11 febbraio, scopri il nostro Punto Nascita

Sabato 11 febbraio si terrà il prossimo open day del Punto Nascita di Humanitas San Pio X, per le future mamme e i futuri papà. Durante la mattinata sarà possibile visitare gli spazi dedicati alla maternità (reparto, ambulatori, sale parto, nido) e conoscere gli specialisti che seguiranno la coppia durante tutto il percorso. Sarà inoltre possibile conoscere tutti i servizi del Punto Nascita (pre e post parto) incontrando direttamente il team multidisciplinare di ginecologi, ostetriche, neonatologi e anestesisti dell’ospedale. L’evento è gratuito, alcune attività sono su prenotazione. A breve sul sito www.sanpiox.net  il programma completo e il form di registrazione per le visite guidate.

Diabete, i consigli per le feste

Le festività sono una bella occasione per festeggiare, stare in compagna e concedersi qualche sfizio alimentare in più. Se per tutti è importante non esagerare e prestare attenzione a non eccedere con l’introito calorico, maggior attenzione deve essere posta dai pazienti diabetici. I consigli della Dottoressa Alessandra Piona, Responsabile dell’Unità Operativa di  Medicina Generale di Humanitas San Pio X.

Mantenere le proprie abitudini

Anche nei giorni di festa è consigliabile mantenere – per quanto possibile – la propria routine, senza stravolgere ritmi e orari. È dunque consigliabile alzarsi, mangiare, fare esercizio fisico e prendere i farmaci indicativamente come di consueto.

Controllare di frequente la glicemia

Se si assumono insulina o farmaci che abbassano i livelli di zucchero nel sangue, è bene controllare frequentemente la glicemia.

Attenzione ai dolci

Per evitare picchi glicemici, è bene considerare i dolci come parte integrante della quota dei carboidrati, e perché no, “giocare” con la quota concessa, rinunciando di tanto in tanto a pane, pasta o riso in favore di qualche alimento sfizioso tipico delle feste.

Non esagerare con gli alcolici

Un moderato consumo di alcol può abbassare i livelli di zucchero nel sangue, è bene dunque non bere a stomaco vuoto e non superare un bicchiere al giorno per le donne e due per gli uomini.

Scegliere cosa mangiare

È bene preferire piatti con pochi grassi e poche calorie. In presenza di un buffet, è consigliabile scegliere cosa mangiare, senza esagerare, prediligendo il più possibile piatti a base di verdure.

Lontani dal buffet

Godersi i momenti di festa senza concentrarsi sul cibo può essere un altro piccolo trucco per non esagerare, così come chiacchierare lontano dal tavolo del buffet limita la tentazione di riempirsi il piatto in continuazione.

Una vita attiva

Attenzione non solo all’alimentazione, ma anche all’esercizio fisico. È dunque importante condurre una vita attiva anche durante le vacanze e ritagliarsi del tempo per l’esercizio fisico. Le vacanze possono essere preziose per riposarsi e ricaricarsi, è bene però rispettare le esigenze del proprio corpo e non esagerare.

Humanitas MAMA, grande successo per lo speciale Open Day del Punto Nascita

Grande successo per il primo Humanitas MAMA, lo speciale open day di Humanitas San Pio X dedicato alla salute delle mamme di oggi e di domani che sabato 15 ottobre ha dato vita a tanti corsi ed eventi.

Una giornata dedicata dai nostri esperti alle mamme di oggi e di domani

Per tutta la giornata ginecologi, neonatologi, anestesisti e ostetriche di Humanitas San Pio X hanno risposto ai dubbi e alle curiosità delle tante coppie e mamme con passeggini o pancione. Sold out le iscrizioni alle visite guidate al Punto Nascita, le sedute di osteopatia neonatale e le ecografie 3D offerte alle famiglie. Grande interesse per i corsi di massaggio neonatale, yoga in gravidanza, riabilitazione del perineo, i laboratori musicali per piccolissimi e per i futuri genitori realizzati con l’Associazione Italiana Gordon per l’Apprendimento Musicale (AIGAM) e il corso sul linguaggio segreto dei neonati in collaborazione con il Gruppo di Educazione Pediatrica e Ostetrica (GEPO). Mamme, papà e nonni hanno imparato le manovre salvavita pediatriche insieme alla Croce Rossa Milano e a come trasportare in maniera sicura in auto il proprio bebè, grazie ai consigli della Polizia Locale.

