Maggiorana

La maggiorana, nome scientifico Origanum majorana, è un’erba aromatica che appartiene alla famiglia delle Labiatae. Per uso alimentare si usano le foglie e le estremità fiorite, che vengono raccolte all’inizio della fioritura e in seguito vengono essiccate.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della maggiorana?

In un cucchiaio di foglie essiccate di maggiorana c’è un apporto di circa 5 calorie. Nella stessa quantità sono inoltre presenti: Questa erba aromatica è inoltre una buona fonte di beta-carotene, beta-criptoxantina, luteina/zeaxantina e oli essenziali.  

Quando non bisogna consumare maggiorana?

Il consumo di maggiorana può in alcuni casi interferire con l’assunzione di litio. In presenza di dubbio è sempre meglio chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici della maggiorana?

La maggiorana assunta sotto forma di infuso può apportare benefici in presenza di nausea e flatulenza. La presenza di oli essenziali la rendono un alimento in grado di svolgere un’azione antibatterica di un certo peso. Buona viene considerata anche la sua azione antinfiammatoria, con particolare effetti positivi in caso di artrite reumatoide, artrosi e malattie infiammatorie intestinali. Buona anche la sua azione nell’alleviare i dolori mestruali e la leucorrea. Questa erba aromatica è infine una buona fonte di antiossidanti e di alleati della salute cardiovascolare, del sistema immunitario, delle ossa e dei denti.  

Quali sono le controindicazioni della maggiorana?

La maggiorana è considerata un alimento che non crea problemi di salute. Il suo consumo deve però essere oggetto di attenzione in caso di gravidanza o di menorragia.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Magnesio

Che cos’è il magnesio?

Il magnesio insieme a calcio, potassio, zolfo, clorosodiofosforo è uno dei minerali di cui l’organismo umano necessita in grandi quantità e per questo viene chiamato – insieme agli altri sei minerali – “macrominerale” o “macroelemento”. Solitamente in un organismo adulto ne sono presenti tra i 20 e i 28 grammi, concentrati soprattutto nello ossa (per il 60% circa), nei tessuti molli (39%) e nel sangue (1%). Il suo simbolo chimico è Mg.  

A che cosa serve il magnesio?

Il magnesio svolge molte funzioni nel nostro organismo. Tra le più importanti: partecipa al meccanismo della contrazione muscolare ed è indispensabile per l’azione di numerosi enzimi (è il cofattore di più di 300 enzimi che controllano processi molto diversi fra loro, dalla sintesi delle proteine al funzionamento dei muscoli, fino al controllo della glicemia e della pressione sanguigna). Partecipa inoltre allo sviluppo dell’osso ed è richiesto per la sintesi del DNA e dell’RNA. A livello terapeutico alcuni suoi sali vengono impiegati soprattutto per la loro azione locale sull’apparato digerente, come antiacidi e purgativi.  

In quali alimenti è presente il magnesio?

Il magnesio viene assunto nella dieta soprattutto con i vegetali. Particolarmente ricchi ne sono i vegetali a foglia verde, i legumi, la frutta secca, i semi e i cereali integrali. Per quanto riguarda la frutta ne sono una buona fonte le banane.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di magnesio?

Il fabbisogno giornaliero di magnesio nell’adulto è valutato in circa 10 mg ogni kg di peso corporeo.  

Quali conseguenze può determinare la carenza di magnesio?

La carenza di magnesio può comportare anormale eccitabilità muscolare e convulsioni, oltre a crampi,  intorpidimenti e aritmie, e può indurre una diminuzione dei livelli di calcio e di potassio nel sangue.  

Quali conseguenze può determinare un eccesso di magnesio?

L’assunzione di dosi eccessive di magnesio possono comportare diarreanausea e crampi addominali. Nei casi più gravi si possono avere adabbassamenti della pressione, arresto della peristalsi intestinale, depressione, letargia, debolezza muscolare e difficoltà respiratorie, fino ad arrivare all’arresto cardiaco.  

È vero che il magnesio può essere utile contro i crampi mestruali?

Sì, è vero. L’assunzione di preparazioni a base di magnesio (in fiale o bustine) per almeno una settimana prima dell’arrivo delle mestruazioni può aiutare a lenire i crampi mestruali che accompagnano il ciclo.

Mal di stomaco

Che cos’è il mal di stomaco?

Il mal di stomaco è un disturbo in genere collegato a una cattiva digestione o a condizioni di bruciore o acidità di stomaco.

Queste condizioni possono essere conseguenza di un’alimentazione troppo pesante o di un pasto troppo abbondante, dell’aver preso freddo durante la fase digestiva, di intolleranze o allergie alimentari o di situazioni di nervosismo o stress.

 

A quali altri sintomi si può accompagnare il mal di stomaco?

Oltre all’acidità e ai bruciori, il mal di stomaco spesso è collegato ad altri sintomi come la nausea, il vomito, l’alitosi, il gonfiore addominale.

 

Quali sono le cause del mal di stomaco?

Oltre a derivare da problemi di digestione occasionali, il mal di stomaco può anche essere causato da alcune patologie, tra le quali ci sono: colite, rettocolite ulcerosa, ernia iatale, malattia di Crohn, ragadi anali, sifilide, stitichezza o stipsi, tumore dell’ano.

 

Quali sono i rimedi contro il mal di stomaco?

