Oxandrolone

L’oxandrolone è un ormone anabolizzante che favorisce l’aumento della massa muscolare agendo sulla sintesi del testosterone.  

A che cosa serve l’oxandrolone?

Dal punto di vista medicinale l’oxandrolone viene utilizzato per agevolare l’aumento del peso in situazioni di forte dimagrimento come quelle derivanti dall’essere stati sottoposti a un intervento chirurgico, da infezioni o da gravi traumi. Può essere inoltre utilizzato per ovviare ad alcuni effetti collaterali derivanti dall’assunzione a lungo termine di steroidi o anche per alleviare i dolori delle ossa dovuti ad artrosi.  

Come si assume l’oxandrolone?

L’oxandrolone viene assunto sotto forma di compresse, quindi per via orale. In genere è inserito in trattamenti che prevedono una combinazione di vari farmaci.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di oxandrolone?

L’assunzione di oxandrolone può alterare la capacità di coagulazione del sangue e può influenzare la glicemia. Può inoltre produrre disturbi del sonno. È importante rivolgersi a un medico se, a seguito di assunzione di questo ormone, si presenta uno o più di questi sintomi: orticaria, rash, difficoltà di respiro, acne, gonfiore di volto, bocca, labbra o lingua, urine scure, senso di oppressione al petto, raucedine, irsutismo, emorragie o lividi, depressione, battito cardiaco irregolare, erezioni frequenti o persistenti, nausea, vomito, mal di stomaco, stanchezza, ittero.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di oxandrolone?

L’assunzione di oxandrolone è controindicata per gli uomini che hanno sofferto o soffrono di tumori alla prostata o alla mammella, oltre che per le donne che sono affette da tumore al seno, sono in gravidanza o registrano elevati livelli di calcio nel sangue. Prima di assumere questo principio attivo è bene avvisare il proprio medico:
  • presenza di allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri farmaci, sostanze o alimenti
  • assunzione di altri farmaci, fitoterapici o integratori, con particolare attenzione a anticoagulanti, carbamazepina, farmaci per il diabete, corticosteroidi e corticotropina
  • sofferenza attuale a passata di ipertrofia prostatica, malattie renali, cardiache, vascolari o epatiche, tumore al seno
  • situazione di gravidanza o di allattamento al seno.
Quando assunto a lungo l’oxandrolone può creare dipendenza. L’improvvisa interruzione di una cura a base di questo ormone può inoltre provocare i sintomi di un’astinenza.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Oxcarbazepina

L’oxcarbazepina è un farmaco che agisce sul sistema nervoso, nello specifico è un anticonvulsivante che agisce a livello del cervello riducendo gli impulsi nervosi anomali.  

A che cosa serve l’oxcarbazepina?

L’oxcarbazepina viene utilizzata, anche in combinazione con altri farmaci, per curare alcuni tipi di convulsioni associabili all’epilessia.  

Come si assume l’oxcarbazepina?

L’oxcarbazepina viene assunta per via orale, sotto forma di formulazioni sia a rilascio immediato, sia a rilascio prolungato.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di oxcarbazepina?

L’assunzione di oxcarbazepina può scatenare gravi reazioni cutanee e può provocare l’insorgenza di vari effetti collaterali come: diarrea, costipazione, mal di testa, capogiri, sonnolenza, nausea, stanchezza, indigestione e vomito. È necessario contattare al più presto un medico nel caso in cui in seguito all’assunzione di questo farmaco si manifestino effetti come: rash, prurito, difficoltà respiratorie, sangue nelle feci, battito cardiaco accelerato, rallentato o irregolare, convulsioni, problemi alla vista, epistassi, dolore al petto, gonfiore a volto, occhi, labbra, lingua o gola, stanchezza eccessiva.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di oxcarbazepina?

L’assunzione di oxcarbazepina può rendere difficoltosa la guida di veicoli o il manovrare macchinari pericolosi, soprattutto se c’è concomitante uso di bevande alcoliche o assunzioni di altri medicinali. Questo farmaco può inoltre aumentare la sensibilità della pelle al sole e ridurre l’efficacia dei contraccettivi orali. In vista di una terapia a base di oxcarbazepina il medico deve sempre essere avvisato della presenza di:
  • allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri medicinali alimenti o altre sostanze
  • assunzione di altri farmaci, fitoterapici o integratori alimentari, in particolare inibitori della proteasi dell’HIV, MAO inibitori, quetiapina, antidepressivi triciclici, carbamazepina, acido valproico, idantoine, fenobarbital, aripiprazolo, inibitori dell’aromatasi, ciclosporina, epotiloni, felodipina, contraccettivi ormonali, inibitori della chinasi, maraviroc, NNRTI e tramadolo.
 

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Pera

La pera è il frutto del Pyrus communis, pianta che appartiene alla famiglia delle Rosacee e che è originaria dell’Europa.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della pera?

In 100 grammi di pera, esclusa la buccia, c’è un apporto di 35 calorie, così suddivise: 94% carboidrati, 3% proteine e 3% lipidi. 100 grammi di questo frutto contengono anche: Nella polpa della pera sono presenti molti fitonutrienti, mentre la buccia contiene una buona quantità di composti fenolici e di fibre alimentari.  

Quando non bisogna mangiare la pera?

Il consumo di pere non sembra provocare interazioni negative con l’assunzione di farmaci o altre sostanze. Nel dubbio è sempre meglio, però, rivolgersi al proprio medico per un consulto.  