Spazio ai più piccoli

Per l’occasione, l’area accettazione dell’ospedale si è trasformata in MAMAPLAY dove i bambini da 2 a 8 anni hanno disegnato, ascoltato le storie raccontate dai lettori della Libreria dei Ragazzi, e imparato a seguire stili di vita sani nel grande Gioco dell’Oca della Salute.

Noi ci vogliamo bene

Nel pomeriggio, invece, spazio alla corretta alimentazione in pre-concepimento, gravidanza, allattamento e svezzamento nel talk show “Noi ci vogliamo bene”, insieme a Marco Bianchi, chef e divulgatore scientifico di Fondazione Veronesi, la nutrizionista Simona Ferrero, la Dott.ssa Paola Marangione, responsabile dell’Unità Operativa di Neonatologia e Patologia Neonatale, e il Dott. Alessandro Bulfoni, responsabile dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia.

Un ricordo speciale

Infine ogni pancione ha avuto la sua foto, da solo, in coppia o in famiglia. All’interno del video troverete alcuni dei momenti più belli raccontati da chi ha partecipato in prima persona a questa giornata unica per raccontare tutte le novità del Punto Nascita.

L’adiponectina: l’ormone “buono” contro le malattie cardiovascolari

Dopo aver ricevuto dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (Onda) due Bollini Rosa per l’impegno e l’attenzione verso la salute delle donne, in occasione della Festa della donna, Humanitas San Pio X organizza una settimana di incontri ed esami gratuiti dedicati proprio alla prevenzione femminile Tra gli esami offerti, la misurazione dell’adiponectina, un ormone “buono” prodotto dal grasso addominale, utilissimo per prevenire il rischio di malattie cardiovascolari e non solo. A parlarci dell’innovativo esame, il dottor Roberto Colombo, coordinatore e medico di riferimento dei laboratori di analisi di Humanitas San Pio X, che sarà a disposizione delle pazienti nelle giornate di martedì 7, giovedì 9 e sabato 11 marzo­, dalle 8.30 alle 10.30.

 Che cos’è l’adiponectina e a che cosa serve?

“Innanzitutto – sottolinea il dott. Colombo – ci tengo a premettere una cosa molto importante: il grasso addominale non è più considerato un tessuto di deposito, bensì un organo endocrino. Esso produce degli ormoni che sono estremamente importanti per i nostri metabolismi”. L’adiponectina è un ormone prodotto dal grasso addominale, in particolare quando mangiamo. Essa, per il nostro benessere, agisce in due modalità estremamente importanti:
  1. è vasodilatante, quindi è attiva contro il rischio aterosclerotico e quello cardiovascolare;
  2. l’adiponectina aiuta l’insulina ad agire.

Che cos’è l’insulina?

“L’insulina – continua il medico – è un ormone che riduce gli zuccheri nel sangue, li fa penetrare nelle cellule e, quindi, stabilizza e regolarizza il metabolismo degli zuccheri.”

Che cosa succede all’adiponectina quando il grasso addominale aumenta?

“Quando il grasso addominale aumenta, l’adiponectina diminuisce e, di conseguenza, aumenta il rischio cardiovascolare, perché diminuisce anche la sua azione vasodilatante e quella anti-aterosclerotica. Ma, soprattutto, quando il grasso addominale aumenta e diminuisce l’adiponectina, l’insulina fa più fatica ad agire. Questo in medicina si chiama “resistenza all’insulina”, una situazione che, a lungo andare, porta al diabete. Risulta quindi evidente il ruolo chiave rivestito da questo ormone nella sua azione contro il rischio cardiovascolare e il suo stretto rapporto con l’insulina. Per semplificare – chiarisce il dott. Colombo –: se abbiamo un po’ di pancia, l’adiponectina è in grado di dirci quanto è pericolosa la nostra pancia, ossia il nostro grasso addominale. Se il valore dell’ormone è molto basso vuol dire che il grasso addominale sta lavorando contro il nostro benessere.” È un parametro comune a entrambi i sessi? “È un parametro comune a entrambi i sessi, così come le modalità di misurazione. C’è da dire però – aggiunge il medico – che, solitamente, il sesso femminile è molto più attento al proprio benessere e ai propri metabolismi rispetto a quello maschile. È un parametro in più, molto attuale, che in pochi conoscono e usano, per capire i propri metabolismi e avere un’indicazione precisa circa il grasso addominale.”

