La giornata di giovedì 19 novembre è dedicata alla prevenzione delle lesioni da pressione, che sono chiamate anche ulcere o, più comunemente, piaghe da decubito.

Si tratta di una patologia molto diffusa, che richiede cure costanti e può, anzi deve, essere prevenuta con grande attenzione.

Ne parliamo con la dottoressa Elena Maria Abati, fisiatra e geriatra, referente dell’Ambulatorio di Vulnologia di Humanitas Gavazzeni Bergamo.

Dottoressa Abati che cosa sono, nel dettaglio, le lesioni da pressione?

«Si tratta di lesioni della pelle e dei tessuti che sono posti sotto questa, che si formano a causa di una prolungata compressione che una sporgenza ossea sottostante esercita sulla superficie esterna di appoggio. Questa pressione genera un minore afflusso di sangue e un minore nutrimento dei tessuti dell’area del corpo interessata, situazioni che sono alla base della formazione delle lesioni».

Quali sono le situazioni, nello specifico, che ne agevolano la formazione?

«La prima causa di lesioni da pressione è l’immobilità, che può essere a letto o in carrozzina, senza che vi sia una giusta movimentazione, associata a uno stato di malnutrizione. In generale, si può dire che la comparsa di queste piaghe è quasi sempre espressione di un’inefficace assistenza complessiva del paziente».

Come può essere prevenuta la formazione di lesioni da pressione?

«La prevenzione, in questo caso, è essenziale, è il punto di partenza della cura a questo tipo di lesioni. È importante evitare che si formino ulcere perché la loro guarigione è lunga e complessa. Gli accorgimenti da osservare sono tanti e devono essere messi in campo tutti nello stesso momento. Per prima cosa i pazienti immobilizzati su un letto o su una sedia a rotelle devono essere mobilizzati, cioè bisogna far cambiare loro posizione, anche ogni 2 ore, con attenzione e perizia, ricordando che è importante utilizzare materiali di supporto adatti: materassi e cuscini devono essere specifici e non generici. Poi bisogna tenere la cute delle persone malate ben pulita e idratata e le aree di rischio devono essere tenute sotto controllo in modo sistematico in modo da intervenire con immediatezza su eventuali primi segni di lesione. Particolare attenzione deve essere anche prestata all’alimentazione, che va seguita e monitorata nel tempo».

Quando la piaga da decubito si è formata, che cosa si può fare per curarla?

«Dipende dal caso specifico. A seconda del grado dell’ulcera, la medicazione locale può essere semplice ma anche complessa. Molto dipende anche dalle strategie a disposizione dei centri specializzati: si può andare dalle medicazioni avanzate alle terapie fisiche, ma anche al complesso approccio chirurgico, che deve rappresentare l’ultima soluzione percorribile e che purtroppo non sempre è risolutivo. Nel frattempo bisogna prestare attenzione al supporto su cui la persona è allettata o seduta, adattandolo alla nuova soluzione o modificandolo del tutto nel caso in cui si sia rivelato totalmente inefficace. Bisogna prevedere una nuova posizione per il paziente, che tenga conto della sede dell’ulcera e delle caratteristiche delle altre zone a rischio, in prossimità delle prominenze ossee. Anche la nutrizione deve essere rimodulata e deve essere tale da favorire il ripristino del bilanciamento metabolico messo in crisi dalla perdita di liquidi, proteine e sali dovuta alla formazione delle piaghe».