Quando è reperibile la pera?

In italia le pere maturano da agosto a maggio. Nei negozi alimentari è però presente sugli scaffali in tutto l’arco dell’anno.  

Quali sono i possibili benefici della pera

La pera è un frutto molto digeribile e ricco di fibre oltre che caratterizzato da scarsa allergenicità per cui viene indicato per le persone che soffrono di problemi digestivi, coliche, spasmi, diarrea, costipazione, nausea, ritenzione idrica e problemi al fegato. La presenza di molti fitonutrienti lo rendono un frutto dalle spiccate proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, capace di ridurre il rischio di insorgenza di varie patologie come il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari e il tumore all’esofago.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Piroxcam

Il piroxcam è un farmaco antinfiammatorio non steroidei (Fans) il cui effetto, anche se il meccanismo per cui lo fa non è noto, è quello di bloccare l’azione di alcune sostanze che sono responsabili di un’infiammazione.  

A che cosa serve il piroxcam?

Il piroxcam viene utilizzato nello specifico per la cura dell’artrosi e dell’artrite reumatoide.  

Come si assume il piroxcam?

Il piroxcam viene assunto per via orale, in genere sotto forma di capsule.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di piroxcam?

L’assunzione di piroxcam viene associato al formarsi di ulcere o di emorragie gastriche. Altri effetti sono quelli di provocare gravi reazioni cutanee e problemi al fegato, ridurre il numero di piastrine e alzare la pressione sanguigna. Altri effetti possono essere: mal di testa, bruciori di stomaco, mal di stomaco, costipazione, nausea, diarrea, vomito, capogiri, gas. È necessario contattare un medico, infine, quando all’uso di questo farmaco facciano seguito effetti come rash, prurito, orticaria, difficoltà respiratorie, gonfiore a volto, bocca, labbra e lingua, depressione, fiato corto, emorragie, problemi renali, dolori muscolari e dolori articolari, stanchezza e debolezza insolite, problemi alla vista e problemi a parlare, gonfiore di mani, gambe e piedi.  

Quali sono le controindicazioni all’uso del piroxcam?

Prima dell’assunzione di piroxcam è fondamentale informare il proprio medico di:
  • presenza di allergie ad alimenti, al principio attivo, ai suoi eccipienti o ad altri farmaci (soprattutto aspirina o altri Fans)
  • terapie in corso con vari medicinali tra cui anticoagulanti, corticosteroidi, bifosfonati, diuretici, sulfonamidi, ciclosporine, chinoloni
  • problemi di natura gastrointestinale, asma, infiammazioni del cavo orale, pressione alta, ritenzione idrica, problemi cardiovascolari, disidratazione, emorragie o trombi
  • problemi di fertilità
  • se si è fumatori, se si beve alcol o se si ha avuto in passato una storia di alcolismo
  • se si ha subito o se è in programma un intervento di bypass cardiaco
  • se si è in stato di gravidanza o se si allatta al seno.
In ogni caso, bisogna sempre avvisare medici, chirurghi dentisti che si sta assumento questo farmaco.  

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Potassio

Che cos’è il potassio?

Il potassio insieme a zolfo, cloro, sodio, magnesiofosforocalcio è uno dei minerali di cui l’organismo umano necessita in grandi quantità e per questo viene chiamato – insieme agli altri sei minerali – “macrominerale” o “macroelemento”. È uno dei minerali maggiormente presenti nelle cellule del corpo umano: in un individuo adulto ne sono presenti circa 180 grammi. È abbondante nei tessuti di tutti gli organismi animali e vegetali, in particolare a livello intracellulare. Il suo simbolo chimico è K.  

A che cosa serve il potassio?

Diverse sono le funzioni garantite all’interno dell’organismo dal potassio:
  • insieme al sodio controlla il corretto funzionamento dei muscoli e il ritmo del cuore,
  • svolge una fondamentale funzione nel regolare il contenuto di acqua nelle cellule,
  • partecipa alla sintesi delle proteine e alla trasformazione degli zuccheri in glicogeno,
  • attiva molti enzimi coinvolti nel metabolismo energetico.
È inoltre fondamentale per la trasmissione degli impulsi nervosi e per il controllo della contrazione muscolare e della pressione arteriosa.  

In quali alimenti è presente il potassio?

I cibi più ricchi di potassio sono gli ortaggi, in particolare le patate, i cavoli, gli spinaci, gli asparagi, i legumi (soprattutto fagioli e piselli secchi). Nella frutta, il maggior contenuto si trova in banane e albicocche. È importante che questi cibi vengano mangiati freschi: per favorire l’assorbimento di potassio è infatti fondamentale consumare i prodotti freschi non sottoposti ad alcun metodo di conservazione.

Qual è il fabbisogno giornaliero di potassio?

Il fabbisogno giornaliero raccomandato di potassio per i soggetti adulti è di circa 3 grammi al giorno.  

Quali conseguenze può determinare la carenza di potassio?

I sintomi connessi alla carenza di potassio sono debolezza muscolare (astenia), irregolarità del battito cardiaco, cambiamenti dell’umore, nausea e/o vomito.  

Quali conseguenze può determinare l’eccesso di potassio?