Perché proprio il grasso addominale?

“Il grasso addominale – spiega il dottore – è il più importante. Immaginatelo come un “capolinea dei tram”: esso è vicino alla maggiore vascolarizzazione del corpo, che prende il sangue dall’intestino e lo riporta in tutto l’organismo. Il grasso addominale, oltre all’adiponectina, produce altri ormoni che, quando “sballano”, generano la sindrome cardiometabolica. Quest’ultima, a sua volta, può portare ad aterosclerosi, tumori, diabete, infiammazione e fegato grasso”.

Come avviene la misurazione dell’adiponectina? Di che tipo di esame si tratta?

“È un prelievo di sangue. Con esso è possibile identificare il valore di questo ormone nel sangue, insieme a tutti gli altri ormoni che il grasso addominale produce. Successivamente al prelievo – conclude il dott. Colombo –, come medico di riferimento del laboratorio di Humanitas San Pio, sarò a disposizione delle pazienti per un colloquio atto a stilare un quadro completo dello stato del grasso addominale e commentare i risultati ottenuti”. Il dottor Roberto Colombo ci da maggiori informazioni all’interno del video.

La gravidanza extrauterina: cause, diagnosi e terapia

Che cos’è la gravidanza extrauterina?

La gravidanza extrauterina è una localizzazione ectopica, quindi erronea, della gravidanza che non si annida in utero ma altrove e nel 98% dei casi si annida in una tuba. Ne parliamo con il dottor Stefano Acerboni, medico dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas San Pio X.

Come si effettua la diagnosi?

“Ogni alterazione anatomica della tuba – spiega il dottore – cioè ogni fattore che non permette al prodotto del concepimento di annidarsi correttamente nell’utero, può facilitare il formarsi della gravidanza extrauterina”. La gravidanza extrauterina si verifica in circa l’1% di tutte le gravidanze e diagnosticarla non è semplicissimo. Ci si basa sui sintomi riferiti dalla paziente, che possono essere anche gravi sintomi di shock nel caso di rottura della tuba, o sul dosaggio delle HCG e sull’ecografia transvaginale.

Quali sono le terapie?

“Ci si può avvalere – continua il medico – della terapia medica e di quella chirurgica, che è quasi sempre laparoscopica e che nella maggior parte dei casi deve asportare la tuba coinvolta”. Una quota non indifferente di gravidanze extrauterine va incontro a risoluzione spontanea con il verificarsi di un aborto tubarico nelle primissime fasi della gravidanza e dunque non si rende necessaria alcuna terapia.

Il medico risponde

Tutti gli approfondimento del dottor Stefano Acerboni all’interno del video.
 

Malattia di Parkinson e nutrizione, un webinar dedicato ai pazienti

Migliorare la Malattia di Parkinson conoscendo il ruolo della nutrizione”, questo il titolo del webinar che si terrà on line giovedì 19 gennaio alle ore 15, con la Dott.ssa Francesca Mancini, neurologa del Centro Parkinson e Disordini del Movimento in Humanitas San Pio X. La conferenza è organizzata dall’Accademia LIMPE-DISMOV (Accademia Italiana per lo studio della Malattia di Parkinson e dei Disordini del Movimento), l’Associazione scientifica che riunisce i neurologi italiani che si occupano di Parkinson e di disordini del movimento, del cui Consiglio Direttivo fa parte la Dott.ssa Mancini. Il ciclo di Webinar che l’Accademia LIMPE-DISMOV organizzerà nel corso dell’anno ha l’obiettivo di divulgare a pazienti e caregiver informazioni corrette sulla malattia di Parkinson e su quanto ad essa correlato. Come ci spiega la Dott.ssa Mancini: “La conferenza è un primo passo verso un più stretto legame con i pazienti, sia perché i temi che affronteremo nascono anche da alcune loro domande, sia perché potranno intervenire durante l’evento con ulteriori domande”.