Nella maggior parte dei casi il mal di stomaco può essere curato con semplici cambiamenti degli stili di vita, soprattutto alimentari e seguendo terapie a base di farmaci indicati dal medico: antiacidi se il dolore è associato a bruciore, antibiotici, analgesici o procinetici, questi ultimi adatti a favorire lo svuotamento gastrico.

 

Mal di stomaco, quando rivolgersi al proprio medico?

È bene rivolgersi al proprio medico quando il mal di stomaco può essere associato a una delle patologie a esso correlate, già in precedenza diagnosticata.

 

Area medica di riferimento per il mal di stomaco

In Humanitas Gavazzeni Bergamo l’area medica di riferimento per il mal di stomaco è l’Unità Operativa di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Meflochina

La meflochina è un farmaco antiparassitario, nello specifico antimalarico in quanto agisce uccidendo il parassita che provoca la malaria.  

A che cosa serve la meflochina?

La mefloclina viene utilizzata per curare la malaria e per prevenire questa malattia in vista di viaggi in Paesi del mondo in cui è endemica.  

Come si assume la meflochina?

La meflochina viene assunta per via orale sotto forma di compresse che devono essere ingerite insieme al cibo e a un bicchiere abbondante di acqua. Quando la si assume in via preventiva in caso di un viaggio in un Paese “a rischio” malaria, occorre prevedere una dose alla settimana a partire da 1-3 settimane prima della partenza e per 4 settimane dopo il rientro. In caso di presenza della malattia la posologia varia da situazione a situazione, da paziente a paziente.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di meflochina?

L’assunzione di meflochina può provocare l’insorgenza di vari effetti collaterali, tra cui: febbre, diarrea, nausea, vomito, dolori muscolari, aumento della sudorazione, sonnolenza, mal di testa. È importante rivolgersi a un medico nel caso in cui, a seguito di assunzione di questo principio attivo, si manifestano: pizzicore alle dita, feci chiare, urina scura, tremori, prurito, ittero, fiato corto, problemi della vista, rash cutaneo, dolore al petto, attacchi di panico.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di meflochina?

Quando viene assunta per trattare la malaria la meflochina può indurre vomito. Se questo accade a meno di mezz’ora dall’assunzione è necessario assumere un’altra dose. Se accade tra la mezz’ora e l’ora è necessario assumere di nuovo una mezza dose. Se si vomita ancora dopo la seconda volta è necessario rivolgersi a un medico. L’assunzione può rendere difficile la capacità di guidare automezzi e manovrare macchinari pericolosi. Prima di assumere meflochina è comunque sempre bene avvisare il proprio medico di:
  • presenza di allergie al principio attivo e ai suoi eccipienti, alla chinidina, al chinino o a qualsiasi altro farmaco
  • assunzione di medicinali, fitoterapici e integratori, soprattutto di anticoagulanti, antidepressivi, antistaminici, calcio antagonisti, betabloccanti, antidiabetici, antipsicotici, anticonvulsivanti, farmaci per problemi di stomaco e rifampin
  • assunzione nei 15 giorni precedenti di ketoconazolo o alofantrina
  • sofferenza attuale o passata di anemia, malattie epatiche, cardiache o oculistiche
  • gravidanza o allattamento al seno
  • necessità di sottoporsi a vaccinazioni.
 

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Mentolo

Che cos’è il mentolo?

Il mentolo è la sostanza che viene estratta dalle foglie delle piante del genere Mentha, nome scientifico Menta piperita. Si tratta di una sostanza che può essere prodotta anche attraverso sintesi chimica.  

A che cosa serve il mentolo?

Al mentolo vengono attribuite numerose proprietà, e per questo è uno degli ingredienti più presenti negli integratori alimentari. Nota è la sua capacità di favorire l’eliminazione dei gas intestinali e alleviare vari problemi del tratto gastrointestinale, compresi bruciore di stomaco, mal di stomaco, diarrea, nausea, vomito e crampi allo stomaco. Dotato di capacità antisettiche, cioè in grado di limitare le infezioni, viene spesso utilizzato come decongestionatore nasale. Viene inoltre inserito in molte creme per la sua validità come antiprurito e in vari oli utilizzati contro il mal di testa, mal di denti, dolori muscolari o dolori neuropatici.  

Possibili controindicazioni del mentolo?

L’assunzione di mentolo può provocare bruciore di stomaco o, se si è in presenza di diarrea, bruciore anale. Il suo consumo deve essere evitato da soggetti con ipersensibilità sospetta o accertata verso prodotti che lo contengono. In gravidanza o durante l’allattamento al seno non è consigliabile assumere integratori che lo contengono, anche se non sono del tutto note situazioni di insicurezza. Il consumo di questa sostanza può inoltre interferire con l’assunzione di farmaci come le ciclosporine, gli antiacidi e alcuni farmaci che vengono assimilati dal fegato.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Metadone

Il metadone è un narcotico che agisce sulle risposte del cervello e del sistema nervoso al dolore.  

A che cosa serve il metadone?

Il metadone viene utilizzato per alleviare il dolore grave di persone che hanno bisogno di assumere antidolorifici 24 ore su 24 e non possono assumere altri farmaci. In caso di dipendenza da droghe oppiacee si sfrutta il fatto che la sua assunzione produca effetti simili alla droga e previene la comparsa dei sintomi propri dell’astinenza, per agevolare i tentativi di disintossicazione dalle stese droghe.  

Come si assume il metadone?