Un eccesso di potassio (condizione nota anche con i nomi di ipercaliemia, iperkaliemia o iperkelemia che si verifica soprattutto in caso di malfunzionamento dei reni) provoca debolezza, rallentamento del battito cardiaco e aritmie.

Prazosina

La prazosina è un farmaco antipertensivo alfa-bloccante, che agisce provocando il rilassamento dei vasi sanguigni e rilassando i muscoli posti attorno all’uretra.  

A che cosa serve la prazosina?

La prazosina viene utilizzata soprattutto per curare la pressione alta e per migliorar i sintomi che sono associati all’ipertrofia prostatica benigna.  

Come si assume la prazosina?

La prazosina viene assunta per via orale.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di prazosina?

L’assunzione di prazosina può generare vari effetti collaterali, tra cui: sonnolenza, capogiri, mal di testa, minzione frequente, nausea e debolezza. In casi rari può provocare erezioni prolungate e dolorose. Può inoltre interferire con alcune analisi di laboratorio, tra cui quelle effettuate in caso di feocromocitoma. È importante rivolgersi al più presto a un medico nel caso in cui all’assunzione di questo principio attivo sono associabili questi disturbi: orticaria, rash, svenimenti, gonfiore a volto, bocca, labbra e lingua, vista appannata, difficoltà respiratorie, depressione, battico cardiaco accelerato o irregolare.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di prazosina?

L’assunzione di prazosina più influire sulla capacità di guidare veicoli o manovrare macchinari pericolosi, soprattutto nel caso in cui sia associata a consumo di alcol o di altri medicinali. Può inoltre provocare capogiri, che vanno prevenuti alzandosi con cautela dal letto, da sedie o da poltrone, soprattutto al mattino. Nelle prime 24 ore dalla prima assunzione bisogna evitare di assumere altri medicinali per la pressione alta o svolgere attività pericolose. Prima di iniziare una cura a base di prazosina è importante avvisare il proprio medico di:
  • presenza di allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti ad alimenti o ad altri farmaci o sostanze
  • assunzione di medicinali, fitoterapici o integratori, soprattutto di diuretici, verapamil, betabloccanti e inibitori della fosfodiesterasi
  • sofferenza attuale o passata di dolori al petto, narcolessia, problemi renali o malattie cardiache
  • situazione di gravidanza o di allattamento al seno.
È necessario informare medici, dentisti e chirurghi dell’eventuale assunzione in corso di prazosina.  

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Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Primidone

Il primidone è un farmaco che è attivo sul sistema nervoso. Nello specifico, è un farmaco anticonvulsivante che agisce riducendo gli impulsi nervosi e contribuendo a contrastare la presenza di convulsioni.  

A che cosa serve il primidone?

Il primidone viene utilizzato, da solo o in combinazione con altri farmaci per prevenire o contrastare il formarsi di convulsioni.  

Come si assume il primidone?

Il primidone viene somministrato per via orale, come compresse o sospensione.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di primidone?

Tra gli effetti collaterali dell’assunzione di primidone ci sono: sonnolenza, capogiri, nausea, vomito, perdita dell’appetito e perdita delle capacità di coordinazione. È importante rivolgersi al più presto a un medico nel caso in cui si manifestino: rash, prurito, orticaria, gonfiore di volto, bocca, labbra o lingua, difficoltà respiratorie, febbre, ansia, depressione, problemi nella sfera sessuale, nuove convulsioni o peggioramento di quelle esistenti, debolezza.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di primidone?

Prima che il primidone faccia effetto possono essere necessarie alcune settimane, l’assunzione non deve mai essere interrotta senza prima avere sentito il proprio medico. L’assunzione di questo farmaco può compromettere la capacità di guidare automezzi o manovrare macchinari pericolosi, in particolare quando associata al consumo di alcolici o altri medicinali. Questo farmaco può ridurre l’efficacia dei contraccettivi ormonali. Prima di inziare una terapia a base di primidone il medico deve essere avvisato di:
  • allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri farmaci (in particolare al fenobarbital), al colorante tartrazina o ad alimenti
  • assunzione di medicinali, fitoterapici e integratori, in particolare sodio oxibato, stiripentolo, acido valproico, anticoagulanti, inibitori dell’aromatasi, betabloccanti, clozapina, corticosteroidi, doxiciclina, epotiloni, estrogeni, griseofulvina, inibitori della proteasi dell’HIV, idantoine, inibitori di mTor, maraviroc, mtronidazolo, NNRTI, contraccettivi orali, chinidina, tacrolimus, teniposide, teofillina, tolvaptan e inibitori della tirosinchinasi
  • sofferenza presente o passata di dipendenze da droghe, disturbi dell’umore o malattie psichiatriche, pensieri suicidi, malattie epatiche, problemi polmonari o respiratori
  • futura necessità di sottoporsi a un’anestesia
  • gravidanza o allattamento al seno.
 

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Progesterone

Il progesterone è un ormone tiorideo precursore degli ormoni androgeni e degli ormoni della corteccia surrenale. È prodotto anche dal corpo luteo a partire dal colesterolo ed è responsabile della preparazione degli organi riproduttivi femminili alla gravidanza, nonché del mantenimento delle condizioni dell’utero necessarie per lo sviluppo dell’embrione. Nella seconda metà della gravidanza è secreto dalla placenta. Questo principio attivo è anche implicato nella regolazione del ciclo mestruale.  

A che cosa serve il progesterone?

