Tumore al seno e prevenzione, la Dott.ssa Nosenzo al Winter Village

Dal 18 al 22 gennaio si è tenuto a Milano il Winter Village, un’iniziativa di Onda (Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna), volta a promuovere il benessere della donna attraverso stili di vita corretti. Oltre a consulti medici gratuiti per i cittadini, sono state organizzate diverse conferenze. Giovedì 19 gennaio è intervenuta anche la Dott.ssa Maria Antonietta Nosenzo, chirurgo senologo del Centro di Senologia in Humanitas San Pio X, per parlare di tumore al seno e prevenzione.

Il tumore al seno

Secondo i dati dell’ultimo rapporto di AIOM e AIRTUM (Associazione Italiana di Oncologia Medica e Associazione Italiana Registro Tumori), il tumore al seno è il più frequente nelle donne e il primo per mortalità in ambito oncologico, con 50 mila nuovi casi all’anno e 11.900 decessi. Una patologia importante, che vede coinvolte circa 690mila donne, con un forte impatto sulla loro vita e ripercussioni in ambito personale, familiare, sociale, culturale, lavorativo ed economico. L’incidenza di questa neoplasia resta stabile, ma si registra un lieve calo della mortalità, anche per le donne di età inferiore ai 35 anni, dovuto soprattutto ai progressi in ambito di prevenzione secondaria, ovvero alla diffusione dei programmi di screening mammografico e ai controlli spontanei periodici, e ad approcci terapeutici innovativi sempre più mirati. I controlli clinico strumentali periodici, come la visita senologica, l’ecografia mammaria, la mammografia, la risonanza magnetica nucleare, l’agoaspirato e l’agobiopsia permettono diagnosi precoci e interventi sempre più conservativi e dunque più rispettosi dell’immagine della donna. Se individuato per tempo infatti, il tumore ha più possibilità di essere sconfitto; si pensi che a cinque anni dalla diagnosi, la sopravvivenza nelle donne si attesta all’85,5%.

I fattori di rischio

Il principale fattore di rischio per il tumore al seno è l’età, con il trascorrere degli anni infatti, il rischio aumenta; l’ereditarietà per neoplasia della mammella e dell’ovaio, un pregresso tumore alla mammella, pregressa terapia (a livello toracico), sovrappeso, diabete e ipertensione. Contribuiscono poi fattori riproduttivi: un lungo periodo fertile, la mancanza di figli o gravidanze dopo i trent’anni, il mancato allattamento.

L’importanza della prevenzione

“Oltre alla prevenzione secondaria attraverso controlli clinico strumentali periodici, il tumore al seno, così come molti altri tumori, può essere prevenuto prestando particolare attenzione allo stile di vita. È bene dunque – ha spiegato la Dott.ssa Nosenzo – seguire un’alimentazione sana, contrastare la sedentarietà conducendo una vita attiva e dedicandosi a un’attività fisica moderata ma costante, non fumare, non bere alcolici e mantenere il peso corporeo nella norma“.

I progressi nelle cure

Sono stati fatti importanti passi avanti nella diagnosi e nella cura del tumore al seno,  progressi che hanno consentito un aumento della sopravvivenza delle pazienti, anche grazie alla diagnosi precoce, alla disponibilità di approcci terapeutici innovativi sempre più misurati sui singoli tumori e all’esecuzione di interventi – laddove necessari – sempre più conservativi dell’immagine della donna. “È bene poi – ha continuato la Dott.ssa – sottolineare l’importanza che riveste la Breast Unit, ovvero il Centro di Senologia, nel percorso diagnostico-terapeutico e assistenziale della paziente”. Essere prese in carico in questi centri assicura un approccio multidisciplinare e integrato, in cui diverse professionalità si prendono cura della paziente, affrontando insieme caso per caso. Le figure di riferimento sono il radiologo, l’anatomopatologo, il chirurgo senologo, il medico nucleare, il chirurgo plastico, l’oncologo, il radioterapista, il fisiatra, lo psicologo e i volontari. È dimostrato che le pazienti in cura in tali centri hanno prognosi migliori. “Le iniziative di sensibilizzazione sui corretti stili di vita per prevenire il tumore al seno – ha concluso la Dott.ssa Nosenzo – si inseriscono nel costante lavoro delle istituzioni e delle associazioni, il cui sforzo è quello di prendersi cura delle pazienti in maniera completa e globale, tenendo conto di quanto la malattia non riguardi solo gli aspetti più strettamente fisici e di salute, ma coinvolga l’intera vita di una donna”.