L’adiponectina: l’ormone “buono” contro le malattie cardiovascolari

Dopo aver ricevuto dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (Onda) due Bollini Rosa per l’impegno e l’attenzione verso la salute delle donne, in occasione della Festa della donna, Humanitas San Pio X organizza una settimana di incontri ed esami gratuiti dedicati proprio alla prevenzione femminile Tra gli esami offerti, la misurazione dell’adiponectina, un ormone “buono” prodotto dal grasso addominale, utilissimo per prevenire il rischio di malattie cardiovascolari e non solo. A parlarci dell’innovativo esame, il dottor Roberto Colombo, coordinatore e medico di riferimento dei laboratori di analisi di Humanitas San Pio X, che sarà a disposizione delle pazienti nelle giornate di martedì 7, giovedì 9 e sabato 11 marzo­, dalle 8.30 alle 10.30.

 Che cos’è l’adiponectina e a che cosa serve?

“Innanzitutto – sottolinea il dott. Colombo – ci tengo a premettere una cosa molto importante: il grasso addominale non è più considerato un tessuto di deposito, bensì un organo endocrino. Esso produce degli ormoni che sono estremamente importanti per i nostri metabolismi”. L’adiponectina è un ormone prodotto dal grasso addominale, in particolare quando mangiamo. Essa, per il nostro benessere, agisce in due modalità estremamente importanti:
  1. è vasodilatante, quindi è attiva contro il rischio aterosclerotico e quello cardiovascolare;
  2. l’adiponectina aiuta l’insulina ad agire.

Che cos’è l’insulina?

“L’insulina – continua il medico – è un ormone che riduce gli zuccheri nel sangue, li fa penetrare nelle cellule e, quindi, stabilizza e regolarizza il metabolismo degli zuccheri.”

Che cosa succede all’adiponectina quando il grasso addominale aumenta?

“Quando il grasso addominale aumenta, l’adiponectina diminuisce e, di conseguenza, aumenta il rischio cardiovascolare, perché diminuisce anche la sua azione vasodilatante e quella anti-aterosclerotica. Ma, soprattutto, quando il grasso addominale aumenta e diminuisce l’adiponectina, l’insulina fa più fatica ad agire. Questo in medicina si chiama “resistenza all’insulina”, una situazione che, a lungo andare, porta al diabete. Risulta quindi evidente il ruolo chiave rivestito da questo ormone nella sua azione contro il rischio cardiovascolare e il suo stretto rapporto con l’insulina. Per semplificare – chiarisce il dott. Colombo –: se abbiamo un po’ di pancia, l’adiponectina è in grado di dirci quanto è pericolosa la nostra pancia, ossia il nostro grasso addominale. Se il valore dell’ormone è molto basso vuol dire che il grasso addominale sta lavorando contro il nostro benessere.” È un parametro comune a entrambi i sessi? “È un parametro comune a entrambi i sessi, così come le modalità di misurazione. C’è da dire però – aggiunge il medico – che, solitamente, il sesso femminile è molto più attento al proprio benessere e ai propri metabolismi rispetto a quello maschile. È un parametro in più, molto attuale, che in pochi conoscono e usano, per capire i propri metabolismi e avere un’indicazione precisa circa il grasso addominale.”

Perché proprio il grasso addominale?

“Il grasso addominale – spiega il dottore – è il più importante. Immaginatelo come un “capolinea dei tram”: esso è vicino alla maggiore vascolarizzazione del corpo, che prende il sangue dall’intestino e lo riporta in tutto l’organismo. Il grasso addominale, oltre all’adiponectina, produce altri ormoni che, quando “sballano”, generano la sindrome cardiometabolica. Quest’ultima, a sua volta, può portare ad aterosclerosi, tumori, diabete, infiammazione e fegato grasso”.

Come avviene la misurazione dell’adiponectina? Di che tipo di esame si tratta?

“È un prelievo di sangue. Con esso è possibile identificare il valore di questo ormone nel sangue, insieme a tutti gli altri ormoni che il grasso addominale produce. Successivamente al prelievo – conclude il dott. Colombo –, come medico di riferimento del laboratorio di Humanitas San Pio, sarò a disposizione delle pazienti per un colloquio atto a stilare un quadro completo dello stato del grasso addominale e commentare i risultati ottenuti”. Il dottor Roberto Colombo ci da maggiori informazioni all’interno del video.