Il progesterone somministrato come farmaco garantisce il rilascio continuato e facilitato di questo ormone, così che l’organismo possa utilizzarlo in base alle sue necessità.  

Come si assume il progesterone?

Il progesterone può essere somministrato:
  • per via orale, sotto forma di compresse
  • per uso topico, sotto forma di crema
  • sotto forma di ovuli vaginali
  • con iniezioni intramuscolari
  • sotto forma di soluzione.
 

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di progesterone?

L’assunzione di progesterone può generare vari effetti collaterali, tra cui: cefalea, emicrania, insonnia, tremore, sonnolenza, perdite vaginali, disturbi mestruali, acne, irsutismo, prurito, rash cutanei, orticaria, seborrea, diarrea, nausea, vomito, dolori addominali, costipazione, flatulenza, gastrite, anemia, crampi muscolari, dolore a ossa e articolazioni, cistite, disuria, asma, dispnea, rinite e iperventilazione. L’assunzione per uso topico esclude l’insorgenza di molti effetti collaterali, sia acuti sia cronici.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di progesterone?

Il progesterone deve essere somministrato con cautela in tutti i pazienti che soffrono di insufficienza renale, epilessia, asma, emicrania, insufficienza cardiaca, ipertensione. Dal momento che può causare sonnolenza, nel periodo che fa seguito all’assunzione bisogna evitare di guidare autoveicoli o maneggiare macchinari pericolosi o che richiedono una particolare attenzione. In gravidanza, può essere somministrato solo nel primo trimestre di gestazione. Nel secondo e terzo trimestre può provocare ittero colestatico e malattie epatocellulari. In caso di allattamento al seno è da evitarne l’assunzione dal momento che si tratta di un ormone già presente nel latte materno.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Pungitopo

Il pungitopo, chiamato anche “rusco” è un’erba aromatica che appartiene alla famiglia delle Liliaceae ed è considerata la variante selvatica dell’asparago comune. In cucina se ne utilizzano i germogli, mangiati freschi previa lessatura, e le radici, che vengono utilizzate dopo essere state essiccate.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del pungitopo?

Il pungitopo è una buona fonte di tannini.  

Quando non bisogna mangiare pungitopo?

Il consumo di pungitopo può interferire con l’assunzione di antagonisti alfa-andrenergici, che sono farmaci per la pressione alta, e con prodotti stimolanti a base di agonisti alfa-andrenergici.  

Quali sono i possibili benefici del pungitopo?

La radice del pungitopo viene utilizzata per produrre prodotti a uso medicinale capaci di indurre la vasocostrizione e migliorare la circolazione, soprattutto per quanto riguarda gli arti inferiori. È opinione comune, ma non ci sono prove scientifiche come nel caso precedente, che il consumo di questa erba contribuisca ad accelerare il funzionamento del sistema nervoso, ad aumentare la pressione del sangue e ad aumentare la frequenza cardiaca. Come decotto il pungitopo viene utilizzato come diuretico e astringente. Ricco di tannini, sembra svolgere azione antinfiammatoria nei casi in cui sia utilizzato per gargarismi, sciacqui e semicupi.  

Quali sono le controindicazioni del pungitopo?

Il consumo di pungitopo può causare nausea e problemi di stomaco.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Rame

Che cos’è il rame?

Il rame è un elemento presente in piccole quantità nell’organismo umano, ma risulta essenziale per lo svolgimento di diverse funzioni. In un adulto sono presenti circa 100 mg di questo minerale concentrati soprattutto in fegatocervelloreni e cuore. Il suo simbolo chimico è Cu.  

A che cosa serve il rame?

Il rame ha un ruolo essenziale nell’organismo umano per il corretto funzionamento di diversi enzimi: tra le sue più importanti funzioni ci sono la partecipazione al metabolismo energetico e alla produzione dei globuli rossi, delle ossa e dei tessuti connettivi. Risulta inoltre coinvolto nella pigmentazione di pelle e capelli e influenza il funzionamento del cuore. Molto importante è anche la sua azione antiossidante in grado di contrastare i danni alle cellule procurati dai radicali liberi.  

In quali alimenti è presente il rame?

I cibi più ricchi di questo minerale sono le frattaglie, soprattutto fegato e rene. Buone quantità di rame sono inoltre contenute in legumipescicrostaceicarnecereali integrali e frutta secca.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di rame?

Il fabbisogno giornaliero medio di rame per un soggetto adulto è compreso tra 1,5 e 3 mg.  

Quali conseguenze può determinare la carenza di rame?

Diverse sono le conseguenze a cui si può andare incontro in caso di carenza di rame:
  • demineralizzazione delle ossa,
  • fragilità delle pareti delle arterie,
  • anemia,
  • problemi ai tessuti connettivi,
  • aumento del rischio di malattie cardiovascolari,
  • aumento del rischio di malattie neurodegenerative,
  • alterazioni delle difese immunitarie,
  • disturbi a carico del sistema nervoso.
 

Quali conseguenze può determinare l’eccesso di rame?

L’eccesso di assunzione di rame può comportare sintomi come febbrenauseavomito e diarrea. Nei casi più gravi si può avere anemia emolitica e arrivare al decesso. In rari casi, più frequentemente nei bambini, si può andare incontro a danni epatici o cirrosi. Alcune volte l’eccesso di rame dipende dall’incapacità del fegato di eliminare questa sostanza attraverso la bile (condizione dovuta a una rara patologia genetica nota come malattia di Wilson).  

