Anice

L’anice, nome scientifico Pimpinella anisum, è una pianta sempreverde che appartiene alla famiglia delle Apiaceae ed è diffusa nell’area mediterranea e nel Medioriente. I suoi semi sono utilizzati come spezie.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dell’anice?

In 100 grammi di semi di anice c’è un apporto di circa 337 calorie. Nella stessa quantità sono inoltre presenti: Buona è la presenza di anetolo, molecola che fornisce il tipico aroma dell’anice, e di altri olii essenziali, come il limonene.  

Quando non bisogna mangiare anice?

Il consumo di anice può creare interferire con l’assunzione di contraccettivi ormonali, di estrogeni e di tamoxifene. In presenza di dubbio è meglio chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici dell’anice?

I semi di anice sono spesso utilizzati in medicine tradizionali per curare problemi respiratori come bronchite, tosse e asma, e digestivi, come indigestione, gonfiore, flatulenza, coliche e nausea. Gli oli essenziali ricavati dalla spremitura dei suoi semi hanno proprietà antispasmodiche, antisettiche, digestive, espettoranti, toniche e stimolanti. L’atenolo, inoltre, sembra esercitare un’azione simile a quella degli estrogeni. Per quanto riguarda il punto di vista nutrizionale, l’anice è una buona fonte di antiossidanti (vitamina C, vitaina A e manganese) e di molecole che assicurano il buon funzionamento del metabolismo (vitamine del gruppo B), la salute di ossa e denti (calcio, magnesio e fosforo), la buona salute cardiovascolare (calcio e grassi mono e polisaturi) e la produzione di globuli rossi (ferro e rame).  

Quali sono le controindicazioni dell’anice?

Non sono note controindicazioni al consumo di anice.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Artemisia

L’artemisia è una pianta tipica del Medio oriente e del Nord Africa, utilizzata, in alcune sue parti, a scopo medicinale.  

A che cosa serve l’artemisia?

All’artemisia sono attribuite varie capacità, come quelle di uccidere batteri e parassiti e di ridurre il livello di zuccheri nel sangue. Il suo uso viene proposto per il trattamento della tosse, dei fastidi a stomaco e intestino, dell’ansia, del raffreddore, della debolezza muscolare, dell’ittero, del battito cardiaco irregolare. Viene inoltre consigliata per combattere il verme solitario e ridurre i livelli di zuccheri nel sangue in presenza di diabete di tipo 2. Tali capacità non sono però riconosciute dall’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, che non ha approvato claim che giustifichino queste o altre indicazioni d’uso dei derivati di questa pianta.  

Possibili controindicazioni dell’artemisia?

L’assunzione di artemisia può provocare un abbassamento della frequenza cardiaca e della pressione. Il suo uso deve essere controllato in caso di farmaci utilizzati per abbassare la glicemia, i cosiddetti farmaci antidiabetici, per evitare un crollo pericoloso degli stessi zuccheri. In caso di uso concomitante è fondamentale chiedere consiglio al proprio medico e tenere sotto controllo costante il livello degli zuccheri nel sangue. L’assunzione di artemisia deve inoltre essere interrotta almeno due settimane prima dell’esecuzione di eventuali interventi chirurgici programmati e deve essere del tutto evitata durante la gravidanza o l’allattamento al seno.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Borragine

Che cos’è la borragine?

La borragine è una pianta di cui foglie e fiori sono utilizzati a scopo medicinale perché si ritiene siano dotati di proprietà antiossidanti.  

A che cosa serve la borragine?

Fiori e foglie di borragine sono proposti per trattare tosse, febbre e depressione. Non risultano però claim approvati dall’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, sulle capacità specifiche degli integratori a base di questa pianta. Nessuna delle caratteristiche sostenute, sostiene l’Efsa, è sostenuta e giustificata da prove scientifiche.  

Possibili controindicazioni della borragine?

Non sono note interazioni tra l’assunzione di prodotti a base di foglie e fiori di borragine e quella di farmaci o altre sostanze. In presenza di dubbio si consiglia comunque di rivolgersi al proprio medico per un consulto. Il medico deve essere coinvolto anche nel caso di assunzione quando c’è una gravidanza o si sta allattando al seno, perché in alcune condizioni – come in presenza di malattie epatiche – può essere controindicata dal momento che i prodotti a base di questa pianta, e in particolare quelli contenenti l’olio dei suoi semi, possono contenere alcaloidi in grado di peggiorare la situazione. Anche i bambini non dovrebbero, per lo stesso motivo, assumere queste sostanze, meglio dunque sempre consultare un pediatra. L’assunzione di queste sostanze può aumentare il rischio di emorragie, se già in atto, va dunque interrotta in attesa di futuri interventi chirurgici già programmati.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Brimonidina

La brimonidina è un farmaco antipertensivo la cui azione è quella di ridurre la produzione di fluidi all’interno dell’occhio e di conseguenza di attenuare la pressione intraoculare.  

A che cosa serve la brimonidina?

La brimonidina viene utilizzata per ridurre la pressione intraoculare nelle persone che sono affette da ipertensione oculare e da glaucoma ad angolo aperto.  

Come si la brimonidina?

La brimonidina viene assunta sotto forma di soluzione per uso oftalmico, come fosse un collirio.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di brimonidina?

