Acido fenofibrico

Acido fenofibrico   L’Acido fenofibrico si usa per far diminuire il colesterolo e i trigliceridi nel sangue.   Che cos’è l’Acido fenofibrico? Si tratta di un agente capace di minimizzare i livelli di lipidi nel sangue. Opera accrescendo i livelli di colesterolo HDL (quello “buono”), favorendo l’eliminazione dei trigliceridi dal sangue e abbassando i livelli di colesterolo cattivo.   Come si prende l’Acido fenofibrico? L’Acido fenofibrico si prende per bocca, di solito in forma di pillole o pastiglie. La sua assunzione deve sempre essere combinata con un regime alimentare adeguato alla conservazione dei livelli di lipidi ematici nella norma.   Effetti collaterali dell’Acido fenofibrico Prendere l’Acido fenofibrico si può collegare a miopatie e a serie reazioni cutanee.   Tra gli altri suoi eventuali effetti collaterali troviamo anche: dolore alla schiena costipazione dolore alla testa nausea naso che cola naso chiuso   È meglio avvertire immediatamente un dottore in presenza di: rash orticaria prurito problemi respiratori dolore o sensazione di oppressione al petto gonfiore di bocca, viso, labbra o lingua male, gonfiore, arrossamenti o sensibilità alle gambe o ai polpacci tosse con sangue diminuzione della minzione febbre, brividi o dolore alla gola continuo dolori, sensibilità o debolezza muscolare sintomi di disturbi ai reni (per esempio urine scure o feci pallide) sintomi di una pancreatite lividi o emorragie stanchezza o debolezza inusuali   Controindicazioni e avvertenze L’Acido fenofibrico non si deve prendere in presenza di disturbi alla cistifellea o al fegato o di seri problemi renali, né durante l’allattamento. In presenza di terapie con resine sequestranti gli acidi biliari, bisogna prenderle dalle 4 alle 6 ore prima o un’ora dopo quella dell’acido fenofibrico. Prima di cominciare la terapia è fondamentale avvertire sempre il dottore: di allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti o ad altri medicinali (nello specifico al fenofibrato) o cibi dei farmaci, dei fitoterapici e degli integratori presi, menzionando nello specifico betabloccanti, estrogeni, diuretici, colchicina, statine, immunosoppressori o altri medicinali che possono provocare danni ai reni, probenecid e anticoagulanti se si soffre (o si ha sofferto) di diabete, ipotiroidismo, problemi cardiaci, disturbi alla cistifellea, pancreatite, disturbi renali, epatici o muscolari, trombosi venosa profonda o embolia polmonare nel caso si fosse in forte sovrappeso se di ha uno stile di vita poco attivo se si hanno cattive abitudini alimentari se si consumano alcolici in presenza di gravidanza o allattamento   È meglio avvertire dottori, chirurghi e dentisti della terapia con Acido fenofibrico.

Acido folico

Acido folico   L’acido folico si usa per curare o prevenire mancanze dello stesso acido folico che possono essere rischiose sia durante la gravidanza che durante altri momenti della vita. Durante la gestazione la mancanza di acido folico può infatti alterare la corretta crescita del sistema nervoso del feto; in altri momenti della vita può anche provocare anemia.   Che cos’è l’acido folico? L’acido folico opera riempiendo la mancanza di questa molecola.   Come si prende l’acido folico? L’acido folico si prende per bocca, in forma di pastiglie da prendere di solito solo una volta al dì.   Effetti collaterali dell’acido folico È fondamentale avvertire immediatamente un dottore nell’eventualità in cui prendere l’acido folico provochi: rash orticaria prurito problemi respiratori sensazione di oppressione o male al petto gonfiore di bocca, viso, labbra o lingua   Controindicazioni e avvertenze Prima di prendere l’acido folico è fondamentale avvertire il dottore: di possibili allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a ogni altro medicinale, a cibi o ad altre sostanze dei farmaci, dei fitoterapici e degli integratori presi, nello specifico fenitoina e vitamine delle patologie e dei disturbi di salute di cui si soffre (o si ha sofferto) in presenza di gravidanza o allattamento Durante la terapia il dottore potrebbe indicare dei giusti accorgimenti alimentari, per esempio di accrescere il consumo di fegato, frutta e verdura a foglie verdi fresca.

Acido mefenamico

Acido mefenamico   L’acido mefenamico si usa per la terapia a breve termine (non oltre i 7 giorni) del dolore lieve-moderato collegato al ciclo mestruale. Si usa anche nella cura di artropatie su base connettivitica, artrosi, attacchi acuti di gotta e dolore neoplastico.   Che cos’è l’acido mefenamico? Si tratta di un medicinale antinfiammatorio non steroideo (Fans). Il suo preciso meccanismo di funzionamento non si conosce, però si ritiene che fermi certe sostanze che collaborano nei processi infiammatori.   Come si prende l’acido mefenamico? L’acido mefenamico si prende per bocca. Se provoca disturbi allo stomaco può venire preso insieme a del cibo.   Effetti collaterali dell’acido mefenamico L’acido mefenamico può avere effetti collaterali a livello cardiovascolare. Può anche accrescere il pericolo di emorragie gastrointestinali anche gravi e disturbare i risultati di certe analisi di laboratorio.   Tra gli altri suoi eventuali effetti collaterali troviamo anche: costipazione diarrea capogiri meteorismo dolore alla testa bruciori di stomaco nausea disturbi allo stomaco   È fondamentale avvertire immediatamente un dottore in presenza di: gonfiori a viso, gola, lingua o labbra rash prurito orticaria sensazione di oppressione o male al petto problemi respiratori feci scure o con sangue cambiamenti nella quantità di urina prodotta urine scure confusione depressione svenimenti battito cardiaco accelerato o irregolare febbre, brividi o dolore alla gola continuo alterazioni d’umore o del comportamento intorpidimento di un braccio o di una gamba debolezza da una sola parte del corpo cute arrossata, gonfia, con vesciche o che si desquama acufene convulsioni dolore alla testa o capogiri forti dolore allo stomaco o nausea intensi o continui grave vomito fiato corto crescita di peso repentino o immotivato gonfiore di mani, gambe o piedi lividi o emorragie dolori muscolari o articolari inusuali stanchezza o debolezza inusuali disturbi alla vista o a parlare vomito che somiglia al caffè ittero   Controindicazioni e avvertenze Prendere l’acido mefenamico non è indicata nell’ultimo trimestre di gestazione, in presenza di bypass cardiaco recente o programmato e in caso di certi disturbi renali, ulcere o infiammazioni gastrointestinali. In più, prima di prenderlo è meglio avvertire il dottore: di allergie al principio attivo, ad altri medicinali (nello specifico all’aspirina o ad altri Fans), ad altre sostanze o a cibi dei farmaci, dei fitoterapici e degli integratori presi, nello specifico antiocagulanti, aspirina, corticosteroidi, eparina, SSRI, idrossido di magnesio, probenecid, ciclosporina, litio, metotressato, chinoloni, sulfoniluree, ACE inibitori e diuretici se si soffre (o si ha sofferto) di patologie epatiche, diabete, disturbi gastrointestinali, gonfiori o ritenzione idrica, asma, polipi nasali, infiammazioni del cavo orale, pressione elevata, patologie del sangue, emorragie, problemi della coagulazione, disturbi cardiovascolari o se si è a rischio di questi problemi in presenza di stato di salute precario in presenza di disidratazione, ipovolemia o bassi livelli di sodio nel sangue se si consumano alcolici in presenza di un passato da alcolista in presenza di gravidanza o allattamento   L’acido mefenamico può alterare le capacità di guidare e di manovrare macchinari pericolosi. Questo effetto collaterale può venire aggravato dagli alcolici e da certi farmaci.

