Aciclovir

Aciclovir è un farmaco antivirale che agisce sul DNA del virus impedendone la replicazione senza interferire sulla duplicazione del DNA umano.  

A che cosa serve l’aciclovir?

Aciclovir è impiegato in varie situazioni:
  • per trattare le infezioni da herpes simplex non genitale (di tipo 1) e genitale (di tipo 2)
  • per sopprimere le recidive da herpes simplex nei pazienti immunocompetenti
  • nella profilassi delle infezioni da herpes simplex nei pazienti immunocompromessi
  • per trattare la varicella e l’herpes zoster.
 

Come si assume l’aciclovir?

Aciclovir può essere assunto per via orale, per via endovenosa o per via topica, sotto forma di pomata (ad esempio per curare l’herpes labiale).  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di aciclovir?

L’assunzione di aciclovir può produrre: Anche se di rado, possono prodursi orticaria e perdita dei capelli. Più rari sono inoltre effetti come: disturbi a carico del sistema immunitario, anafilassi, dispnea e angioderma. Tra agli effetti molto rari si registrano, tra gli altri: ittero, epatite, dolori renali, insufficienza renale, anemia, leucopenia, tremore, atassia, disartria, allucinazioni, encefalopatia, convulsioni, coma.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di aciclovir?

Quando somministrato velocemente o ad alte dosi, oppure quando il paziente soffre già di un’alterata funzione renale, l’aciclovir può generare una sofferenza a livello renale. Per questo, tale farmaco non deve essere somministrato per endovena con infusioni rapide e prima dell’assunzione è necessario controllare i parametri di funzionalità renale del paziente. In caso di gravidanza è sempre meglio chiedere consiglio al medico, che valuterà rischi e benefici dell’assunzione. Durante l’allattamento al seno l’assunzione richiede grande cautela perché il principio attivo di questo farmaco si concentra fortemente nel latte materno.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Acido valproico

Che cos’è l’acido valproico?

L’acido valproico appartiene alla famiglia dei farmaci attivi sul sistema nervoso centrale. In particolare, si tratta di un farmaco anticonvulsivante che trova impiego nelle terapie relative sia alle varie forme di epilessia generalizzata, sia nelle epilessie parziali. Il suo utilizzo riguarda anche alcuni disturbi dell’umore come il disturbo bipolare e i disturbi maniacali. È considerato uno dei farmaci anti-epilettici più aggressivi perché oltre ad agire sul sistema nervoso centrale produce effetti anche a livello cerebrale.  

Quale effetto produce l’acido valproico?

L’acido valproico, in associazione al suo sale sodico riduce l’eccitabilità e le scariche neuronali ad alta frequenza, producendo un effetto sedativo e di diminuzione dell’eccitazione neuronale.  

Come si assume l’acido valproico?

L’acido valproico viene assunto per via orale, sottoforma di compresse o granulato per soluzione, o per via endovenosa.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di acido valproico?

Gli effetti collaterali prodotti dall’assunzione di acido valproico sono numerosi e comprendono:  

Quali sono le controindicazioni all’uso di acido valproico?

La biodisponibilità dell’acido valproico può essere diminuita o aumentata da vari farmaci come soprattutto gli altri anticonvulsivanti utilizzati nella terapia antiepilettica. La dose da utilizzare deve essere fissata in base alle funzionalità renali ed epatiche del paziente. In gravidanza bisogna valutare se il vantaggio per la madre sono superiori ai rischi che potrebbe correre il feto. Durante l’allattamento al seno potrebbe essere necessario interrompere la cura per evitare il prodursi di effetti indesiderati nel lattante.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Antineoplastici (antitumorali)

Che cosa sono gli antineoplastici (antitumorali)?

I farmaci antineoplastici – chiamati anche antitumorali – vengono utilizzati nel trattamento dei tumori. Ne esistono di vari tipi, distinti tra loro in base alla loro struttura chimica e al loro meccanismo d’azione. I più diffusi sono:
  • gli agenti alchilanti, capaci di modificare il DNA e prevenire la proliferazione delle cellule tumorali. Sono utilizzati per leucemie, linfomi, mieloma multiplo, sarcomi, tumori a polmone, seno e ovaio
  • gli antimetaboliti, che si sostituiscono alle molecole che normalmente sono utilizzate per la produzione di DNA e RNA. Utilizzati in caso di leucemie, tumori a seno e ovaio oltre che neoplasie del tratto intestinale
  • gli antibiotici antitumorali, che interferiscono con gli enzimi necessari per la sintesi del DNA e che vengono utilizzati per trattare molte tipologie di cancro
  • gli inibitori della topoisomerasi, che interferiscono con l’attività di alcuni enzimi coinvolti nella replicazione di DNA e vengono utilizzati per leucemie, cancri al polmone, all’ovaio e gastrointestinali
  • i farmaci antimicotici che inibiscono la riproduzione delle cellule tumorali e vengono utilizzati per trattare vari tumori come quelli a seno e ai polmoni, mielomi, linfomi e leucemie
  • i corticosteroidi che riducono la crescita delle cellule tumorali e sono utilizzati per prevenire nausea e vomito, possono essere associati alla chemioterapia per frenare eventuali reazioni allergiche ai chemioterapici
  • i farmaci che aggrediscono le cellule tumorali che agiscono sull’effetto prodotto dalle mutazioni genetiche associate ai tumori. Possono essere utilizzati come farmaci antitumorali o come farmaci da assumere dopo il trattamento antitumorale per mantenere la remissione ed evitare le recidive
  • gli agenti differenziati, che agiscono sulle cellule tumorali per renderle “normali”
  • gli ormoni, che rallentano la crescita dei tumori a seno, prostata, endometrio e che agiscono impedendo al tumore di utilizzare gli ormoni prodotti dall’organismo o impedendo la sintesi di questi ultimi
  • i farmaci che stimolano il sistema immunitario in modo tale che riconosca e attacchi le cellule tumorali e che vengono utilizzati nella cosiddetta immunoterapia.
 