L’utilizzo della brimonidina può generare vari effetti collaterali avversi, tra cui: capogiri, tosse, secchezza oculare, sonnolenza, aumento della lacrimazione, bruciore lieve o prurito all’occhio, naso chiuso o che cola. È importante chiamare al più presto un medico quando a seguito di uso di questo farmaco si registrano sintomi come: rash, prurito, difficoltà respiratorie, gonfiore di viso, bocca, labbra e lingua, depressione, mal di testa, sensibilità alla luce, fiato corto, problemi alla vista.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di brimonidina?

La brimonidina non deve essere somministrata a bambini con meno di due anni di età. Bisogna evitarne l’uso anche in caso di trattamenti in corso a base di MAO inibitori e di furazolidone. È bene informare il medico quando si è in presenza di:
  • allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti o a qualsiasi altro farmaco, ad alimento o ad altre sostanze
  • assunzione in corso di medicinali, fitoterapici e integratori, con particolare attenzione a digossina, farmaci contro la pressione alta, barbiturici, oppiacei, furazolidone, linezolid, MAO inibitori e antidepressivi triciclici
  • sofferenza presente o passata di problemi renali, epatici, cardiaci, depressione, pressione bassa, problemi circolatori o vascolari
  • infezioni o traumi all’occhio
  • interventi chirurgici all’occhio programmati
  • condizione di gravidanza o allattamento al seno.
L’assunzione di questo principio attivo può incidere sulla capacità di guidare o di manovrare macchinari pericolosi, soprattutto in caso di contestuale assunzione di alcol o di altri medicinali. Medici, dentisti e chirurghi devono sempre essere informati in caso di assunzione di brimonidina.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Canfora

Che cos’è la canfora?

La canfora è un prodotto che viene ottenuto distillando la corteccia del legno del canforo, un albero sempreverde originario dell’Asia orientale.  

A che cosa serve la canfora?

La canfora viene proposta come elemento di prodotti a uso topico o per inalazione. Le viene attribuita la capacità di stimolare le terminazioni nervose agendo come antidolorifico e riducendo il prurito. Utile sembra essere anche contro i funghi che possono causare micosi ai piedi. Applicata a livello cutaneo si ritiene abbia effetto contro la tosse, per alleviare irritazioni e i sintomi dell’artrosi, in caso di onimicosi, verruche, pressione bassa ed emorroidi. L’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, non ha approvato alcun claim che giustifichi l’uso per via orale, sottolineando anzi che l’assunzione di canfora può essere pericolosa.  

Possibili controindicazioni della canfora

Non sono note interazioni tra prodotti a base di canfora e l’assunzione di medicinali o altre sostanze. Applicati sulla pelle di adulti, i prodotti a base di canfora sono considerati sicuri, con effetti collaterali minimi come arrossamenti o irritazioni cutanee. Il consiglio è però di evitare l’uso di prodotti con una concentrazione di canfora superiore all’11%, che potrebbero scatenare reazioni più serie. La canfora non deve inoltre essere applicata su ferite o sulla pelle che risulta danneggiata. Il suo uso aromaterapico viene considerato sicuro, anche se è sconsigliabile un suo utilizzo che preveda una quantità superiore a un cucchiaio da tavola di canfora in 250 ml di acqua. Il suo uso topico, sulla pelle, è sconsigliato in presenza di problemi al fegato, mentre la sua assunzione per via orale può essere pericolosa. In stato di gravidanza o durante l’allattamento al seno è bene chiedere consiglio al proprio medico prima di fare uso di prodotti a base di questa sostanza.  

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Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Cardamomo

Il cardamomo è una spezia originaria delle foreste dello stato indiano del Keraia. Per uso alimentare si utilizzano i semi di piante che appartengono a due generi differenti: Elettaria, piccolo e verde, e Amonum, più grande e scuro.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del cardamomo?

In 100 grammi di baccelli di cardamomo c’è un apporto di circa 311 calorie. Nella stessa quantità sono inoltre presenti: Questa spezia è inoltre fonte di numerosi oli essenziali.  

Quando non bisogna mangiare cardamomo?

Non si conoscono interazioni tra il consumo di cardamomo e l’assunzione di farmaci o altre sostanze. In presenza di dubbio meglio rivolgersi al proprio medico per un consiglio.  

Quali sono i possibili benefici del cardamomo?

Il cardamomo viene utilizzato per alleviare bruciori di stomaco, gonfiori, stitichezza e spasmi intestinali. Può essere assunto anche per alleviare i sintomi di problemi alle vie urinarie a alle vie respiratorie, come tosse e bronchiti, mal di gola e infezioni. È contenuto in molti medicinali per il suo effetto antispasmodico, antisettico, digestivo, carminativo, diuretico, espettorante e tonico, anche se non tutte queste proprietà poggiano su basi scientifiche. È una buona fonte di antiossidanti, vitamine del gruppo B importanti per il funzionamento del metabolismo, ferro importante per la produzione di globuli rossi, potassio ottimo per aiutare la salute cardiovascolare.  

Quali sono le controindicazioni del cardamomo?

Se assunto in dosi eccessive, il cardamomo può provocare coliche biliari.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Cisapride

La cisapride fa parte dei farmaci per l’apparato gastrointestinale e agisce stimolando i recettori del sistema nervoso che sono associati all’apparato digerente. In particolare, contribuisce ad accelerare lo svuotamento dello stomaco e del transito intestinale.  