Che cos’è la ceruloplasmina?

La ceruloplasmina è una glicoproteina plasmatica contenente rame (deve il suo nome al colore blu che la caratterizza). Valori bassi di questa glicoproteina possono indicare la presenza di patologie come la malattia di Wilson, la sindrome di Menkes, l’aceruloplasminemia o malattie epatiche in fasi avanzate, oltre a condizioni di malnutrizione. I valori di ceruloplasmina possono risultare invece alti in caso di intossicazione da rame, durante la gravidanza, durante l’assunzione di contraccettivi orali combinati o di estrogeni e in caso di diverse patologie in atto tra cui diversi stati infiammatori, leucemia, linfoma di Hodgkin, lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoidemalattia di Alzheimer, cirrosi biliare primitiva e colestasi.

Ranitidina

La ranitidina è un farmaco H2 antagonista che agisce sull’apparato gastrointestinale riducendo la quantità di acido che viene prodotta dallo stomaco.  

A che cosa serve la ranitidina?

La ranitidina viene utilizzata per trattare l’ulcera, il reflusso gastroesofageo e tutte le situazioni in cui c’è una produzione eccessiva di acido, come ad esempio la sindrome di Zollinger-Ellison. Il suo uso è inoltre previsto in situazioni contraddistinte da bruciori di stomaco associati ad acidità di stomaco o anche in caso di emorragie del primo tratto dell’apparato digerente o di ulcera o ancora di danni allo stomaco provocati dall’assunzione di Fans.  

Come si assume la ranitidina?

La ranitidina si assume per via orale, una o due volte al giorno. Contro la comparsa dei bruciori, in via preventiva, può essere assunta 30-60 minuti prima dell’ingestione dell’alimento (cibo o bevanda) che ha potere scatenante.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di ranitidina?

L’assunzione di ranitidina può provocare vari effetti collaterali, tra cui: costipazione, nausea, diarrea, vomito, mal di stomaco. Nel caso in cui questi sintomi si presentino in forma severa o siano persistenti si consiglia di rivolgersi a un medico.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di ranitina?

La ranitidina non deve essere assunta per più di due giorni consecutivi, a meno che non sia il medico ad averlo disposto. Prima di assumerla, inoltre, è necessario avvisare il medico di:
  • presenza di allergia al principio attivo, ai suoi eccipienti o ad altri farmaci
  • assunzione di medicinali, fitoterapici o integratori, in particolare anticoagulanti e triazolam
  • sofferenza presente o passata di fenilchetonuria, malattie renali o epatiche o porfiria
  • condizione di gravidanza o di allattamento al seno.
 

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Ranolazina

La ranolazina è un farmaco cardiovascolare antianginoso il cui funzionamento non è del tutto noto.  

A che cosa serve la ranolazina?

La ranolazina viene utilizzata per curare i dolori cronici al petto, nello specifico l’angina.  

Come si assume la ranolazina?

La ranolazina viene assunta per via orale, da sola o combinata ad altri farmaci.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di ranolazina?

Tra gli effetti dovuti all’assunzione di ranolazina ci sono l’aumento del rischio di scompensi renali quando si è in presenza di problemi ai reni, costipazione, nausea, capogiri, mal di testa. Altri effetti per cui è consigliabile rivolgersi al più presto a un medico sono: rash, prurito, orticaria, dolore al petto, difficoltà respiratoria, gonfiore di volto, bocca, labbra o lingua, confusione, svenimenti, vista appannata, capogiri forti, febbre, brividi o mal di gola persistenti, gonfiore di mani e piedi, tremori, lividi o emorragie. I capogiri possono essere accentuati, oltre che dalla concomitante assunzione di alcol o di alcuni medicinali, dal caldo, dalla febbre e dall’attività fisica.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di ranolazina?

L’assunzione di ranolazina è controindicata per chi soffre di cirrosi epatica e per chi assume alcuni farmaci antifungini, barbiturici, carbamazepina, idantoine, alcuni macrolidi, alcuni inibitori della proteasi o telitromicina. In ogni caso, prima dell’assunzione il medico deve essere avvisato di:
  • di allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti o ad altri farmaci, alimenti o altre sostanze
  • dell’assunzione di medicinali, fitoterapici e integratori assunti, tra cui antipsicotici, antiaritmici, antifungini azolici, ciclosporina, macrolidi, nefazodone, inibitori della proteasi, verapamil, barbiturici, rifamicine, iperico, digossina, metformina, lovastatina, simvastatina
  • problemi attuali o passati renali o epatici, diabete, potassio basso nel sangue, battito cardiaco irregolare
  • dialisi
  • gravidanza o allattamento al seno.
L’assunzione di questo principio attivo può compromettere la capacità di guidare automezzi o manovrare macchinari pericolosi, soprattutto i concomitanza con il consumo di alcolici o alcuni medicinali.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Rigidità articolare

Che cos’è la rigidità articolare?

La rigidità articolare è una condizione di impossibilità, in parte o completa di muovere una o più articolazioni.

La rigidità può essere continua o presentarsi solo in momenti alterni, associata a specifiche attività.

 

Quali altri sintomi possono essere associati alla rigidità articolare?

Alla rigidità articolare possono associarsi altri sintomi come dolore alle articolazioni, infiammazione, indolenzimento e crampi.