Tante le domande sulla nutrizione

“Il tema è di particolare importanza per i pazienti e l’abbiamo scelto anche grazie a quanto emerso in occasione della Giornata Parkinson. Il Webinar sarà costruito dunque anche a partire dalle domande dei pazienti, che vertono in particolare su cosa mangiare, su come distribuire i pasti, sui problemi legati alla deglutizione e anche a quelli legati alla PEG, un sistema di nutrizione tramite lo stomaco, necessario in alcuni pazienti che non possono alimentarsi per via orale. L’evento sta già riscuotendo grande successo in termini di iscritti e avrà ampia risonanza. La nutrizione riguarda la quotidianità, per cui coinvolge tutti i pazienti con Parkinson e ha un ruolo fondamentale nello stato di salute generale influendo sui farmaci che il paziente assume”, spiega la Dott.ssa.

Il ruolo della nutrizione nei pazienti affetti da Parkinson

“Per le persone con malattia di Parkinson l’aspetto nutrizionale riveste un ruolo rilevante per diverse ragioni. Gli alimenti non solo influenzano l’assorbimento e il funzionamento dei farmaci dopaminergici, ma giocano anche un ruolo importante nella prevenzione delle comorbidità e nel favorire la capacità di movimento. Affinché questi farmaci funzionino correttamente, è bene che non restino troppo a lungo nello stomaco. Molti pazienti affetti da Parkinson però presentano un rallentamento dello svuotamento gastrico, con conseguente permanenza dei farmaci nello stomaco e minor efficacia. È bene, dunque, che questi pazienti siano ben consigliati dallo specialista sulla scelta degli alimenti, in modo da limitare il consumo di quei cibi che inibiscono lo svuotamento gastrico, come quelli che contengono grassi, fibre e proteine. I nutrizionisti specializzati in Parkinson non sono molti, come Accademia cerchiamo dunque di investire sulla formazione dei neurologi, al fine di sopperire a questa mancanza e aiutare così il paziente a ricevere un’assistenza completa anche dal punto di vista nutrizionale”, conclude la Dott.ssa Mancini.

Registrazione

Per informazioni sul programma completo e per iscriversi al Webinair, consulta la seguente PAGINA.

Russare, un disturbo anche femminile

In occasione della Festa della donna, Humanitas San Pio X ha organizzato una settimana di visite ed esami incentrati sulla prevenzione femminile. Gli incontri saranno totalmente gratuiti e si terranno dal 6 all’11 marzo 2017 presso la Struttura. Tra le materie interessate alla prevenzione femminile vi è anche la roncopatia, più conosciuta come russamento (cronico), una patologia molto comune anche nelle donne, in particolare in quelle in menopausa. Russare, di per sé, non è una malattia ma, con il passare degli anni, può pian piano complicarsi e sfociare nella sindrome delle apnee ostruttive del sonno. Ne abbiamo parlato con il dottor Fabrizio Salamanca, otorinolaringoiatra, responsabile del Centro per la diagnosi e cura della Roncopatia di Humanitas San Pio X.

Quali sono le differenze tra roncopatia femminile e maschile?

“Innanzitutto – spiega il dottor Salamanca – occorre distinguere tra russamento, che può essere occasionale oppure cronico (roncopatia), e ronfamento”. “Il russamento è la vibrazione di strutture molli delle prime vie aeree al passaggio dell’aria durante il sonno. Finché il russamento è allo stadio iniziale, cioè regolare e senza interruzioni durante la notte, non c’è da preoccuparsi. Può accadere, però, che al russamento seguano interruzioni del respiro, della durata di 10 secondi o più: in questo caso si parla di sindrome delle apnee ostruttive del sonno, o semplicemente apnee notturne. Il ronfamento, invece, è il rumore prodotto dall’aria quando passa in zone ristrette. “Per cui – chiarisce il medico – se oggi ho un raffreddore, e il naso è più ostruito, è probabile che stanotte avrò un ronfamento, che nel giro di qualche giorno scompare”. “Da punto di vista epidemiologico – continua il dott. Salamanca – la roncopatia colpisce più gli uomini delle donne. In Italia, gli uomini che soffrono di russamento cronico sono circa il 40-45%, mentre le donne il 25-28%.”

Quali sono le caratteristiche della roncopatia femminile?