A che cosa serve la cisapride?

La cisapride viene utilizzata nel trattamento del reflusso gastroesofageo, in particolare quando questo è associato a bruciori notturni che resistono ad altri trattamenti.  

Come si assume la cisapride??

La cisapride viene assunta per via orale, come compresse o soluzione liquida. La normale posologia prevede quattro assunzioni al giorno, 15 minuti prima dei pasti e prima di coricarsi per la notte.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di cisapride?

L’assunzione della cisapride viene associata a gravi effetti a livello cardiaco, a volte anche fatali. In particolare, può provocare:
  • aritmie, soprattutto se ci sono disturbi pregressi come, ad esempio, aritmie ventricolari, insufficienza renale, insufficienza cardiaca, cardiopatia ischemica e insufficienza respiratoria
  • fibrillazioni ventricolari
  • tachicardia
  • prolungamento del tratto QT
  • torsioni di punta.
Tali rischi possono essere aggravati nel caso in cui ci sia contestuale assunzione di farmaci che possono prolungare il tratto QT, ridurre gli elettroliti sierici e inibire il citocrono P450. Nel caso in cui all’assunzione facciano seguito problemi alla vista o dolori al petto è necessario rivolgersi nel più breve tempo possibile a un medico. Altri effetti collaterali che possono generarsi, sono: diarrea, costipazione, mal di testa, tosse, problemi allo stomaco e naso chiuso.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di cisapride?

Negli Stati Uniti i farmaci a base di questo principio attivo sono stati ritirati volontariamente dal mercato dalla casa produttrice a causa dei gravi effetti collaterali riscontrati. Anche nel Regno Unito e in Germania è stata sospesa la commercializzazione del principio attivo e in Italia il suo uso è stato ristretto ai casi di gastroparesi negli adulti e di malattia da reflusso gastroesofageo nella prima infanzia. Dal momento che può indurre sonnolenza, questo farmaco non deve mai essere assunto prima di mettersi alla guida di autoveicoli o di manovrare macchinari pericolosi. La sonnolenza può esser aggravata dal consumo contestuale di alcol. In ogni caso, prima di assumere farmaci a base di questo principio attivo è importante informare il proprio medico della presenza di:
  • eventuali allergie a questo principio attivo o ad altri farmaci
  • assunzione di altri medicinali, fitoterapici o integratori, in particolare di ansiolitici, anticoagulanti, diuretici, anticolinergici, cimetidina, miconazolo, azitromicina, ditromicina, vitamine e tranquillanti
  • sofferenza attuale o passata di ulcere sanguinanti o disturbi intestinali
  • condizione di gravidanza o di allattamento al seno.
 

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Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Citronella

Che cos’è la citronella?

La citronella, nome scientifico Andropogon, è una pianta che viene utilizzata – in particolare le sue foglie – per produrre prodotti a uso medicinale. Al suo olio vengono attribuite proprietà salutari.  

A che cosa serve la citronella?

Alla citronella vengono riconosciute proprietà antiossidanti, antidolorifiche e febbrifughe. Si ritiene inoltre che gli estratti di questa pianta aiutino a ostacolare la crescita di alcuni batteri e lieviti e stimolino il flusso mestruale. In genere viene proposta per trattare il mal di stomaco, la pressione alta, gli spasmi del tubo digerente, le convulsioni, il vomito, la tosse, la febbre, il raffreddore e le forme di esaurimento. L’olio, invece viene indicato per essere applicato direttamente sulla pelle contro mal di stomaco, mal di testa, dolori addominali e dolori muscolari. Non risultano pero a tutt’oggi prove scientifiche a sostegno di tutte queste ipotesi, per cui l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, non ha approvato alcun claim che certifichi questi benefici.  

Possibili controindicazioni della citronella?

Non si registrano situazioni in cui prodotti od oli a base di citronella possano contrastare con l’assunzione di farmaci o altre sostanze. In ogni caso, in presenza di dubbi è sempre meglio chiedere consiglio al proprio medico. Non sono da escludere del tutto effetti collaterali sia per quanto riguarda l’assunzione per via orale sia nel caso di applicazione dell’olio sulla pelle, soprattutto quando se ne fa un uso non appropriato, come ad esempio nel caso di ingestione dell’olio. Dal momento che la citronella sembra in grado di aumentare il flusso mestruale, inoltre, la sua assunzione durante una gravidanza o l’allattamento potrebbe risultare pericolosa e va sicuramente concordata con il proprio medico.  

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Codeina

La codeina è un analgesico che ha anche effetti antiussigeni, che agisce intervenendo sul modo in cui il cervello e il sistema nervoso percepiscono il dolore e riducendo l’attività delle parti del cervello che controllano la tosse.  

A che cosa serve la codeina?

La codeina può essere assunta per alleviare il dolore lieve o moderato o per tenere sotto controllo gli attacchi di tosse.  

Come si assume la codeina?

La codeina si assume per uso orale sotto forma di compresse, capsule o soluzione, ogni 4 o 6 ore a seconda della situazione. Il suo principio attivo può essere combinato ad altri farmaci come aspirina, paracetamolo e carisoprodol.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione della codeina?

