Acetosella

L’acetosella, nome scientifico Oxalis acetosella, è una pianta perenne erbacea che appartiene alla famiglia delle Oxalidaceae. Viene coltivata in Europa, Asia e America del Nord, nelle aree contraddistinte da un clima temperato e temperato-freddo. In Italia viene coltivata su tutto il territorio esclusi i litorali e le isole.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dell’acetosella?

In 100 grammi di acetosella c’è un apporto di 30 calorie. Nella stessa quantità sono inoltre presenti: L’acetosella è inoltre una buona fonte di antocianidine e di altri flavonoidi.  

Quando non bisogna mangiare acetosella?

Non si conoscono interazioni tra il consumo di acetosella e l’assunzione di farmaci o di altre sostanze.  

Quali sono i possibili benefici dell’acetosella?

Le foglie di acetosella, che possono essere anche masticate crude, hanno proprietà diuretiche, depurative, astringenti, decongestionanti, rinfrescanti e febbrifughe. Possono essere anche utili per disinfettare piccole ferite presenti nel cavo orale Proprietà depurative sono riconosciute anche al loro infuso, che è considerato anche dissetante. La presenza di vitamine e minerali la rendono utile per il buon funzionamento del metabolismo.  

Quali sono le controindicazioni dell’acetosella?

L’acetosella contiene acido ossalico in gran quantità, per cui il suo consumo non e consigliabile in quantità elevate per non incorrere nella formazione di calcoli renali. Il suo consumo, inoltre, è per questo sconsigliato a chi soffre di problemi renali o alle vie biliari. Può inoltre non essere un alimento adatto in caso di gotta, di disturbi epatici o della coagulazione e di ulcere o di altri problemi gastrointestinali. Se assunta in dosi eccessive può essere causa di diarrea, nausea, irritazioni gastrointestinali, reazioni cutanee, gonfiori di bocca, lingua e gola, danni agli occhi e ai reni.  

Avvertenze

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Aciclovir

Aciclovir è un farmaco antivirale che agisce sul DNA del virus impedendone la replicazione senza interferire sulla duplicazione del DNA umano.  

A che cosa serve l’aciclovir?

Aciclovir è impiegato in varie situazioni:
  • per trattare le infezioni da herpes simplex non genitale (di tipo 1) e genitale (di tipo 2)
  • per sopprimere le recidive da herpes simplex nei pazienti immunocompetenti
  • nella profilassi delle infezioni da herpes simplex nei pazienti immunocompromessi
  • per trattare la varicella e l’herpes zoster.
 

Come si assume l’aciclovir?

Aciclovir può essere assunto per via orale, per via endovenosa o per via topica, sotto forma di pomata (ad esempio per curare l’herpes labiale).  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di aciclovir?

L’assunzione di aciclovir può produrre: Anche se di rado, possono prodursi orticaria e perdita dei capelli. Più rari sono inoltre effetti come: disturbi a carico del sistema immunitario, anafilassi, dispnea e angioderma. Tra agli effetti molto rari si registrano, tra gli altri: ittero, epatite, dolori renali, insufficienza renale, anemia, leucopenia, tremore, atassia, disartria, allucinazioni, encefalopatia, convulsioni, coma.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di aciclovir?

Quando somministrato velocemente o ad alte dosi, oppure quando il paziente soffre già di un’alterata funzione renale, l’aciclovir può generare una sofferenza a livello renale. Per questo, tale farmaco non deve essere somministrato per endovena con infusioni rapide e prima dell’assunzione è necessario controllare i parametri di funzionalità renale del paziente. In caso di gravidanza è sempre meglio chiedere consiglio al medico, che valuterà rischi e benefici dell’assunzione. Durante l’allattamento al seno l’assunzione richiede grande cautela perché il principio attivo di questo farmaco si concentra fortemente nel latte materno.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Acido acetilsalicilico

L’acido acetilsalicilico è un principio attivo derivato acetilato dell’acido salicilico con proprietà antinfiammatorie, analgesiche e antipiretiche.  

A che cosa serve l’acido acetilsalicilico?

L’acido acetilsalicilico viene utilizzato per trattare dolori di lieve entità come mal di denti, emicrania, dismenorrea, mialgie. Viene inoltre utilizzato per curare le malattie infiammatorie croniche e acute, come ad esempio l’artrite reumatoide, e per lenire i sintomi degli stati febbrili o delle sindromi influenzali o da raffreddamento.  

Come si assume l’acido acetilsalicilico?

L’acido acetilsalicilico può essere assunto per via orale, sotto forma di compresse e sospensione o per iniezione.  

Quali effetti collaterali ha l’acido acetilsalicilico?

L’assunzione di acido acetilsalicilico può provocare il sorgere di vari effetti collaterali, la cui intensità può variare a seconda dello stato di salute del soggetto che ne fa uso, al dosaggio e alla durata della terapia. I disturbi generati possono essere:
  • intestinali, come bruciore di stomaco, nausea, vomito, stipsi, nei casi più gravi emorragie
  • ematologici, come perdita della capacità di coagularsi del sangue, pancitopenia
  • dell’apparato genitale e urinario, come il deterioramento della funzionalità dei reni
  • dermatologici, come rash, dermatiti, eritema nodoso, nei casi più gravi reazioni bollose
  • sensoriali, come oftalmopatie o calo dell’udito
  • metabolici, come alterazioni a carico del metabolismo glucidico
  • centrali, come insonnia, sonnolenza, cefalea, tremori e confusione
  • cardiovascolari, come rischio aumentato di eventi cerebro e cardiovascolari.
 

