Spesso la pelle assolve a sue spese alla funzione che le è propria, che è quella di proteggere da elementi esterni – di qualunque natura essi siano – la parte interna del nostro organismo.

I problemi che possono sorgere, da questo punto di vista, si chiamano ferite, ulcere, piaghe, situazioni che possono arrecare dolori anche intensi e, se non curate a dovere, possono sfociare in disturbi anche di una certa gravità.

Per fortuna oggi esistono strategie terapeutiche che propongono nuovi trattamenti in grado di controllare il dolore e garantire la guarigione nel minor tempo possibile, riducendo al contempo le problematiche sempre più frequenti di intolleranza o allergia alle medicazioni tradizionali.

Queste nuove applicazioni terapeutiche sono adottate dall’Ambulatorio di Vulnologia di Humanits Gavazzeni Bergamo, come ci spiega la responsabile, dottoressa Maria Elena Abati.

Quali sono le nuove tecnologie che aiutano a curare le lesioni cutanee?

«Le principali sono tre, molto differenti tra loro. La prima consiste in una medicazione che è collegata a un dispositivo aspirante capace di creare il vuoto a contatto con la lesione. È un trattamento che risulta molto efficace quando dobbiamo affrontare ferite a cute o lesioni post-trauma. La seconda è basata sulle onde d’urto, energia pressoria in grado di modificare la struttura dei tessuti che, quando trattati, riprendono a guarire. Usiamo le onde d’urto in caso di ulcere che non guariscono a seguito di medicazioni o di altri trattamenti tradizionali. Infine, la terza soluzione tecnologica, l’ultima arrivata, è quella che prevede l’uso della lampada biotonica, che utilizza uno spettro di energia luminosa particolare, capace di stimolare i tessuti inattivi. Viene usata soprattutto in presenza di piaghe, grazie alla sua capacità di ridurne la carica batterica».

Quanto sono diffuse le ulcere della pelle? Possono essere considerate un problema sanitario o sono una patologia marginale?

«Le ulcere sono purtroppo molto diffuse, molto più di quanto si immagini, anche perché bisogna considerare il fatto che si tratta non di un’unica malattia, ma dell’espressione cutanea di diverse problematiche. Sono quindi un problema che interessa molte persone e per questo attira su di sé grande attenzione anche dal punto di vista della ricerca scientifica, che si pone l’obiettivo di trovare sempre nuove strategie terapeutiche».

In che cosa consistono le cure che non utilizzano le varie forme di energie fisica che abbiamo visto?

«Le vecchie cure a base di garze e comuni disinfettanti non sono ormai più utilizzate da tempo. I bendaggi sono oggi sempre più complessi e “intelligenti”, così come le medicazioni, che possono ormai essere definite “avanzate” per la loro capacità di controllare le cariche batteriche locali, i liquidi di trasudazione e gli arrossamenti cutanei. Si tratta di medicazioni che devono restare applicate per diversi giorni, ma che riescono a ridurre il dolore e ad accelerare la guarigione. Detto questo, bisogna però sottolineare che il futuro lo stiamo costruendo ora, con i nuovi trattamenti tecnologici di cui abbiamo parlato prima, che si sono ormai affermati per la loro efficacia».

 

(sintesi dell’articolo pubblicato il 15 luglio 2018 sul quotidiano “Eco di Bergamo”)