Melanoma, l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce

I nei (o nevi) sono i tumori benigni del melanocita, la cellula che produce il pigmento della pelle. Il melanoma è invece il tumore maligno del melanocita. Come spiega il dottor Carlo Guidarelli, dermatologo dell’Unità Operativa di Medicina Generale di Humanitas San Pio X, l’incremento di questo tumore nel mondo è costante: ormai si parla di circa 13 casi ogni 100.000 persone in Italia. “L’innesco alla degenerazione tumorale – spiega il dottor Guidarelli –  è determinato dalla mutazione del DNA di alcuni geni che sono deputati alla soppressione di oncogeni o che regolano la moltiplicazione cellulare: di solito sono necessarie mutazioni in più tipi di geni perché una cellula possa diventare cancro e proliferare anarchicamente e indiscriminatamente”.

L’esordio della malattia

I geni modificati nelle cellule del melanoma non sono poi ereditati dai discendenti, a meno che non ci si trovi di fronte a familiarità per il melanoma, dove molti consanguinei sono coinvolti per genetica di base difettosa e trasmessa quindi di generazione in generazione. Il melanoma infatti insorge spesso improvvisamente e spontaneamente, come nuovo neo già degenerato e solo un 20-30% dei casi di melanoma derivano invece da nevi preesistenti.

Le cause dell’insorgenza

Vi sono fenomeni di inquinamento e tossicità ambientale che innescano questo processo. “I raggi ultravioletti (UV) del sole e dei lettini abbronzanti sono chiaramente una delle maggiori cause del melanoma. I raggi UV possono danneggiare il DNA delle cellule e se colpiscono geni deputati al controllo della proliferazione cellulare possono scatenare il cancro. Alcuni melanomi però compaiono in zone non esposte alla luce del sole, ma questi melanomi presentano modificazioni geniche diverse rispetto ai precedenti”, commenta il medico.

I segnali per scoprire se si è a rischio melanoma

Prevedere il vero rischio di avere un melanoma non è facile, in quanto bisogna considerare diversi parametri e farne un’analisi attenta e ponderata che solo il medico può effettuare. A grandi linee si ritiene che il soggetto sia più a rischio di melanoma se ha almeno cinque dei seguenti caratteri:
  • La congiunzione di pelle chiara, capelli chiari e soprattutto occhi blu.
  • Uso e abuso maniacale di lettini abbronzanti: si pensa che il loro utilizzo in giovane età possa aumentare del 75% il rischio di melanoma.
  • Scottature gravi al sole che possono raddoppiare la possibilità di melanoma.
  • Storia familiare di melanoma ove più membri della famiglia a discendenza diretta sono coinvolti.
  • Elevato numero di nei: avere più di 50 “veri” nei (non angiomi, fibromi, cheratosi) aumenta il rischio.
  • Pregresso melanoma.
  • Abbassamento delle difese immunitarie.
  • Precedenti di altri cancri cutanei-non melanoma.
  • Età: il melanoma è più frequente nei maschi sopra i 50 anni, anche se nei giovani risulta essere il più comune tipo di tumore maligno.
“È di fondamentale importanza dunque – raccomanda il dottor Guidarelli – che la popolazione controlli la propria pelle sia sottoponendosi a screening periodici, sia con un autoesame casalingo alla ricerca di nuovi nei o di nei che si modificano”. 

Valutare i nei: la regola dell’A B C D E

Per aiutarci nella valutazione di un neo sospetto possiamo seguire la regola dell’A B C D E:
  1. Asimmetria della forma del neo.
  2. Bordi non regolari, frastagliati, con propaggini.
  3. Colore scuro, nero piceo o diversità di colori, sia in una zona di un neo che nella totalità del neo.
  4. Dimensione del neo eccedente i 6 millimetri.
  5. Evoluzione, nel senso che un melanoma “cresce”.
Al minimo sospetto occorre consultare il dermatologo per una conferma clinica.

Gli esami per la diagnosi

Sono disponibili oggi particolari strumentazioni ottiche, anche digitali assistite dal computer, per una corretta valutazione del neo: si tratta del dermoscopio, uno speciale apparecchio microscopico a epiluminescenza, in grado di effettuare una specie di ecografia della lesione per un più sicuro orientamento diagnostico. Le lesioni verranno anche fotografate per una “mappatura” della pelle nella sua interezza e memorizzate nel computer per una loro valutazione e confronto a distanza di tempo. Il nevo sospetto verrà quindi asportato chirurgicamente e sottoposto a un esame istologico che chiarirà in modo certo e definitivo la vera natura della lesione. “L’asportazione precoce è la terapia elettiva del melanoma ed è spesso risolutiva”, conclude il dottor Guidarelli.