Quali sono le controindicazioni all’uso di acido acetilsalicilico?

L’assunzione di acido acetilsalicilico è controindicata in gravidanza e durante l’allattamento al seno. Questo farmaco non deve inoltre essere assunto dalle persone che soffrono o hanno sofferto in passato di colite ulcerosa, angioedema, ulcerapeptica, sanguinamenti intestinali, malattia di Crohn. Vietato l’uso anche in caso di concomitante terapia anticoagulante, di asma e di insufficienza renale o epatica. L’utilizzo di questo farmaco non è infine indicato per i bambini con età inferiore ai 12 anni.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Acido valproico

Che cos’è l’acido valproico?

L’acido valproico appartiene alla famiglia dei farmaci attivi sul sistema nervoso centrale. In particolare, si tratta di un farmaco anticonvulsivante che trova impiego nelle terapie relative sia alle varie forme di epilessia generalizzata, sia nelle epilessie parziali. Il suo utilizzo riguarda anche alcuni disturbi dell’umore come il disturbo bipolare e i disturbi maniacali. È considerato uno dei farmaci anti-epilettici più aggressivi perché oltre ad agire sul sistema nervoso centrale produce effetti anche a livello cerebrale.  

Quale effetto produce l’acido valproico?

L’acido valproico, in associazione al suo sale sodico riduce l’eccitabilità e le scariche neuronali ad alta frequenza, producendo un effetto sedativo e di diminuzione dell’eccitazione neuronale.  

Come si assume l’acido valproico?

L’acido valproico viene assunto per via orale, sottoforma di compresse o granulato per soluzione, o per via endovenosa.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di acido valproico?

Gli effetti collaterali prodotti dall’assunzione di acido valproico sono numerosi e comprendono:  

Quali sono le controindicazioni all’uso di acido valproico?

La biodisponibilità dell’acido valproico può essere diminuita o aumentata da vari farmaci come soprattutto gli altri anticonvulsivanti utilizzati nella terapia antiepilettica. La dose da utilizzare deve essere fissata in base alle funzionalità renali ed epatiche del paziente. In gravidanza bisogna valutare se il vantaggio per la madre sono superiori ai rischi che potrebbe correre il feto. Durante l’allattamento al seno potrebbe essere necessario interrompere la cura per evitare il prodursi di effetti indesiderati nel lattante.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Albicocca

Albicocca

L’albicocca è il frutto della pianta Prunus armeniaca, appartenente alla famiglia delle Rosaceae e originaria di Cina e Giappone.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dell’albicocca?

In 100 grammi di polpa di albicocca c’è un apporto di circa 28 calorie, così ripartite: 91% carboidrati, 6% proteine e 3% lipidi. Nella stessa quantità sono inoltre presenti:  

Quando non bisogna mangiare albicocca?

Non si conoscono situazioni per cui il consumo di albicocche possa interagire con l’assunzione di farmaci o altre sostanze.  

Quali sono i possibili benefici dell’albicocca?

L’albicocca è un frutto ricco di minerali e vitamine. Oltre ai benefici generati dal suo consumo alimentare, questo frutto è tradizionalmente indicato come toccasana nel trattamento di emorragie, infiammazioni dell’occhio, problemi di fertilità e spasmi. L’olio generato dalla spremitura e lavorazione della sua polpa è invece utilizzato in campo cosmetico o come solvente a uso farmaceutico mentre paste a base del nocciolo sono indicate per trattare le infezioni vaginali. I decotti preparati con la corteccia della pianta di albicocco, infine, sono considerati astringenti e utili ad alleviare le irritazioni cutanee.  

Quali sono le controindicazioni dell’albicocca?

Il consumo per uso alimentare dell’albicocca non ha controindicazioni. La presenza di ipersensibilità al nocciolo di albicocca, però, è in grado di scatenare dermatiti da contatto e reazioni allergiche. Il nocciolo può anche scatenare reazioni simili all’intossicazione da acido cianidrico, con l’insorgenza di sintomi come mal di testa, nausea, capogiri, ipotensione, vomito e neuropatie. Per questo, in caso di gravidanza o allattamento al seno è comunque consigliabile non utilizzare prodotti a base del nocciolo di albicocca.  

Disclaimer

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Alghe azzurre

Che cosa sono le alghe azzurre?

Le alghe azzurre, o cianobatteri, sono organismi che vivono in tutte le acque, dolci e salate.  

A che cosa servono le alghe azzurre?

Le alghe azzurre sono una buona fonte di vitamine del gruppo B, proteine e ferro. Sono in genere proposte per viarie condizioni patologiche tra cui: stress, febbre da fieno, ansia, affaticamento, diabete, depressione e sindrome premestruale. Altri utilizzi riguardano il miglioramento della memoria, dell’energia e del metabolismo, il buon funzionamento del sistema immunitario, la riduzione del colesterolo, la prevenzione delle malattie cardiache, il miglioramento della digestione e della salute gastrointestinale. L’Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare, non ha però approvato alcun claim che giustifichino le proposte relative alle alghe azzurre per mancanza di prove scientifiche a supporto delle stesse.  