L’assunzione di codeina può avere vari effetti, tra i quali spiccano: mal di stomaco, mal di testa, cambiamenti d’umore, sonnolenza, nausea, vomito, difficoltà a urinare, costipazione. È consigliabile rivolgersi al proprio medico se, nel corso del trattamento, si avvertono sintomi come: convulsioni, prurito, orticaria, rash, respiro sibilante, difficoltà a deglutire, problemi alla vista, sonnolenza.  

Quali sono le controindicazioni all’uso della codeina?

È importante non eccedere con l’assunzione di codeina e attenersi alle indicazioni del medico perché si tratta di una sostanza che può dare dipendenza. I prodotti a base di questo principio attivo associato a prometazina non devono essere per nessun motivo assunti da soggetti che abbiano un’età inferiore ai 16 anni I primi giorni della sua assunzione, inoltre, può causare capogiri quando si passa dalla posizione sdraiata a quella eretta. Prima di assumerla, è bene informare il proprio medico di:
  • presenza di allergie a questo principio attivo o ad altri farmaci
  • assunzione contestuale di altri medicinali, fitoterapici o integratori, in particolare di antidepressivi, ansiolitici, psicofarmaci e farmaci contro tosse, raffreddore o allergie
  • recenti traumi o recenti interventi chirurgici subiti
  • stato di gravidanza o allattamento al seno.
Nel caso in cui ci si sottoponga a un intervento medico o chirurgico è necessario avvisare gli specialisti che si stanno assumento medicinali a base di questo principio attivo.  

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Farmaci dell’apparato respiratorio

Che cosa sono i farmaci dell’apparato respiratorio?

I farmaci dell’apparato respiratorio vengono utilizzati per curare le patologie respiratorie e permettere una buona respirazione. Sono vari e possono essere suddivisi in:
  • farmaci broncodilatatori, utilizzati per l’asma e per le malattie polmonari respiratorie croniche. A loro volta possono essere suddivisi in:
    • simpaticomimetici ß-adrenergici, che rilassano la muscolatura bronchiale e per questo sono utilizzati come antagonisti della broncocostrizione
    • anticolinergici, efficaci contro i broncospasmi provocati da sostanze irritanti
    • metilxantine, utilizzate nelle terapie anti asma e possono essere efficaci anche per 16-18 ore
    • inibitori del rilascio dei mediatori mastocitari, che rallentano l’attività delle cellule infiammatorie che provocano gli attacchi di asma
    • antinfiammatori steroidei, i più utilizzati per curare il processo infiammatorio cronico che è alla base dell’asma
    • antagonisti dei recettori dei leucotrieni, farmaci utilizzati per curare l’asma, ancora in fase di valutazione
  • farmaci anti tosse, a loro volta suddividibili in:
    • mucolitici, che hanno la capacità di fluidificare l’espettorato viscoso (catarro) e di migliorarne l’espettorazione
    • che agiscono a livello nervoso, che inibiscono il centro nervoso connesso con la tosse, a base di sostanze oppiacee come morfina, eroina e codeina
  • farmaci anti rinite, divisibili in:
    • agonisti α-adrenergici, che agiscono su questi recettori adrenergici che si trovano soprattutto sulla membrana delle fibre muscolari lisce
    • antistaminici H1, che agiscono come antagonisti degli effetti farmacologici dell’istamina bloccandone i recettori H1
    • cromoglicato, che agisce come antagonista degli effetti farmacologici dell’istamina inibendone la liberazione.
 

Come si assumono i farmaci dell’apparato respiratorio?

I farmaci dell’apparato respiratorio sono disponibili e possono essere assunti sotto varie forme: capsule, compresse, sciroppi, soluzioni da assumere per iniezioni. In ogni caso, questi farmaci devono essere assunti dietro prescrizione medica, prestando particolare attenzione a quanto viene indicato sia dal punto di vista della posologia, sia da quello della modalità di assunzione. Un uso non corretto di questi farmaci può rendere inutile il loro uso o può comportare rischi anche seri per la salute.  

Controindicazioni dei farmaci dell’apparato respiratorio?

I farmaci dell’apparato digerente possono essere molto vari e diversi tra loro. Per questo possono avere effetti collaterali molto differenti che variano a seconda della tipologia e del dosaggio di farmaco assunto dal paziente. In generale, i disturbi più diffusi sono di natura: I farmaci dell’apparato digerente sono controindicati per anziani con fragilità, ipertiroidismo, cardiopatie, diabete e epatopatie. In caso di gravidanza o durante l’allattamento l’uso di questi farmaci deve essere valutato bene e caso per caso, tenendo conto dei benefici clinici per la mamma e dei potenziali rischi per il nascituro o neonato.  

I principali farmaci dell’apparato respiratorio

Leggi gli approfondimenti: Altri principali farmaci dell’apparato respiratorio sono:
  • Acetilcisteina
  • Aminofillina
  • Beclometasone
  • Bromexina
  • Budesonide
  • Fenilefrina
  • Levodropropizina
  • Lisozima fenolpropamina tonzilamina
  • Montelukast
  • Omalizumab
  • Ombroxolo
  • Orciprenalina
  • Ossimetazolina
  • Roflumilast
  • Salbutamolo
  • Terbutalina
  • Tiotropio
  • Xilometazina
  • Zafirlukast
  • Zileuton.

Gramigna

Che cos’è la gramigna?