Menopausa, l’importanza della prevenzione cardiovascolare

Humanitas San Pio X aderisce al programma Bollini Rosa promosso dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della donna (Onda) e organizza, dal 6 all’11 marzo 2017, una serie di incontri ed esami gratuiti per le donne, in occasione della festa della donna. Tra i tanti servizi offerti in Struttura anche una visita cardiologica. La dottoressa Margherita Dell’Orto, Responsabile del Servizio di Cardiologia di Humanitas San Pio X, ci spiega l’importanza della prevenzione cardiovascolare, in particolare nelle donne in menopausa.

Quanto è importante la prevenzione cardiovascolare femminile?

“Innanzitutto – spiega la dottoressa Dell’Orto – occorre distinguere il caso della donna in età fertile da quello della donna in menopausa”. La donna in età fertile ha un rischio minore di contrarre malattie cardiovascolari, perché il livello di estrogeni nell’organismo è molto alto. Nelle donne fertili, comunque, è indicata una consapevole prevenzione cardiovascolare, che si basa sul corretto stile alimentare, attività fisica, mantenimento di adeguato peso corporeo e astensione dal fumo. Gli effetti di uno scorretto stile di vita si manifesteranno infatti con un aumentato rischio di patologia cardiovascolare dopo la menopausa. Nella donna in menopausa il rischio cardiovascolare aumenta ed è quindi fondamentale, oltre a proseguire il corretto stile di vita, un controllo clinico volto alla prevenzione. Durante la menopausa si verifica, infatti, una diminuzione degli estrogeni e questo comporta una tendenza alla vasocostrizione, un aumento della pressione arteriosa e modificazioni della coagulazione. “La donna in menopausa – sottolinea la dottoressa – deve andare dal cardiologo: pensate che il 40% delle morti femminili è dovuta ad eventi cardiovascolari”.

Come si svolge la visita e la valutazione del rischio cardiovascolare?

“La prima visita cardiologica – spiega la dott.ssa Dell’Orto – inizia dalla ricerca dei fattori di rischio cardiovascolari, di elementi anamnestici personali e famigliari che contribuiscono ad un aumentato rischio di patologia cardiaca, associata all’analisi di tutta la documentazione medica (referti di visite, esami strumentali, ecc.). Si procede – continua la dottoressa – con l’esclusione di sintomi dalla potenziale origine cardiaca, poi con la verifica della normalità degli esami del sangue portati in visione, ed infine con l’analisi dello schema terapeutico (se in atto) e delle allergie farmacologiche eventualmente riferite. Segue l’esame obiettivo (ascoltazione cardiaca e polmonare, vascolare, misurazione della pressione) e l’esecuzione dell’elettrocardiogramma. Si conclude con la stratificazione del rischio cardiovascolare e le indicazioni specifiche per ciascuno”.

Che cos’è il test “Progetto cuore” e come funziona?

Nell’ambito della prevenzione cardiovascolare, l’Istituto Superiore di Sanità ha avviato un progetto denominato “Progetto cuore”. Esso è stato pensato per calcolare la probabilità che ciascun individuo ha di andare incontro a un problema cardiovascolare nell’arco di 10 anni. “Il calcolo – spiega la dott.ssa Dell’Orto – è uno strumento semplice per stimare la probabilità di andare incontro a un primo evento cardiovascolare. Non potendo fare un ragionamento su larga scala che tenesse conto di tutti i fattori di rischio, si sono scelti alcuni parametri (sesso, età, abitudine al fumo, pressione sistolica, colesterolemia, diabete, terapia in corso) che compaiono nelle carte del rischio coronarico. Si tratta quindi di un metodo standard, attraverso cui calcolare il punteggio individuale tenendo conto dei maggiori fattori di rischio cardiovascolari, sia modificabili sia non modificabili. A seconda del punteggio ottenuto è possibile ricavare la percentuale di rischio cardiovascolare nell’arco dei successivi 10 anni”. Questo metodo è utilizzabile esclusivamente per le donne tra i 35 e i 69 anni e non in gravidanza. Inoltre, si tratta di una prevenzione primaria, ossia di pazienti che non hanno mai avuto un evento in precedenza.