Membrana Epiretinica

Membrana Epiretinica   Le patologie a carico dell’interfaccia vitreo-retinica sono un gruppo di alterazioni fisiche dell’occhio che possono deteriorare gravemente la vista. Tra queste c’è la Membrana Epiretinica (anche nota come pucker maculare). Si verifica quando si ha una formazione di uno strato di cellule in grado di produrre una trazione sulla retina, provocandone il suo distacco.   Cos’è la membrana epiretinica? Lo stadio iniziale della Membrana Epiretinica viene chiamato cellophane maculare a seguito dell’immagine brillante percepita durante l’esame oftalmoscopico dall’oftalmologo sul fondo dell’occhio. La prevalenza dell’ERM aumenta con l’avanzare dell’età. Si stima siano colpiti il 2% dei pazienti sotto i 60 anni e il 12% di quelli sopra i 70 anni.   Quali sono le cause della membrana epiretinica? L’origine non è ancora del tutto chiara. La forma più frequentemente riscontrata non ha una causa ben definita, se non quella del normale invecchiamento dell’occhio. Questo processo di alterazione del corpo vitreo produce la proliferazione e l’accumulo di diversi tipi di cellule: cellule gliali, fibroblasti, macrofagi e cellule dell’epitelio pigmentato. Altre cause di questa patologia possono essere: Processi infiammatori oculari Trombosi venose della retina Diverse forme di maculo patie Esiti di chirurgie oftalmiche Esiti di laser retinico Altre sindromi rare   Quali sono i sintomi della membrana epiretinica? La Membrana Epiretinica è una patologia che può evolversi silenziosamente, senza dare sintomi. Generalmente il paziente percepisce avvisaglie molto variabili come: Alterazione del punto di messa a fuoco (metamorfopsia) Visione doppia monoculare Micropsia, condizione neurologica in cui gli oggetti appaiono più piccoli di quanto non lo siano in realtà. Macropsia, condizione neurologica in cui gli oggetti appaiono più grandi di quanto non lo siano in realtà. Diversi gradi di diminuzione dell’acuità visiva.   Diagnosi Per formulare una diagnosi accurata si sottopone il paziente a visita oculistica e tomografia a coerenza ottica (OCT). La tomografia consente di stabilire il livello di trazione a carico della retina.   Trattamenti L’urgenza di intervenire chirurgicamente dipende dallo stadio di avanzamento del danno oculare. L’intervento standard in questi casi è la vitreoctomia che prevede il peeling della membrana limitante interna con l’uso di una sostanza tamponante, come aria, gas o olio di silicone, che facilita la chiusura del foro. Recentemente l’Ocriplasmina (JETREA) ha dimostrato la sua efficacia nella terapia di sindrome di trazione vitreo-maculare. Essa consiste in un’iniezione di questo enzima nella cavità vitrea.   Prevenzione Con la griglia di Amsler, un test di autovalutazione attuato direttamente dal paziente, la percezione alterata delle immagini o la comparsa di metamorfopsie può essere agevolmente individuabile. Nel caso in cui il paziente vedesse le righe ondulate, è importante che si rivolga all’oculista specialista in patologie retiniche.

Menisco lacerato

Menisco lacerato   Il menisco è  un cuscinetto fibrocartilagineo presente tra le due principali ossa dell’arto inferiore, la tibia e il femore. Quando si lacera si genera una lesione nota anche come “rottura del menisco”. Che cos’è il menisco lacerato? Il menisco contribuisce a una migliore distribuzione del peso corporeo sul ginocchio, riducendo lo stress sullo strato di cartilagine che ricopre la superficie articolare. Quando si lacera non è più possibile svolgere correttamente queste funzioni.   Quali sono le cause del menisco lacerato? Il menisco può lacerarsi per diversi motivi: -a causa di un trauma: è la causa più frequente, soprattutto tra gli sportivi. Il menisco si può lacerare improvvisamente quando, ad esempio, ci si ferma bruscamente mentre si corre e si cambia improvvisamente direzione -a causa dell’usura dell’articolazione dovuta al passare del tempo (a partire dai 40 anni di vita, di solito) -a causa di altre condizioni mediche come l’artrite degenerativa (patologia degenerativa delle articolazioni)   Quali sono i sintomi del menisco lacerato? La lacerazione del menisco dovuta alla normale usura articolare generalmente non provoca dolore. Se la lacerazione, invece, avviene improvvisamente, è accompagnata da una sintomatologia che può comprendere: -dolore, spesso intenso, soprattutto quando il ginocchio è in torsione o in rotazione -gonfiore o rigidità a carico del ginocchio -difficoltà a stendere il ginocchio (parte del menisco lacerato può inserirsi all’interno dell’articolazione, impedendo al ginocchio di stendersi) -presenza di raccolta di liquido all’interno del ginocchio   Come prevenire la lesione del menisco? Contro la lacerazione del menisco dovuta al passare degli anni o all’artrite degenerativa non si può fare, purtroppo, nulla. Diversi, invece, sono gli accorgimenti che possono essere messi in pratica per evitare la lacerazione traumatica di questa struttura fibrocartilaginea: -evitare tutti i traumi che possono causarne l’insorgenza (attenzione anche a dove si mettono i piedi quando si scende dalla macchina o dall’autobus) -effettuare appositi esercizi per rafforzare i muscoli delle gambe per contribuire a stabilizzare e proteggere le articolazioni del ginocchio In caso di svolgimento di attività sportiva: -effettuare sempre un appropriato riscaldamento prima di aumentare l’intensità dello sforzo fisico -assicurarsi sempre di indossare il giusto equipaggiamento (la corretta tipologia di vestiario, di calzature ed eventuali protezioni necessarie) -evitare movimenti bruschi