Con il termine gramigna si indicano alcune piante dei generi Agropyrum e Cynodon. Tra le specie più diffuse ci sono:
  • Cynodon dactylon, la più diffusa, in quasi tutto il mondo, che cresce anche in luoghi sabbiosi e aridi. Per la rapidità con cui si riproduce e per la difficoltà con cui la si può estirpare è famosa per essere una pianta molto infestante che risulta dannosa per le coltivazioni
  • Agropyrum repens, che cresce nei campi e nei luoghi erbosi e viene chiamata anche gramigna dei medici, caprinella o dente canino.
 

A che cosa serve la gramigna?

La gramigna, grazie al fatto che contiene polifenoli, mucillagini, saponine e di altri component chimici favorevoli, è considerata un’erba dalle diverse proprietà benefiche per il nostro organismo. Note sono le sue caratteristiche diuretiche e antinfiammatorie, per cui viene utilizzata per lenire i disturbi dovuti a infezioni dell’apparato urinario come cistiti o disuria e per prevenire la formazione di calcoli renali. Grazie alle sue proprietà lenitive dovute alla presenza di mucillagini, viene utilizzata anche come rimedio contro dolori reumatici, gotta, disturbi cutanei di vario genere e tosse.  

Possibili controindicazioni della gramigna

Vista la sua ottima capacità diuretica, è meglio evitare di consumare gramigna in presenza di:
  • squilibrio idroelettrolitico,
  • patologie renali
  • edemi dovuti a insufficienze cardiache e/o renali
  • ipersensibilità certa o presunta verso uno o più componenti della pianta.
Meglio evitarne il consumo in caso di gravidanza e di allattamento o mentre si assumono farmaci diuretici.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Infezione da Bukholderia pseudomallei

Che cos’è un’infezione da Bukholderia pseudomallei?

L’infezione da Bukholderia pseudomallei è causata dal batterio che ha questo stesso nome e che provoca la melioidosi – o malattia di Whitmore –, patologia infettiva molto presente nei Paesi tropicali soprattutto del sud-est asiatico e nell’Australia settentrionale, che può contagiare sia gli uomini sia gli animali (cani, gatti, cavalli, suini, pecore, capre).  

Come si contrae un’infezione da Bukholderia pseudomallei?

L’infezione da Bukholderia pseudomallei si trasmette all’uomo attraverso il contatto diretto con acque o terreni contaminati, in particolar modo se c’è presenza di tagli, ferite o abrasioni sulla pelle. In genere la malattia si manifesta dopo due-quattro settimane dall’esposizione.  

Quali sono i sintomi di un’infezione da Bukholderia pseudomallei?

I sintomi dell’infezione da Bukholderia pseudomallei (mieliodosi) sono vari e dipendono dalla forma della malattia:
  • se è localizzata si potrà avere: febbre, dolore localizzato, gonfiore, ascesso, ulcerazione.
  • se è a livello polmonare: dolore al petto, tosse, mal di testa, febbre, anoressia.
  • se è diffusa: mal di testa, febbre, disturbi addominali, difficoltà respiratorie, disorientamento, perdita di peso, convulsioni.
Spesso i sintomi della mieliodosi possono essere scambiati per quelli di altre malattie come la polmonite o la tubercolosi.  

Come si può curare un’infezione da Bukholderia pseudomallei?

Il trattamento dell’infezione da Bukholderia pseudomallei dipende dalla sua tipologia e dalla durata dell’infezione. In genere la cura ha inizio con una terapia antimicrobica iniettata per via endovenosa per 10-14 giorni, seguita da 3-6 mesi di terapia antibiotica assunta per via orale.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici indicazioni generali e non possono in nessun caso sostituirsi al parere del medico. In presenza di una situazione di malessere è sempre dunque consigliabile rivolgersi al proprio medico o recarsi al più vicino pronto soccorso.

Infezione da enterovirus D68 (EV D68)

Che cos’è un’infezione da enterovirus D68 (EV D68)?

L’infezione da enterovirus D68 (EVD68) è provocata da questo enterovirus che è uno degli oltre 100 enteroviros non-polio attualmente conosciuti. Può essere pericolosa per le persone affette da malattie respiratorie. I più esposti a questa infezione sono i neonati e i bambini che hanno un sistema immunitario non ancora completamente formato. I bambini con asma possono incorrere in complicazioni respiratorie a seguito di un’infezione da EV-D68. Anche gli adulti possono incorrere in questa infezione. Per loro la sintomatologia è però in genere più leggera, se non assente del tutto.  

Come si contrae un’infezione da enterovirus D68 (EV D68)?

L’infezione da enterovirus D68 (EVD68) viene trasmessa attraverso il muco, la saliva o l’espettorato di una persona infetta, attraverso colpi di tosse, starnuti o contatto con oggetti toccati in precedenza da persone infette.  

Quali sono i sintomi di un’infezione da enterovirus D68 (EV D68)?

Alcuni casi di infezione da enterovirus D68 (EVD68) sono asintomatici. Altri possono presentare sintomi leggeri come tosse, starnuti, naso che cola, febbre, dolori muscolari o rash cutanei. In altri casi ancora si possono manifestare gravi complicazioni di tipo respiratorio caratterizzate da affanno e difficoltà di respirazione.  

Come si può curare un’infezione da enterovirus D68 (EV D68)?