Il metadone può essere assunto in vari modi: sotto forma di compresse, di compresse solubili o di soluzioni più o meno concentrate. Per il suo uso antidolorifico deve essere assunto ogni 8-12 ore. Il suo utilizzo per disintossicazione da droghe oppiacee è invece legato ai singoli casi, per quanto riguarda sia la frequenza sia la posologia. La posologia può essere modificata dal medico durante il trattamento. Una sua interruzione improvvisa può causare sintomi del tutto assimilabili a quelli dell’astinenza.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di metadone?

L’utilizzo del metadone può generare molti effetti collaterali. In particolare, si possono originari problemi di natura respiratoria in particolare nelle prime 72 ore di trattamento e ogni volta che se ne aumenta la dose. Tra gli altri effetti collaterali che si possono generare, ci sono: mal di testa, nausea, vomito, debolezza, perdita dell’appetito, mal di stomaco, sudorazione, problemi alla vista, insonnia, anomalie del ciclo mestruale, problemi nella sfera sessuale. È inoltre consigliabile rivolgersi al proprio medico nel caso in cui si manifestino: prurito, orticaria, convulsioni, rash, raucedine, gonfiore a volto, occhi, bocca, lingua e gola, difficoltà a deglutire, forte sonnolenza, allucinazioni.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di metadone?

Non bisogna per nessun motivo interrompere improvvisamente l’assunzione di metadone. Il suo dosaggio deve essere eventualmente ridotto gradualmente secondo le indicazioni del medico. Dal momento che può provocare sonnolenza o capogiri, il suo uso può compromettere la capacità di guidare mezzi motorizzati o manovrare macchinari pericolosi. Il suo uso può causare costipazione per cui possono essere messi in campo opportuni accorgimenti alimentari per contrastarla. Prima di sottoporsi a un trattamento è importante avvisare il medico di varie situazioni che potrebbero contrastare con l’uso di questo principio attivo, tra cui:
  • allergie al principi attivo, ai suoi eccipienti o ad altri farmaci
  • assunzione di altri medicinali, fitoterapici o integratori
  • assunzione di MAO inibitori, anche se interrotta da 2 settimane
  • interventi chirurgici subiti in precedenza o malattie che modifichino il transito dell’intestino nell’apparato digerente
  • gravidanza o allattamento al seno.
 

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Metformina

La metformina è un farmaco antidiabetico ipoglicemizzante, che agisce modulando il metabolismo degli zuccheri e garantendo un buon controllo della glicemia basale e di quella post-prandiale. Contribuisce a ridurre il rischio di incorrere in episodi di ipoglicemia.  

A che cosa serve la metformina?

La Metformina viene utilizzata per trattare il diabete mellito non insulino-dipendente, diabete di tipo 2. A tal fine può essere somministrata sia da sola sia in combinazione con altri farmaci  

Come si assume la metformina?

La metformina viene somministrata sotto forma di compresse, dunque per via orale.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di metformina?

La metformina è in genere ben tollerata. Può però essere associata a effetti collaterali come nausea, diarrea, vomito, perdita dell’appetito, dolori addominali. Più raramente possono insorgere altri sintomi come reazioni allergiche dermatologiche, alterazioni della percezione del gusto, alterazioni relative all’assorbimento della vitamina B12.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di metformina?

L’assunzione di metformina è controindicata in presenza di allergia al principio attivo o ai suoi eccipienti. Deve essere evitata da pazienti che soffrano di chetoacidosi diabetica, pre-coma diabetico, insufficienza renale o disfunzione renale, disidratazione, insufficienze cardiaca, insufficienza respiratoria, insufficienza epatica. Non risulta essere pericolosa durante la gravidanza ma la sua assunzione deve assolutamente essere evitata durante l’allattamento al seno perché il principio attivo in questione potrebbe essere trasmesso al neonato attraverso il latte materno e provocando effetti collaterali pericolosi per la salute dello stesso bambino.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Metilsulfonilmetano

Che cos’è il metilsulfonilmetano?

Il metilsulfonilmetano è una molecola che è presente negli organismi viventi e che può essere anche sintetizzata in laboratorio.  

A che cosa serve il metilsulfonilmetano?

Il metilsulfonilmetano fornisce all’organismo lo zolfo che gli è necessario per la produzione di altre molecole. Viene utilizzato per combattere il dolore cronico e le infiammazioni, il diabete di tipo 2, i disturbi del fegato, l’Alzheimer e le malattie autoimmuni. Si sostiene inoltre che sia efficace contro emorroidi, artrosi, rosacea e danni ai muscoli derivanti dall’attività fisica. Non risultano però claim approvati dall’Efsa – l’Autorità europea per la sicurezza alimentare – che certifichino alcun beneficio derivante dalla sua assunzione.  

Possibili controindicazioni del metilsulfonilmetano

Non si conoscono possibili interazioni tra il consumo di metilsulfonilmetano e l’assunzione di farmaci o altre sostanze. Se assunto per via orale per più di tre mesi, sembra però essere in grado di scatenare diarrea, gonfiore, nausea, mal di testa, affaticamento, prurito o insonnia, oltre che aggravare i sintomi delle allergie. In caso di gravidanza o allattamento al seno prima di assumerlo è consigliabile rivolgersi al proprio medico o al pediatra.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Molibdeno

Che cos’è il molibdeno?