“Una caratteristica della roncopatia femminile – spiega il dottore – è che, a volte, si manifesta come roncopatia passiva, ossia la conseguenza della roncopatia del loro compagno. Si tratta di un disturbo clinico-sociale”. “Un dato molto importante: in Italia il 93% dei casi di apnee del sonno nelle donne di grado moderato-grave (circa 30-40 apnee all’ora) non è stato diagnosticato. Ciò significa che soltanto il 7% delle donne ha eseguito una diagnosi. Troppo poco!”, commenta il medico. “Le donne, più degli uomini, tendono ad attribuire la loro stanchezza a motivi quali il lavoro, la famiglia, i figli, la casa ecc. e non pensano che, alla base del problema, possa esserci il sonno non ristoratore causato dal russamento (attivo o passivo). Da qui l’importanza della prevenzione, anche per la donna, sia dal punto di vista sociale sia per la sua salute”, conclude il dottor Salamanca.

Quali rischi si corrono con le apnee notturne?

“Le apnee notturne – sottolinea il medico – sono una malattia, che può solo aggravarsi se non curata e che provoca affaticamenti cardiovascolari, polmonari e cerebrali”. E aggiunge: “Anche in questo caso c’è differenza tra uomini e donne: nella popolazione italiana circa il 4-7% degli uomini è colpito da apnee notturne, mentre per le donne il valore si aggira intorno al 2-4%. Questo valore, però, è valido fino alla menopausa: a partire dai 60 anni la roncopatia apneica colpisce circa l’11% delle donne, una percentuale pari a quella degli uomini della stessa età”. “Questo dato fa riflettere e si ipotizza che ci sia qualcosa che protegge la donna in età fertile: molto probabilmente c’entrano gli estrogeni, ormoni tipicamente femminili, la cui produzione da parte dell’organismo cala drasticamente con la menopausa. Tuttavia, la correlazione russamento-estrogeni non è ancora stata scientificamente dimostrata, quindi per ora resta un’ipotesi, seppur molto accreditata” – afferma il dottor Salamanca.

Quali sono i principali fattori di rischio per la donna?

Sono principalmente gli stessi di quelli maschili, ossia:
  • l’età (il rischio è maggiore negli individui più anziani)
  • il sovrappeso
  • il fumo, che provoca un’irritazione delle prime vie aeree, le zone più coinvolte nel russamento
  • l’alcol, in particolare prima di coricarsi
  • i pasti abbondanti prima di andare a dormire

Quali sono i rimedi per non russare?

I principali rimedi consigliati sono strettamente legati ai fattori di rischio, quindi:
  • evitare pasti abbondanti la sera
  • fare in modo di non essere in sovrappeso
  • evitare alcol e superalcolici, soprattutto la sera
  • evitare di fumare tanto
  • cercare di dormire di più in posizione laterale, anziché supina
“Inoltre – aggiunge il dottore – si può ricorrere a delle schiume a base di alghe, che si spruzzano in bocca prima di andare a dormire. Esse contengono una sostanza emolliente che ammorbidisce il tratto faringo-laringeo e riduce il disturbo.”

Quando interpellare il medico?

“È opportuno andare dal medico quando il disturbo diventa più importante, continuativo, indipendentemente dagli accorgimenti appena visti, e intermittente. In questo caso – osserva il dottor Salamanca – è molto probabile che sia presente la sindrome delle apnee notturne”. “Inoltre, se durante la giornata si presentano momenti di sonnolenza, difficoltà di memorizzazione o concentrazione, il problema può essere legato a disturbi del sonno. Un altro campanello d’allarme, soprattutto nei giovani, è la diminuzione del desiderio sessuale: un segno indiretto di ipossigenazione dell’organismo ma, soprattutto, del cervello durante la notte. Essa può portare, durante il giorno, alla comparsa di sintomi cognitivi come: stanchezza, sonnolenza, calo di attenzione ecc.”, chiarisce il medico.

Chi sono gli specialisti dei problemi del sonno?

I medici deputati alla cura dei disturbi del sonno sono neurologi, pneumologi ma, soprattutto, otorinolaringoiatri. I primi due si occupano della malattia quando è a uno stadio avanzato, ossia in caso di apnea ostruttiva grave. Gli otorini, invece, sono fondamentali per le fasi iniziali della malattia.

Quali sono gli esami più importanti?