Come si assumono gli antineoplastici (antitumorali)?

I farmaci antineoplastici possono essere assunti per via orale sotto forma di compresse o capsule, oppure attraverso iniezione per via endovenosa, intramuscolare, sottocutanea, arteriosa, intratecale o intracavitaria. Il loro utilizzo deve essere sempre eseguito a seguito di prescrizione medica.   

Controindicazioni degli antineoplastici (antitumorali)?

I farmaci antineoplastici possono avere controindicazioni che variano a seconda del tipo di trattamento e della situazione specifica del paziente. Tra le più diffuse ci sono: debolezza, nausea, vomito, perdita dell’appetito, stipsi, diarrea, perdita dei capelli, neuropatie, problemi all’udito, a pelle e unghie, aumento del rischio di infezioni, sanguinamenti o anemia, danni ad altri organi come cuore, fegato, reni e polmoni.  

I principali antineoplastici (antitumorali)

Leggi gli approfondimenti: Altri principali antineoplastici (antitumorali) sono:
  • Acido Nalixidico
  • Altretamina
  • Asparaginasi
  • Axitinib
  • Bevacizumab
  • Bleomicina
  • Bosutinib
  • Buserelina
  • Cabazitaxel
  • Capecitabina
  • Carboplatino
  • Carmustina
  • Cetuximab
  • Ciclofosfamide
  • Cisplatino
  • Citarabina
  • Cladribina
  • Crizotinib
  • Dabrafenib
  • Dacarbazina
  • Dactinomicina
  • Dasatinib
  • Daunorubicina
  • Doxorubicina
  • Etoposide
  • Everolimus
  • Exemestano
  • Floxuridina
  • Fludarabina Fosfato
  • Fluorouracile
  • Gemcitabina
  • Goserelina
  • Imatinib
  • Interleuchina-2
  • Irinotecano
  • Lapatinib
  • Lenalidomide
  • Lenogastrim
  • Letrozolo
  • Leucovorin
  • Leuprolide
  • Leuprorelina
  • Lomustina
  • Mercaptopurina
  • Metirosina
  • Metotrexate
  • Mitomicina
  • Mitotano
  • Mitoxantrone
  • Molgramostim
  • Nilotinib
  • Omacetaxina
  • Paclitaxel
  • Pazopanib
  • Pentostatina
  • Plicamicina
  • Procarbazina
  • Raloxifene
  • Semustina
  • Sorafenib
  • Sunitinib
  • Taxolo
  • Temsirolimus
  • Teniposide
  • Tioguanina
  • Topotecano
  • Toremifene
  • Trametinib
  • Trastuzumab
  • Triptorelina
  • Vandetanib
  • Vemurafenib
  • Vinblastina
  • Vincristina
  • Vinorelbina.

Aragosta

L’aragosta è un crostaceo che appartiene al genere Palinurus. La sua polpa è molto apprezzata, tra le specie più pregiate c’è la Palinurus elephas, aragosta che vive nel Mediterraneo che non può essere pescata per legge dal 1° gennaio al 30 aprile. Sul mercato se ne trovano però in ogni periodo dell’anno grazie al suo allevamento.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dell’aragosta?

In 100 grammi di aragosta fresca c’è un apporto di circa 85 calorie, così suddivise: 75% proteine, 20% lipidi e 5% carboidrati. Se bollita, le calorie diventano 107 con la stessa ripartizione pecentuale. Nella stessa quantità di aragosta bollita sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare aragosta?

La glucosamina contenuta nella polpa dell’aragosta potrebbe interagire con alcuni farmaci tumorali, con il warfarin, con il paracetamolo e con gli antidiabetici.  

Quali sono i possibili benefici dell’aragosta

Il consumo di aragosta migliora i livelli di colesterolo nel sangue e riduce il rischio di obesità, diabete e malattie cardiache. Buona fonte di omega 3, apporta benefici alla salute cardiovascolare e a livello psicologico. La presenza di selenio, agevola il buon funzionamento dell’intero organismo e in particolare della tiroide, quella di rame e ferro, invece aiuta a ridurre il rischio di anemia.  

Quali sono le controindicazioni dell’aragosta?

I crostacei, e quindi anche l’aragosta, possono essere causa di intolleranze alimentari. Inoltre nella polpa di questo animale ci può essere presenza di mercurio, dannoso per la nostra salute. Per questo non deve essere consumata con troppa frequenza. Per ridurre i problemi di natura alimentare si consiglia di consumare solo aragoste fresche conservate a una temperatura non superiore ai 4 gradi centigradi. Se ne sconsiglia comunque il consumo durante la gravidanza.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Astice

L’astice è un crostaceo che appartiene alla famiglia Nephropidae. Ne esistono due specie, quella europea (Homarus gammarus) e quella americana (Homarus americanus). La specie europea viene pescata nella stagione estiva. Quella americana, predominante sul mercato, viene pescata tra luglio e ottobre.  

Quali sono le proprietà nutrizionali dell’astice?

In 100 grammi di astice c’è un apporto di circa 90 calorie, così suddivise: 75% proteine, 20% grassi e 5% carboidrati. In 100 grammi di astice europeo sono presenti:  

Quando non bisogna mangiare astice?

Nel carapace dell’astice è presente la glucosamina, una molecola che può interferire con il warfarin, farmaco anticoagulante, con il paracetamolo e con alcuni farmaci antitumorali e antidiabetici. In presenza di dubbi, meglio chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici dell’astice?

L’astice è una buona fonte di proteine di buona qualità e di omega 3, grassi amici della salute. Positivo è l’apporto di fosforo e calcio (ottimi per la salute di ossa e denti) di magnesio e zinco (che agiscono sul metabolismo), delle vitamine del gruppo B, del selenio (importante per le difese antiossidanti) e del ferro (per combattere l’anemia).  