Il molibdeno è un minerale presente in piccole quantità nell’organismo umano, circa 9 grammi, concentrati soprattutto nel fegato. Il simbolo chimico del molibdeno è Mo.  

A che cosa serve il molibdeno?

Il molibdeno è coinvolto nella produzione degli enzimi che portano alla formazione di acido urico.  

In quali alimenti è presente il molibdeno?

Il molibdeno è contenuto nelle frattaglie, nei legumi e nei cereali, oltre che in latte e formaggi, frutta secca e vegetali a foglia verde. L’apporto derivante dagli alimenti di origine vegetale dipende molto dalla presenza del minerale nel suolo su cui sono stati coltivati. Il molibdeno è presente in quantità variabili anche nell’acqua.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di molibdeno?

Non esiste una dose giornaliera raccomandata di molibdeno; per gli adulti si considera però adeguato un apporto giornaliero compreso tra i 50 e i 100 μg.  

Quali conseguenze può determinare la carenza di molibdeno?

Alla mancanza di molibdeno, che è un fenomeno molto raro, sono associate condizioni come irritabilità, tachicardia, cecità notturna, danni cerebrali. Altri problemi derivanti da una carenza di questo molibdeno includono tachicardiatachipneamal di testanauseavomito e coma.  

Quali conseguenze può determinare l’eccesso di molibdeno?

Un’assunzione eccessiva di molibdeno provoca l’aumento della concentrazione ematica e urinaria di acido urico (sintomi simili a quelli della gotta), oltre a problemi all’apparato gastrointestinale, al fegato, ai reni e a carenze di rame.  

È vero che il molibdeno protegge dai tumori?

Sebbene sia noto che la presenza di molibdeno nel terreno prevenga la formazione nei cibi di origine vegetale delle nitrosamine, che sono composti associati alla comparsa del cancro, ciò non significa che l’assunzione di questo minerale aiuti a prevenire lo sviluppo dei tumori.

Nichel

Che cos’è il nichel?

Il nichel – noto anche come nikel o nichelio – è un elemento presente nell’organismo in piccole quantità, e per questo chiamato anche “microelemento” o “microcostituente”, pari a circa 1 mg totale. Si trova concentrato soprattutto in ossa, pancreassaliva. Il simbolo chimico del nichel è Ni.  

A che cosa serve il nichel?

All’interno dell’organismo umano il nichel attiva alcuni enzimi e facilita l’assorbimento del ferro presente negli alimenti. Alcuni studi hanno messo in evidenza un suo coinvolgimento nel metabolismo degli ormoni, del glucosio e dei lipidi e nel mantenimento dell’integrità delle membrane cellulari. I composti del nichel non trovano impiego in medicina in quanto velenosi.  

In quali alimenti è presente il nichel?

Tra gli alimenti più ricchi di nichel ci sono i cereali, i semi, il grano saraceno e i frutti di mare, oltre al cavolo, al pomodoro, ai fagioli e ad altri legumi (le quantità presenti nei cibi di origine vegetale dipendono molto dal terreno su cui vengono coltivati). Anche il cioccolato è incluso tra le fonti principali di nichel (che si trova nei grassi vegetali idrogenati: il nichel viene infatti impiegato per la loro produzione).  

Qual è il fabbisogno giornaliero di nichel?

Il fabbisogno giornaliero di nichel – che risulta sempre coperto dalla dieta – è di circa 100 microgrammi.  

Quali conseguenze determina la carenza di nichel?

A oggi non sono note sindromi da carenza di nichel. Si ritiene comunque che la carenza di questo minerale possa comportare insufficienza epatica, problemi di crescita, problemi all’apparato riproduttivo, alterazioni del colore della pelle e peggioramento di anemie preesistenti.  

Quali conseguenze determina un eccesso di nichel?

Un eccesso di nichel può portare ad avvelenamento. I sintomi principali possono essere nauseavomitomal di testa e vertigini, difficoltà respiratorie, tosse e dolori al toracerash cutanei.  

È vero che l’allergia al nichel fa ingrassare?

No, non è vero. I soggetti allergici al nichel hanno a che fare con evidenti gonfiori (che sono cosa diversa dall’ingrassare), per risolvere o limitare i quali è necessario provvedere a eliminare dalla dieta i cibi che contengono questo minerale.

Nifedipina

La nifedipina è un farmaco calcio antagonista con cui è possibile rilassare i vasi sanguigni in modo tale da ridurre il carico di lavoro cui è sottoposto il cuore. Un altro suo effetto è quello di aumentare l’apporto di sangue e quindi di ossigeno al cuore.  

A che cosa serve la nifedipina?

La nifedipina viene utilizzata per controllare i dolori toracici propri dell’angina e per trattare la pressione del petto. In alcune circostanze può essere utilizzata in caso di parto pretermine o anche per trattare il fenomeno di Raybaud.  

Come si assume la nifedipina?

La nifedipina in genere viene assunta per via orale, sotto forma di compresso o capsule, 3 o 4 volte al giorno. Ne esistono però anche versioni a rilascio prolungato, che devono essere assunte una sola volta al giorno, prima dei pasti o due ore dopo, comunque sempre a stomaco vuoto. In genere il medico prescrive inizialmente una dose bassa per aumentarla nel tempo in base alle necessità.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di nifedipina?