In situazioni più gravi accanto alla rigidità possono sorgere altri sintomi come prurito, emorragie, arrossamenti, bruciore, gonfiore o calore della parte articolare, crampi o dolori addominali, affaticamento, tosse, mal di testa, mal di gola, brividi, febbre, nausea, spasmi muscolari, convulsioni e vomito.

 

Quali sono le cause della rigidità articolare?

La rigidità articolare può essere causata da un trauma, da usura dei tessuti articolari o da varie patologie, tra le quali ci sono: artrite settica, artrite reumatoide, artrosi, borsite, epatite, influenza, leucemia, lupus eritematoso sistemico, mononucleosi, orecchioni, psoriasi, rosolia, sclerodermia, spondilite, tendinite, tenosinovite stenosante e tumore alle ossa.

 

Quali sono i rimedi contro la rigidità articolare?

Per curare efficacemente la rigidità articolare è necessario individuarne la causa (trauma, usura dei tessuti, patologia) e intervenire su questa. L’eccessivo peso della persona può essere una causa di rigidità, il primo intervento può dunque riguardare il controllo dell’alimentazione.

La terapia di cura di una rigidità articolare può prevedere l’utilizzo di farmaci o l’esecuzione di una terapia fisica.

In caso di rigidità articolare non sempre l’immobilità può fare bene. Non è il caso, ad esempio, della rigidità causata da artrite reumatoide, quando al riposo deve essere alternato il movimento delle articolazioni.

 

Rigidità articolare, quando rivolgersi al proprio medico?

La rigidità articolare deve essere sottoposta all’attenzione del proprio medico quando si protrae nel tempo e quando è recidiva.

In presenza protrusione di un osso, di un’emorrragia intensa, febbre alta, impossibilità di muovere una parte del corpo è consigliabile rivolgersi al pronto soccorso per ricevere le cure d’urgenza richieste.

Rododendro

Che cos’è il rododendro?

Il rododendro è una pianta che appartiene alla famiglia delle Ericaceae, genere Rhododendron. Le foglie della tipologia ferrugineum vengono utilizzate a scopo medicinale.  

A che cosa serve il rododendro?

Il rododendro sembra essere dotato di molecole capaci di abbassare la pressione del sangue e di principi attivi che, se assunti in piccole dosi, possono alleviare alcuni dolori intervenendo sull’attività nervosa. Se invece assunti in dosi massicce gli stessi principi possono procurare avvelenamento. In combinazione con altri rimedi fitoterapici viene inserito in integratori alimentari proposti per contrastare manifestazioni dolorose come la gotta, i dolori muscolari, i reumatismi, la sciatica, le nevralgie, l’emicrania e il mal di testa in generale. Altri suoi usi sono quelli per diminuire la tensione muscolare e arteriosa, per trattare i problemi alle articolazioni, l’indebolimento dei tessuti connettivi, i calcoli alla cistifellea e ai reni, i disturbi legati all’invecchiamento, la pressione alta. L’Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare non ha però approvato alcun claim che certifichi i benefici sopra elencati a causa della mancanza di prove scientifiche a loro supporto.  

Possibili controindicazioni del rododendro

Non si conoscono situazioni in cui il consumo di integratori contenenti rododendro possano interferire con l’assunzione di farmaci o altre sostanze. In caso di dubbio meglio comunque sempre chiedere consiglio al proprio medico. Non bisogna in ogni caso dimenticare che il rododendro è una pianta velenosa, che se assunta in dosi eccessive può provocare sintomi come brividi, sudorazione, svenimento, stato di coscienza alterato, arresto cardiorespiratorio, shock e stato confusionale. In casi meno gravi possono comunque manifestarsi capogiri, nausea, vomito, debolezza, pressione bassa, vista appannata, battito cardiaco irregolare o rallentato. Per questo il consumo di prodotti a base di questa pianta è sconsigliato durante la gravidanza e l’allattamento al seno.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Selenio

Che cos’è il selenio?

Il selenio è un microelemento, ovvero un minerale che è presente nell’organismo in piccole quantità, sebbene sia essenziale per molte funzioni dell’organismo stesso. Il simbolo chimico del selenio è Se.  

A che cosa serve il selenio?

Il selenio partecipa alla composizione di molte proteine – note proprio con il nome di selenio proteine – che a loro volta sono parte attiva di diversi processi, dalla sintesi del DNA al metabolismo degli ormoni tiroidei, passando per la protezione dalle infezioni e la riproduzione. Il selenio, inoltre, all’interno delle cellule permette il buon funzionamento degli antiossidanti cellulari. Si ritiene che il selenio abbia azione sinergica con la vitamina E come sostanza antiossidante, e che possieda proprietà anticancro.  

In quali alimenti è presente il selenio?

Il pesce e le frattaglie sono gli alimenti più ricchi di selenio. Altre discrete fonti di questo minerale sono la carne rossa, i latticini e i cereali. Per quanto riguarda i vegetali, la quantità di selenio in essi presente dipende dalle caratteristiche del terreno in cui vengono coltivati.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di selenio?

Il fabbisogno quotidiano di selenio varia a seconda dell’età e di specifiche variabili, come la gravidanza e l’allattamento: per un soggetto adulto in media si attesta intorno ai 55 μg (microgrammi). Fino ai tre anni di vita è di circa 20 microgrammi al giorno, e sale gradualmente fino ad arrivare a 55 microgrammi al giorno a partire ai 14 anni. Nelle donne in gravidanza e durante l’allattamento sale rispettivamente a 60 e 70 microgrammi al giorno.  