Menopausa

Menopausa   Anche se si contraddistingue per importanti cambiamenti nell’organismo femminile che a volte richiedono specifiche cure farmacologiche per la loro risoluzione, la menopausa, non è una malattia. È un passaggio naturale e obbligato con cui ogni donna nella propria vita si trova a confrontarsi: coincide infatti con la fine del ciclo mestruale e della vita riproduttiva femminile. Si definisce menopausa l’ultima mestruazione della donna. La donna è in menopausa quando è trascorso almeno un anno dall’ultima mestruazione.   Che cos’è la menopausa? La menopausa è quella situazione in cui le mestruazioni smettono in modo definitivo di arrivare, mentre il periodo che precede e segue la menopausa, di durata variabile e caratterizzato da una complessa sintomatologia fisica ed emotiva (tra cui le note vampate di calore, ma anche sonno disturbato, irritabilità, tristezza, ansia) viene indicato come “perimenopausa”. Si definisce invece “climaterio” il periodo di transizione tra la vita riproduttiva e la menopausa. La menopausa è fisiologica quando avviene tra i 48 e i 52 anni.   Quali sono i sintomi della menopausa? Alcune donne entrano in menopausa senza particolari fastidi, quasi senza accorgersi dei mutamenti a cui va incontro il proprio organismo, mentre altre manifestano sintomi che possono anche essere importanti. La fluttuazione (prima) e il calo (poi) dei livelli degli estrogeni, sono infatti responsabili di diverse modificazioni fisiche e psichiche definite, nel complesso, “sintomi della menopausa”.   Oltre alle alterazioni a carico del ciclo mestruale, i primi sintomi correlati all’insorgere della menopausa sono quelli legati alla carenza degli ormoni estrogeni (vampate, sudorazioni improvvise, tachicardia, insonnia, repentini cambiamenti d’umore, ansia, depressione, modificazioni della libido, difficoltà alla concentrazione). Sono sintomi a medio termine la distrofia delle mucose vulvo/vaginali e dell’apparato genito-urinario. La sintomatologia più tardiva, che insorge generalmente dopo alcuni anni dalla menopausa, comprende l’osteoporosi e l’aumento del rischio cardio vascolare. Vi è inoltre una ridistribuzione del grasso corporeo, con modificazioni dell’aspetto fisico e una tendenza all’aumento ponderale.   Quali sono le cause della menopausa? La menopausa si verifica a seguito della cessazione di produzione, da parte delle ovaie, degli ormoni riproduttivi (estrogeni).   Diagnosi Per diagnosticare lo stato di menopausa è quasi sempre inutile effettuare test diagnostici. Infatti la fine dei cicli mestruali e l’eventuale comparsa di sintomi, permette alle donne, senza l’ausilio del medico, di comprendere che sta iniziando questo periodo della vita. In alcuni casi, sarà invece il medico specialista a consigliare l’esecuzione di esami o procedure diagnostiche, per definire meglio il quadro clinico.   Trattamenti La principale terapia della menopausa è quella ormonale sostitutiva, che consiste nella somministrazione di estrogeni, quasi sempre associati a un’adeguata dose di progestinici, in modo da riportare l’organismo a una situazione di equilibrio simile al periodo precedente la menopausa, riducendo o azzerando gli eventuali sintomi. È compito dello specialista definire in quali casi sia utile e/o necessario intraprendere la terapia ormonale sostitutiva.   Come prevenire la menopausa? Anche se la menopausa è una cosa del tutto naturale che si presenta come passaggio obbligato con cui ogni donna si trova a confrontarsi, spesso questo non rappresenta problematiche di alcun tipo ed è del tutto “indolore”. Dal momento che molte sono le modificazioni a cui l’organismo femminile va incontro con la menopausa, è bene preparare al meglio mente e corpo. Può essere l’occasione per prendersi più cura di se stesse, adottando stili di vita più sani. In particolare è importante ridurre l’apporto alimentare e aumentare l’attività fisica. È inoltre assolutamente consigliata la sospensione del fumo, per contrastare l’aumento del rischio cardiovascolare.  