Quali sono le controindicazioni dell’astice?

L’astice è fonte di quantità elevate di sodio e colesterolo e per questo deve essere consumato in quantità non eccessive.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Ferro

Che cos’è il ferro?

Il ferro è un microelemento, ovvero un minerale che è presente nell’organismo in piccole quantità (così come in piccole quantità si trova in tutti i tessuti animali e vegetali). Nell’organismo umano è contenuto mediamente in quantità di 4-5 grammi (di cui i 3/4 sono presenti nell’emoglobina, ovvero la proteina che trasporta l’ossigeno dai polmoni al resto del corpo). Il suo simbolo chimico è Fe.  

A che cosa serve il ferro?

Nonostante questo minerale sia presente nel nostro organismo in dosi modeste, svolge importantissime funzioni. Il ferro si lega infatti a due importanti proteine, l’emoglobina nei globuli rossi che permette il trasporto dell’ossigeno a tutti i tessuti e la mioglobina che fissa l’ossigeno nei muscoli, permettendo l’ossigenazione di tutti i tessuti e organi dell’organismo. Inoltre, il ferro svolge anche delle importanti funzioni “di riserva”: si accumula infatti in organi come fegatomilza e midollo osseo ed è pronto per essere utilizzato in caso di improvviso aumento del fabbisogno da parte dell’organismo (ad esempio in caso di emorragia). Il ferro partecipa infine all’attività di molti enzimi e alla produzione di ormoni e tessuto connettivo.  

In quali alimenti è presente il ferro?

Diversi sono i cibi ricchi di questo microelemento, soprattutto fegato e frattaglie in generale, carnepescetuorlo d’uovo. Tra i vegetali ne sono buona fonte le verdure a foglia verde scuro (ad esempio gli spinaci), i legumi, la frutta secca e il cioccolato. È però da tenere presente che la forma di ferro presente negli alimenti di origine vegetale e nelle uova è meno assorbibile rispetto a quella dei cibi di origine animale. È bene inoltre ricordare che l’acido citrico e la vitamina C aiutano a fissare il ferro: per aumentarne l’assorbimento è quindi consigliabile, ad esempio, aggiungere limone su carne, pesce e verdure.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di ferro?

Il fabbisogno di ferro varia a seconda dell’età, del sesso, e aumenta in caso di gravidanza e allattamento. Se, infatti, il fabbisogno di un bambino si aggira intorno ai 7-9 mg giornalieri, un uomo adulto necessita di 10/12 milligrammi al giorno e una donna di circa 18 mg, soprattutto se allatta. Per la gestante il fabbisogno sale invece a 30 mg al giorno.  

Quali conseguenze può determinare la carenza di ferro?

La principale conseguenza della carenza di ferro è l’anemia, condizione caratterizzata dalla riduzione dei globuli rossi nel sangue e dalla conseguente limitata capacità del sangue di ossigenare organi e tessuti. L’anemia può risultare a sua volta caratterizzata da stanchezza, disturbi gastrointestinali, difficoltà di memoria e concentrazione, riduzione delle difese immunitarie e problemi di termoregolazione. In gravidanza la carenza di ferro può comportare l’aumento del rischio di parto prematuro e basso peso alla nascita.  

Quali conseguenze può determinare un eccesso di ferro?

Un eccesso di ferro può dar vita a problemi di stomaco, costipazione, nausea o vomitodolori addominali e svenimenti e ridurre l’assorbimento dello zinco. Nei casi più gravi (dosi molto alte dell’ordine di centinaia di grammi) può portare a convulsionicoma e morte.  

Perché le donne in gravidanza necessitano di assumere maggiori quantitativi di ferro?

Durante la gestazione per far fronte alla rapida espansione del volume del sangue e alla crescita dei tessuti aumenta anche il fabbisogno di ferro, che servirà a soddisfare le esigenze della futura mamma e del nascituro.

Glutatione

Che cos’è il glutatione?

Il glutatione è una sostanza che viene prodotta dal fegato ma che è presente anche in alcuni cibi, in particolare frutta, verdura e carni. Dal punto di vista chimico rientra nella categoria dei tripeptidi, essendo formato da tre aminoacidi: cisteina, glicina e glutammato.  

A che cosa serve il glutatione?

Il glutatione viene considerato come un antiossidante naturale prodotto dall’organismo. Partecipa a diversi importanti processi come la sintesi delle proteine, la produzione e riparazione dei tessuti, il sostegno delle difese immunitarie. Come integratore, può essere assunto in vari modi:
  • direttamente in vena, per ridurre gli effetti dei trattamenti chemioterapici e per combattere Malattia di Parkinson, cancro, aterosclerosi, diabete, anemia associata a dialisi, problemi di fertilità maschile
  • per via inalatoria, per trattare le malattie polmonari,
  • per via orale, contro glaucoma, cataratta, alcolismo, asma, colesterolo alto, problemi al fegato, invecchiamento, malattie cardiache, cancro, AIDS, artrosi, Parkinson e Alzheimer.
L’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, non ha però autorizzato claim che giustifichino l’uso di integratori a base di questa sostanza per questi o altri scopi perché non esistono informazioni sufficienti a confermarne la validità.  

Possibili controindicazioni del glutatione?

Il consumo di integratori a base di glutatione è considerato sicuro, anche se non esistono informazioni certe in relazione ai suoi possibili effetti collaterali. Per questo è consigliabile non farne uso durante la gravidanza e l’allattamento e in caso di dubbio è sempre meglio chiedere consiglio al proprio medico. L’assunzione di prodotti a base di glutatione per inalazione è sconsigliata a chi soffre d’asma: il trattamento potrebbe aumentare alcuni sintomi propri di questo disturbo.  