Tra gli effetti collaterali che possono essere collegati all’assunzione di nifedipina ci sono: mal di testa, capogiri, nausea, bruciori di stomaco, sensazioni di calore, crampi muscolari, costipazione, battito cardiaco accelerato, tosse e difficoltà a livello sessuale. È consigliabile rivolgersi subito al proprio medico quando si presentano sintomi come:  

Quali sono le controindicazioni all’uso di nifedipina?

L’assunzione di nifedipina può interagire con il consumo di pompelmo, sia come frutto sia sotto forma di succo. Meglio quindi evitare di consumare pompelmo fin da tre giorni prima di assumere questo farmaco. Prima di assumere nifedipina, inoltre, è necessario informare il proprio medico:
  • della presenza di allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti o ad altri farmaci
  • dell’assunzione di medicinali, dei fitoterapici e degli integratori assunti, citando in particolare acarbosio, anticoagulanti, antifungini, betabloccanti, carbamazepina, cimetidina, digossina, diltiazem, doxazosina, eritromicina, fentanil, farmaci contro l’HIV, metformina, nefazodone, fenobarbital, fenitoina, chinidina, quinupristin e dalfopristin, rifampin, rifapentina, tacrolimus, acido valproico, verapamil ed erba di San Giovanni
  • se si soffre o si è sofferto di: restringimenti o occlusioni dell’apparato digerente o di altri disturbi che provocano il rallentamento del transito del cibo; malattie cardiache, renali o epatiche; se si è avuto un infarto nelle due settimane precedenti; meningite, tripanosomiasi o disturbi che alterano il funzionamento del sistema immunitario
  • di presenza di gravidanza o allattamento.
Chirurghi e dentisti devono essere avvisati di un trattamento di nifedipina in corso.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico.

Nimesulide

La nimesulide è un sulfanilide che appartiene al gruppo dei farmaci antifiammatori/antireumatici non steroidei (FANS). Ha la capacità di ridurre le infiammazioni inibendo le funzioni dei globuli bianchi e la sintesi delle prostaglandine.  

A che cosa serve la nimesulide?

La nimesulide viene utilizzata per trattare il dolore acuto dovuto a osteoartrosi, attacchi acuti di gotta, dolore neoplastico o dolori acuti legati a disturbi ginecologici, come ad esempio nella dismenorrea.  

Come si assume la nimesulide?

La nimesulide si assume per via orale, in forma di compresse o granulato, e per via rettale, sotto forma di supposte.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di nimesulide?

In genere i trattamenti di breve durata e a dosi contenute a base di nimesulide sono ben tollerati. Possono però presentarsi sintomi ed effetti indesiderati che possono essere riconducibili all’assunzione di questo antifiammatorio:  

Quali sono le controindicazioni all’uso di nimesulide?

I trattamenti a base di nimesulide devono essere di breve durata e devono essere ben monitorati in caso di pazienti con problematiche epatiche, gastrointestinali o renali. La sua assunzione è controindicata in tutto il periodo della gravidanza per non rischiare di compromettere il corretto sviluppo embrionale e fetale, soprattutto dal punto di vista dell’apparato respiratorio e cardiovascolare. Infine, può interferire con altri farmaci come:
  • diuretici, che aumentano la sua tossicità renale
  • anticoagulanti, che aumentano il rischio di sanguinamento
  • farmaci che aumentano la motilità gastrica, che possono influire sul grado di assorbimento di questo principio attivo
  • analgesici oppioidi che potrebbero aumentarne gli effetti analgesici.
 

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Nitroglicerina

La nitroglicerina è un farmaco cardiovascolare che agisce sui vasi sanguigni, rilassandoli, favorendo lo scorrimento del sangue e riducendo così lo sforzo del cuore e di conseguenza la quantità di ossigeno di cui questo ha bisogno.  

A che cosa serve la nitroglicerina?

La nitroglicerina viene utilizzata per trattare la pressione alta nel corso degli interventi chirurgici, in caso di scompenso cardiaco congestizio collegato a un infarto o per trattare alcuni tipi di dolore al torace.  

Come si assume la nitroglicerina?

La nitroglicerina può essere somministrata per via orale, sotto forma di compresse, capsule o spray, mediante iniezione direttamente in vena, per via rettale, sotto forma di pomata, o per via transdermica, sotto forma di pomata o di cerotti.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di nitroglicerina?

L’assunzione di nitroglicerina può generare mal di testa o capogiri. È necessario rivolgersi al più presto a un medico se dovessero presentarsi effetti come: rash, prurito, orticaria, gonfiore di volto, bocca, labbra o lingua, difficoltà respiratorie, svenimenti, vista appannata, secchezza delle fauci, forte sudorazione, battito cardiaco accelerato o irregolare, nausea o vomito persistenti, stanchezza.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di nitroglicerina?