Acido tiaprofenico

Acido tiaprofenico   L’acido tiaprofenico si usa per lenire dolore e infiammazione collegati a patologie reumatiche e per curare sindromi dolorose collegate a traumi a muscoli o articolazioni.   Che cos’è l’acido tiaprofenico? Si tratta di un medicinale antinfiammatorio non steroideo (Fans). AgiOperasce fermando l’azione degli enzimi cicloossigenasi, andando così a disturbare la generazione di certe molecole (le prostaglandine) che provocano dolore e infiammazione.   Come si prende l’acido tiaprofenico? L’acido tiaprofenico si prende per bocca, dopo mangiato. Di solito il dottore consiglia una dose inizialmente bassa per poi magari aumentarla in presenza di bisogno.   Effetti collaterali dell’acido tiaprofenico L’acido tiaprofenico può intensificare i sintomi dell’asma. Tra gli altri suoi eventuali effetti collaterali troviamo anche: senso di malessere indigestione bruciori di stomaco capogiri sonnolenza costipazione diarrea dolore alla testa   È fondamentale avvertire immediatamente un dottore in presenza di: gonfiori a viso, gola, lingua o labbra rash prurito orticaria sensazione di oppressione o male al petto problemi respiratori crescita della frequenza della minzione sangue nelle urine feci scure o sangue nelle feci sangue nel vomito intensi dolori addominali   Controindicazioni e avvertenze Prima di prendere acido tiaprofenico è meglio avvertire il dottore: di allergie al principio attivo, ad altri medicinali (nello specifico all’aspirina o ad altri Fans), ad altre sostanze o anche a dei cibi dei farmaci, dei fitoterapici e degli integratori presi se si soffre (o si ha sofferto) di patologie e infezioni delle vie urinarie, asma, problemi allergici, ulcere gastriche o duodenali, patologie infiammatorie intestinali, patologie epatiche, renali, cardiovascolari o alla prostata, disturbi di circolazione, pressione elevata, problemi della coagulazione, patologie dei tessuti connettivi in presenza di gravidanza o allattamento   È fondamentale avvertire sempre dottori, chirurghi e dentisti che si prende l’acido tiaprofenico. Il medicinale può alterare le capacità di guidare o di manovrare macchinari pericolosi.

Acne

Acne   L’acne consiste in un’infiammazione dei follicoli pilosebacei e si presenta in linea di massima con i brufoli, i quali prima si formano inizialmente come comedoni (i punti neri) per poi dare avita a papule o pustole (brufoli) o anche ai più gravi noduli e cisti. L’acne si presenta principalmente nelle zone di viso, collo, torace e dorso. Anche se non si tratta di una patologia grave, l’acne nella sua forma più intensa induce anche a cicatrici inestetiche e permanenti che possono anche influenzare negativamente la psiche.   Che cos’è l’acne? L’acne può essere di tipo giovanile o tardiva, cioè un disturbo che compare in età post adolescenziale o dell’adulto. La prima compare insieme allo sviluppo sessuale e solitamente tende a scomparire alla fine di questo periodo o perdurare nell’adulto. L’acne tarda o tardiva compare nell’adulto anche senza aver sofferto di acne giovanile. Dal punto di vista clinico, si parla di acne comedonica, cistica, conglobata ecc., in base alla prevalenza di comedoni, cisti ecc.   Quali sono le cause dell’acne? La comparsa degli ormoni nel periodo dell’adolescenza causa l’aumento di volume delle ghiandole sebacee e l’inizio della produzione del sebo. Il sebo è una secrezione oleosa, che serve a proteggere la cute dalle infezioni. In alcuni soggetti maggiormente predisposti, il sebo svolge un’azione irritante e induce la formazione del comedone o punto nero. Il comedone è come un tappo, che impedisce lo scorrimento del sebo dalla ghiandola alla superficie della cute. I grassi che compongono il sebo, ristagnando, si degradano e diventano irritanti. Si sviluppano in eccesso i batteri. Infine, può avvenire una distruzione del follicolo con la formazione della relativa cicatrice. La causa più importante dell’insorgenza dell’acne è la familiarità, cioè una predisposizione specifica a sviluppare questo disturbo. Intervengono poi fattori esterni come l’igiene, l’inquinamento ambientale, i disordini di alimentazione e, soprattutto, lo stress. Lo stress può far peggiorare l’acne ed il peggioramento dell’acne può provocare stress: si crea così un circolo vizioso. Al contrario di quanto pensano la maggior parte degli utenti, alimenti molto grassi quali cioccolato, insaccati, formaggi, non creano l’acne. Tuttavia, un’alimentazione troppo calorica, soprattutto negli adolescenti, può far peggiorare un’acne già in atto, oltre a far aumentare il peso. Un altro comportamento che si vede spesso ed è basato su un concetto sbagliato: il paziente con acne cerca di lavarsi con frequenza, spesso con molto sapone, nel tentativo di “asciugare” la cute seborroica e acneica; purtroppo, facendo questo aumenta la secrezione di sebo e l’irritazione, quindi peggiora l’acne. Quando si ha l’acne occorre lavarsi poco, non strofinare ed utilizzare poco sapone. Nei casi con molta infiammazione, poi, il sapone va sostituito con una crema da lavaggio. Infine, lo schiacciamento dei punti neri o dei foruncoli provoca una diffusione dell’infiammazione, quindi aumenta la possibilità di formazione di cicatrici. Anche la pulizia del volto dall’estetista, che tenta di togliere i punti neri, è da evitare per gli stessi motivi.   Quali sono i sintomi dell’acne? La comparsa di comedoni o punti neri, di foruncoli, di cisti e di noduli su viso, collo, petto e schiena. Normalmente, non si tratta di una patologia grave ma, nei casi più seri, per evitare la comparsa di cicatrici e segni permanenti, è bene rivolgersi ad uno specialista di dermatologia.   Diagnosi La diagnosi è di tipo clinico ed al dermatologo spetta individuare le concause e indagare sui comportamenti sbagliati, al fine poi di consigliare il trattamento più adatto alle esigenze del singolo paziente.   Trattamenti Un tempo si pensava che l’acne fosse una malattia causata di batteri presenti nel follicolo (teoria batterica), capaci di produrre acidi grassi dotati di attività infiammatoria. In realtà, studi più recenti hanno dimostrato che i batteri svolgono un ruolo secondario nell’acne e quindi il trattamento con antibiotici non è più indicato. Inoltre, gli antibiotici che si usavano per l’acne erano spesso poco tollerati dal fegato e reagivano con la luce del sole (fototossicità). La cura moderna dell’acne non prevede l’uso di antibiotici, nemmeno per applicazione locale. Alle ragazze o alle donne che hanno l’acne viene spesso prescritta la pillola contraccettiva semplice, o con aggiunta di antiandrogeni. Questo comportamento terapeutico deriva dalla falsa premessa che l’acne sia causata da una disfunzione degli ormoni sessuali. In realtà, le adolescenti o le donne con acne non hanno affatto disfunzioni ormonali. L’impiego della pillola contraccettiva per la cura dell’acne, oltre a non produrre un significativo miglioramento, espone ai rischi dell’uso di estrogeni e antiandrogeni, fra i quali vi sono aumento di peso, comparsa di cellulite, ipertensione, alterazioni del fegato, pericolo di trombosi. Per questi motivi, non si dovrebbe usare la pillola anticoncezionale nella cura dell’acne femminile. Viene definita come pillola anti-acne una pillola a base di acido retinoico, un derivato della Vitamina A, che agisce impedendo la formazione dei comedoni e delle cisti che sono alla base dello sviluppo dell’acne. L’acido retinoico è quindi un trattamento specifico ed efficace, che ha tuttavia molti effetti collaterali. Tra i più comuni: secchezza cutanea e degli occhi, mal di testa, aumento del colesterolo, calcificazioni e depressione psichica. Inoltre, questo farmaco, in caso di gravidanza, può indurre gravi malformazioni fetali. Per questo, l’impiego di acido retinoico per via orale è circoscritto ad alcuni casi particolari. L’acido retinoico funziona anche se applicato direttamente sulla cute acneica, evitando così i problemi di tossicità del farmaco assunto per bocca. Tuttavia, data la sua potente attività, si applica, di solito, una sola volta alla settimana e va integrato con il micropeeling. Il micropeeling consiste nel frizionare le zone interessate dall’acne con la lozione glicoalcolica composta da acido glicoloco e acido salicilico a bassa concentrazione. Questa lozione disinfetta e aumenta l’azione desquamante, liberando i follicoli dai comedoni e quindi, nel tempo, spegnendo l’acne. Poiché la tecnica del micropeeling non comporta l’uso di farmaci, il trattamento può essere fatto da tutti e protratto anche per anni, cioè fino a che l’acne non regredisce spontaneamente. In accoppata con il micropeeling, nei casi più seri, funziona bene la terapia fotodinamica, una moderna forma di trattamento mediante la luce, utile per ridurre l’infiammazione (nelle forme maggiormente infiammate) e permettere di continuare con il micro peeling.   Prevenzione Se si è predisposti all’Acne occorre: Evitare di applicare creme sul volto, comprese quelle solari. Non utilizzare trucchi in crema come i fondotinta, ma trucchi minerali. Struccarsi con creme da lavaggio e non con latte detergente Evitare di schiacciare i punti neri ed evitare la pulizia del volto Evitare le forti esposizioni al sole,e le lampade UV Una volta che l’acne è scomparsa, è possibile continuare un trattamento micro peeling discontinuato per evitare che si formino nuovamente i foruncoli.