Menopausa, l’importanza della prevenzione cardiovascolare

Humanitas San Pio X aderisce al programma Bollini Rosa promosso dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della donna (Onda) e organizza, dal 6 all’11 marzo 2017, una serie di incontri ed esami gratuiti per le donne, in occasione della festa della donna. Tra i tanti servizi offerti in Struttura anche una visita cardiologica. La dottoressa Margherita Dell’Orto, Responsabile del Servizio di Cardiologia di Humanitas San Pio X, ci spiega l’importanza della prevenzione cardiovascolare, in particolare nelle donne in menopausa.

Quanto è importante la prevenzione cardiovascolare femminile?

“Innanzitutto – spiega la dottoressa Dell’Orto – occorre distinguere il caso della donna in età fertile da quello della donna in menopausa”. La donna in età fertile ha un rischio minore di contrarre malattie cardiovascolari, perché il livello di estrogeni nell’organismo è molto alto. Nelle donne fertili, comunque, è indicata una consapevole prevenzione cardiovascolare, che si basa sul corretto stile alimentare, attività fisica, mantenimento di adeguato peso corporeo e astensione dal fumo. Gli effetti di uno scorretto stile di vita si manifesteranno infatti con un aumentato rischio di patologia cardiovascolare dopo la menopausa. Nella donna in menopausa il rischio cardiovascolare aumenta ed è quindi fondamentale, oltre a proseguire il corretto stile di vita, un controllo clinico volto alla prevenzione. Durante la menopausa si verifica, infatti, una diminuzione degli estrogeni e questo comporta una tendenza alla vasocostrizione, un aumento della pressione arteriosa e modificazioni della coagulazione. “La donna in menopausa – sottolinea la dottoressa – deve andare dal cardiologo: pensate che il 40% delle morti femminili è dovuta ad eventi cardiovascolari”.

Come si svolge la visita e la valutazione del rischio cardiovascolare?

“La prima visita cardiologica – spiega la dott.ssa Dell’Orto – inizia dalla ricerca dei fattori di rischio cardiovascolari, di elementi anamnestici personali e famigliari che contribuiscono ad un aumentato rischio di patologia cardiaca, associata all’analisi di tutta la documentazione medica (referti di visite, esami strumentali, ecc.). Si procede – continua la dottoressa – con l’esclusione di sintomi dalla potenziale origine cardiaca, poi con la verifica della normalità degli esami del sangue portati in visione, ed infine con l’analisi dello schema terapeutico (se in atto) e delle allergie farmacologiche eventualmente riferite. Segue l’esame obiettivo (ascoltazione cardiaca e polmonare, vascolare, misurazione della pressione) e l’esecuzione dell’elettrocardiogramma. Si conclude con la stratificazione del rischio cardiovascolare e le indicazioni specifiche per ciascuno”.

Che cos’è il test “Progetto cuore” e come funziona?

Nell’ambito della prevenzione cardiovascolare, l’Istituto Superiore di Sanità ha avviato un progetto denominato “Progetto cuore”. Esso è stato pensato per calcolare la probabilità che ciascun individuo ha di andare incontro a un problema cardiovascolare nell’arco di 10 anni. “Il calcolo – spiega la dott.ssa Dell’Orto – è uno strumento semplice per stimare la probabilità di andare incontro a un primo evento cardiovascolare. Non potendo fare un ragionamento su larga scala che tenesse conto di tutti i fattori di rischio, si sono scelti alcuni parametri (sesso, età, abitudine al fumo, pressione sistolica, colesterolemia, diabete, terapia in corso) che compaiono nelle carte del rischio coronarico. Si tratta quindi di un metodo standard, attraverso cui calcolare il punteggio individuale tenendo conto dei maggiori fattori di rischio cardiovascolari, sia modificabili sia non modificabili. A seconda del punteggio ottenuto è possibile ricavare la percentuale di rischio cardiovascolare nell’arco dei successivi 10 anni”. Questo metodo è utilizzabile esclusivamente per le donne tra i 35 e i 69 anni e non in gravidanza. Inoltre, si tratta di una prevenzione primaria, ossia di pazienti che non hanno mai avuto un evento in precedenza.