C’è una differenza tra uomini e donne sulla probabilità di contrarre malattie cardiovascolari?

Gli uomini non sono protetti dagli estrogeni – che sono ormoni tipicamente femminili – quindi il rischio cardiovascolare è maggiore in età più giovane. Sebbene le donne siano protette rispetto agli uomini fino alla menopausa, con l’arrivo di quest’ultima – sottolinea la dottoressa – il rischio cardiologico cresce fino a pareggiare e a volte superare quello degli uomini. In aggiunta, la malattia, se compare, si sviluppa più rapidamente rispetto agli uomini.”

Come si svolgerà la visita durante la settimana della prevenzione al femminile in Humanitas San Pio X?

“La donna che si presenta per un consulto deve essere in possesso di un esame del sangue recente, nel quale siano indicati i parametri del colesterolo (totale e HDL) e della glicemia. Dopo aver preso nota dell’età e provata la pressione, i parametri potranno essere utilizzati per la stima del rischio cardiovascolare individuale. Verranno considerate anche le comorbidità (ossia la coesistenza di più patologie) della paziente ed effettuato l’elettrocardiogramma.”

SpecialmenteDonna: visite, incontri ed esami gratuiti in Humanitas San Pio X

Dal 6 all’11 marzo 2017 arriva SpecialmenteDonna, l’evento dedicato da Humanitas San Pio X alle donne di tutte le età. Anche quest’anno, infatti, la Struttura aderisce al programma Bollini Rosa che Onda, l’Osservatorio Nazionale sulla salute della donna, conferisce agli Ospedali Italiani che offrono servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie femminili. Nell’ambito di questo progetto, la Struttura festeggia la Festa della Donna offrendo loro una settimana di visite, incontri ed esami gratuiti con i nostri specialisti.

SpecialmenteDonna, cosa offriamo

Di seguito il calendario completo delle visite:

Medicina Generale

Intolleranze e allergie alimentari: colloquio personale con specialista in allergologia riguardo le intolleranze e le allergie alimentari. Anamnesi e consigli personalizzati per prevenire i disturbi che derivano da una “cattiva” alimentazione. mercoledì: 15.30-17.00; giovedì: 16.30-20.00

Medicina di laboratorio

Esame misurazione adiponectina: ormone buono prodotto dal grasso addominale quando è in equilibrio. martedì, giovedì, sabato: 8.30-10.30

Neurologia

Successfull aging: tecniche scientifiche con test e decalogo di consigli per un invecchiamento felice. lunedì: 14.30-17.00; martedì: 12.00-14.30

Cardiologia

Prevenzione cardiovascolare: ecg e calcolo del rischio cardiovascolare attraverso la compilazione del test progetto cuore e consigli/indicazioni diagnostiche. martedì: 9.00-11.00; sabato: 10.00-12.00

Chirurgia vascolare

Ecodoppler venoso degli arti inferiori: screening del sistema circolatorio venoso ed identificazione del tipo di disturbo. lunedì: 17.30-20.00

Chirurgia plastica

Prevenzione e trattamento dell’invecchiamento del viso: consulto e valutazione dell’invecchiamento cutaneo con consigli su trattamenti e prevenzione. mercoledì: 18.00-20.00; venerdì: 16.00-18.00; sabato: 10.00-12.00

Centro per la diagnosi e cura della roncopatia

Consulto roncopatia: scheda Roncologica ed eventuale prescrizione di esame di accertamento. lunedì: 9.00-10.30; mercoledì: 9.00-12.30; venerdì: 9.30-11.00

Centro di senologia e Diagnostica e Immagini

Mammografia + consulto lunedì: 11:00-13.00; martedì: 17.00-20.00; mercoledì 13.00-14.00

Ortopedia/Fisiatria

Osteoporosi: test di valutazione ossea per l’osteoporosi, anamnesi e indicazioni terapeutiche. giovedì: 13.00 – 16.00; venerdì: 11.00-14.00

Ginecologia e Ostetricia

Pap test, visita ed ecografia martedì: 10.00 – 12-30

Come prenotare?