Acne cistica

Acne cistica   L’acne cistica è un particolare disturbo dalle caratteristiche cronico-infiammatorie localizzabili nel follicolo pilifero e delle ghiandole sebacee e si presenta con comedoni (punti neri chiusi e aperti), papule (elementi infiammati) e pustole (brufoli col puntino bianco o giallo). Il comedone è un accumulo squamoso che si presenta come tappo allo sbocco dei follicoli, le papule e le pustole si formano invece a causa della crescita affrettata dei batteri della pelle all’interno dei follicoli.   Che cos’è l’acne cistica? L’acne cistica è la forma più grave di acne e compare nel periodo della pubertà o tra i 20 e i 30 anni e si caratterizza per i noduli e le cisti di diversa grandezza sulle zone di viso e tronco. A soffrirne possono essere sia donne che uomini.   Da cosa è originata l’acne cistica? Attualmente non sono ancora note le cause scatenanti dell’acne cistica, la comunità medica ritiene comunque che questa forma acuta possa essere connessa all’eccessiva attivazione delle ghiandole sebacee per stimolo neuroendocrino. I noduli si formano a partire dall’accumulo di secrezioni in profondità. Le cisti sono grumi pieni di pus sotto la superficie della pelle, sono dolorose e possono causare cicatrici, soprattutto se viene trattata in modo opportuno.   Quali sono i sintomi dell’acne cistica? I sintomi dell’acne cistica sono la presenza dei noduli e cisti, infiammazione e dolore.   Come prevenire l’acne cistica? I soggetti affetti da questo tipo di acne dovrebbero seguire i consigli di seguito per trattare il disturbo:
  • Detergere con regolarità, ma non troppo frequentemente, la pelle con prodotti delicati e non schiumogeni. Per detergere la pelle da cellule morte e dal sebo in eccesso senza irritarla sono sufficienti due pulizie al giorno.
  • Non utilizzare cosmetici in crema perché favoriscono l’acne e utilizzare i trucchi minerali.
  • Struccarsi con detergente non schiumogeno prima di andare a dormire ogni sera per far respirare la pelle.
  • Non sfregare la pelle con tessuti che possano peggiorano l’acne quali tessuti di cotone, colli aperti, niente sciarpe.
  Durante il periodo estivo la pelle va protetta dall’esposizione solare con foto riflettenti minerali e non con creme solari.   Diagnosi La diagnosi è fatta attraverso esame obiettivo che evidenzia la presenza di noduli e cisti.   Trattamenti Il farmaco più efficace è l’Isotretinoina, un derivato della vitamina A, in grado di far regredire l’acne cistica in quattro/sei mesi di trattamento nella quasi totalità dei casi. Purtroppo questo farmaco, assunto a lungo termine, produce differenti tipi di tossicità e pertanto va usato, sotto controllo dermatologico, solo in casi selezionati. Nel caso in cui non si possa o voglia prendere l’Isotretinoina si impiega il Micropeeling e la Terapia Fotodinamica: questa metodica produce la guarigione dell’acne cistica in tempi più lunghi ma ha il vantaggio di non assumere farmaci e non avere tossicità.