Non esiste oggi una cura specifica per l’infezione da enterovirus D68 (EVD68). I trattamenti prescritti sono per lo più indirizzati alla riduzione al controllo dei sintomi. Quando l’infezione riguarda soggetti già affetti da gravi malattie respiratorie può essere richiesto un ricovero volto a far fronte alle complicazioni respiratorie che dovessero verificarsi.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici indicazioni generali e non possono in nessun caso sostituirsi al parere del medico. In presenza di una situazione di malessere è sempre dunque consigliabile rivolgersi al proprio medico o recarsi al più vicino pronto soccorso.

Infezione da Klebsiella

Che cos’è un’infezione da Klebsiella?

L’infezione da Klebsiella è causata dal batterio che ha questo nome, un batterio gram-negativo appartenente alla famiglia delle Enterobacteriacee e molto resistente alle difese dell’organismo che infetta.  

Come si contrae un’infezione da Klebsiella?

L’infezione da Klebsiella può essere contratta un po’ dappertutto ma è molto diffusa soprattutto negli ambienti ospedalieri. La trasmissione può avvenire attraverso contatto della pelle con superfici contaminate, per contatto con le feci e anche per via sessuale o da madre in figlio. Questo batterio può colonizzare le ferite, la pelle, la faringe, il tubo digerente o le urine.  

Quali sono i sintomi di un’infezione da Klebsiella?

L’infezione da Klebsiella si può presentare attraverso diversi sintomi, tra cui: febbre, brividi, tosse con espettorato (catarro) denso e a volte con sangue, urgenza e aumento della minzione, manifestazioni simili a quelle dell’influenza, fastidio alla parte alta del pube, dolori nella parte bassa della schiena, papule o noduli a livello dei genitali, presenza di batteri nelle urine.  

Quali malattie possono essere associate a un’infezione da Klebsiella?

L’infezione da Klebsiella può essere associata principalmente a queste patologie: polmoniti contratte in ambiente ospedaliero, infezioni delle vie urinarie, ozena, ulcere genitali croniche, infezioni nosocomiali, rinoscleroma.  

Come si può curare un’infezione da Klebsiella?

La cura dell’infezione da Klebsiella varia a seconda degli organi che vengono coinvolti. In genere si comincia con un trattamento con antibiotici. Spesso però questo batterio è resistente a più antibiotici per cui possono essere necessari trattamenti chirurgici ad esempio per drenare eventuali ascessi polmonari.  

Importante avvertenza

Le informazioni presenti in questa scheda forniscono semplici indicazioni generali e non possono in nessun caso sostituirsi al parere fornito dal medico. In presenza di una situazione di malessere è sempre dunque consigliabile rivolgersi al proprio medico o recarsi al più vicino pronto soccorso.

Infezione da stafilococco Vancomicina-Resistenti (VRSA)

Che cos’è un’infezione da stafilococco Vancomicina-Resistenti (VRSA)?

L’infezione da stafilococco Vancomicina-Resistenti (VRSA) è l’infezione causata da questo stafilococco che è un ceppo del batterio Staphylococcus aureus resistente all’azione della vancomicina, l’antibiotico che è sempre stato considerato il farmaco più adatto per il trattamento delle infezioni causate da ceppi di stafilococco aureo resistente alla meticillina (MRSA).  

Come si contrae un’infezione da stafilococco Vancomicina-Resistenti (VRSA)?

L’infezione da stafilococco Vancomicina-Resistenti (VRSA) si diffonde da persona a persona, soprattutto a causa di una scarsa igiene delle mani. Ci sono situazioni, inoltre, che agevolano il diffondersi di questa infezione come ricoveri in ospedale, l’essersi sottoposti a interventi chirurgici, cure protratte nel tempo a base di antibiotici, utilizzo di catetere, indebolimento del sistema immunitario.  

Quali sono le malattie e i sintomi associati a un’infezione da stafilococco Vancomicina-Resistenti (VRSA)?

Fra i possibili sintomi derivati dalla presenza di un’infezione da stafilococco Vancomicina-Resistenti (VRSA) e che consigliano una visita dal medico ci sono:
  • febbre con brividi e dolori
  • arrossamento della pelle nei pressi di una ferita
  • gonfiore
  • indolenzimento e uscita di materiale da una ferita
  • tosse
  • debolezza.
È invece il caso di recarsi al pronto soccorso o, nei casi più estremi, chiamare un’autoambulanza se si è in presenza di:
  • problemi respiratori
  • dolore al petto con battito cardiaco accelerato
  • capogiri che non consentono di mantenere una posizione eretta
  • labbra e unghie delle mani cianotiche.
 

Come si può curare un’infezione da stafilococco Vancomicina-Resistenti (VRSA)?

La presenza di un’infezione da stafilococco Vancomicina-Resistenti (VRSA) può essere identificata con un esame del sangue ma anche con quelli delle feci, delle urine o di materiale prelevato da una ferita. In presenza di un’infezione di questo tipo occorre fare ricorso ad antibiotici diversi dalla vancomicina. Questo tipo di infezione può essere prevenuta con alcuni accorgimenti tra cui:
  • lavare spesso le mani con acqua e sapone
  • tenere pulite eventuali ferite
  • non condividere oggetti personali come pettini o posate
  • lavare biancheria contaminata con la lavatrice e, se possibile, asciugatrice che utilizzi temperature elevate.