Possibili controindicazioni delle alghe azzurre

L’assunzione di prodotto contenenti alghe azzurre potrebbe contrastare con quella di farmaci immunosoppressori perché rischierebbe di aumentare il funzionamento del sistema immunitario riducendo l’efficacia dei principi attivi. L’assunzione di prodotti “contaminati” da altri elementi come metalli tossici, batteri o microcistine pericolose per il fegato può generare effetti collaterali come: dolori allo stomaco, nausea, vomito, sete, accelerazione del battito, danni epatici. Durante la gravidanza o l’allattamento al seno può essere consigliabile evitare di assumerle, meglio chiedere consiglio al proprio medico, così come in caso di presenza di malattie autoimmuni e di fenilchetonuria.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Anice

L’anice, nome scientifico Pimpinella anisum, è una pianta sempreverde che appartiene alla famiglia delle Apiaceae ed è diffusa nell’area mediterranea e nel Medioriente. I suoi semi sono utilizzati come spezie.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dell’anice?

In 100 grammi di semi di anice c’è un apporto di circa 337 calorie. Nella stessa quantità sono inoltre presenti: Buona è la presenza di anetolo, molecola che fornisce il tipico aroma dell’anice, e di altri olii essenziali, come il limonene.  

Quando non bisogna mangiare anice?

Il consumo di anice può creare interferire con l’assunzione di contraccettivi ormonali, di estrogeni e di tamoxifene. In presenza di dubbio è meglio chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici dell’anice?

I semi di anice sono spesso utilizzati in medicine tradizionali per curare problemi respiratori come bronchite, tosse e asma, e digestivi, come indigestione, gonfiore, flatulenza, coliche e nausea. Gli oli essenziali ricavati dalla spremitura dei suoi semi hanno proprietà antispasmodiche, antisettiche, digestive, espettoranti, toniche e stimolanti. L’atenolo, inoltre, sembra esercitare un’azione simile a quella degli estrogeni. Per quanto riguarda il punto di vista nutrizionale, l’anice è una buona fonte di antiossidanti (vitamina C, vitaina A e manganese) e di molecole che assicurano il buon funzionamento del metabolismo (vitamine del gruppo B), la salute di ossa e denti (calcio, magnesio e fosforo), la buona salute cardiovascolare (calcio e grassi mono e polisaturi) e la produzione di globuli rossi (ferro e rame).  

Quali sono le controindicazioni dell’anice?

Non sono note controindicazioni al consumo di anice.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Antifungini

Che cosa sono gli antifungini?

Gli antifungini sono i farmaci con cui si combattono i funghi, cioè le infezioni micotiche o micosi. Le micosi possono essere:
  • mucose cutanee e mucocutanee: quando colpiscono cute, unghie, capelli e mucose esterne
  • micosi subcutanee: quando riguardano i tessuti sottocutanei, i muscoli e le fasce
  • micosi sistemiche o profonde: quando insorgono a carico di occhi, tubo digerente, sistema nervoso, apparato respiratorio o apparato urinario.
Esistono vari tipi di micosi. Le principali sono: il piede d’atleta, le tigne, l’aspergillosi, la candidosi, la blastomicosi, la coccidiodomicosi, la pityriasis versicolor.  

Come agiscono gli antifungini?

A seconda della loro tipologia, gli antifungini possono agire in vari modi:
  • le echinocandine e le poliossine agiscono sulla sintesi della parete cellulare del fungo, rendendola vulnerabile all’azione di farmaci e anticorpi
  • i polienici, gli azolici, le allilamine e le morfine agiscono sulla membrana cellulare così da inibire la sintesi dell’ergosterolo e compromettere l’attività infettiva e la riproduzione e delle cellule miotiche
  • gli antimetaboliti agiscono sul metabolismo fungino.
 

Come si assumono gli antifungini?

Gli antifungini devono sempre essere utilizzati a seguito di prescrizione medica, seguendo con attenzione le indicazione del medico in relazione alla posologia e alle modalità di assunzione. Possono essere sotto forma di
  • creme, per curare micosi cutanee o dermatomicosi
  • compresse, capsule o soluzioni per iniezioni per infezioni cutanee più gravi o di infezioni micotiche sistemiche o profonde.
La durata del trattamento varia a seconda del caso specifico, da pochi giorni per le infezioni più superficiali a diverse settimane per quelle più gravi.  

Controindicazioni degli antifungini?

Gli antifungini sotto forma di creme non comportano alcun problema per l’organismo umano. In caso di gravidanza il loro uso deve però essere discusso con il medico, che lo sconsiglierà comunque per via orale e per via endovenosa. In generale, sono molte e diverse fra loro le reazioni che possono essere causate da questi farmaci assunti per bocca o per via endovenosa, che variano a seconda della durata della terapia e del grado di tollerabilità del soggetto che ne fa uso. In linea di massima le reazioni possono essere queste:
  • disturbi gastrointestinali, sotto forma di vomito, nausea, dolori addominali, diarrea
  • disturbi sistemici, con ipotensione e febbre
  • disturbi cardiaci, con presenza di aritmie e tromboflebiti
  • disturbi muscolo-scheletrici, con debolezza muscolare e dolori a muscoli e articolazioni
  • alterazioni ematologiche, con diminuzione di glubuli rossi e piastrine
  • disturbi a carico dei reni.
 

I principali antifungini

Leggi gli approfondimenti: Altri principali antifungini sono:
  • Amfotericina B
  • Caspofungina
  • Flucitosina
  • Itraconazolo
  • Miconazolo
  • Posaconazolo
  • Terbinafina.
 

Antineoplastici (antitumorali)

Che cosa sono gli antineoplastici (antitumorali)?