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Interferone alfa-2a

L’interferone alfa-2a è un principio attivo che esercita un’azione antivirale. Il suo meccanismo non è del tutto noto, ma si ritiene agisca contro virus e cellule tumorali aiutando il sistema immunitario a eliminarli.  

A che cosa serve l’interferone alfa-2a?

L’interferone alfa-2a trova impiego nella cura dell’epatite C e di alcune forme di leucemia.  

Come si assume l’interferone alfa-2a?

L’interferone alfa-2a viene somministrato con iniezioni.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di interferone alfa-2a?

L’assunzione di interferone alfa-2a può contribuire ad aggravare alcune condizioni mediche come disturbi autoimmuni, problemi psichiatrici, infezioni o problemi di circolazione. Può inoltre diminuire le capacità dell’organismo di abbassare il numero di piastrine, aumentare i livelli di zuccheri nel sangue e combattere le infezioni. Altri effetti avversi possono essere: dolore alle ossa, capogiri, tosse, ansia, mal di testa, bocca e gola secche, perdita dell’appetito, nausea, secchezza della pelle, mal di stomaco, insonnia, stanchezza, vomito. È consigliabile rivolgersi a un medico al più presto in caso di comparsa di: prurito, orticaria, rash, difficoltà respiratorie, gonfiore di volto, bocca, labbra e lingua, senso di oppressione al petto, svenimenti, convulsioni, febbre, tosse, mal di gola, brividi, dolori muscolari o articolari, aumento di peso ingiustificato, ittero, problemi alla vista, emorragia o lividi.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di interferone alfa-2a?

In vista di un trattamento a base di interferone alfa-2a è bene avvisare il proprio medico dell’eventuale presenza di:
  • allergie al principio attivo, a farmaci, alimenti o altre sostanze
  • altre cure a base di medicinali, fitoterapici o integratori, in particolare interleuchina-2, teofilina, fluorouracile, zidovudina.
  • sofferenza passata o futura di varie patologie tra cui: malattie cardiache, malattie autoimmuni, problemi epatici, renali o ai polmoni, gastrointestinali o alla tiroide, diabete, convulsioni, disturbi a occhi o vista, problemi al pancreas, anemia, herpes simplex, insonnia
  • infarto, trapianti, uso e abuso attuale o passato di alcolici e stupefacenti
  • gravidanza o allattamento al seno.
Nel corso del trattamento è consigliato bere molto. L’assunzione di questo principio attivo può provocare difficoltà alla guida di automezzi o alla manovra di macchinari pericolosi. L’effetto può essere aggravato dall’alcol o da alcuni medicinali come i sonniferi o i miorilassanti. Le donne in età fertile che assumono questo farmaco – o il cui partner sta assumendo questo farmaco – devono evitare di rimanere incinte.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Ittero

Che cos’è l’ittero?

Si è in presenza di ittero quando la pelle e la sclera (il bianco degli occhi) diventano giallastre. Questa condizione è dovuta a un accumulo di bilirubina, una molecola di colore giallo che è presente nell’emoglobina dei globuli rossi.

Se al termine del loro ciclo vitale i globuli rossi non vengono smaltiti come dovuto dal fegato, si verifica un deposito di bilirubina che causa la colorazione giallastra.

L’ittero colpisce spesso i neonati nella loro prima settimana di vita, ma può interessare chiunque, indipendentemente dal sesso e dall’età.

 

Quali sono le cause dell’ittero?

L’ittero si verifica quando il fegato non funziona a dovere a causa di una malattia, oppure quando si è in presenza di una patologia che interessa il sangue. Cause dell’ittero possono essere anche alcune infezioni o l’assunzione di alcuni farmaci.

Tra le patologie cui l’ittero può essere associato ci sono: anemia, calcoli alla cistifellea, cirrosi biliare primitiva, cirrosi epatica, epatite, malaria, malattia di Wilson, mononucleosi, toxoplasmosi, tumore al fegato, tumore al pancreas.

 

Quali sono i rimedi contro l’ittero?

Nel caso di ittero nei neonati il medico può disporre il ricovero solo nei casi più gravi, per intensità e durata.

Nella maggior parte dei casi il colorito giallastro scompare da solo entro 2 o 3 settimane, nel corso delle quali il medico può consigliare alla madre di aumentare la frequenza dell’allattamento così da favorire la riduzione della bilirubina.

Negli adulti la cura da adottare dipende dalla patologia che è alla base dell’ittero. A volte è sufficiente procedere con una terapia farmacologica, in altri casi, più gravi, possono rendersi necessarie trasfusioni di sangue o interventi chirurgici, come nel caso di presenza di calcoli.

In genere la presenza di ittero richiede l’interruzione del consumo di alcol. Se dovuta ad assunzione di farmaci, il medico ne dispone la sospensione o la riduzione dell’assunzione.

 

Ittero, quando rivolgersi al proprio medico?

In presenza di ittero è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico o, quando questo non fosse disponibile, recarsi al più vicino pronto soccorso.  

Area medica di riferimento per l’ittero

In Humanitas Gavazzeni Bergamo l’area medica di riferimento per l’ittero è l’Ambulatorio di Dermatologia.

Lavanda

La lavanda è una pianta che appartiene alla famiglia delle Lamiaceae, nota per il suo intenso profumo. È una pianta commestibile che si sviluppa soprattutto in primavera ed estate. I fiori devono essere raccolti nei momenti successivi alla massima fioritura.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della lavanda?

In 100 grammi di lavanda c’è un apporto di circa 49 calorie. Nella stessa quantità sono inoltre presenti: Questa pianta è inoltre una buona fonte di polifenoli.  

Quando non bisogna consumare lavanda?

Non si conoscono interazioni tra il consumo di lavanda e l’assunzione di farmaci o altre sostanze. Alcuni esperti ritengono tuttavia che le proprietà rilassanti di questo alimento possa essere pericoloso quando consumato in contemporanea con farmaci antidolorifici o contro l’ansia. In presenza di dubbio è consigliabile chiedere consiglio al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici della lavanda?