L’assunzione di nitroglicerina insieme ad altri medicinali può risultare altamente tossica. Non deve essere assunta in caso di ictus o emorragie cerebrali, problemi nel flusso del sangue verso il cuore o se si stanno assumendo altri medicinali come avanafil, riociguat, sildenafil, tadalafil o vardenafil. L’assunzione di questo principio attivo può rendere più difficoltosa la guida di automezzi o la manovra di macchinari pericolosi, soprattutto se assunta insieme ad alcolici o ad altri medicinali. Prima di un trattamento a base di questo farmaco cardiovascolare è importante informare il medico di:
  • presenza di allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri farmaci o a qualsiasi alimento
  • cure in corso con farmaci, fitoterapici e integratori, in particolare con avafanil, betablocanti, calcio antagonisti, diuretici, farmaci contro la pressione alta, fenotiazine, riociguat, sildenafil, tadalafil, vardenafil, salicilati, nitrati a lunga azione, alteplase o eparina
  • sofferenza attuale o passata di patologie come ipertiroidismo, problemi cardiaci, ictus o emorragie cerebrali, anemia, traumi cronici, disidratazione, pressione bassa
  • dipendenza da alcolici
  • stato di gravidanza a di allattamento al seno.
Medici, dentisti e chirurghi devono essere sempre avvisati di un’eventuale cura in corso a base di nitroglicerina.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Occhi arrossati

Che cosa sono gli occhi arrossati?

La situazione di occhi arrossati dipende dalla dilatazione dei vasi sanguigni presenti nella sclera, la parte bianca dell’occhio. A volte si tratta di una condizione che si risolve da sé senza lasciare conseguenze, in altri casi però, soprattutto quelli in cui l’arrossamento degli occhi si associa ad altri sintomi, può essere indicazione dell’esistenza di una vera e propria patologia.  

Quali altri sintomi possono essere associati agli occhi arrossati?

In alcune circostanze, come ad esempio quando sono provocati dalla presenza di un’infezione, gli occhi arrossati possono essere associati ad altri sintomi come problemi alla vista, prurito o dolore agli occhi, secrezione di liquidi verdognoli o giallastri dagli occhi, mal di testa, nausea, fotofobia.  

Quali sono le cause degli occhi arrossati?

Gli occhi arrossati possono avere varie cause. Tra le cause esterne sono da ricomprese l’aria secca, la presenza di polvere, un’esposizione eccessiva al sole, il sottoporsi a fatiche e sforzi particolarmente intensi. Il rossore agli occhi può essere anche provocato dalla presenza di corpi estranei nell’occhio o da traumi o lesioni subiti agli occhi, compresi quelli derivanti dall’uso di lenti a contatto. A volte gli occhi si possono arrossare anche in seguito a uno o più colpi di tosse particolarmente violenti, che possano provocare una piccola emorragia al di sotto della congiuntiva. Tra le cause interne ci sono varie patologie, tra le quali: allergie da contatto e respiratorie, calazio, cefalea, cheratocono, congiuntivite, glaucoma, orzaiolo, pertosse, presbiopia, rosacea, sindrome dell’occhio secco, ulcera corneale e uveite.  

Quali sono i rimedi contro gli occhi arrossati?

Quando gli occhi arrossati sono conseguenza di uno sforzo, la cura giusta è quella di cercare di riposare. Se questo disturbo è invece causato da una malattia o da un’infezione il medico può disporre un trattamento a base di colliri contenenti antibiotici o, nei casi più articolati, specifiche cure farmacologiche.  

Occhi arrossati, quando rivolgersi al proprio medico?

Se l’arrossamento agli occhi perdura da più di due giorni o se è associato ai sintomi sopra elencati è bene rivolgersi al proprio medico di fiducia. Il medico deve essere informato della situazione legata agli occhi anche nel caso in cui si stia osservando una terapia a base di farmaci anticoagulanti. È meglio rivolgersi al pronto soccorso, invece, se l’arrossamento è provocato dalla presenza di un corpo estraneo nell’occhio.  

Aree mediche di riferimento per gli occhi arrossati

In Humanitas a Bergamo le aree mediche di riferimento per gli occhi arrossati sono l’Ambulatorio di Oculistica di Humanitas Gavazzeni e il Centro Oculistico di Humanitas Castelli.  

Olio di fegato di merluzzo

Che cos’è l’olio di fegato di merluzzo?

L’olio di fegato di merluzzo viene ottenuto utilizzando il fegato fresco di pesci che appartengono al genere Gadus.  

A che cosa serve l’olio di fegato di merluzzo?

All’olio di fegato di merluzzo sono riconosciute proprietà antidolorifiche, antinfiammatorie e anticoagulanti grazie alla sua ricchezza di grassi polinsaturi, in particolare di omega 3. Ne viene quindi consigliato l’uso quando si tratti di combattere trigliceridi o colesterolo alti, quando si sia in presenza di problemi renali associati a diabete, in caso di pressione alta o di malattie cardiache, di depressione, artrosi, glaucoma, lupus erimatoso sistemico e otite media. L’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare non ha approvato alcun claim che giustifichi l’utilizzo di questo olio per favorire la riduzione dei trigliceridi nel sangue e i livelli di proteine nelle urine in presenza di problemi renali associabili alla presenza di diabete. La stessa Efsa ha rifiutato, inoltre, le proposte di claim che vorrebbero dichiarare che questo olio è utile per articolazioni e pelle.  

Possibili controindicazioni dell’olio di fegato di merluzzo?

L’assunzione di olio di fegato di merluzzo può rendere più forti gli effetti dovuti all’assunzione di farmaci antigoagulanti, antipertensivi e antiaggreganti. In presenza di dubbi meglio chiedere consiglio al proprio medico. L’utilizzo di questo olio di origine animale può provocare l’insorgenza di vari effetti collaterali come bruciori di stomaci, eruttazioni, alito cattivo e perdita di sangue dal naso. Effetti che possono essere mitigati se l’olio viene ingerito durante i pasti. Se assunto in dosi eccessive, può provocare emorragie, nausea e feci molli, oltre a causare un accumulo eccessivo di vitamina A e vitamina D.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Olio di ricino (integratore alimentare)

Che cos’è l’olio di ricino?