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici indicazioni generali e non possono in nessun caso sostituirsi al parere del medico. In presenza di una situazione di malessere è sempre dunque consigliabile rivolgersi al proprio medico o recarsi al più vicino pronto soccorso.

Infezione da stafilococco Vancomicina-Sensibili (VISA)

Che cos’è un’infezione da stafilococco Vancomicina-Sensibili (VISA)?

L’infezione da stafilococco Vancomicina-sensibili (VISA) è provocata da un batterio Gram-positivo che appartiene al genere Staphylococcus e ha una resistenza intermedia alla vancomicina – un antibiotico. Per bloccare la crescita di un stafilococco Vancomicina-sensibile sono necessarie dosi dalle 4 alle 8 volte superiori alla quantità minima richiesta.  

Come si contrae un’infezione da stafilococco Vancomicina-Sensibili (VISA)?

L’infezione da stafilococco Vancomicina-sensibili (VISA) si contrae a seguito del contatto con persone infette o superfici o oggetti contaminati. Il batterio entra nell’organismo attraverso la bocca, il naso o aperture, come le ferite, della pelle.  

Quali sono i sintomi di un’infezione da stafilococco Vancomicina-Sensibili (VISA)?

I sintomi dell’infezione da stafilococco Vancomicina-sensibili (VISA) variano a seconda della sua tipologia e possono consistere in: febbre, arrossamenti, dolore e gonfiore cutanei, dolori muscolari, sensazione di calore al tatto, dolori al petto, tosse, difficoltà respiratorie, debolezza, mal di testa, sonnolenza, battito cardiaco accelerato, problemi alla vista, nausea, vomito, rash.  

Quali malattie possono essere associate a un’infezione da stafilococco Vancomicina-Sensibili (VISA)?

In genere l’infezione da stafilococco Vancomicina-sensibili (VISA) colpisce la pelle e i tessuti molli posti sotto di essa. In seguito possono però diffondersi nel resto dell’organismo causando: vari problemi di cuore tra cui l’endocardite, batteriemia, artrite, polmonite, meningite, ostomielite, cellulite e ascessi.  

Come si può curare un’infezione da stafilococco Vancomicina-Sensibili (VISA)?

L’infezione da stafilococco Vancomicina-sensibili (VISA) viene trattata con antibiotici e, quando necessario, con il drenaggio del materiale accumulato nell’area in cui si è sviluppata l’infezione. Quando gli antibiotici non sono efficaci o se si è portatori di protesi metalliche può essere necessario sottoporsi a un intervento chirurgico.  

Importante avvertenza

Le informazioni di questa scheda forniscono semplici indicazioni generali e non possono in nessun caso sostituirsi al parere del medico. In presenza di una situazione di malessere è sempre dunque consigliabile rivolgersi al proprio medico o recarsi al più vicino pronto soccorso.

Interferone alfa-2a

L’interferone alfa-2a è un principio attivo che esercita un’azione antivirale. Il suo meccanismo non è del tutto noto, ma si ritiene agisca contro virus e cellule tumorali aiutando il sistema immunitario a eliminarli.  

A che cosa serve l’interferone alfa-2a?

L’interferone alfa-2a trova impiego nella cura dell’epatite C e di alcune forme di leucemia.  

Come si assume l’interferone alfa-2a?

L’interferone alfa-2a viene somministrato con iniezioni.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di interferone alfa-2a?

L’assunzione di interferone alfa-2a può contribuire ad aggravare alcune condizioni mediche come disturbi autoimmuni, problemi psichiatrici, infezioni o problemi di circolazione. Può inoltre diminuire le capacità dell’organismo di abbassare il numero di piastrine, aumentare i livelli di zuccheri nel sangue e combattere le infezioni. Altri effetti avversi possono essere: dolore alle ossa, capogiri, tosse, ansia, mal di testa, bocca e gola secche, perdita dell’appetito, nausea, secchezza della pelle, mal di stomaco, insonnia, stanchezza, vomito. È consigliabile rivolgersi a un medico al più presto in caso di comparsa di: prurito, orticaria, rash, difficoltà respiratorie, gonfiore di volto, bocca, labbra e lingua, senso di oppressione al petto, svenimenti, convulsioni, febbre, tosse, mal di gola, brividi, dolori muscolari o articolari, aumento di peso ingiustificato, ittero, problemi alla vista, emorragia o lividi.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di interferone alfa-2a?

In vista di un trattamento a base di interferone alfa-2a è bene avvisare il proprio medico dell’eventuale presenza di:
  • allergie al principio attivo, a farmaci, alimenti o altre sostanze
  • altre cure a base di medicinali, fitoterapici o integratori, in particolare interleuchina-2, teofilina, fluorouracile, zidovudina.
  • sofferenza passata o futura di varie patologie tra cui: malattie cardiache, malattie autoimmuni, problemi epatici, renali o ai polmoni, gastrointestinali o alla tiroide, diabete, convulsioni, disturbi a occhi o vista, problemi al pancreas, anemia, herpes simplex, insonnia
  • infarto, trapianti, uso e abuso attuale o passato di alcolici e stupefacenti
  • gravidanza o allattamento al seno.
Nel corso del trattamento è consigliato bere molto. L’assunzione di questo principio attivo può provocare difficoltà alla guida di automezzi o alla manovra di macchinari pericolosi. L’effetto può essere aggravato dall’alcol o da alcuni medicinali come i sonniferi o i miorilassanti. Le donne in età fertile che assumono questo farmaco – o il cui partner sta assumendo questo farmaco – devono evitare di rimanere incinte.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Liquirizia

La liquirizia è la radice della Glycyrrhiza glabra, pianta che appartiene alla famiglia della Fabaceae. È originaria del sud Europa e di alcune regioni dell’Asia, soprattutto l’India.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della liquirizia?