I farmaci antineoplastici – chiamati anche antitumorali – vengono utilizzati nel trattamento dei tumori. Ne esistono di vari tipi, distinti tra loro in base alla loro struttura chimica e al loro meccanismo d’azione. I più diffusi sono:
  • gli agenti alchilanti, capaci di modificare il DNA e prevenire la proliferazione delle cellule tumorali. Sono utilizzati per leucemie, linfomi, mieloma multiplo, sarcomi, tumori a polmone, seno e ovaio
  • gli antimetaboliti, che si sostituiscono alle molecole che normalmente sono utilizzate per la produzione di DNA e RNA. Utilizzati in caso di leucemie, tumori a seno e ovaio oltre che neoplasie del tratto intestinale
  • gli antibiotici antitumorali, che interferiscono con gli enzimi necessari per la sintesi del DNA e che vengono utilizzati per trattare molte tipologie di cancro
  • gli inibitori della topoisomerasi, che interferiscono con l’attività di alcuni enzimi coinvolti nella replicazione di DNA e vengono utilizzati per leucemie, cancri al polmone, all’ovaio e gastrointestinali
  • i farmaci antimicotici che inibiscono la riproduzione delle cellule tumorali e vengono utilizzati per trattare vari tumori come quelli a seno e ai polmoni, mielomi, linfomi e leucemie
  • i corticosteroidi che riducono la crescita delle cellule tumorali e sono utilizzati per prevenire nausea e vomito, possono essere associati alla chemioterapia per frenare eventuali reazioni allergiche ai chemioterapici
  • i farmaci che aggrediscono le cellule tumorali che agiscono sull’effetto prodotto dalle mutazioni genetiche associate ai tumori. Possono essere utilizzati come farmaci antitumorali o come farmaci da assumere dopo il trattamento antitumorale per mantenere la remissione ed evitare le recidive
  • gli agenti differenziati, che agiscono sulle cellule tumorali per renderle “normali”
  • gli ormoni, che rallentano la crescita dei tumori a seno, prostata, endometrio e che agiscono impedendo al tumore di utilizzare gli ormoni prodotti dall’organismo o impedendo la sintesi di questi ultimi
  • i farmaci che stimolano il sistema immunitario in modo tale che riconosca e attacchi le cellule tumorali e che vengono utilizzati nella cosiddetta immunoterapia.
 

Come si assumono gli antineoplastici (antitumorali)?

I farmaci antineoplastici possono essere assunti per via orale sotto forma di compresse o capsule, oppure attraverso iniezione per via endovenosa, intramuscolare, sottocutanea, arteriosa, intratecale o intracavitaria. Il loro utilizzo deve essere sempre eseguito a seguito di prescrizione medica.   

Controindicazioni degli antineoplastici (antitumorali)?

I farmaci antineoplastici possono avere controindicazioni che variano a seconda del tipo di trattamento e della situazione specifica del paziente. Tra le più diffuse ci sono: debolezza, nausea, vomito, perdita dell’appetito, stipsi, diarrea, perdita dei capelli, neuropatie, problemi all’udito, a pelle e unghie, aumento del rischio di infezioni, sanguinamenti o anemia, danni ad altri organi come cuore, fegato, reni e polmoni.  

I principali antineoplastici (antitumorali)

Leggi gli approfondimenti: Altri principali antineoplastici (antitumorali) sono:
  • Acido Nalixidico
  • Altretamina
  • Asparaginasi
  • Axitinib
  • Bevacizumab
  • Bleomicina
  • Bosutinib
  • Buserelina
  • Cabazitaxel
  • Capecitabina
  • Carboplatino
  • Carmustina
  • Cetuximab
  • Ciclofosfamide
  • Cisplatino
  • Citarabina
  • Cladribina
  • Crizotinib
  • Dabrafenib
  • Dacarbazina
  • Dactinomicina
  • Dasatinib
  • Daunorubicina
  • Doxorubicina
  • Etoposide
  • Everolimus
  • Exemestano
  • Floxuridina
  • Fludarabina Fosfato
  • Fluorouracile
  • Gemcitabina
  • Goserelina
  • Imatinib
  • Interleuchina-2
  • Irinotecano
  • Lapatinib
  • Lenalidomide
  • Lenogastrim
  • Letrozolo
  • Leucovorin
  • Leuprolide
  • Leuprorelina
  • Lomustina
  • Mercaptopurina
  • Metirosina
  • Metotrexate
  • Mitomicina
  • Mitotano
  • Mitoxantrone
  • Molgramostim
  • Nilotinib
  • Omacetaxina
  • Paclitaxel
  • Pazopanib
  • Pentostatina
  • Plicamicina
  • Procarbazina
  • Raloxifene
  • Semustina
  • Sorafenib
  • Sunitinib
  • Taxolo
  • Temsirolimus
  • Teniposide
  • Tioguanina
  • Topotecano
  • Toremifene
  • Trametinib
  • Trastuzumab
  • Triptorelina
  • Vandetanib
  • Vemurafenib
  • Vinblastina
  • Vincristina
  • Vinorelbina.

Antipertensivi

Che cosa sono gli antipertensivi?