È richiesta prenotazione obbligatoria chiamando al numero 02/69517500 dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17.00 e il sabato dalle 8.00 alle 12.00 fino ad esaurimento disponibilità.

Successful aging: un invecchiamento sereno, a partire dalla memoria

Dopo la conferma dell’impegno per la promozione della salute delle donne, l’Ospedale Humanitas San Pio X promuove, in occasione della Festa della donna, una settimana di consulti medici ed esami offerti gratuitamente alle donne per la prevenzione della loro salute. Per un consulto neurologico in merito a quello che in inglese è detto successful aging, ossia tecniche scientifiche per un invecchiamento sereno e felice, il dottor Luigi Manfredi, Responsabile del Servizio di Neurologia di Humanitas San Pio X, sarà disponibile per sottoporre i pazienti a un semplice test e fornire alcuni consigli per affrontare serenamente l’avanzare dell’età. Il dottor Manfredi riceverà le pazienti lunedì 6 marzo dalle 14.30 alle 17.00 e martedì 7 dalle 12.00 alle 14.30.

I disturbi più comuni

Tra i primi disturbi dell’età di cui ci si accorge ci sono sicuramente le occasionali perdite di memoria. Si tratta di un fenomeno abbastanza comune (e non solo tra gli anziani), tuttavia la perdita di memoria non è qualcosa da prendere alla leggera. Ecco sette semplici suggerimenti per rafforzare la propria memoria, e sapere quando richiedere un aiuto medico.

Restare mentalmente attivi

Così come l’attività fisica aiuta a mantenere il corpo in forma, le attività che stimolano la mente aiutano a mantenere in forma il cervello, e potrebbero tenere alla larga la smemoratezza. Fare i cruciverba, giocare a carte, provare percorsi alternativi quando si è alla guida, imparare a suonare uno strumento o fare volontariato sono attività importanti per tenere allenata la mente.

Interagire regolarmente con altre persone

Le interazioni sociali contribuiscono ad allontanare stress e depressione. Bisogna sempre cercare occasioni per stare insieme a propri cari, ai propri amici o ad altre persone, specialmente se si vive da soli.

Essere ordinati e organizzati

Occorre sempre annotare impegni, appuntamenti e occasioni su un’agenda (anche elettronica), sul calendario o altrove e ripetere ad alta voce ogni nuova. Occorre limitare le distrazioni e non fare troppe cose contemporaneamente, ma concentrarsi sulle informazioni che si sta cercando di acquisire.

Dormire bene

Il sonno gioca un ruolo importante nel consolidamento dei ricordi, così da poterli richiamare in futuro. Dormire a sufficienza deve diventare una priorità. Molti adulti necessitano dalle sette alle nove ore di sonno a notte.

Nutrirsi seguendo una dieta sana

Una dieta sana fa bene al cervello tanto quanto al cuore. Perciò è consigliabile mangiare frutta, verdura e cereali integrali, scegliere cibi proteici poveri di grassi, come il pesce, carne magra e pollame senza pelle. È importante anche ciò che si beve: troppo alcol può causare stati di confusione e perdita della memoria.

Prevedere attività fisica nella routine quotidiana

L’attività fisica contribuisce ad aumentare il flusso sanguigno in tutto il corpo, compreso il cervello. Questo può aiutare a mantenere attiva la memoria. Se non si ha abbastanza tempo durante la settimana per un allenamento completo, anche una camminata di 10 minuti al giorno può arrecare effetti benefici.

Gestire al meglio i disturbi cronici

Per qualsiasi tipo di disturbo cronico come depressione, pressione sanguigna alta, colesterolo alto, diabete, problemi ai reni o alla tiroide, bisogna seguire scrupolosamente le prescrizioni di cura del medico. Inoltre è buona cosa riesaminare regolarmente con il proprio medico i farmaci che si assumono. Diversi tipi di medicinali, infatti, possono intaccare le facoltà mnemoniche.

Quando ricorrere al medico per la perdita di memoria?

Se si è preoccupati per la perdita di memoria, è opportuno parlarne con un medico. Il medico eseguirà un esame fisico per verificare memoria e capacità di risolvere problemi. Talvolta potrebbero essere necessari ulteriori approfondimenti.  