La lavanda contiene vitamina A e le viene dunque riconosciuto un certo potere antiossidante, utile in particolare per la salute degli occhi, della pelle e delle mucose oltre che per cuore e arterie. La presenza di calcio ne fa un alimento alleato delle ossa e utile contro i sintomi della sindrome premestruale, il ferro è invece fondamentale per la produzione dei globuli rossi e aiuta a prevenire, o comunque a ridurre, il rischio di anemia. I polifenoli possono aiutare a contrastare l’invecchiamento o la proliferazione di microbi che potrebbero portare a problemi gastrointestinali, soprattutto a gonfiori. Gli effetti della lavanda possono infine essere utili in caso di insonnia, stress e ansia.  

Quali sono le controindicazioni della lavanda?

Chi soffre di allergie a piante che appartengono alla famiglia della menta, in seguito a consumo di lavanda potrebbe essere soggetto a effetti collaterali come costipazione, mal di testa e aumento dell’appetito.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Nitroglicerina

La nitroglicerina è un farmaco cardiovascolare che agisce sui vasi sanguigni, rilassandoli, favorendo lo scorrimento del sangue e riducendo così lo sforzo del cuore e di conseguenza la quantità di ossigeno di cui questo ha bisogno.  

A che cosa serve la nitroglicerina?

La nitroglicerina viene utilizzata per trattare la pressione alta nel corso degli interventi chirurgici, in caso di scompenso cardiaco congestizio collegato a un infarto o per trattare alcuni tipi di dolore al torace.  

Come si assume la nitroglicerina?

La nitroglicerina può essere somministrata per via orale, sotto forma di compresse, capsule o spray, mediante iniezione direttamente in vena, per via rettale, sotto forma di pomata, o per via transdermica, sotto forma di pomata o di cerotti.  

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di nitroglicerina?

L’assunzione di nitroglicerina può generare mal di testa o capogiri. È necessario rivolgersi al più presto a un medico se dovessero presentarsi effetti come: rash, prurito, orticaria, gonfiore di volto, bocca, labbra o lingua, difficoltà respiratorie, svenimenti, vista appannata, secchezza delle fauci, forte sudorazione, battito cardiaco accelerato o irregolare, nausea o vomito persistenti, stanchezza.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di nitroglicerina?

L’assunzione di nitroglicerina insieme ad altri medicinali può risultare altamente tossica. Non deve essere assunta in caso di ictus o emorragie cerebrali, problemi nel flusso del sangue verso il cuore o se si stanno assumendo altri medicinali come avanafil, riociguat, sildenafil, tadalafil o vardenafil. L’assunzione di questo principio attivo può rendere più difficoltosa la guida di automezzi o la manovra di macchinari pericolosi, soprattutto se assunta insieme ad alcolici o ad altri medicinali. Prima di un trattamento a base di questo farmaco cardiovascolare è importante informare il medico di:
  • presenza di allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri farmaci o a qualsiasi alimento
  • cure in corso con farmaci, fitoterapici e integratori, in particolare con avafanil, betablocanti, calcio antagonisti, diuretici, farmaci contro la pressione alta, fenotiazine, riociguat, sildenafil, tadalafil, vardenafil, salicilati, nitrati a lunga azione, alteplase o eparina
  • sofferenza attuale o passata di patologie come ipertiroidismo, problemi cardiaci, ictus o emorragie cerebrali, anemia, traumi cronici, disidratazione, pressione bassa
  • dipendenza da alcolici
  • stato di gravidanza a di allattamento al seno.
Medici, dentisti e chirurghi devono essere sempre avvisati di un’eventuale cura in corso a base di nitroglicerina.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Poliuria

Che cos’è la poliuria?

Si è in presenza di poliuria quando c’è una sovrapproduzione di urina associata a un’aumentata frequenza di minzioni.

 

Quali altri sintomi possono essere associati alla poliuria?

In base alla causa che ha portato alla presenza di poliuria, a questo disturbo possono essere associati altri sintomi quali: anemia, disidratazione, ipotensione posturale, tachicardia, bradicardia, cataratta, emorragie all’occhio e neuropatie periferiche.

 

Quali sono le cause della poliuria?

Alla base della poliuria possono esserci diverse cause di natura patologica o psicologica. La sovrapproduzione di urina può essere causata anche dall’assunzione di alcuni farmaci.

Tra le patologie che possono causare poliuria ci sono: cancro alla prostata, diabete, iperparatiroidismo, ipertiroidismo, ipertrofia prostatica benigna, prostatite.

 

Quali sono i rimedi contro la poliuria?

In generale il primo accorgimento da osservare in presenza di poliuria è il reintegro di liquidi o elettroliti nell’organismo. Per il resto, la vera cura a ogni caso specifico di poliuria può essere disposta solo dopo averne individuato la causa.

 

Poliuria, quando rivolgersi al proprio medico?

La poliuria deve essere sottoposta all’attenzione del proprio medico quando la produzione giornaliera di urina è particolarmente elevata, superiore a 3 litri.

 

Area medica di riferimento per la poliuria

In Humanitas Gavazzeni Bergamo l’area medica di riferimento per la poliuria è l’Unità Operativa di Urologia.

Prezzemolo

Il prezzemolo, nome scientifico Petroselinum crispum è un’erba aromatica che appartiene alla famiglia delle Apiaceae ed è originaria dell’area che si affaccia sul mar Mediterraneo.  

Quali sono le proprietà nutrizionali del prezzemolo?

In un cucchiaio di prezzemolo (poco meno di 4 grammi) c’è un apporto pari a una caloria e sono contenuti: Nel prezzemolo si trovano inoltre buone quantità di luteina/zeaxantina e di beta-carotene, oltre che di eugenolo e di flavonoidi come la luteolina.  