I farmaci antipertensivi vengono utilizzati per controllare l’ipertensione grazie alla loro capacità di agire sui meccanismi fisiologici che regolano la pressione. Sono suddivisibili in quattro gruppi:
  • diuretici, che agiscono sul bilancio sodio-acqua
  • simpaticolitici, che agiscono sul funzionamento del sistema nervoso simpatico
  • che agiscono sui centri nervosi che controllano la motilità vasale (vasocostrizione e vasodilatazione)
  • che agiscono sul sistema renina-angiotensina che regola la pressione del sangue, il suo volume totale circolante e il tono della muscolatura arteriosa.
 

Come si assumono gli antipertensivi?

I farmaci antipertensivi devono sempre essere assunti a seguito di prescrizione medica, con stretta osservazione delle indicazioni del medico riguardo la posologia e la modalità di assunzione. Gli antipertensivi sono commercializzati sotto forma di compresse, sospensione da assumere per via orale o soluzione per iniezioni da effettuare per via sottocutanea, intramuscolare o endovenosa.  

Controindicazioni degli antipertensivi?

Gli antipertensivi possono generare effetti collaterali che variano a seconda della tipologia di farmaco utilizzato. I disturbi più diffusi sono: L’assunzione dei farmaci antipertensivi in caso di gravidanza o allattamento è in genere sconsigliata e in ogni caso deve essere ben valutata dal medico. Setssa attenzione deve essere prestata in presenza di asma, cardiopatie, diabete, nefropatie ed epatopatie.  

I principali antipertensivi

Leggi gli approfondimenti: Altri principali antipertensivi sono:
  • acebutololo
  • aliskiren
  • alprehololo
  • apraclodinina
  • atenololo
  • bimatoprost
  • bosentan
  • brinzolamide
  • cptopril
  • clonidina
  • eprosartan
  • esinololo
  • guanetidina
  • labetalolo
  • latanoprost
  • latanoprost + timololo
  • lisinopril
  • losartan
  • mecamilamina
  • moxonidina
  • pindololo
  • riociguat
  • saralasina
  • tafluprost
  • telmisartan
  • timololo
  • travoprost.

Argilla

Che cos’è l’argilla?

L’argilla è una terra molto sottile – è costituita da granuli che hanno un diametro inferiore ai 3,9 micrometri – che viene utilizzata sia in cosmesi sia come integratore alimentare.  

A che cosa serve l’argilla?

Come integratore alimentare l’argilla viene proposta contro i disturbi dell’apparato digerente, in particolare disturbi gastrici, diarrea, nausea e sindrome del colon irritabile. La sua azione sarebbe dovuta alla capacità di legare alcuni metalli e di prevenirne l’assorbimento in stomaco e intestino. Caratteristica che la renderebbe adatta a prevenire e trattare l’avvelenamento da metalli che presentano tossicità come il mercurio. L’Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare, non ha però approvato il claim relativo alla capacità di migliorare la digestione o di favorire il buon funzionamento del tratto gastrointestinale per mancanza di prove scientifiche sufficienti a dimostrarne la veridicità.  

Possibili controindicazioni dell’argilla?

Non sono note situazioni in cui l’ingestione di argilla possa interferire con farmaci o altre sostanze. In caso di dubbio si consiglia di rivolgersi al proprio medico per un consulto. L’ingestione prolungata di argilla può provocare all’organismo una diminuzione dei livelli di ferro e potassio, per cui è sconsigliata in chi soffre, ad esempio, di ipopotassiemia e di anemia, di blocchi intestinali e di problemi respiratori. Il consumo di argilla deve essere controllato anche in caso di gravidanza, perché potrebbe aumentare il rischio di gonfiori o aumento della pressione. In caso di allattamento al seno non ci sono informazioni certe che escludano l’insorgenza di eventuali problemi che facciano seguito all’assunzione di argilla, meglio quindi controllarne, se non escluderne del tutto, il consumo.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Basilico

Il basilico, nome scientifico Ocimum basilicum, è un’erba aromatica molto diffusa originaria dell’Iran, dell’India e delle aree asiatiche tropicali. Il suo periodo di raccolta è compreso tra aprile e ottobre.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del basilico?

Una quantità di 2,5 grammi di basilico fresco, equivalenti a cinque foglie, apportano una caloria e contengono: Il basilico è inoltre ricco di flavonoidi, beta-carotene, beta criptoxatina e luteina/zeaxantina, oltre che di un olio essenziale ricco di molti composti come l’eugenolo.  

Quando non bisogna mangiare basilico?

Non si registrano interazioni tra il consumo di basilico e l’assunzione di medicinali o altre sostanze. In caso di dubbio meglio comunque sempre rivolgersi al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici del basilico

L’olio essenziale di basilico ha proprietà antinfiammatorie e antibatteriche. L’eugenolo, in particolare, sembra agire contro alcuni disturbi infiammatori come l’artrosi, l’artrite reumatoide e le malattie infiammatorie croniche intestinali (malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa). L’infuso di basilico aiuta ad alleviare la nausea e sembra essere dotato di proprietà antisettiche. Quest’erba è ricca di sostanze dall’attività antiossidante e di vitamine che agiscono sul buon funzionamento del metabolismo, della coagulazione e sul corretto sviluppo del sistema nervoso durante la gestazione.  

Quali sono le controindicazioni del basilico

Non sono note controindicazioni al consumo di basilico.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Benzatropina

La benzatropina è un farmaco che agisce sul sistema nervoso e nello specifico un farmaco anticolinergico il cui effetto è quello di ridurre gli effetti del neurotrasmettitore acetilcolina, che corrispondono a tremori e rigidità muscolare.  

A che cosa serve la benzatropina?