“Dopo un’anamnesi iniziale – spiega il dottore – l’otorino può valutare l’opportunità di indirizzare il paziente verso un esame strumentale denominato polisonnografia. L’esame consiste in un monitoraggio notturno che valuta alcuni parametri come il russamento, l’ossigenazione del sangue, la presenza o meno delle apnee, la posizionalità, i movimenti toracici, la frequenza cardiaca ecc. e fa una diagnosi. È questo l’esame più indicato per scoprire se la persona è russatrice semplice, patologica o ha le apnee notturne. Un secondo esame molto importante è la sleep endoscopy (o “endoscopia del sonno”), che consiste in una registrazione delle prime vie aeree durante il sonno attraverso una telecamera. L’anestesista addormenta il paziente con un farmaco, inducendo un sonno parafisiologico – per il 95% identico a quello fisiologico – che dura 15-20 minuti e durante il quale il paziente russa (o va in apnea). La telecamera registra tutto e, in questo modo, si può scoprire la struttura che produce rumore, se è una sola o sono di più e, soprattutto, come questa struttura vibra.” “I due esami insieme (polisonnografia e sleep endoscopy) – aggiunge il medico – ci danno tutte le informazioni utili per scegliere la terapia migliore da seguire, con un successo che sfiora il 100%”. Le principali terapie post esami sono:
  • interventi chirurgici;
  • bite notturni specifici (oral appliance);
  • terapie posizionali (dispositivi che fanno stare il paziente sempre sul fianco);
  • terapie dietetiche (per le persone in sovrappeso).

Sushi in gravidanza? Sì, ma con le dovute accortezze

Negli ultimi anni i consumi alimentari nel nostro Paese hanno visto una notevole diffusione del pesce crudo, soprattutto nella versione “sushi”, cioè in abbinamento al riso, tipico della cucina giapponese. Una delle domande più comuni riguardo l’alimentazione delle donne incinta è proprio la possibilità di mangiare o meno il sushi e il pesce crudo più in generale. Il pesce crudo infatti può essere contaminato da diversi microrganismi (listeria, eschirichia coli, salmonelle), il rischio maggiore è però la presenza di Anisakis, un verme le cui larve possono impiantarsi nelle mucose dell’apparato gastrointestinale, con conseguenze anche importanti. A tal proposito, il Dott. Alessandro Bulfoni, Responsabile dell’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia di Humanitas San Pio X, ci aiuta a fare chiarezza.

Come prevenire l’infezione?

Il parassita è molto sensibile alla cottura, motivo per cui il consumo di pesce cotto non è problematico, ma anche al congelamento. Sottoporre il pesce a uno di questi trattamenti, uccide le larve e allontana il rischio di infezione. Attualmente, la legislazione europea (Regolamento CE n. 853 del 2004) obbliga chi somministra prodotti ittici crudi o sottoposti ad affumicatura a freddo, a marinatura o a salatura (procedimenti che non inattivano le larve), a utilizzare prodotti congelati o sottoposti a congelamento preventivo a -20° per almeno 24 ore. “Pertanto – spiega il Dott. Bulfoni – se il pesce è stato trattato secondo le norme previste dalla legge, non si corrono rischi”. È sempre buona norma comunque informarsi presso l’esercizio commerciale in cui si acquista o si consuma il pesce crudo, avendo cura di scegliere negozi o ristoranti di cui fidarsi, che garantiscano prodotti buoni, ben trattati e ben conservati.

Pesce crudo e toxoplasmosi

“Il pesce crudo – aggiunge il medico – non è rischioso per le gestanti risultate toxo-negative e dunque suscettibili all’infezione da toxoplasma. L’unica accortezza in questo caso è l’abbinamento del pesce alle verdure crude: queste devono essere ben lavate, per scongiurare il rischio di toxoplasmosi”.

E i molluschi?

“Anche i molluschi si possono mangiare – continua il Dott. Bulfoni. Se cotti non si corre alcun rischio, se crudi è possibile incorrere in infezioni, soprattutto da salmonella e in intossicazioni alimentari. Queste condizioni non si ripercuotono sulla salute del feto, ma richiedono comunque terapie farmacologiche, che in gravidanza è bene limitare il più possibile”. In generale comunque, è consigliabile seguire un’alimentazione sana ed equilibrata che includa pesce. Non è necessario rinunciare al sushi o al pesce crudo, purché si presti attenzione e si scelgano esercizi commerciali adeguati. In caso di dubbi è sempre bene confrontarsi con il proprio medico, così come in presenza di malessere a seguito del consumo di pesce crudo.