L’olio di ricino viene ottenuto di semi del Ricinus communis, una pianta che appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae.  

A che cosa serve l’olio di ricino?

L’olio di ricino è capace di aumentare i movimenti dell’intestino e per questo è considerato un forte lassativo. Viene utilizzato per trattare la costipazione – oltre che per ridurre il vomito –, ma il suo effetto è talmente potente che negli ultimi anni il suo uso si è molto ridotto a favore di altri prodotti efficaci. L’Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare non ha inoltre approvato alcun claim che certifichi proprietà o benefici collegati a questo integratore.  

Possibili controindicazioni dell’olio di ricino

L’assunzione di olio di ricino può provocare vari effetti collaterali come crampi o dolori a stomaco o intestino, debolezza, nausea o diarrea. Prima di assumerlo è bene consultare il proprio medico, soprattutto in presenza di:
  • appendicite o sintomi di appendicite
  • emorragie rettali
  • blocco intestinale o alterazioni improvvise della funzionalità intestinale di durata superiore alle due settimane.
Non sembrano esserci controindicazioni all’assunzione di quest’olio durante l’allattamento al seno, meglio comunque sempre chiedere consiglio al proprio medico. Questo olio non deve comunque essere consumato dai bambini con meno di 10 anni. Negli adulti con più di 60 anni l’utilizzo troppo protratto nel tempo potrebbe contribuire ad accentuare i problemi intestinali di cui si soffre.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Omeprazolo

L’omeprazolo è un farmaco inibitore della pompa protonica che agisce riducendo la produzione di succhi acidi nello stomaco.  

A che cosa serve l’omeprazolo?

L’omeprazolo, da solo o combinato con altri farmaci, viene prescritto principalmente per ridurre i sintomi e aiutare l’esofago a guarire o prevenire ulteriori danni in presenza di reflusso gastroesofageo. Può essere inoltre indicato dal medico in caso di ulcere – anche quelle associate a infezioni da Helicobacter pylori – o di disturbi provocati da un’eccessiva produzione da parte dello stomaco di acidi, come in presenza di sindrome di Zollinger-Ellison. Inifine può essere assunto in caso di attacchi di bruciore di stomaco che si presentino con una frequenza maggiore alle due volte la settimana. In questo caso il suo effetto tende a partire da 1 a 4 giorni dall’assunzione.  

Come si assume l’omeprazolo?

L’omeprazolo viene assunto per via orale, sotto forma di compresse, capsule o di granuli per sospensioni a rilascio ritardato. In caso di bruciore di stomaco è da prevedersi l’assunzione di una dose al giorno al mattino, almeno un’ora prima della colazione, per 14 giorni consecutivi con eventuale ripetizione ogni quattro mesi ove il problema permanga. In presenza di reflusso gastroesofageo e di ulcere, sempre su indicazione del medico, può essere prevista l’assunzione da una a tre dosi al giorno almeno un’ora prima dei pasti.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di omeprazolo?

L’assunzione di omeprazolo in dosi elevate e in trattamenti che si protraggono oltre l’anno può contribuire ad aumentare il rischio di frattura del polso, dell’anca o della colonna vertebrale, oltre che indebolire le pareti dello stomaco. Tra gli effetti procurati dal suo utilizzo possono inoltre esserci: nausea, vomito, mal di testa, formazione di gas e costipazione. È bene rivolgersi al proprio medico nel caso in cui all’assunzione di omeprazolo facciano seguito: capogiri, convulsioni, battito cardiaco irregolare, veloce o pesante, diarrea, febbre, difficoltà a deglutire, difficoltà a respirare, gonfiori di lingua, gola, volte, labbra, occhi, mani, polpacci, caviglie o piedi, mal di stomaco, prurito, orticaria, spasmi muscolari, rash, tremori incontrollabili, stanchezza eccessiva.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di omeprazolo?

L’assunzione di omeprazolo può non essere indicata in caso di:
  • allergie a questo farmaco o ad altri farmaci
  • assunzione di altri farmaci, fitoterapici e integratori come, ad esempio, antibiotici, anticoagulanti, diuretici, antimicotici, integratori di ferro
  • presenza di bassi livelli di magnesio nel sangue
  • presenza di malattie epatiche (del fegato)
  • in caso di gravidanza e allattamento al seno.
 

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Ormoni

Che cosa sono gli ormoni?

I farmaci a base di ormoni servono a riprodurre gli effetti degli ormoni prodotti in via naturale dall’organismo e vengono utilizzati quando questa produzione risulta essere insufficiente. Possono essere suddivisi in:
  • alcuni farmaci diabetici a base di glucagone (quando i livelli ematici di glucosio devono essere aumentati velocemente) e insulina (per tenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue)
  • i contraccettivi ormonali, che possono impedire l’ovulazione (progestinici) o impedire la produzione di ovuli (progestinici abbinati a estrogeni)
  • gli estrogeni, usati per diminuire gli effetti della menopausa
  • il medroxiprogesterone, usato per ridurre i disturbi mestruali
  • gli steroidi, utilizzati contro allergie, punture di insetto, eczemi e malattie infiammatorie come l’asma o l’artrite
  • i farmaci per la tiroide, indicati in situazioni di ipotiroidismo.
 