La benzatropina, in combinazione con altri farmaci, viene utilizzata per curare la malattia di Parkinson. Viene utilizzata inoltre per ridurre la rigidità muscolare e i tremori che possono derivare dall’assunzione di farmaci antipsicotici.  

Come si assume la benzatropina?

La benzatropina può essere assunta per via orale, sotto forma di compresse, o mediante iniezione (direttamente in vena o anche intramuscolare)  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di benzatropina?

Gli effetti più frequenti dell’assunzione di benzatropina sono l’aumento della sudorazione che può portare a colpo di calore. Altri effetti possibili sono: vista appannata, capogiri, sonnolenza, mal di testa, fotofobia, nausea, nervosismo, fastidi allo stomaco, ritenzione urinaria, tremori alle mani, perdita dell’appetito. È bene chiamare subito un medico quando si manifestano effetti come: rash, difficoltà respiratorie, battito cardiaco accelerato o pesante, difficoltà di deglutizione, gonfiore di viso, bocca, labbra e lingua, aumento della temperatura corporea, vomito.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di benzatropina?

Se assunta insiema ad alcolici o ad altri medicinali, la benzatropina può rendere difficoltosa la capacità di guidare autoveicoli o di manovrare macchinari pericolosi. Non deve essere assunta in presenza di glaucoma da chiusura d’angolo, blocchi intestinali o urinali, colite ulcerosa, disturbi emorragici, acalasia esofagea e miastenia gravis. Prima di iniziare una cura a base di questo farmaco è bene avvisare il proprio medico della presenza di:
  • allergie al suo principio attivo, ai suoi eccipienti o ad altri farmaci e alimenti
  • ipertrofia prostatica, glaucoma, ritenzione urinaria, battito cardiaco irregolare o discinesia tardiva
  • gravidanza o allattamento al seno.
 

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Boro

Che cos’è il boro?

Il boro è un minerale presente in piccole quantità nell’organismo umano, e per questo chiamato anche “microelemento” o “microcostituente”. Il suo simbolo chimico è B.  

A che cosa serve il boro?

Il boro è essenziale per il nostro organismo, ma la sua funzione non è ancora stata identificata. Sembra che sia necessario all’organismo per trattenere minerali quali calcio e magnesio. In genere viene assunto per rinforzare le ossa, trattare l’artrosi e aumentare i livelli di testosterone. Alcuni suoi composti sono impiegati in medicina come antisettici.  

In quali alimenti è presente il boro?

Diversi sono gli alimenti che contengono boro. Tra i vari tipi di frutta: mele, arance, uva rossa, pere, prugne, kiwi, uva sultanina e datteri, ribes, avocado e frutta secca. Tra gli ortaggi: pomodori, olive, cipolle, patate. Tra i legumi: piselli, fagioli borlotti, fagioli rossi, soia, lenticchie. Anche il vino e la birra contengono questo minerale.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di boro?

Attualmente non è stata calcolata una dose giornaliera raccomandata di boro. Viene solitamente considerata ben fornita di questo minerale un’alimentazione da 2.000 calorie al giorno in grado di apportare 3,25 mg di questo minerale, mentre sono considerate carenti le diete che con 2.000 calorie al giorno ne apportano solo 0,25 mg.  

Quali conseguenze determina la carenza di boro?

Le conseguenze dovute alla carenza di boro non sono ancora del tutto conosciute. Si ritiene però che una mancanza di questo minerale possa risultare coinvolta in disturbi come ipertiroidismo, sbilanciamento degli ormoni sessuali, osteoporosiartriti e anomalie nel funzionamento del sistema nervoso.  

Quali conseguenze determina l’eccesso di boro?

Dosi giornaliere superiori a 10 mg sono tossiche. L’eccesso di boro può determinare sintomi come nausea, vomito, debolezza, dermatiti e anomalie scheletriche.  

È vero che il boro aiuta a migliorare le performance atletiche?

Sebbene in alcuni ambienti sportivi si sia diffusa l’abitudine di assumere boro, in realtà a oggi non c’è nessuna prova scientifica che questo minerale aiuti ad aumentare la massa muscolare.

Bortezomib

Il bortezomib è un farmaco antitumorale che agisce bloccando il proteasoma, un complesso proteico che degrada alcune proteine cellulari che contribuiscono in maniera significativa alla sopravvivenza delle cellule tumorali.  

A che cosa serve il bortezomib?

Il bortezomib viene utilizzato per curare alcune forme di tumore come i linfomi o il mieloma multiplo.  

Come si assume il bortezomib?

Il bortezomib viene assunto attraverso infusioni in vena.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di bortezomib?

L’assunzione di bortezomib può provocare una riduzione del numero di piastrine. Può inoltre contribuire a diminuire la capacità di combattere le infezioni, causare problemi ai nervi, influenzare i livelli di zuccheri nel sangue, agevolare l’insorgenza di problemi polmonari e scompenso cardiaco. Tra gli effetti più leggeri provocati dal suo uso ci possono essere: diarrea, capogiri, costipazione, perdita dell’appetito, nausea, mal di testa, stanchezza, vomito, disturbi del sonno. Bisogna invece rivolgersi subito a un medico in caso di: rash, orticaria, gonfiore a volto, labbra, lingua e gola, prurito, dolore al petto, raucedine, riduzione dell’equilibrio, occhi e bocca secchi, svenimenti, perdite di memoria, battito cardiaco irregolare, rallentato o accelerato, forti episodi di diarrea, vomito, mal di stomaco, emorragie, difficoltà a camminare, difficoltà a parlare o problemi epatici.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di bortezomib?