Acqua di rose

Acqua di rose   Che cos’è l’acqua di rose? L’acqua di rose è un prodotto ricavato dall’estrazione dell’essenza dai petali delle piante del genere Rosa, della famiglia delle Rosaceae.   A cosa serve l’acqua di rose? L’acqua di rose è un prodotto che viene ampiamente utilizzato nella cosmetica. Viene consigliato per la capacità di conservare un corretto pH della cute; di monitorare la produzione eccedente di sebo; di promuovere un’azione antinfiammatoria, adatta per ostacolare gli arrossamenti, le irritazioni, l’acne, la dermatite e gli eczemi; di collaborare a idratare e rivitalizzare la cute; di guarire tagli e altre ferite, irrobustire la cute, ricreare i tessuti e ostacolare le cicatrici.   Grazie alle sue proprietà astringenti, l’acqua di rose collabora alla pulizia dei pori, a tonificare la cute e a restringere i capillari, facendo diminuire così il rossore. Inoltre collaborerebbe a ostacolare le rughe e gli altri segni dell’invecchiamento. L’acqua di rose si usa per preparare le maschere purificanti e peeling naturali, per la dermatite seborroica, le occhiaie, l’acne, gli edemi, la couperose e le rughe. Con i petali di rosa si può anche preparare un decotto da bere, per avvantaggiarsi delle proprietà toniche, astringenti e disinfettanti. La stessa bevanda si consiglia anche per minimizzare i problemi collegati alle mestruazioni e il sanguinamento delle gengive e per ostacolare diarrea, l’abbondante sudorazione, faringiti e calcoli ai reni.   Infine, l’acqua di rose è conosciuta per le sue proprietà rilassanti che le darebbero un leggero effetto antidepressivo e che potrebbe risultare adeguato in presenza di ansia e per facilitare il rilassamento e il benessere emotivo. Pare inoltre che faciliti il sonno.   Avvertenze e possibili controindicazioni Non sembra che l’utilizzo esterno di acqua di rose sia collegato a pericoli per la salute. Le risposte allergiche sono infrequenti, però è possibile che questa soluzione naturale provochi bruciori, pizzicori, arrossamenti o altre irritazioni; nell’eventualità in cui dovessero continuare è meglio andare da un dottore. Inoltre è sempre meglio leggere attentamente tutti gli ingredienti usati nelle preparazioni a base di acqua di rose, per escludere la presenza di molecole che potrebbero provocare allergie o accrescere la sensibilità della cute al sole. Disclaimer Le informazioni riportate sono solo indicazioni generali e non soppiantano in nessuna maniera l’opinione del dottore. Per assicurarsi un’alimentazione sana e bilanciata è sempre meglio fare affidamento sui consigli del proprio medico curante o di un esperto nutrizionista.

Acrivastina

Acrivastina   L’acrivastina si usa nella terapia dei sintomi delle reazioni allergiche.   Che cos’è l’acrivastina? L’acrivastina opera fermando gli effetti dell’istamina, collaborando a lenire i sintomi delle reazioni allergiche.   Come si prende l’acrivastina? L’acrivastina si prende per bocca, da sola o insieme ad altri medicinali.   Effetti collaterali dell’acrivastina Tra gli eventuali effetti collaterali dell’acrivastina si può trovare anche una lieve sonnolenza.   È fondamentale avvertire immediatamente un medico in presenza di: gonfiori a viso, gola, lingua o labbra rash prurito orticaria sensazione di oppressione o male al petto problemi respiratori   Controindicazioni e avvertenze Prima di prendere la acrivastina è meglio avvertire il dottore: di allergie al principio attivo, ad altri medicinali (nello specifico ad altri antistaminici), ad altre sostanze o ai cibi dei farmaci, dei fitoterapici e degli integratori presi se si soffre (o si ha sofferto) di disturbi renali o porfiria in presenza di gravidanza o allattamento Durante la cura è assolutamente necessario limitare il consumo di alcolici. In certi soggetti il medicinale può provocare una leggera sonnolenza. Per questo è meglio prestare attenzione prima di mettersi alla guida o manovrare macchinari pericolosi.

Agosto, nuovi orari ambulatoriali

Nel mese di agosto gli orari subiranno le seguenti modifiche
Poliambulatorio

Lunedì – venerdì

dalle 07.30 alle 17.00

Sabato chiuso

Accettazione Laboratorio Analisi Sabato chiuso
Accettazione Ambulatoriale SSN

Lunedì – venerdì

dalle 07.30 alle 17.00

Accettazione Ambulatoriale LP

Lunedì – venerdì

dalle 07.30 alle 17.00

Sabato chiuso

Call center

Lunedì – venerdì

dalle 08.30 alle 17.00

Sabato chiuso

Consegna referti

Lunedì – venerdì

dalle 08.00 alle 16.00

Sabato chiuso

Radiologia diagnostica Lunedì – venerdì dalle 08.00 alle 17.00 Sabato chiuso
Accettazione ricoveri SSN e LP  dall’01/08 al 05/08 dal 22/08 al 27/08 Lunedì – venerdì dalle 07.00 alle 16.00 dall’08/08 al 20/08 Lunedì – venerdì dalle 07.00 alle 15.00
 

Agretti

Agretti   Che cosa sono gli agretti? Dal nome scientifico Salsola kali – ma conosciuti anche anche come barba di frate, lischi, roscano o miniscordi – sono una pianta della Famiglia delle Chenopodiaceae. Hanno una conformazione particolare: sono infatti sottili, lunghi, e uniti in piccoli gruppi, dalla colorazione verde intensa. Hanno un sapore leggermente acre, da cui deriva anche il nome.   Quali sono le proprietà nutrizionali? 100 gr. di agretti, cotti in acqua senza aggiunta di sale, apportano circa 45 calorie, ripartite nel seguente modo: 47% carboidrati 43% proteine 10% lipidi   Nello specifico, 100 gr. di agretti, cotti in acqua senza aggiunta di sale, contengono: 79,4 g di acqua 5,6 g di carboidrati 5,6 g di zuccheri solubili 2,3 g di fibra totale (fibra solubile 0,41 g; fibra insolubile 1,88 g) 4,8 g di proteine 0,5 g di lipidi Tra i minerali i più riscontrati ci sono il fosforo ed il calcio seguiti da potassio, sodio, magnesio e ferro. Tra le vitamine vanno segnalate quelle A e C nonchè alcune vitamine del gruppo B, soprattutto B3 (Niacina o vitamina PP). Quando non mangiare gli agretti? Non sono al momento conosciute interazioni tra il consumo di agretti e l’assunzione di medicinali o altre sostanze.   Stagionalità degli agretti Gli agretti vengono piantati a dicembre e si raccolgono da marzo a fine maggio. Sono pertanto reperibili sul mercato nella stagione primaverile.   Possibili benefici e controindicazioni Atteso l’importante apporto di fibre, essi risultano essere un valido supporto per aumentare il senso di sazietà e facilitare il transito intestinale; possono altresì risultare leggermente lassativi. Il loro limitato apporto di calorie ne fa un alimento ideale per i regimi alimentari a basso contenuto calorico. Hanno infine proprietà diuretiche e depurative. Ad oggi non sono note controindicazioni al loro impiego, salvo non si sia allergici a questo vegetale.   Disclaimer Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Aguaje

