena grande safena e la vena piccola safena. Tra le due è sicuramente più esposta a insufficienza venosa cronica la vena grande safena.

 

D: Qual è il percorso della vena grande safena e quale quello della vena piccola safena?

R: La vena grande safena nasce sulla parte interna del dorso del piede (malleolo mediale) e si dirige verso l’alto nella parte interna sia della gamba, sia della coscia all’interno di un canale, chiamato appunto safenico. La vena grande safena termina a livello dell’inguine, dove sbocca nel sistema venoso profondo. La giunzione tra vena grande safena e vena femorale comune prende il nome di crosse safeno-femorale ed è anch’essa esposta al fenomeno dell’insufficienza.
La vena piccola safena nasce sulla parte posteriore e laterale del piede (nella zona del calcagno) e sale verso l’alto verso la regione posteriore del ginocchio (cavo popliteo), dove termina sboccando nel sistema venoso profondo. Tale giunzione prende il nome di crosse safeno-poplitea e anch’essa può ammalarsi.

 

D: Come si riconoscono i problemi alle vene?

R: I problemi alle vene si riconoscono attraverso sintomi (soggettivi) e segni (oggettivi). I sintomi sono senso di peso, bruciore, prurito, dolore. I segni sono presenza di vene reticolari e teleangectasie (volgarmente dette “capillari”); presenza di vene varicose; presenza di gonfiore (edema); presenza di macchie scure della pelle (eczema, piodermite); presenza di ulcere.

 

D: Come si interviene per eliminare chirurgicamente problemi alle vene?

R: L’intervento è condotto generalmente in anestesia spinale (si addormenta solo la gamba interessata) e in regime di Day Hospital (se non strettamente richiesto, la notte dopo l’intervento non è necessario dormire in ospedale).

L’intervento chirurgico può essere condotto in maniera tradizionale o endovascolare. L’intervento tradizionale consiste in un taglio all’inguine e un taglio al piede con successiva escissione della vena grande safena malata (“stripping”). L’intervento endovascolare consiste in un piccolo taglio al piede, attraverso il quale viene inserita una sonda laser, che viene portata sino all’inguine. Da qui la sonda viene attivata e cautamente tirata verso il basso in modo da chiudere completamente dall’interno la vena grande safena malata.

In entrambi i casi possono essere necessari altri micro tagli per eliminare eventuali varicosità di coscia e di gamba.

 

D: Quali sono le conseguenze di un intervento chirurgico alle vene?

R: La vena grande safena garantisce un ritorno venoso verso l’alto nella misura del 10%. Una volta rimossa/obliterata, tutto il sangue risale verso l’alto attraverso il sistema venoso profondo. Non esistono quindi conseguenze alla rimozione della vena grande safena.
Circa 10 giorni dopo l’intervento il paziente può tornare alla sua vita normale. Il bendaggio elastocompressivo post-intervento va comunque mantenuto per circa 1 mese.

 

L'OSPEDALE

Ospedale polispecialistico a Bergamo con aree specializzate per la cura di malattie cardiovascolari, tumorali, ortopediche e legate all’obesità con un centro diagnostico all’avanguardia

Campagne di prevenzione

"ComunicAnimare la salute", un innovativo progetto di promozione della salute in collaborazione con Bruno Bozzetto.

L'UNIVERSITA'

Humanitas Gavazzeni pone particolare attenzione verso le attività di didattica, formazione e ricerca.