Bisogna evitare di assumere bortezomib in caso di concomitante assunzione di efavirenz, enzalutamide, carbamazepina, oxcarbazepina, primidone o iperico. Il medico deve essere informato, inoltre, in caso di:
  • allergie al principio attivo, ad altri farmaci o sostanze e alimenti
  • assunzione di medicinali, fitoterapici e integratori, in particolare farmaci conto la pressione alta, antidiabetici, carbamazepina, efarvirenz, antifungini azolici, primidone, iperico e rifacimine
  • episodi presenti o passati di svenimento, piastrine e globuli bianchi bassi, pressione bassa, disturbi cardiaci, problemi polmonari, diabete, infezioni da herpes o neuropatie periferiche
  • situazione di disidratazione
  • dialisi in corso
  • gravidanza o allattamento al seno.
L’assunzione di questo farmaco può rendere difficoltosa la guida o manovra di autoveicoli o macchinari pericolosi, soprattutto se concomitante con l’uso di alcol o alcuni altri medicinali. In particolare, durante al trattamento a base di questo farmaco è bene aumentare l’assunzione di fluidi e ricordare che ci sono situazioni – come bere alcolici, caldo, febbre, attività fisica – che possono aumentare l’entità dei capogiri da esso indotti. L’uso di bortezomib deve sempre essere segnalato a medici, chirurghi e dentisti.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Buspirone

Il buspirone è un farmaco ansiolitico che appartiene alla classe degli azaspirodecandioni. La sua somministrazione è finalizzata a ridurre la gravità degli stati contraddistinti da ansia.  

A che cosa serve il buspirone?

Il buspirone agisce come agonista parziale di un tipo particolare di recettori della serotonina e come antagonista della dopamina oltre che come parziale agonista dei recettori a1, quelli che sono coinvolti nel meccanismo di insorgenza degli stati ansiosi.  

Come si assume il buspirone?

Il buspirone viene assunto per via orale, cioè per bocca, in base alle indicazioni del medico. Perché il farmaco sviluppi completamente la propria efficacia sono necessarie una o due settimane. È dunque importante non sospendere la sua assunzione prima che sia trascorso questo tempo, anche nel caso in cui non si registrino miglioramenti.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di buspirone?

In genere l’assunzione di buspirone è ben tollerata. Tra gli effetti collaterali che potrebbero sorgere ci sono: nausea, vertigini, mal di stomaco, diarrea, agitazione, mal di testa, formicolii agli arti, insonnia e sonnolenza. Il buspirone non favorisce il sonno, a differenza di molti altri ansiolitici. Per questo nei soggetti che sono trattati con questo principio attivo non si evidenziano sedazione o riduzione delle capacità di eseguire prestazioni che richiedano attenzione.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di buspirone?

Alcuni effetti avversi provocati dall’assunzione di buspirone possono essere potenziati dal consumo di alcol. Da evitare è anche l’assunzione contestuale di farmaci o altri sedativi come ad esempi antistaminici o farmaci per l’insonnia. Questo farmaco deve essere somministrato con attenzione nei soggetti con disfunzioni renali ed epatiche e in quelli allergici. È necessario che le donne in gravidanza o che stiano pianificando una gravidanza o che stiano allattando si consultino con il medico.  

Avvertenza

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico.

Calcio citrato

Che cos’è il calcio citrato?

Il calcio citrato è la parte di sale di calcio contenuta nell’acido citrico. Indicato dalla sigla E333, è un ingrediente presente in molti integratori alimentari e viene utilizzato come additivo antiossidante.  

A che cosa serve il calcio citrato?

Il calcio citrato viene in genere proposto per regolare il comportamento di cellule, nervi, muscoli e cuore, oltre che per mantenere in salute le ossa. Quando l’alimentazione non è in grado di garantire il giusto apporto di calcio si procede quindi all’assunzione di questo elemento, soprattutto in presenza di patologie come osteoporosi, rachitismo e osteomalacia. L’assunzione di questo integratore viene inoltre proposta durante la gravidanza e l’allattamento al seno – meglio però assumerlo solo avere avuto il via libera dal proprio medico – nel post-menopausa o nel corso di trattamenti farmacologici a base di fenobarbital, fenitoina o prednisone. Bisogna però precisare che l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, non ha approvato alcun claim che certifichino la veridicità di queste proposte.  

Possibili controindicazioni del calcio citrato?

L’assunzione di calcio citrato può ridurre l’effetto di alcuni principi attivi presenti in medicinali, come la levotiroxina, le tetracicline, i bifosfonati e l’estramustina. In presenza di dubbio meglio quindi chiedere consiglio al proprio medico. Quando assunto sotto forma di integratore alimentare, questo elemento può causare fastidi di stomaco e costipazione. Meglio consultare il proprio medico, inoltre, in presenza di perdita dell’appetito o di peso, nausea, vomito, variazione della produzione di urina, dolori muscolari e alle ossa, mal di testa, debolezza, aumento della sete e alterazioni del battito del cuore.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Camomilla

La camomilla, nome scientifico Matricaria camomilla L., è una pianta che appartiene alla famiglia delle Asteraceae. Dal punto di vista alimentare si utilizzano i suoi fiori che, essiccati, vengono consumati sotto forma di infuso. In Italia il periodo dell’anno migliore per raccoglierla è quello compreso tra i mesi di maggio e giugno.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della camomilla?