C’è una differenza tra uomini e donne sulla probabilità di contrarre malattie cardiovascolari?

Gli uomini non sono protetti dagli estrogeni – che sono ormoni tipicamente femminili – quindi il rischio cardiovascolare è maggiore in età più giovane. Sebbene le donne siano protette rispetto agli uomini fino alla menopausa, con l’arrivo di quest’ultima – sottolinea la dottoressa – il rischio cardiologico cresce fino a pareggiare e a volte superare quello degli uomini. In aggiunta, la malattia, se compare, si sviluppa più rapidamente rispetto agli uomini.”

Come si svolgerà la visita durante la settimana della prevenzione al femminile in Humanitas San Pio X?

“La donna che si presenta per un consulto deve essere in possesso di un esame del sangue recente, nel quale siano indicati i parametri del colesterolo (totale e HDL) e della glicemia. Dopo aver preso nota dell’età e provata la pressione, i parametri potranno essere utilizzati per la stima del rischio cardiovascolare individuale. Verranno considerate anche le comorbidità (ossia la coesistenza di più patologie) della paziente ed effettuato l’elettrocardiogramma.”

Mestranolo

Mestranolo   Viene principalmente impiegato come contraccettivo. Alcune sue combinazioni possono essere utilizzate anche ad altri scopi (ad esempio per curare emorragie uterine anomale o i sintomi dell’endometriosi).   Che cos’è il Mestranolo? Il mestranolo è un derivato dell’etinilestradiolo, forma sintetica dell’ormone estradiolo. Una volta modificato all’interno del fegato, esso interagisce con i recettori degli estrogeni presenti sulle cellule-bersaglio (fra cui sono incluse quelle della ghiandola mammaria, quelle dell’ipotalamo, quelle dell’apparato riproduttivo femminile e quelle dell’ipofisi) attivandoli. Assunto contestualmente ad un progestinico, riduce la secrezione di diversi ormoni e proteine coinvolte nella riproduzione femminile.   Come si assume il Mestranolo? Si somministra in compresse all’interno delle quali è combinato ad altri principi attivi.   Effetti collaterali del Mestranolo Fra i possibili effetti indesiderati dei contraccettivi orali contenenti mestranolo sono inclusi: lieve nausea (soprattutto all’inizio dell’assunzione) conati di vomito gonfiore diffuso crampi a livello addominale sensibilità o gonfiore del seno perdite dal capezzolo efelidi o epidermide del viso più scura variazioni al ciclo mestruale problemi alla sfera sessuale aumento della crescita dei peli alopecia variazioni del peso corporeo o dell’appetito problemi con lenti a contatto prurito o perdite a livello vaginale   È importante contattare immediatamente un medico in caso di: orticaria difficoltà a respirare gonfiore a volto, labbra, lingua o gola improvvisi intorpidimenti o debolezza, soprattutto se da un singolo lato del corpo improvvisi mal di testa cambiamento nella tipologia o nella gravità dei mal di testa di cui si soffre senso di nausea dolore alla parte alta dello stomaco prurito calo dell’appetito urine scure feci color argilla ittero gonfiore alle mani, alle caviglie o ai piedi noduli al seno sintomi depressivi stato di confusione complicanze nella vista, nel parlare o nel mantenere l’equilibrio dolori o sensazione di oppressione al petto dolore che si irradia al braccio o alla spalla senso di nausea sudorazioni tosse respiro sibilante accelerazione nella respirazione sensazione di generale malessere sangue nell’espettorato dolore, gonfiore, calore o arrossamento alle gambe   Avvertenze Prima di assumerlo è importante informare il medico: circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri farmaci o a qualsiasi alimento o sostanza dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato (citando in particolare bosentan, antibiotici, iperico, anticonvulsivanti, dantrolene, tizanidina, farmaci contro la tubercolosi, l’epatite C, l’HIV o l’AIDS, fenobarbital o altri barbiturici e acido tranexamico) delle patologie e dei disturbi di salute di cui si soffre (o si è sofferto in pregresso) in caso di donne gravide o in fase di allattamento