Quali conseguenze può determinare la carenza di selenio?

La carenza di selenio può ridurre la funzionalità dei muscoli scheletrici, interferire con la produzione dei globuli rossi, modificare la pigmentazione di pelle e capelli e aumentare la fragilità delle unghie, e può comportare l’aumento del rischio di insorgenza di patologie come cardiopatieipertensione, anemie emolitiche, cirrosi, neoplasie e sclerosi multipla.  

Quali conseguenze può determinare un eccesso di selenio?

Quantità eccessive di selenio possono portare a fenomeni di tossicità che si manifestano con disturbi gastrointestinali (nauseavomitodiarreadolori addominali) e irritazioni polmonari.  

Perché si dice che assumere selenio fa bene alla salute?

Si dice che assumere selenio faccia bene alla salute perché alcuni studi hanno associato la sua assunzione a una riduzione del rischio di tumori, di declino cognitivo, di malattie cardiovascolari e di problemi alla tiroide. Solo nuovi e ulteriori studi potranno però confermare il ruolo preventivo per la salute svolto da questo minerale.

Spirulina

Che cos’è la spirulina?

La spirulina è un’alga azzurra che vive nei laghi d’acqua dolce e acqua salata del Messico e del continente africano.  

A che cosa serve la spirulina?

La spirulina oggi è commercializzata sotto forma di compresse, fiocchi, polveri o è aggiunta ad alimenti trasformati come fonte di vitamina B12 e proteine di origine non animale. Tra i benefici che le vengono riconosciuti ci sono la cura delle infezioni, la lotta alle allergie, la prevenzione del cancro, la protezione del fegato, il controllo sui livelli di colesterolo nel sangue e la promozione della perdita di peso. L’Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare non ha però approvato alcun claim che giustifichi queste proposte d’uso.  

Possibili controindicazioni della spirulina

La tipologia di vitamina B12 presente nella spirulina sembra non essere bene assorbibile dal nostro organismo. Prima di assumerla con integratori, è bene sincerarsi che la spirulina non sia contaminata da microcistine o anatossine, sostanze tossiche che possono provocare nausea, vomito, mal di stomaco, danno al fegato, sete, debolezza, battito cardiaco accelerato e, in casi estremi, decesso. Non bisogna inoltre dimenticare che questa alga può assorbire metalli pesanti, per cui l’acquisto e il consumo devono riguardare solo prodotti sicuri e certificati. In tutti i casi, l’assunzione di questo elemento potrebbe essere controindicata per le persone che soffrono di gotta, calcoli ai reni, malattie autoimmunitarie o per le donne in stato di gravidanza o di allattamento al seno.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Svenimento

Che cos’è lo svenimento?

Lo svenimento è una situazione di perdita di coscienza conseguente a una diminuita intensità del flusso del sangue diretto al cervello. Lo svenimento ha una durata in genere di circa due minuti, dopo i quali c’è il recupero della coscienza.

 

Come si manifesta lo svenimento?

Lo svenimento si manifesta con una perdita improvvisa del tono muscolare, che provoca una repentina caduta al suolo, associata a una perdita del colorito del volto. Lo svenimento può essere preceduto da “segnali” come nausea, debolezza diffusa e problemi all’udito e alla vista.

 

Quali sono le cause dello svenimento?

In genere lo svenimento è conseguenza di una particolare situazione di stress cui è sottoposto l’organismo. Questo stress può derivare da paura, forte emozione, dolore intenso, consumo di alcol o droghe, assunzione di alcuni farmaci, convulsioni, ipoglicemia o improvvisi cali di pressione.

Spesso lo svenimento può essere causato semplicemente dall’alzarsi in piedi troppo velocemente.

Lo svenimento può però anche derivare dalla presenza di alcune patologie come: artrosi cervicale, cefalea, diabete, embolia polmonare, ictus, infarto miocardico, ipertrofia ventricolare.

 

Quali sono i rimedi contro lo svenimento?

Quando si deve soccorrere una persona svenuta bisogna anzitutto verificare che le vie respiratorie siano libere, allentando eventuali camicie chiuse o cravatte strette attorno al collo. Poi bisogna fare in modo che i piedi dello svenuto siano a un livello più alto di quello del cuore. Se lo svenuto ha vomitato, infine, bisogna girarlo su un lato, per evitare che soffochi.

Quando la persona colpita da svenimento si è ripresa, deve restare sdraiata per ameno 10-15 minuti, possibilmente in un ambiente fresco e non rumoroso.

 

Svenimento, quando rivolgersi al proprio medico?

In caso di svenimento è sempre consigliato rivolgersi al proprio medico, soprattutto se gli svenimenti sono più di uno e se sono accompagnati da altri sintomi.

Ci sono situazioni, però, in cui è meglio recarsi direttamente al più vicino pronto soccorso per sottoporsi a dovuti accertamenti:

  • in caso di svenimento che fa seguito a una caduta,
  • quando la persona colpita è una donna incinta o una persona con più di 50 anni,
  • quando lo svenimento è associato a diabete,
  • quando è accompagnato da sintomi particolari come dolore persistente al petto, difficoltà di movimento e di parlare, battito cardiaco irregolare, convulsioni, perdita di controllo di vescica e intestino.