40 grammi di liquirizia offrono un apporto di circa 120-130 calorie e contengono:
  • meno di 1 g di grassi
  • 27-31 g di carboidrati
  • 1-2 g di proteine
  • calcio
  • ferro
Questa radice è inoltre una fonte di acido glicirrizico.  

Quando non bisogna mangiare liquirizia?

Il consumo di liquirizia può interferire con l’assunzione del warfarin, farmaco anticoagulante usato per trattare coaguli di sangue e prevenire l’ictus. Può inoltre interagire anche con gli estrogeni, con l’acido etacrinico, con la digossina, con la furosemide e con altri farmaci come quelli per la pressione alta, i diuretici e i corticosteroidi. In presenza di dubbi è consigliabile richiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici della liquirizia?

La liquirizia sembra fornire benefici a chi soffre di problemi di digestione. Diffuso è il suo uso anche nel corso dei trattamenti di varie forme patologiche come mal di gola, tosse, bronchite, artrosi, intossicazioni alimentari e lupus erimatoso sistemico. Anche se al momento non ci sono controprove scientifiche, alcuni studi sostengono che questa radice sia utile in caso di epatite, colesterolo alto, sindrome dell’intestino irritabile, potassio alto e come antidolorifico.  

Quali sono le controindicazioni della liquirizia?

Un consumo abbondante e continuo di liquirizia può provocare effetti collaterali come aumento della pressione, debolezza, stanchezza, riduzione dei livelli di potassio, ritenzione di sodio, mal di testa e, in casi rari, danni cerebrali. Il suo consumo è sconsigliato a seguito di interventi chirurgici, in caso di gravidanza o allattamento al seno, pressione alta, malattie cardiache, malattie renali, ipopotassiemia e, negli uomini, disturbi che riguardano la sfera sessuale.    

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Malva

La malva è una pianta della famiglia delle Malvaceae originaria dell’Europa e dell’Asia, dove cresce spontaneamente nei prati. Fin da tempi antichi foglie, radici e fiori di questa pianta vengono utilizzati per scopi medicinali. La raccolta di fiori e foglie ha luogo da giugno a settembre. I fiori devono essere colti quando sono ancora in boccioli o appena sbocciati.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della malva?

La malva è una fonte di vitamina A e viene utilizzata in genere sotto forma di infusi che, quando non c’è apporto di zucchero, apportano minime quantità di calorie e di lipidi.  

Quando non bisogna mangiare malva?

Non si registrano situazioni in cui il consumo di malva possa interferire con l’assunzione di farmaci o altre sostanze. In presenza di dubbi meglio rivolgersi al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici della malva?

La malva ha proprietà diuretiche, antinfiammatorie e lassative. I fiori contengono una sostanza simile al muco che può apportare beneficio e sollievo a cavo orale e gola in caso di tosse o bronchite. In alcuni casi gli infusi di questa pianta possono portare benefici in presenza di disturbi gastrointestinali o alla vescica.  

Quali sono le controindicazioni della malva?

Il consumo di malva sembra non avere controindicazioni. Quando si è in stato di gravidanza o durante l’allattamento, però, è meglio rivolgersi al proprio medico prima di farne uso.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Miele

Il miele è la sostanza zuccherina e viscosa che alcuni insetti imenotteri, in particolare l’ape domestica, elaborano dal nettare dei fiori o dalle secrezioni delle piante. Se ne distinguono vari tipi, in base alla provenienza del nettare (acacia, tiglio, ecc.), al colore (bianco o biondo) al metodo di estrazione (vergine, centrifugato, torchiato). Viene utilizzato come alimento o dolcificante dopo essere stato raffinato.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del miele?

Tenuto conto delle varie tipologie di miele, 100 grammi di questo alimento sviluppano, in media, 304 calorie e contengono, circa:  

Quando non bisogna mangiare miele?

Il consumo di miele, visto il suo elevato contenuto zuccherino e calorico, deve essere del tutto evitato da chi soffre di diabete e da chi è in una condizione di obesità o è sovrappeso. Il consumo di questo alimento e del tutto sconsigliato anche per i bambini al di sotto di un anno di vita perché potrebbe causare un’infezione da tossina botulinica.  

Quali sono i possibili benefici del miele

Il miele è in grado di apportare molti benefici al nostro organismo:
  • allevia ansia e stress
  • stimola la memoria e la concentrazione
  • è un prezioso alleato dell’intestino
  • è un valido rimedio contro tosse, mal di gola e affezioni delle vie aeree superiori in genere
  • in campo cosmetico, elimina le impurità della pelle e dona luminosità ai capelli.
 

Quali sono le controindicazioni del miele

Il miele deve essere evitato dalle persone con diabete e in condizioni di obesità o sovrappeso.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.