Quando non bisogna mangiare prezzemolo?

Il consumo di prezzemolo può in alcuni casi interferire con l’assunzione di farmaci diuretici e del warfarin. In presenza di dubbi è sempre meglio rivolgersi al proprio medico di fiducia.  

Quali sono i possibili benefici del prezzemolo

Il prezzemolo ha proprietà antisettiche e carminative ed è fonte di antiossidanti, di nutrienti utili per denti e ossa e di molecole alleate del metabolismo. Gli estratti di questa erba sembrano inoltre avere un certo potere diuretico.  

Quali sono le controindicazioni del prezzemolo

Un uso senza controllo di prezzemolo può provocare effetti collaterali indesiderati come problemi epatici e forme di anemia e durante la gravidanza può stimolare contrazioni uterine e provocare emorragie. L’applicazione sulle pelle di olii derivati dalla spremitura dei suoi semi può provocare un aumento della sensibilità al sole o scatenare rush cutaneo. Infine, essendo una buona fonte di acido ossalico, un suo uso non controllato può provocare problemi in chi già soffre di artrite gottosa, calcoli renali o carenze di minerali o altri nutrienti.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Progesterone

Il progesterone è un ormone tiorideo precursore degli ormoni androgeni e degli ormoni della corteccia surrenale. È prodotto anche dal corpo luteo a partire dal colesterolo ed è responsabile della preparazione degli organi riproduttivi femminili alla gravidanza, nonché del mantenimento delle condizioni dell’utero necessarie per lo sviluppo dell’embrione. Nella seconda metà della gravidanza è secreto dalla placenta. Questo principio attivo è anche implicato nella regolazione del ciclo mestruale.  

A che cosa serve il progesterone?

Il progesterone somministrato come farmaco garantisce il rilascio continuato e facilitato di questo ormone, così che l’organismo possa utilizzarlo in base alle sue necessità.  

Come si assume il progesterone?

Il progesterone può essere somministrato:
  • per via orale, sotto forma di compresse
  • per uso topico, sotto forma di crema
  • sotto forma di ovuli vaginali
  • con iniezioni intramuscolari
  • sotto forma di soluzione.
 

Quali effetti collaterali ha l’assunzione di progesterone?

L’assunzione di progesterone può generare vari effetti collaterali, tra cui: cefalea, emicrania, insonnia, tremore, sonnolenza, perdite vaginali, disturbi mestruali, acne, irsutismo, prurito, rash cutanei, orticaria, seborrea, diarrea, nausea, vomito, dolori addominali, costipazione, flatulenza, gastrite, anemia, crampi muscolari, dolore a ossa e articolazioni, cistite, disuria, asma, dispnea, rinite e iperventilazione. L’assunzione per uso topico esclude l’insorgenza di molti effetti collaterali, sia acuti sia cronici.  

Quali sono le controindicazioni all’uso di progesterone?

Il progesterone deve essere somministrato con cautela in tutti i pazienti che soffrono di insufficienza renale, epilessia, asma, emicrania, insufficienza cardiaca, ipertensione. Dal momento che può causare sonnolenza, nel periodo che fa seguito all’assunzione bisogna evitare di guidare autoveicoli o maneggiare macchinari pericolosi o che richiedono una particolare attenzione. In gravidanza, può essere somministrato solo nel primo trimestre di gestazione. Nel secondo e terzo trimestre può provocare ittero colestatico e malattie epatocellulari. In caso di allattamento al seno è da evitarne l’assunzione dal momento che si tratta di un ormone già presente nel latte materno.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Rame

Che cos’è il rame?

Il rame è un elemento presente in piccole quantità nell’organismo umano, ma risulta essenziale per lo svolgimento di diverse funzioni. In un adulto sono presenti circa 100 mg di questo minerale concentrati soprattutto in fegatocervelloreni e cuore. Il suo simbolo chimico è Cu.  

A che cosa serve il rame?

Il rame ha un ruolo essenziale nell’organismo umano per il corretto funzionamento di diversi enzimi: tra le sue più importanti funzioni ci sono la partecipazione al metabolismo energetico e alla produzione dei globuli rossi, delle ossa e dei tessuti connettivi. Risulta inoltre coinvolto nella pigmentazione di pelle e capelli e influenza il funzionamento del cuore. Molto importante è anche la sua azione antiossidante in grado di contrastare i danni alle cellule procurati dai radicali liberi.  

In quali alimenti è presente il rame?

I cibi più ricchi di questo minerale sono le frattaglie, soprattutto fegato e rene. Buone quantità di rame sono inoltre contenute in legumipescicrostaceicarnecereali integrali e frutta secca.  

Qual è il fabbisogno giornaliero di rame?

Il fabbisogno giornaliero medio di rame per un soggetto adulto è compreso tra 1,5 e 3 mg.  

Quali conseguenze può determinare la carenza di rame?

Diverse sono le conseguenze a cui si può andare incontro in caso di carenza di rame:
  • demineralizzazione delle ossa,
  • fragilità delle pareti delle arterie,
  • anemia,
  • problemi ai tessuti connettivi,
  • aumento del rischio di malattie cardiovascolari,
  • aumento del rischio di malattie neurodegenerative,
  • alterazioni delle difese immunitarie,
  • disturbi a carico del sistema nervoso.
 

Quali conseguenze può determinare l’eccesso di rame?

L’eccesso di assunzione di rame può comportare sintomi come febbrenauseavomito e diarrea. Nei casi più gravi si può avere anemia emolitica e arrivare al decesso. In rari casi, più frequentemente nei bambini, si può andare incontro a danni epatici o cirrosi. Alcune volte l’eccesso di rame dipende dall’incapacità del fegato di eliminare questa sostanza attraverso la bile (condizione dovuta a una rara patologia genetica nota come malattia di Wilson).  

Che cos’è la ceruloplasmina?