Metilfenidato

Metilfenidato   S’impiega per curare il disturbo da deficit di attenzione, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività, la depressione e la narcolessia.   Che cos’è il Metilfenidato? Si tratta di uno stimolante del sistema nervoso centrale che influenza il livello delle sostanze che portano all’iperattività e che controllano gli impulsi sia nel cervello che nei nervi.   Come si assume il Metilfenidato? Può essere somministrato via bocca (in genere sotto forma di capsule, di compresse o di sospensioni) o transdermica. Al fine di evitare problemi di insonnia, è consigliabile assumerlo al mattino.   Effetti collaterali del Metilfenidato Può causare gravi effetti collaterali a livello cardiaco. Può altresì creare dipendenza. Fra gli altri suoi possibili effetti indesiderati si possono includere: stato di nervosismo o irritabilità insonnie notturne calo dell’appetito senso di nausea male allo stomaco male alla testa   È importante rivolgersi subito un medico in caso di: dolori al petto difficoltà a respirare sensazione di svenimento stati di allucinazione nuovi problemi comportamentali aggressività intorpidimento dolore sensazione di freddo pensieri paranoici sintomi convulsivi ferite sospette cambiamenti al colore dell’epidermide tic problemi visivi erezioni dolorose o che durano da più di 4 ore dolori o sensibilità muscolare o debolezza insolita (soprattutto se associati a stanchezza, febbre e urine scure) problemi di crescita (nei bambini)   Avvertenze Non deve essere assunto in caso di tic, sindrome di Tourette, glaucoma, ansia, tensione o agitazione gravi o se nei 14 giorni precedenti è stato assunto un MAO inibitore. Prima di assumerlo è importante informare il medico: circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri farmaci o a qualsiasi alimento o sostanza dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato (citando in particolare farmaci per la pressione, anticoagulanti, antidepressivi, medicinali contro raffreddore o allergie a base di decongestionanti e anticonvulsivanti) se si soffre (o si è sofferto nel pregresso o se ci sono casi in famiglia) di glaucoma, tic o sindrome di Tourette, psicosi, epilessia, convulsioni, gravi forme di ansia, tensione o agitazione, problemi cardiocircolatori, pressione alta, pressione alta, depressione, malattie mentali o disturbo bipolare di casi di morte improvvisa in famiglia in caso di elettroencefalogrammi dal tratto anomalo in caso di pensieri o istinti suicidi (anche fra i famigliari) se si è mai abusato di sostanze alcoliche o droghe in caso di donne gravide o in fase di allattamento al seno

Metirosina

Metirosina   Si prescrive al fine di ridurre l’aumento di catecolamine associato ad alcuni tipi di tumore (in particolare al feocromocitoma che può svilupparsi nel surrene). Trova inoltre utilizzo sia come trattamento preliminare ad interventi chirurgici che come trattamento a lungo termine dei sintomi associabili a questa forma tumorale.   Che cos’è la metirosina? Essa inibisce la sintesi di sostanze dette catecolamine, la cui produzione aumenta in modo significativo in presenza di alcune forme tumorali. Il risultato è un comprimersi delle quantità di queste molecole presenti nell’organismo.   Come si assume la metirosina? Si somministra via bocca.   Effetti collaterali della metirosina Tra i suoi possibili effetti indesiderati è inclusa la sonnolenza. È importante ricorrere subito alle cure di un medico in caso di: rash orticaria difficoltà a respirare senso di pesantezza o oppressione al petto gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua ansia stato di confusione presenza di cristalli nelle urine depressione scariche di diarrea difficoltà a parlare disorientamento bava alla bocca stati di allucinazione minzione dolorosa gonfiore a braccia, gambe, caviglie o piedi tremori   Controindicazioni e avvertenze Prima di assumerla è importante informare il medico: circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a qualsiasi altro farmaco, ad alimenti o ad altre sostanze dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato in particolare aloperidolo, fenotiazine e farmaci che possono indurre sonnolenza (medicinali contro l’insonnia o contro l’ansia e tranquillanti) delle malattie e dei disturbi di salute di cui si soffre (o si sia sofferto nel pregresso) se si bevono sostanze alcoliche in caso di donne gravide o in fase di allattamento È importante far sapere a medici, chirurghi o dentisti dell’assunzione di metirosina. Il trattamento può compromettere la capacità di guida o di manovra di macchinari pericolosi; tale effetto collaterale può essere aggravato dal consumo di alcol o da altri medicinali.