Aguaje   Che cos’è l’aguaje? Si tratta del frutto della Mauritia flexuosa, specie che appartiene alla famiglia della Arecaceae nota anche come moriche, canangucha, burití, e mirití o aguaje. Tale pianta – dall’aspetto simile a una comune palma – è diffusa nel Centro e nel Sud America.   Quali sono le proprietà nutrizionali dell’aguaje? 100 gr. di tale frutto apportano 526 Calorie, il 46% sotto forma di carboidrati, il 38,6% sotto forma di grassi e l’11% sotto forma di proteine. Inoltre 100 gr. di aguaje contengono: 0,85 mg di riboflavina 2,57 mg di niacina 0,11 mg di tiamina 91 µg di carotene 415,4 mg di calcio 69,9 mg di fosforo fibre (41,9%) vitamina A vitamina C vitamina E 12,9 mg di ferro Le quantità di vitamina A – che si rinvengono sotto forma di carotenoidi – possono essere anche di cinque volte superiori di quelle rilevabili nelle carote. Tale frutto è altresì una buona fonte di fitoestrogeni e di acido oleico.   Quando non mangiare l’aguaje? Non risultano esservi condizioni accertate in cui il suo impiego potrebbe interferire con medicinali o altre sostanze.   Stagionalità dell’aguaje I suoi frutti maturano da dicembre a giugno.   Possibili benefici e controindicazioni dell’aguaje Il suo elevato contenuto in carotenoidi lo rende un possibile alleato della salute di tessuti molli, membrane mucose, pelle, ossa e denti. La cute può trarre benefici anche dal buon contenuto di vitamina C e E, tipico di questo frutto. Sembra anche che l’aguaje possieda una naturale attività antinfiammatoria che potrebbe aiutare a lenire rossori e problematiche dermatologiche (come la psoriasi e l’eczema). Dal frutto è difatti possibile ricavare un olio – ricco di acido oleico, tocoferolo (vitamina E) e carotenoidi (soprattutto beta carotene) – molto impiegato in cosmesi soprattutto per prodotti pensati per la cura della pelle. L’effetto ricercato è di tipo idratante, in particolar modo per curare la pelle durante l’inverno e l’invecchiamento, ma non solo. L’olio estratto dalla polpa presenta proprietà lenitive e viene utilizzato per trattare le ustioni. Infine, l’olio di aguaje sembra riuscire a filtrare e assorbire le radiazioni ultraviolette presenti nei raggi solari, e potrebbe pertanto contribuire nella prevenzione del cancro.   Disclaimer Le seguenti informazioni rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Aguglia

Aguglia   Che cos’è? Dal nome scientifico Belone belone è un pesce che appartiene alla famiglia Belonidae ed è diffuso nel Mediterraneo, nel Mar Nero e nell’Oceano Atlantico orientale.   Quali sono le proprietà nutrizionali? 100 g di aguglia apportano circa 108 Calorie e: 19,5 g di proteine 76,1 g di acqua 3,2 g di lipidi, fra cui: 1,07 g di acidi grassi polinsaturi (di cui 0,935 omega 3 e 0,118 omega 6), 0,653 g di acidi grassi saturi, 0,895 g di acidi grassi monoinsaturi e 85 mg di colesterolo 0,433 mg di vitamina C 0,405 mg di vitamina B6 0,105 mg di riboflavina 7,10 mg di niacina 0,760 mg di vitamina E 0,480 mg di acido pantotenico 7,7 µg di vitamina B12 301 mg di potassio 213 mg di fosforo 79 mg di calcio 5,16 µg di vitamina D 4,20 µg di biotina 3,10 µg di vitamina A (retinolo equivalente) 0,018 mg di manganese 29,5 µg di selenio 19 µg di iodio 1 µg di folati 62 mg di sodio 23,4 mg di magnesio 2,72 mg di zinco 0,610 mg di ferro 0,064 mg di rame   Quando non mangiare l’aguglia? Non risultano esservi interazioni fra il suo consumo e l’assunzione di medicinali o altre sostanze. Nel dubbio è sempre consigliabile chiedere consiglio al proprio medico.   Stagionalità dell’aguglia L’aguglia è reperibile tutto l’anno.   Possibili benefici e controindicazioni dell’aguglia In quanto pesce ricco di omega 3, acidi grassi alleati della salute cardiovascolare, l’aguglia è una buona opzione dal punto di vista alimentare, anche perché fonte di grassi monoinsaturi. Purtroppo, però, in esso sono celate anche quantità significative di colesterolo, lipide che se assunto in eccesso può mettere in pericolo sia cuore che arterie. Gli esperti consigliano di non assumere oltre i 300 mg al giorno di colesterolo se si è in condizioni di buona salute e di limitarsi a un massimo di 200 mg al giorno qualora di soffra di malattie cardiovascolari. E’ altresì una fonte di proteine di qualità elevata, di nutrienti alleati della salute delle ossa (vitamina D, calcio, fosforo), di potassio (che controllando la pressione e la frequenza cardiaca aiuta a ridurre il rischio cardiovascolare) e di vitamine importanti per il buon funzionamento del metabolismo (in particolare di vitamine del gruppo B e di iodio).   Disclaimer Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Alchechengi

Alchechengi   Che cos’è l’alchechengi? E’ il frutto del Physalis alkekengi – specie facente parte della famiglia delle Solanaceae ed originaria dell’Asia – che produce bacche dal diametro di circa 17 mm, avvolte una ad una in un calice dalla consistenza cartacea, che possono essere ingerite sia cotte che crude e che rappresentano l’unica parte commestibile della pianta.   Quali sono le proprietà nutrizionali dell’alchechengi? Una sua porzione apporta circa 70 calorie, la maggior parte delle quali sotto forma di carboidrati (il 77% circa), le restanti suddivise pressoché in modo uguale tra grassi e proteine. Fra le sue proprietà nutrizionali spicca il contenuto in vitamina C, che è praticamente all’incirca doppio rispetto a quello dei limoni. Al suo interno si rinvengono altresì inoltre calcio, carotenoidi e flavonoidi.   Quando non mangiare l’alchechengi? Il suo impiego potrebbe potenziare l’effetto dei farmaci diuretici, esponendo al rischio di alterazioni idro-elettrolitiche. Pare che possa anche esercitare un’attività antiestrogenica.   Possibili benefici dell’alchechengi Il loro consumo sembra avere dei effetti benefici a livello degli occhi e dell’apparato digerente; aiuterebbe inoltre a disintossicare il sangue, a combattere le infezioni a bocca e gola e a gestire complicanze alla prostata e il diabete. La medicina popolare lo vede impiegato come diuretico e antiartritico, sotto forma di decotto o di estratto di bacche. Tradizionalmente è usato per la cura dei disturbi delle vie urinarie (inclusi i calcoli) e di quelli della pelle, della gotta e della febbre. Alle sue proprietà antiflogistiche e antipiretiche si aggiungono altresì quelle antitussive, lassative ed espettoranti. I suoi flavonoidi sembrano essere, infine, un ingrediente ideale per un infuso dall’effetto rilassante.   Possibili controindicazioni dell’alchechengi Il loro consumo è controindicato in caso di ipersensibilità. E’ altresì sconsigliato in fase di gravidanza e durante l’allattamento; pare difatti che un’assunzione impropria possa incrementare il rischio di aborto.   Stagionalità dell’alchechengi Fiorisce in luglio mentre i suoi frutti sono tipici dell’autunno. Oltre ad essere consumati freschi, possono essere essiccati e/o lavorati al fine di estrarne il succo.   Disclaimer Le seguenti informazioni rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Alga kelp