Tamarindo

Il tamarindo è il frutto della pianta Tamarindus Indica, che appartiene alla famiglia delle Fabaceae o Leguminosae. Originario dell’Africa, cresce anche in tutte le altre aree subtropicali del mondo: Sud America, Caraibi e Asia del Sud.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del tamarindo?

In 100 grammi di tamarindo c’è un apporto di circa 239 calorie. Nella stessa quantità sono inoltre presenti: C’è inoltre presenza di beta-carotene, acido tartarico e altri fitocomposti come limonene, gerniolo, acido cinnamico, safrolo, pirazina e metil saliciato.  

Quando non bisogna mangiare tamarindo?

Il consumo di tamarindo può avere interferenze con l’assunzione dell’aspirina e dell’ibuprofene.  

Quali sono i possibili benefici del tamarindo?

Il tamarindo viene utilizzato come lassativo, come digestivo e per essere un buon rimedio contro i problemi alfegatoe alla cistifellea. È inoltre consigliato per lenire la febbre, il raffreddamento, la nausea in gravidanza e, nei bambini, i vermi intestinali. Tra le molecole presenti in questo frutto ce ne sono alcune che esercitano un’azione antimicotica e antibatterica. Si ritiene che una di queste molecole sia ideale per trattare l’occhio secco per cui estratti di semi di questa pianta sono inseriti spesso in colliri. Le fibre contenute nel tamarindo aiutano a ridurre il colesterolo e l’intestino da sostanze cancerogene. Il potassio è utile per ridurre la pressione e controllare la frequenza cardiaca, mentre l’acido tartarico svolge funzione antiossidante, alla pari di molte proteine ugualmente presenti in questo frutto.  

Quali sono le controindicazioni del tamarindo?

Non si conoscono controindicazioni al consumo di tamarindo.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Tè chai

Il tè chai, o masala chai, è un’infusione tipica dell’India composta da tè nero e da varie spezie come cardamomo, cannella, chiodi di garofano, zenzero, pepe nero e pepe lungo. Lo si prepara in acqua bollente, e viene servito zuccherato e con l’aggiunta di latte.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del tè chai?

In una porzione di tè chai, equivalente a 14 grammi, c’è un apporto di circa 60 calorie, di cui 10 sotto forma di lipidi. Nella stessa quantità sono inoltre presenti:
  • 1 grammo di lipidi sotto forma di grassi saturi
  • 11 grammi di carboidrati, fra cui: 10 grammi di zuccheri disponibili e 1 grammo di fibre alimentari
  • 1 grammo di proteine
  • vitamina C
  • calcio
  • ferro
  • tracce di altri minerali.
Il tè chai è inoltre una fonte di caffeina.  

Quando non bisogna bere tè chai?

Il consumo di tè chai può interferire con l’assunzione di vari farmaci come l’adenosina, la cimetidina, alcuni antibiotici, il dipiridamolo, l’efedrina, gli estrogeni, il warfarin, gli antidiabetici e gli antidepressivi. In caso di dubbio meglio chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici del tè chai?

Al tè chai vengono riconosciuti effetti rivitalizzanti, antidepressivi e ansiolitici. Sembrerebbe essere inoltre in grado di agevolare la digestione e di rafforzare le difese immunitarie grazie alle sue proprietà antinfiammatorie. Aiuterebbe a proteggersi dalle malattie cardiovascolari e dai tumori e ridurrebbe i sintomi della sindrome premestruale. Ridurrebbe il rischio di diabete contribuendo a mantenere sotto controllo i livelli di zuccheri nel sangue. Tutti effetti che però, va precisato, non trovano al momento alcuna conferma scientifica.  

Quali sono le controindicazioni del tè chai?

Se non è nella versione decaffeinata, il tè chai può provocare insonnia, nausea, irrequietezza e anche capogiri. Essendo una miscela di spezie, questo tè viene sconsigliato durante la gravidanza e l’allattamento e viene considerato controindicato per chi soffre di reflusso gastroesofageo o di acidità gastrica, ulcere o colite ulcerosa.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Teobromina

Che cos’è la teobromina?

La teobromina è un alcaloide purinico che è presente soprattutto nei semi delle piante del cacao, oltre che nelle noci di cola e nelle foglie del tè.  

A che cosa serve la teobromina?

Alla teobromina sono attribuite varie proprietà e per questo viene inserita in vari tipi di integratori (anche energetici). Il primo impiego è per i suoi effetti stimolanti nei confronti del sistema nervoso centrale, in secondo luogo per le sue capacità cardiocinetiche e vasodilatatorie, soprattutto dei vasi coronarici. Le viene attribuita una blanda attività diuretica e sarebbe in grado di agire come sedativo di affezioni non gravi delle vie respiratorie superiori, in particolare come sedativo della tosse, e di aiutare a ridurre i sintomi dell’asma. Dal punto di vista dell’utilizzo topico, la teobromina viene utilizzata in varie creme per il trattamento delle adiposità localizzate.  

Possibili controindicazioni della teobromina

L’assunzione appropriata della teobromina viene considerata in linea di massima sicura e ben tollerata dalla maggior parte delle persone. Non bisogna comunque abusarne per via del suo effetto stimolante, per evitare il sorgere di sintomi come tremori, ansia, irrequietezza, aritmie, sudorazione, perdita di appetito, nausea, vomito e riduzione del sonno.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.