La ceruloplasmina è una glicoproteina plasmatica contenente rame (deve il suo nome al colore blu che la caratterizza). Valori bassi di questa glicoproteina possono indicare la presenza di patologie come la malattia di Wilson, la sindrome di Menkes, l’aceruloplasminemia o malattie epatiche in fasi avanzate, oltre a condizioni di malnutrizione. I valori di ceruloplasmina possono risultare invece alti in caso di intossicazione da rame, durante la gravidanza, durante l’assunzione di contraccettivi orali combinati o di estrogeni e in caso di diverse patologie in atto tra cui diversi stati infiammatori, leucemia, linfoma di Hodgkin, lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoidemalattia di Alzheimer, cirrosi biliare primitiva e colestasi.

Sangue nelle feci

Che cos’è il sangue nelle feci?

Il sangue nelle feci è una situazione che si può venire a creare in presenza di un problema del tratto digerente, in particolare di un’emorragia che si verifichi in uno dei punti del tubo digerente, a partire dalla bocca per arrivare fino all’ano.

 

Quali sono le cause del sangue nelle feci?

Le cause della presenza di sangue nelle feci possono essere molteplici. In primo luogo ci possono essere problemi ai vasi sanguigni, poi traumi, danni alla parete dell’esofago o varie patologie, tra le quali: anemia, cirrosi epatica, colite, diverticolite, emorroidi, gastroenterite, gonorrea, insufficienza renale, morbo di Crohn, polipi intestinali, ragadi anali, rettocolite ulcerosa, tumore allo stomaco, tumore alla cervice uterina, tumore al colon-retto e tumore all’ano.

 

Quali sono i rimedi contro il sangue nelle feci?

Le cure per il sangue nelle feci dipendono dalla causa che ne è alla base. In alcuni casi la presenza di sangue nelle feci può essere dovuta a un problema grave, che deve essere sottoposto senza indugi all’attenzione di un medico.

In generale, l’intervento curativo può andare dall’uso di prodotti topici, da utilizzare in caso di emorroidi, all’assunzione di farmaci o, per i casi più gravi, fino all’intervento chirurgico.

Spesso nei bambini si registra una piccola presenza di sangue nelle feci: non è un problema grave perché può dipendere semplicemente da una costipazione. È bene comunque sottoporre il caso al medico pediatra.

 

Sangue nelle feci, quando rivolgersi al proprio medico?

È sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico di fiducia quando si notano presenze di sangue nelle feci.

 

Area medica di riferimento per il sangue nelle feci

In Humanitas Gavazzeni Bergamo l’area medica di riferimento per il sangue nelle feci è l’Unità Operativa di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Segale

La segale è un cereale che appartiene alla famiglia delle Poaceae.  

Quali sono le proprietà nutrizionali della segale?

56 grammi di segale apportano 188,5 calorie e contengono: La segale è inoltre una buona fonte di beta-carotene eluteina/zeaxantina e, quando è integrale, lignani.  

Quando non bisogna mangiare segale?

La segale contiene glutine e dunque non deve essere consumata da chi soffre di celiachia. Non risultano, invece, interazioni tra il consumo di questo cereale e l’assunzione di farmaci o altre sostanze. In presenza di dubbi si consiglia di rivolgersi al proprio medico.  

Quali sono i possibili benefici della segale

La segale è ricca di fibre, soprattutto nella sua versione integrale, per cui è adatta a regolare l’attività dell’intestino e a ridurre il rischio di cancro del colon. Contribuisce inoltre a mantenere sotto controllo la presenza di zuccheri e di colesterolo nel sangue, riducendo il rischio di diabete e aterosclerosi. La presenza di potassio la rende inoltre adatta a promuovere la salute cardiovascolare. Sotto il profilo nutrizionale la presenza di vitamine e sali minerali la rendono preziosa alleata del buon funzionamento del metabolismo e caratterizzata da una buona azione antiossidante oltre che benefica per la salute delle ossa e per lo sviluppo del sistema nervoso durante la gestazione. Infine, grazie alle molecole che apporta, questo cereale è indicato nei casi in cui vi sia anemia o difficoltà di coagulazione del sangue.  

Quali sono le controindicazioni della segale

Eccezion fatta per la presenza di glutine, per cui la segale è un alimento non adatta ai celiaci, non si registrano altre controindicazioni al consumo di questo cereale.  

Disclaimer

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Unghie fragili

Che cosa sono le unghie fragili?

Si parla di unghie fragili quando queste assumono forme alterate e si mostrano facili alla rottura e alla scheggiatura.

In particolare, si parla di sindrome da unghie fragili quando si evidenziano questi segni:

  • righe verticali,
  • sfaldamento degli strati dell’unghia
  • fessure verticali o orizzontali
  • friabilità delle unghie.
 

Quali sono le cause delle unghie fragili?

La fragilità delle unghie può essere transitoria, in genere provocata da fattori esterni come il contatto con sostanze chimiche, oppure persistente, quando dipende da specifiche patologie, tra le quali ci sono: anemia, anoressia, bulimia, ipertiroidismo, ipotiroidismo, micosi, onicofagia, onicomicosi, psoriasi, tubercolosi.

 

Quali sono i rimedi contro le unghie fragili?

I rimedi per le unghie fragili variano a seconda delle cause che ne sono alla base. In ogni caso di unghie fragili è comunque sempre bene evitare di tenere le mani immerse in acqua a lungo e applicare alle unghie smalti o solventi. Se per questioni lavorative si entra in contatto spesso con solventi si consiglia di fare uso di guanti.

Per combattere la fragilità delle unghie il medico in genere prescrive l’uso di pomate o lozioni a base di oli vegetali, con cui ammorbidire e idratare le unghie o altri rimedi a base di zolfo o silicio organico, utili per la guarigione. La resistenza delle unghie, invece, può essere favorita dall’assunzione di integratori a base di biotina (vitamina B8), sempre secondo prescrizione del medico.