Alga kelp   Che cos’è l’alga kelp? Si tratta di un’alga bruna che cresce sulle rive degli oceani. Conosciuta anche come laminaria, si può consumare cruda, però si usa anche per ricavarne delle polveri, dopo averle essiccate. Si può prendere anche in forma di soluzioni liquide o di pastiglie.   A cosa serve l’alga kelp? L’alga kelp è piena di minerali, tra cui risaltano iodio, potassio e calcio. È anche un’ottima sorgente di vitamine – principalmente del gruppo B – cui sono collegate la capacità di ostacolare lo stress e accrescere le energie disponibili. Infine, quando arriva nell’intestino a contatto con l’acqua si tramuta in gel e avrebbe un’azione lassativa.   Prodotti a base di alga kelp vengono suggeriti sia a chi vuole perdere peso sia a chi vuole facilitare una crescita sana per capelli e unghie. Integratori di alga kelp vengono consigliati per l’artrite infiammatoria, la psoriasi, i problemi circolatori e i disturbi renali, la costipazione e disturbi di digestione (tipo la flatulenza). Qualche volta si consigliano per accrescere le energie, per irrobustire le difese immunitarie e per difendersi dagli effetti nocivi delle radiazioni, e parrebbero potenzialmente adeguati per prevenire i tumori (nello specifico quello al seno).   Non sembra però che l’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) abbia autorizzato claim che confermino queste o altre proposte d’utilizzo dell’alga kelp.   Avvertenze ed eventuali controindicazioni L’alga kelp potrebbe accrescere l’azione e gli effetti collaterali della digossina e degli ormoni presi in presenza di disturbi alla tiroide. Inoltre se presa con certi diuretici, ACE inibitori o integratori di calcio potrebbe condurre a rischiose crescite dei livelli di questo minerale. In presenza di dubbi è meglio domandare consiglio al proprio dottore. Non è indicato prendere l’alga kelp in presenza di gravidanza, allattamento, disturbi renali e problemi alla tiroide. Di solito, prenderne grosse quantità per bocca viene ritenuto rischioso a ragione dell’apporto corrispondente di iodio, che se troppo abbondante può porre a rischio la salute della tiroide. In presenza di dubbi prima di prendere prodotti a base di alga kelp è meglio consigliarsi con il proprio dottore. Disclaimer Le informazioni riportate sono solo indicazioni generali e non soppiantano in nessuna maniera l’opinione del dottore. Per assicurarsi un’alimentazione sana e bilanciata è sempre meglio fare affidamento sui consigli del proprio medico curante o di un esperto nutrizionista.

Allattamento al seno: formazione in Humanitas San Pio X

Dal 26 al 30 maggio, in Humanitas San Pio X si è svolta una delle edizioni del corso “Allattamento al seno: protezione, promozione e sostegno. Formazione basata sul Corso 20 ore OMS/UNICEF” promosso da ATS Milano Città Metropolitana, prima Comunità Amica dei Bambini d’Italia.

Che cos’è il corso di allattamento al seno?

Il corso rappresenta un momento di formazione dedicato al personale operante nei Punti Nascita e sul territorio, che ha lo scopo di uniformare e aggiornare le conoscenze degli operatori sull’allattamento al seno. Costituito da una parte teorica e da attività pratiche, con un particolare focus sulle competenze di counseling e sulle pratiche di sostegno all’allattamento materno basate sulle prove di efficacia, il corso è stato condotto da formatori appartenenti al Milan Breastfeeding Network, gruppo di esperti in allattamento costituito da ATS Milano Città Metropolitana. Hanno partecipato operatori non solo appartenenti alla struttura, ma anche provenienti dal territorio e di professionalità diverse. Il corso di allattamento al seno ha permesso il confronto tra diverse realtà e la condivisione di un comune obiettivo: favorire la diffusione delle Buone Pratiche OMS/UNICEF per proteggere, promuovere e sostenere l’allattamento materno.

Allattamento, come attaccare il bambino al seno

L’allattamento può essere una delle esperienze più difficili della vita di una mamma, ma è anche una di quelle più gratificanti e che riserva maggiori soddisfazioni. È importante scegliere la posizione che sembra più confortevole per la mamma e per il proprio neonato. Alcune mamme preferiscono stare a letto, altre in poltrona, altre ancora, specie dopo un taglio cesareo, preferiscono allattare sdraiate.

Quali sono le posizioni più favorevoli per l’allattamento?

 

La posizione a culla

La testa del bambino è appoggiata nell’incavo del braccio della mamma. È una posizione molto confortevole che permette di controllare agevolmente l’attacco perché la bocca del neonato è ben visibile. Per stare ancora più comode, ci si può anche aiutare con un cuscino per sorreggere il peso del bambino.

La posizione a rugby

La mamma é seduta e il bambino giace con il corpo accanto al fianco della mamma, la testa è appoggiata nella sua mano. È una posizione che permette di sfruttare lo svuotamento di aree del seno laterali, che normalmente non vengono svuotate. È dunque consigliata per mamme che hanno un’abbondante produzione di latte, così da evitare gli ingorghi mammari.

Sdraiata

La mamma è sdraiata sul letto sul fianco e il bambino è appoggiato pancia contro pancia alla mamma, anche lui sdraiato sul letto. È una posizione molto comoda da sfruttare soprattutto la notte o nei momenti di stanchezza perché la mamma può riposare mentre il bimbo succhia in autonomia.

L’approfondimento nel nostro video

Sperimentate le diverse posizioni fino a trovare quella in cui vi sentite più a vostro agio, permettendo così al bambino di nutrirsi meglio. Vi ricordiamo che Sabato 15 ottobre, dalle ore 10.00 alle ore 17.00, si terrà il primo Humanitas MAMA, Open Day del Punto Nascita di Humanitas San Pio X. Scopri il programma e vieni a trovarci!