Vene varicose, un disturbo circolatorio comune tra le donne

Durante la settimana della Festa della donna, dal 6 all’11 marzo, Humanitas San Pio X offrirà una serie di consulti medici ed esami gratuiti rivolti alle donne, per il controllo e la prevenzione della loro salute. Una della delle prestazioni offerte è la visita angiologica, un controllo clinico e strumentale sulla salute del sistema vascolare venoso. L’esame è particolarmente indicato per quelle pazienti che notano un doloroso (e inestetico) rigonfiamento dei vasi sanguigni o che lamentano frequentemente gambe gonfie e pesanti, sintomi che potrebbero rivelare la presenza di vene varicose. Ma cosa sono le vene varicose e perché compaiono? L’abbiamo chiesto alla dottoressa Elisa Casabianca, specialista in Chirurgia Vascolare, che visiterà le pazienti lunedì 6 marzo dalle 17.30 alle 20.00.

Che cosa sono le vene varicose?

Le vene varicose consistono in una alterazione delle vene superficiali degli arti inferiori, le safene, che diventano dilatate e tortuose e perdono la loro capacità di riportare correttamente il sangue verso il cuore, aumentando il ristagno di liquidi nelle gambe.

Quali sono le possibili cause?

Alla base c’è spesso una predisposizione familiare, a cui possono aggiungersi altri fattori: obesità, età avanzata, terapie ormonali, gravidanze e alcuni tipi di professione che costringono alla posizione eretta per molte ore consecutive.

Come si manifestano?

I sintomi possono essere: un senso di pesantezza alle gambe, gonfiore, crampi notturni, eritemi sulla pelle, macchie scure, specialmente intorno alla caviglia. Inoltre possono essere visibili sotto la pelle i cosiddetti gavoccioli varicosi: gomitoli bluastri di vene dilatate che, allungandosi, si avvolgono su se stesse.

Diagnosi

Una visita specialistica di angiologia o chirurgia vascolare è in grado di evidenziare e diagnosticare con estrema precisione la presenza di vene varicose. All’esame clinico si associa l’ecocolor-doppler: esame non invasivo; in sostanza un’evoluzione dell’ecografia tradizionale che permette di visualizzare i vasi sanguigni in dettaglio e studiare il flusso ematico al loro interno. Con questo semplice approccio non solo si giunge a diagnosi di insufficienza venosa, ma si può definire il trattamento più adeguato.

Quali sono i possibili trattamenti?

Il primo approccio è costituito dalla terapia medica e comportamentale: esistono farmaci cosiddetti “flebotonici” che migliorano sia la consistenza delle vene sia la circolazione periferica. Di fondamentale importanza poi è l’utilizzo di calze elastiche, il cui grado di compressione va stabilito dallo specialista.  Nei casi più severi, verrà indicato un trattamento chirurgico, più radicale.

La termoablazione in radiofrequenza

“Molte di noi – spiega la dottoressa – hanno esperienza di un parente o conoscente sottoposto ad asportazione chirurgica della safena. L’intervento tradizionale comporta, tuttavia, un impatto chirurgico invasivo e cruento ed è per questo ormai destinato a scomparire”. Accanto all’intervento tradizionale, ancora necessario in casi selezionati particolarmente complessi, vi è la possibilità di ricorrere a trattamenti endoscopici mini-invasivi di diversa tipologia. “Tra questi – continua la dott.ssa Casabianca – una metodica con ottimi risultati è la termoablazione in radiofrequenza: la vena responsabile della formazione delle varici viene occlusa in modo definitivo, senza la necessità di essere asportata. In pratica, mediante una puntura simile ad una flebo nel braccio, si inserisce all’interno della vena malata una sottile sonda che emette rapidamente calore (onde in radiofrequenza) determinando in pochi secondi la distruzione della vena dall’interno; la sonda viene quindi spostata lungo la vena sino alla sua totale occlusione”. L’intervento, che dura circa 30 minuti, viene eseguito con anestesia locale, non lascia cicatrici e consente tempi di ripresa estremamente brevi (circa un giorno): già da subito la paziente è in grado di alzarsi e di camminare. “Inoltre, grazie alla sua ridotta invasività, è indicato – conclude la dottoressa – anche in pazienti anziani e con più patologie associate, che normalmente venivano esclusi dal trattamento chirurgico tradizionale”.