Come si assumono gli ormoni?

Gli ormoni sono a disposizione sotto forma di compresse, spray, soluzioni per iniezioni, cerotti transdermici, anelli vaginali e dispositivi intrauterini. Il loro uso deve essere sempre essere vincolato alla presenza di una prescrizione medica.  

Controindicazioni gli ormoni?

Ogni farmaco a base di ormone può generare effetti indesiderati.
  • l’insulina può generare, tra l’altro, ipoglicemia, edema, gonfiori addominali, annebbiamento della vista, reazioni allergiche
  • il glucagone può associarsi a nausea, vomito, ipoglicemia, ipopotassemia
  • i contraccettivi ormonali possono provocare nausea, gonfiore, mastodinia, aumento di peso, calo del desiderio sessuale
  • gli steroidi possono generare aumento di peso, acne, debolezza muscolare, aumento della sensibilità alle infezioni, cambiamenti d’umore, rallentamento della crescita nei bambini. Quando assunti per via orale possono causare diabete, glaucoma, pressione alta e osteoporosi. Se iniettati possono essere causa di tachicardia, insonnia, problemi allo stomaco, cambi d’umore
  • i farmaci della tiroide, in casi rari possono provocare mal di testa, insonnia, vomito, diarrea, febbre, perdita di peso, sudorazione eccessiva, aumento della frequenza cardiaca, irregolarità mestruali.
 

I principali ormoni

Leggi gli approfondimenti: Altri principali ormoni sono:
  • Aminoglutetimide
  • Clorotrianisene
  • Coriogonadotropina alfa
  • Darbepoetina alfa
  • Desogestrel
  • Dietilstilbestrolo
  • Dinoprostone
  • Estriolo
  • Estrone
  • Etinil estradiolo
  • Follitropina alfa
  • Follitropina beta
  • Idrossiprogesterone
  • Istrelina
  • Lanreotide
  • Liotironina
  • Lutropina alfa
  • Medrossiprogesterone
  • Megastrolo
  • Menotropina
  • Mestranolo
  • Metiltestosterone
  • Mifepristone
  • Nafarelin
  • Norgestrel
  • Octreotide
  • Ormone paratiroideo
  • Oximetolone
  • Quinestrolo
  • Somatropina
  • Ulipistral
  • Urofollitropina.

Ossido nitrico

Che cos’è l’ossido nitrico?

L’ossido nitrico è un gas che viene prodotto dal nostro organismo per consentire la comunicazione tra le cellule.  

A che cosa serve l’ossido nitrico?

L’ossido nitrico nel nostro organismo ha la funzione di controllare la circolazione del sangue e altre funzioni regolate da cervello, polmoni, fegato, reni, stomaco, muscoli e altre strutture. Si occupa anche di regolare il rilascio di ormoni e neurotrasmettitori come l’adrenalina. La sua assunzione attraverso integratori alimentari – cioè integratori che sono a base dei suoi precursori arginina e citrullina – viene indicata per aumentare la crescita dei muscoli e migliorare il flusso di sangue verso questi, oltre che per ridurre i tempi di recupero dallo sforzo fisico. Al momento mancano però prove scientifiche che attestino la capacità di questo acido di contribuire al miglioramento delle performance atletiche.  

Possibili controindicazioni dell’ossido nitrico?

Gli integratori a base di ossido nitrico sono in realtà integratori a base di arginina e citrullina, le controindicazioni riguardano quindi questi due precursori. L’arginina, in particolare, può provocare debolezza, nausea ed episodi di diarrea. Prima di assumere integratori di questo tipo è bene comunque chiedere consiglio al proprio medico, soprattutto se si soffre di problemi cardiovascolari o che riguardano nello specifico la pressione sanguigna.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Ossitropio

L’ossitropio è un farmaco broncodilatatore (appartenente alla categoria dei farmaci dell’apparato respiratorio) che agisce sulla muscolatura bronchiale e bronchiolare, contrastando le stimolazioni causate da eventi patologici che colpiscono le vie respiratorie contribuendo a ripristinare il normale funzionamento delle vie aeree. Ha una breve durata d’azione e un basso assorbimento sistemico.  

A che cosa serve l’ossitropio?

L’ossitropio viene utilizzato per trattare alcune malattie delle vie respiratorie come l’asma bronchiale e la broncopneumopatia cronica ostruttiva con componente asmatica.  

Come si assume l’ossitropio?

L’ossitropo viene somministrato per via inalatoria sotto forma di bromuro.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di ossitropio?

L’uso di ossitropo provoca vari effetti collaterali, tra cui: tosse, broncospasmo, nausea, secchezza di bocca, mucosa nasale e occhi, tachicardia, palpitazioni, fibrillazione atriale, ritenzione urinaria, vertigini, impotenza, vomito, dolori addominali, costipazione, rash cutaneo, orticaria, glaucoma.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di ossitropio?

L’assunzione di ossitropio deve essere tenuta sotto controllo:
  • quando si stanno assumendo altri farmaci anticolinergici, per non rischiare di aumentare l’effetto colinergico
  • quando si è coronaropatici o cardiopatici
  • in gravidanza o quando si allatta al seno.
Nei pazienti affetti da rinite secca, sindrome di Sjögren o cheratocongiuntivite secca, l‘assunzione di questo farmaco può peggiorare, anche se solo transitoriamente, la secchezza degli occhi e della mucosa orale e nasale.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.