Allergia ai pollini, l’importanza di una corretta diagnosi. Pacchetti dedicati in Humanitas San Pio X.

Con l’arrivo della primavera inizia anche la fioritura di diverse piante, un bene per la natura, ma un vero e proprio disagio per i pazienti che soffrono di allergia ai pollini. Come ci spiega la dottoressa Alessandra Piona, Responsabile di Medicina Generale in Humanitas San Pio X e specialista in Allergologia: “Le malattie allergiche sono in costante aumento. La pollinosi è caratteristica della primavera e dell’estate, stagioni in cui mese dopo mese in cui si avvicenda la fioritura di piante come pioppo, betulla, parietaria, graminacee e ambrosia, le più comunemente responsabili di allergia. I cambiamenti climatici però influiscono anche sulla stagionalità, che negli ultimi anni ha assunto talvolta un peso relativo: basta infatti un’esplosione di caldo “fuori stagione” per scatenare un’insolita concomitanza di fioriture, con l’effetto di una vera e propria tempesta pollinica”.

Quali sono i sintomi dell’allergia ai pollini?

“L’allergia è dovuta ai micropollini che si disperdono nell’aria e che entrano in contatto con il nostro organismo mediante inalazione. I micropollini non vanno confusi con i piumini bianchi dei pioppi che vediamo nelle nostre città: i micropollini infatti sono talmente piccoli da poter raggiungere gli alveoli polmonari attraverso la respirazione naso-bocca. I sintomi caratteristici dell’allergia sono la rinite allergica, l’asma e la congiuntivite. L’allergia può anche scatenare problemi cutanei, con la riacutizzazione per esempio di una dermatite, o reazioni crociate con gli alimenti, soprattutto frutta e verdura consumate crude”.

L’importanza di una diagnosi accurata

“In presenza di rinite allergica, asma o congiuntivite, sia che si manifesti uno solo di questi sintomi o solo due oppure tutti e tre, è bene consultare il medico, soprattutto se la sintomatologia è caratteristica della primavera/estate. Sebbene la rinite assomigli a un comune raffreddore virale, a distinguerli è la durata: il raffreddore infatti si risolve in 4-5 giorni, mentre la rinite è persistente. Una diagnosi precisa è fondamentale per impostare la terapia più appropriata per il paziente, tenendo anche conto delle sue esigenze e del suo stile di vita. Obiettivo della terapia è il controllo dei sintomi e dunque una miglior qualità di vita. La sintomatologia allergica infatti impatta in maniera importante sulla quotidianità e se non trattata può avere anche esiti seri, si pensi per esempio a un attacco d’asma, che può portare il paziente in Pronto soccorso. Sono anche disponibili terapie preventive, con farmaci immunomodulanti che riducono la ri-esacerbazione dei sintomi. È dunque fondamentale evitare il fai da te o l’assunzione di antistaminici per tamponare la sintomatologia, ma rivolgersi a un allergologo”.

Visita allergologica e prick test: il pacchetto offerto in Humanitas San Pio X

A partire dal 6 marzo presso l’Ambulatorio di Humanitas San Pio X sarà possibile sottoporsi a visita allergologica e a prick test in una sola seduta, in regime privato. Per eseguire i test è necessario che il paziente non assuma da almeno sette giorni per via orale antistaminici e cortisone. È consentito invece l’uso di colliri, spray nasale, spray per asma.

Come prenotare?

Per informazioni e prenotazioni, compila il modulo di prenotazione online o rivolgiti al numero di telefono 02 6951 7000.

Amantadina

Amantadina   L’amantadina si usa per prevenire e curare certe tipologie di influenza. Viene anche usata nella cura del Parkinson e dei movimenti muscolari incontrollati collegati all’assunzione di certi farmaci.   Che cos’è l’amantadina? Il meccanismo di funzionamento dell’amantadina non si conosce. Si ritiene che fermi la proliferazione del virus dell’influenza e che ne minimizzi la capacità di inserirsi nelle cellule. Si ritiene anche che possa accrescere i livelli di certe sostanze a livello cerebrale.   Come si prende l’amantadina? L’amantadina si prende per bocca, di solito in forma di capsule.   Effetti collaterali dell’amantadina? L’assunzione di amantadina può venire collegata alla comparsa della sindrome neurolettica maligna. Tra gli altri suoi eventuali effetti collaterali troviamo anche: perdita dell’appetito vista appannata costipazione diarrea capogiri sonnolenza secchezza della bocca secchezza nasale sogni strani stanchezza problemi del sonno   È fondamentale avvertire e contattare immediatamente un dottore in presenza di: rash orticaria prurito problemi respiratori sensazione di oppressione al petto gonfiore di bocca, viso, labbra o lingua aggressività agitazione confusione depressione svenimenti battito cardiaco accelerato o irregolare febbre allucinazioni perdita della memoria alterazioni d’umore o di comportamento disturbi muscolari paranoie mutamenti di personalità convulsioni sonnolenza o problemi del sonno gravi o continui fiato corto gonfiore di mani, gambe, piedi o caviglie istinti suicidi disturbi di minzione ansia o irritabilità inusuali disturbi alla vista.   Controindicazioni e avvertenze L’assunzione di amantadina può non essere indicata in presenza di glaucoma ad angolo stretto. Prima della sua somministrazione è fondamentale avvertire il dottore: di probabili allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a ogni altro medicinale, a cibi o ad altre sostanze dei farmaci, dei fitoterapici e degli integratori presi, nello specifico tioridazina, anticolinergici, idroclorotiazide, chinidina, chinino, triamterene e stimolanti se si soffre (o si ha sofferto) di disturbi cardiaci, gonfiore di mani o piedi, disturbi psichiatrici o dell’umore, convulsioni, glaucoma, pressione bassa, capogiri quando ci si alza, rash simili ad eczemi, disturbi renali o epatici in presenza di istinti suicidi se si è fatto un vaccino antinfluenzale per via nasale nei 14 giorni prima o se si si ha intenzione di farlo nei 2 giorni seguenti in presenza di gravidanza o allattamento L’amantadina può alterare le capacità di guidare e di manovrare macchinari pericolosi. Questo effetto collaterale può aggravarsi con medicinali . Inoltre alcolici, caldo, attività fisica e febbre possono intensificare i capogiri provocati dall’amantadina; per questo è meglio alzarsi lentamente da sdraiati o seduti, principalmente di mattina, e sedersi ai primi segnali di giramenti di testa. Durante la cura è meglio limitare gli alcolici ed evitare di surriscaldarsi. L’assunzione del medicinale non deve essere smessa repentinamente. In caso contrario potrebbero sopravvenire effetti collaterali non desiderati.