 

Unghie fragili, quando rivolgersi al proprio medico?

In genere le unghie fragili non richiedono un intervento medico, a meno che non siano associate a una patologia che si può collegare a questo disturbo, per cui il paziente sia già sottoposto a cure.

Vertigini

Che cosa sono le vertigini?

Si è soggetti a vertigini quando, pur stando fermi, si tende a sbandare in seguito a più o meno intense sensazioni di movimento rotatorio e oscillatorio.

Queste sensazioni di movimento tendono ad acuirsi quando si muove la testa, si cambia posizione, ci si soffia il naso o si tossisce. Le vertigini possono presentarsi a più riprese e durare pochi secondi, alcune ore o anche intere giornate.

 

Con quali altri sintomi in genere si accompagnano le vertigini?

Le vertigini possono accompagnarsi a mal di testa, nausea, vomito, forte sensibilità a luce e rumori, sudori, debolezza, aumento della frequenza cardiaca e difficoltà a parlare e difficoltà a degluttire (disfagia).

 

Quali sono le cause delle vertigini?

Le vertigini sono spesso conseguenza di infiammazioni o accumuli di calcio nelle orecchie, traumi subiti alla testa o attacchi ischemici. Possono anche essere conseguenti all’utilizzo di alcuni farmaci.

Le vertigini possono essere causate anche da alcune patologie, tra le quali ci sono: anemia, aterosclerosi, botulismo, emicrania, ictus, intossicazione da monossido di carbonio, ipertensione, ipertrofia ventricolare, labirintite, otite, sclerosi multipla, sifilide, sindrome di Ménière e vene varicose.

 

Quali sono i rimedi contro le vertigini?

I rimedi per le vertigini sono collegati alle cause che ne sono alla base. Nel caso di accumulo di calcio può essere sufficiente imparare dal medico alcuni lievi movimenti della testa, da ripetere in casa alla mattina appena svegli e durante la giornata.

Per i casi più gravi può invece essere necessario intraprendere un trattamento farmacologico a base di antistaminici, sedativi o medicinali contro la nausea.

In alcuni casi può rendersi utile anche una terapia riabilitativa volta alla riacquisizione dell’equilibrio.

 

Vertigini, quando rivolgersi al proprio medico?

È sempre meglio rivolgersi al proprio medico quando le vertigini sono accompagnate da mal di testa, febbre alta, debolezza diffusa, svenimento, dolore al petto, problemi a vista e udito, vomito.

E quando il paziente ha un’età avanzata, ha subito in passato un ictus o ha un elevato rischio cardiovascolare verificato in precedenti visite mediche specialistiche.

Zinco

Che cos’è lo zinco?

Lo zinco è un microelemento e viene così chiamato perché rispetto ad altri minerali come potassio, cloro, calcio, magnesio, fosforo, zolfo e sodio – chiamati invece “macroelementi” – è presente nell’organismo in piccole quantità. Il suo simbolo chimico è Zn.  

A che cosa serve lo zinco?

Lo zinco è un elemento indispensabile alla vita di numerosissimi organismi. In un uomo adulto sono contenuti 1,4-2,3 g di zinco, presente soprattutto come cofattore di numerosi enzimi e di proteine di origine animale. Questo minerale è coinvolto nel metabolismo energetico nei processi di sintesi degli aminoacidi e delle proteine ed è indispensabile in particolare in alcuni organi, come la ghiandola prostatica; è inoltre essenziale per i processi di crescita e di riparazione dei tessuti e per lo sviluppo sessuale, e svolge un importante ruolo nei processi di rigenerazione dei tessuti lesi. I suoi sali vengono impiegati come astringenti e antisettici.  

In quali alimenti è presente lo zinco?

Diversi sono gli alimenti in cui si trovano buone quantità di zinco: la carne (rossa e bianca), le ostriche, i funghi, il cacao, le noci e il tuorlo d’uovo sono gli alimenti che ne contengono di più. Al contrario frutta, verdura e cereali contengono fitati e fibre che ne riducono l’assorbimento. È bene ricordare che l’organismo riesce ad assorbire solo il 20-30% circa delle quantità di questo minerale presenti negli alimenti, e che lo zinco presente nei vegetali è più difficilmente assorbibile (pertanto i soggetti che seguono una dieta strettamente vegetariana possono avere carenze di questo minerale).  

Qual è il fabbisogno giornaliero di zinco?

La dose giornaliera raccomandata di zinco è 15 mg (valore raccomandato a livello europeo). Nelle donne il fabbisogno aumenta durante l’allattamento, arrivando a 19 mg al giorno.  

Quali conseguenze può determinare la carenza di zinco?

Tra le conseguenze cui può dar vita la carenza di zinco ci sono perdita dei capelli, diarrea e infezioni ricorrenti. Nei casi più gravi può comportare ritardi nello sviluppo e nella maturazione sessuale, impotenza e perdita di peso e compromettere gustoolfatto e guarigione delle ferite. Inoltre livelli scarsi di questo minerale possono determinare il rischio di carenza di vitamina A.  

Quali conseguenze può determinare un eccesso di zinco?

Le conseguenze più immediate dell’assunzione di un eccesso di zinco sono vomitonausea, diarrea, irritabilità, sonnolenza, anemia, vertigini. Assunzioni eccessive di questo minerale prolungate nel tempo possono invece comportare alterazioni nel metabolismo del rame e del ferro, interferire con la salute dei globuli rossi e compromettere la funzionalità del sistema immunitario.  

È vero che lo zinco protegge dal raffreddore?

Sebbene diverse ricerche abbiano messo in evidenza che in soggetti malnutriti l’assunzione di zinco favorisca l’aumento dei linfociti T riducendo durata e gravità delle infezioni, sembra che i preparati a base di zinco (pastiglie e gel nasali) non siano però efficaci nella cura del raffreddore.