Metotrimeprazina

Metotrimeprazina   S’impiega nel trattamento delle psicosi (in particolare quelle associate alla schizofrenia e alla fase maniacale del disturbo bipolare) Trova anche impiego nel trattamento dei disturbi del sonno, della nausea, dell’ansia o del vomito e del dolore.   Che cos’è la metotrimeprazina? E’ un antipsicotico il cui effetto è principalmente riconducibile alla sua azione da antagonista dei recettori del neurotrasmettitore dopamina presenti nel cervello. Si crede altresì che ad entrare in gioco sia la sua capacità di legarsi ai recettori 5-HT2 della serotonina. Esercita un effetto rilassante, calmante e antidolorifico.   Come si assume la metotrimeprazina? Può somministrarsi via bocca, tramite iniezioni intramuscolari o infusioni direttamente in vena.   Effetti collaterali della metotrimeprazina Può aumentare il livello di zuccheri nel sangue e quelli di prolattina. Può anche causare erezioni dolorose e prolungate, sindrome neurolettica maligna e discinesia tardiva. Infine, il suo utilizzo può essere associato a un prolungamento dell’intervallo QT e incrementare il rischio di colpo di calore nonchè la sensibilità della pelle alla luce solare. Fra gli altri suoi possibili effetti indesiderati si possono includere: capogiri sensazione di sonnolenza stato di costipazione fauci secche appannamento della vista minzione difficoltosa aumento di peso corporeo   È importante rivolgersi subito ad un medico in caso di: rash orticaria difficoltà a respirare ittero improvvisi dolore, gonfiore o arrossamenti svenimenti forti capogiri sintomi convulsivi scariche di diarrea persistenti sangue o muco nelle feci senso di pesantezza o oppressione al petto gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua spasmi o rigidità a livello muscolare tremori stato di irrequietezza espressione del volto simile a una maschera perdita di bava dalla bocca lividi e emorragie sintomi di un’infezione in corso senso di nausea, conati di vomito o perdita dell’appetito persistenti dolori allo stomaco o a livello addominale   Controindicazioni e avvertenze Prima di assumerla è importante rendere edotto il medico: circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a qualsiasi altro farmaco, ad alimenti o ad altre sostanze dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato, in particolare farmaci che possono prolungare l’intervallo QT (come dronedarone e pimozide) e medicinali che possono indurre sonnolenza (ad esempio gli antistaminici e i miorilassanti) se si soffre (o si è sofferto in pregresso) di disturbi del sangue, Parkinson, convulsioni, depressione grave del sistema nervoso centrale, malattie epatiche, feocromocitoma, glaucoma, problemi cardiaci e difficoltà di minzione in caso di donne gravide o in fase di allattamento È importante far sapere a medici, chirurghi o dentisti dell’assunzione di metotrimeprazina. Il trattamento può compromettere la capacità di guida e di manovra di macchinari pericolosi.

Mibefradil

Mibefradil   Si prescrive nel trattamento dell’ipertensione e delle malattie coronariche.   Che cos’è il Mibefradil? E’ un calcio antagonista che blocca l’attività di alcuni canali attraverso cui il calcio può spostarsi a cavallo delle membrane cellulari.   Come si assume il Mibefradil? Viene solitamente somministrato sotto forma di compresse.   Effetti collaterali del Mibefradil Fra i suoi potenziali effetti indesiderati sono inclusi: male alla testa edema agli arti inferiori rinite dolore a livello addominale sensazione di testa leggera dispepsia capogiri stato di affaticamento problemi uditivi ipotensione senso di nausea conati di vomito dolori a livello muscoloscheletrico bradicardia sincope arrossamenti stato d’ansia sintomi depressivi stato d’insonnia congiuntivite   È importante rivolgersi subito un medico nel caso di reazioni allergiche   Comportamento e avvertenze Prima di assumerlo è importante rendere edotto il medico: circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri farmaci o a qualsiasi alimento o sostanza dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato delle patologie e dei problemi di salute di cui si soffre (o si è sofferto nel pregresso) in caso di donne gravide o in fase di allattamento