Amarene

Amarene   Che cosa sono le amarene? Sono i frutti di una specie che appartiene alla famiglia delle Rosaceae, il Prunus cerasus. Ne esistono più di 250 varietà ma solo alcune di esse trovano spazio in ambito commerciale. Il colore dei frutti – che possono arrivare a una lunghezza di 20 mm e una profondità di 18 mm – varia dal rosso intenso a quello più chiaro; al loro interno racchiudono un seme di colore marrone chiaro.   Quali sono le proprietà nutrizionali delle amarene? Con 100 gr. di amarene si assumono 84,2 g di acqua e solo 42 Calorie, il 92% delle quali sotto forma di carboidrati (10,2 g di zuccheri solubili e 1,1 g di fibra). Il restante 8% è di proteine, mentre i lipidi sono praticamente assenti. Fra i micronutrienti, la vitamina più importante è la C: in 100 grammi di amarene ne sono infatti presenti 7 mg, a fronte di un contenuto di riboflavina (vitamina B2), tiamina (vitamina B1), di niacina (vitamina B3 o PP) e vitamina A (retinolo equivalente) pari rispettivamente a 0,05 g, 0,03 g, 0,4 g e 24 µg. Nello specifico, il contenuto di vitamina A può arrivare ad essere quasi 10 volte maggiore a quello tipico delle ciliegie. Il minerale più abbondante è invece il potassio (114 mg in 100 gr. di frutto), seguito dal fosforo (17 mg), dal calcio (15 mg), dal sodio (2 mg) e dal ferro (0,4 mg). Infine, nelle amarene sono presenti derivati cumarinici, un glicoside tipico (il 2,3-dihydro-wogonin-7-mono-beta-D-glucoside), flavonoidi e numerose molecole dall’attività antiossidante, tra cui degni di nota sono il kempferolo e la quercetina. Fra le ultime molecole identificate al suo interno è incluso il cyanidin-3-glycoside, molecola che sembra poter associarsi al miglioramento dell’iperglicemia e della sensibilità all’insulina. All’interno del succo di amarene sono state invece identificate le seguenti molecole: acido citrico, amigdalina, quercetina, antocianine, acido malico, tannini, glucosio e saccarosio.   Quando non mangiare le amarene? Ad oggi non sembrano esservi prove certe della possibile interazione tra la sua assunzione e quella di farmaci o di altre molecole; anzi, il succo di amarena – sotto forma di sciroppo – s’impiega per mascherare il sapore poco gradevole di alcuni medicinali.   Stagionalità delle amarene La stagione delle amarene è l’estate, e il loro mese è luglio. In Italia i frutti iniziano ad essere raccolti verso la metà giugno per essere quindi indirizzati al mercato o alla trasformazione. Le amarene possono infatti essere trasformate in succo o conservate in vari modi (sciroppate, candite, sotto spirito o sotto forma di confetture o sciroppi).   Possibili benefici e controindicazioni delle amarene Ricerche scientifiche hanno rinvenuto anche all’interno delle amarene composti che potrebbero giustificare un’azione di tipo antiossidante e antinfiammatoria; secondo uno studio della Michigan State University (East Lansing, Stati Uniti) alcuni di questi composti antinfiammatori sarebbero 10 volte più attivi rispetto all’aspirina, in confronto alla quale presenterebbero anche il vantaggio di non indurre effetti collaterali indesiderati. Le antocianine eserciterebbero invece un’azione antiossidante che potrebbe aiutare a contrastare le malattie cardiovascolari, a inibire la crescita dei tumori e, forse, ritardare i processi di invecchiamento. Ad oggi non sembrano esservi controindicazioni al consumo delle amarene che – escluso un caso di contaminazione da parte di una micotossina (la patulina) – sembrano sicure anche sotto il profilo tossicologico.   Disclaimer Le seguenti informazioni rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Ambliopia (occhio pigro)

Ambliopia (occhio pigro)   L’ambliopia, patologia anche chiamata “dell’occhio pigro”, colpisce circa il 4% della popolazione mondiale. Questa condizione porta ad una riduzione più o meno marcata della capacità visiva di un occhio o, più raramente, di entrambi. Brevemente si può dire che deriva da un’alterata trasmissione del segnale nervoso tra l’occhio e il cervello. Quest’ultimo privilegia quindi l’occhio con la maggiore acuità visiva rispetto a quello con acuità visiva ridotta. Questa patologia, ad oggi, può essere trattata con possibilità di successo parziale o completo solamente intervenendo entro i primi 5-6 anni di vita di un bambino.   Cos’è l’ambliopia? Solitamente monolaterale, l’ambliopia può essere determinata da patologie oculari che, durante lo sviluppo del sistema visivo del bambino nei suoi primi anni di vita (0-6 anni), impediscono allo stimolo visivo il raggiungimento della retina, dovuto ad esempio alla cataratta in età pediatrica, molto spesso congenita. Frequentemente si presenta in occhi perfettamente sani dal punto di vista anatomico. La causa è da ricercarsi in una difetto di refrazione non corretto per tempo che altera la normale stimolazione sensoriale del sistema visivo.   Quali sono le cause dell’ambliopia? Le cause più frequenti dell’ambliopia sono: Lo strabismo, cioè un allineamento non corretto degli occhi, causato da un malfunzionamento dei nervi oculomotori che ne controllano i movimenti. Cataratta congenita e ptosi palpebrale Anisometropia, cioè la condizione in cui i due occhi hanno una rifrazione diversa.   Quali sono i sintomi dell’ambliopia? I sintomi dell’occhio pigro sono molto raramente riferiti dal paziente data la sua giovane età e quindi l’incapacità di riportare la differenza visiva tra i due occhi. E’ quindi di fondamentale importanza sottoporre il bambino ad una visita oculistica preventiva entro i primi 3-4 anni di vita, indipendentemente dalla presenza o meno di sintomi. Ad oggi vi è la tendenza ad anticipare ulteriormente la visita oculistica al primo anno di vita del bambino al fine di avere una diagnosi il più possibile precoce. Anche se l’occhio pigro colpisce solitamente solo un occhio, non sono rari i casi che interessi entrambi gli occhi.   Diagnosi Gli esami utili per determinare una diagnosi di ambliopia sono: Visita oculistica Valutazione ortottica con studio della motilità oculare   Trattamenti La terapia anti-ambliopica va individuata il più presto possibile in stretta collaborazione con l’ortottista che deve inizialmente valutare e quindi correggere i difetti refrattivi e/o delle cause che anatomicamente ostacolano la corretta proiezione sulla retina delle immagini dell’ambiente esterno (come cataratta o ptosi palpebrale), Si passa quindi alla terapia vera e propria che consiste nell’occlusione diretta dell’occhio con bende o adesivi semitrasparenti posti sugli occhiali.   Prevenzione La diagnosi precoce è di fondamentale importanza per la prevenzione dell’ambliopia e del suo eventuale trattamento. Importante quindi è lo screening preventivo da effettuarsi anche a partire dall’età di sei mesi seguito da controlli periodici nell’arco dei primi 5-6 anni di vita del bambino.