Le coronarie, le arterie che nutrono il muscolo del nostro cuore, hanno un diametro più piccolo di un cavetto carica-batterie per lo smartphone, da 1 a 3 millimetri. Quando il flusso di sangue che trasportano viene interrotto, come succede con l’elettricità fornita da una batteria, il cuore perde carica e fatica a funzionare.

Fumo, ipertensione, diabete, colesterolo e trigliceridi alti, già principali fattori di rischio per tutte le patologie cardiovascolari, insieme a fenomeni infiammatori, possono danneggiarne le pareti coronariche creando placche che ostruiscono la circolazione.

Spesso si ricorre all’inserimento di uno o più stent coronarici, cioè piccole reti metalliche tubulari che vanno a riaprire le coronarie ristrette. Ma questo non è l’unico approccio possibile e, a volte, neppure il più risolutivo.

«Negli ultimi 25 anni la cardiochirurgia ha dimostrato progressi enormi e la ricostruzione coronarica è una delle tecniche più stupefacenti – afferma Fabio De Luca, cardiochirurgo che ha sviluppato questa tecnica, responsabile della Chirurgia Coronarica Ricostruttiva di Humanitas Gavazzeni –. Oggi è possibile ripulire le coronarie e ridare loro piena funzionalità senza più inserire materiali estranei nel cuore del paziente. I vantaggi di questo tipo di intervento sono parecchi: l’angina sparisce e non si ha più la sensazione di dolore o oppressione sul petto. La funzione ventricolare migliora e la malattia non progredisce e, soprattutto, l’intervento può essere risolutivo».

Un risultato più naturale possibile

Precisione, accuratezza, velocità ed esperienza sono criteri imprescindibili per il cardiochirurgo. «Ogni ricostruzione coronarica prevede centinaia di micro punti di sutura confezionati in modo preciso per rendere il risultato più naturale possibile» aggiunge De Luca.

Le arterie coronarie vengono ricostruite utilizzando le arterie mammarie del paziente stesso, riacquistano una funzione e anatomia fisiologica e permettono la formazione di nuove arterie periferiche che nutriranno nuovamente i tessuti più profondi delle pareti del cuore. La chirurgia coronarica ricostruttiva si occupa spesso anche di pazienti multistentati o già sottoposti a trattamenti di rivascolarizzazione coronarica. Per la complessità di questi casi, oltre alla performance chirurgica, è necessario poter contare su una specifica attrezzatura.

La coronaria viene ripulita da tutto ciò che la ostruisce

«Si tratta di una tecnica eseguita con particolari e raffinati strumenti cardiochirurgici essendo le strutture vascolari su cui si lavora piccolissime. L’intervento – spiega il cardiochirurgo – consiste nel liberare tutta la coronaria ripulendola da tutto ciò che la ostruisce, come le placche e anche gli stent se si tratta di un paziente già operato. Si recuperano così tutti i rami collaterali delle coronarie (diagonali, settali e marginali), ridonando vita ai tessuti e al muscolo cardiaco. Infine, il tetto della coronaria viene ricreato con tratti di arterie mammarie e alcuni by-pass completano l’operazione. I controlli angiografici coronarici dimostrano ottimi fenomeni di rimodellamento della funzione di pompa cardiaca. I pazienti che non sono più trattabili efficacemente con procedure di angioplastica coronarica, possono così avere un’opportunità di cura diversa e tornare a una vita normale».