In una tazza di infuso di camomilla, corrispondente a circa 230 ml, c’è un apporto di circa 2 calorie. Nella stessa quantità sono inoltre presenti: La camomilla è inoltre una fonte di cumarina.  

Quando non bisogna consumare camomilla?

Quando assunta sotto forma di integratore, la camomilla può interferire con farmaci di vario tipo, in particolare con sedativi, anticoagulanti, Fans, antiaggreganti, oltre che con principi attivi come ginkgo biloba, aglio, valeriana. In presenza di dubbio, meglio chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici della camomilla?

La camomilla viene in genere utilizzata, sotto forma di infuso, per combattere l’ansia e i problemi allo stomaco. In generale le viene riconosciuta anche la capacità di aiutare a combattere insonnia, nausea, vomito, reflusso gastroesofageo ed emorroidi, oltre che le coliche nei bambini. Come prodotto topico, sotto forma di crema, può essere utile per curare irritazioni cutanee, ferite e fastidi agli occhi. Come risciacqui orali, invece, è utile contro le piaghe lasciate in bocca dai trattamenti antitumorali.  

Quali sono le controindicazioni della camomilla?

L’utilizzo sotto forma di infuso della camomilla è considerato sicuro, anche se il suo uso in dosi elevate può provocare sonnolenza e a volte vomito. Esiste anche una remota possibilità che il suo consumo scateni reazioni allergiche, in soggetti già soggetti ad allergie a piante correlate come la margherita, l’ambrosia, il crisantemo, la calendula. La presenza di cumarina, infine, potrebbe interferire con farmaci anestetici, dato l’effetto anticoagulante di quest’ultima. In presenza di dubbio anche in questo caso è sempre meglio chiedere consiglio al proprio medico.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.  

Carnitina

Che cos’è la carnitina?

La carnitina (carnitina animali) è una sostanza che è presente nei tessuti dell’organismo e che svolge diverse funzioni, tra cui la più nota è quella per di trasportare gli acidi grassi all’interno dei mitocondri, dove vengono convertiti in energia.  

A che cosa serve la carnitina?

La carnitina è inserita nell’elenco “Altri nutrienti e altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico” stilato dal Ministero della Salute. Le indicazioni del Ministero sono per una dose giornaliera massima di assunzione pari a 100 0mg. Come integratore, in genere viene utilizzata in ambito sportivo, per aumentare le performance e dal punto di vista alimentare, come aiuto per perdere peso. Nello specifico, in ambito sportivo faciliterebbe il recupero muscolare e agevolerebbe la riparazione del tessuto muscolare in caso di danni. Tra gli effetti della sua assunzione ci sarebbe anche quello di ritardare l’insorgenza della fatica e quello di mantenere elevati e per periodi prolungati i livelli di energia durante sforzi fisici, aumentando al contempo la capacità di resistenza. In ambito alimentare la carnitina agirebbe sul metabolismo dei lipidi, facilitandone la trasformazione in energia e agevolandone la combustione durante l’esercizio fisico. Inoltre, quando assunta da persone anziane aiuterebbe a mantenere sotto controllo i livelli di lipidi e di colesterolo nel sangue. Tutte queste proprietà non sono però riconosciute dall’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, in parte a causa della mancanza di prove scientifiche sufficienti a giustificarle e in parte perché non sono stati riconosciuti benefici sufficienti a soddisfare i criteri richiesti.  

Possibili controindicazioni della carnitina

Un consumo fuori dai limiti di carnitina può causare nausea, crampi addominali, diarrea e vomito. Se si sospetta ipersensibilità al principi attivi è meglio astenersi dall’assunzione di questa sostanza. In presenza di dubbio il consiglio è quello di chiedere consiglio al proprio medico.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Cetrioli

I cetrioli, nome scientifico Cucumis sativus sono ortaggi che appartengono alla famiglia delle Cucurbitaceae. Si ritiene siano originari delle regioni pianeggianti settentrionali dell’India sub-himalayana. In italia possono essere raccolti tra giugno e settembre.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dei cetrioli?

In 100 grammi di cetrioli c’è un apporto di circa 14 calorie, così suddivise: 48% carboidrati, 32% lipidi e 20% proteine. Inoltre, nella stessa quantità sono presenti: Questa verdura è inoltre una buona fonte di beta-carotene, beta-criptoxantina e luteina/zeaxantina.  

Quando non bisogna mangiare cetrioli?

Il consumo di cetrioli può contrastare con l’assunzione di farmaci diuretici e anticoagulanti. In presenza di dubbio si consiglia di rivolgersi al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici dei cetrioli?

Il cetriolo è un ortaggio povero di calorie, adatto dunque a essere inserito nelle diete. Se consumato con la buccia apporta una buona dose di fibre che agiscono positivamente sul funzionamento dell’intestino, riducono il rischio di contrarre tumore al colon e controllano l’assorbimento di zuccheri e colesterolo. Il cetriolo aiuta inoltre a mantenere la salute cardiovascolare e delle ossa. Infine, agevola il buon funzionamento del metabolismo ed esercita un lieve effetto diuretico.  

Quali sono le controindicazioni dei cetrioli?

Il cetriolo può a volte accumulare al suo interno delle tossine, nello specifico le cucurbitacine, che gli conferiscono un sapore amaro. In caso di nausea, vomito o diarrea conseguenti al suo consumo è bene recarsi al più vicino pronto soccorso.    

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.