Micofenolato

Micofenolato   Si utilizza al fine di ridurre il rischio di rigetto di organi trapiantati. Trova altresì impiego per curare la malattia di Crohn.   Che cos’è il micofenolato? E’ un agente immunosoppressore che indebolisce il sistema immunitario, in modo tale che non attacchi gli organi trapiantati causandone il rigetto.   Come si assume il micofenolato? Può essere somministrato sotto forma di capsule, compresse o sospensione liquida da assumere via bocca. La sua assunzione deve essere associata a quella di altri medicinali e in genere prevede 2 somministrazioni al dì, a stomaco vuoto (cioè un’ora prima o due ore dopo aver mangiato o bevuto).   Effetti collaterali del micofenolato? Esso riduce la capacità dell’organismo di combattere le infezioni e aumenta il rischio di leucoencefalopatia multifocale progressiva e di alcuni tipi di tumori. Fra gli altri possibili effetti indesiderati sono inclusi: stato di costipazione dolore o gonfiore allo stomaco senso di nausea conati di vomito stato di insonnia dolori a schiena, muscoli o articolazioni tremori incontrollabili male alla testa gas   È importante rivolgersi subito ad un medico in caso di: rash orticaria difficoltà a respirare senso di pesantezza, oppressione o dolore al petto gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua scariche di diarrea gonfiore a mani, braccia, piedi, caviglie o polpacci difficoltà a respirare battito accelerato mancanza di energie capogiri svenimenti frequenti pallore feci scure o con sangue vomito con sangue o che sembra caffè ittero   Controindicazioni e avvertenze Ne è controindicato l’impiego durante la gravidanza. Eventuali antiacidi devono essere assunti almeno due ore prima o quattro ore dopo il farmaco. Prima di assumerlo è importante informare il medico: circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a qualsiasi altro farmaco (in particolare ai medicinali a base di acido micofenolico), ad alimenti o ad altre sostanze dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato (citando in particolare altri immunosoppressori, valaciclovir, carbone attivo, antibiotici, azatioprina, colestiramina, colestipolo, ganciclovir, probenecid, rifampicina, salicilati, sevelamer e valganciclovir) se si soffre (o si è sofferto in pregresso) di ulcere o altri disturbi gastrointestinali, tumori o malattie epatiche o renali, sindrome di Lesch-Nyhan, sindrome di Kelley-Seegmiller, anemia o neutropenia se si soffre di fenilchetonuria in caso di donne gravide o in fase di allattamento Durante la cura non bisogna sottoporsi a vaccinazioni senza previo consulto medico.

Mifepristone

Mifepristone   Si utilizza per interrompere una gravidanza nelle sue primissime fasi.   Che cos’è il Mifepristone? E’ uno steroide sintetico che blocca l’azione del progesterone, l’ormone necessario per portare avanti una gravidanza.   Come si assume il Mifepristone? Si somministra via bocca sotto forma di compresse. Di solito la cura prevede la successiva assunzione di un altro farmaco, il misoprostolo.   Effetti collaterali del Mifepristone Fra i suoi possibili effetti indesiderati si possono includere: male alla schiena tremori e brividi scariche di diarrea capogiri mal di testa senso di nausea dolore o crampi a livello addominale sensazione di stanchezza perdite o emorragie vaginali conati di vomito   È importante contattare immediatamente un medico in caso di: rash orticaria prurito difficoltà a respirare sensazione di pesantezza o oppressione al petto gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua svenimenti battito accelerato febbre (38 °C o oltre) forte emorragia a livello vaginale dolore o sensibilità a livello della pelvi gravi capogiri, sensazione di testa leggera o mal di testa nausea, vomito o diarrea (gravi o persistenti) forte male allo stomaco fiato corto insolita debolezza insoliti fastidi, pruriti o perdite vaginali   Avvertenze Non deve essere assunto insieme a anticoagulanti o corticosteroidi o se si utilizza la spirale. E’ inoltre sconsigliato in caso di malattie del sangue, disturbi emorragici, presenza di masse di natura sconosciuta nell’addome, gravidanze ectopiche, problemi ai surren o malattia di Addison. Il pompelmo e il suo succo possono aumentare gli effetti indesiderati di questo medicinale. Inoltre l’alcol e alcuni farmaci possono peggiorare eventuali capogiri che rendono la sua assunzione incompatibile con la guida e con l’uso di macchinari pericolosi. Prima di assumerlo è bene informare il medico: circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri farmaci (in particolare al misoprostolo) o a qualsiasi alimento o sostanza dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato (in particolare antifungini azolici, eritromicina, anticonvulsivanti, dexametasone, anticoagulanti, corticosteroidi, rifampicina e iperico) se si soffre (o si è sofferto in pregresso) di anemia, pressione alta, problemi polmonari, renali, respiratori, cardiaci o epatici se si hanno più di 35 anni e si fumano più di 10 sigarette al giorno in caso di programmato intervento chirurgico in anestesia generale in caso di allattamento

Miocardite

Miocardite   La miocardite è un’infiammazione del muscolo cardiaco solitamente correlata a infezioni virali, batteriche o fungine (o micotiche). In alcuni casi si può avere una guarigione completa dalla malattia, senza postumi per il cuore. In altre situazioni, il superamento della fase di massima intensità può essere seguito da un danno permanente con compromissione della funzione cardiaca e conseguente scompenso cardiocircolatorio cronico. Che cos’è la miocardite? Quando il cuore viene colpito da un’infezione l’agente infettivo danneggia o distrugge le cellule muscolari delle sue pareti; nel stesso tempo le cellule del sistema immunitario che hanno la funzione di combatterla possono, a loro volta, provocare danni al muscolo cardiaco, contribuendo in modo rilevante al quadro globale. In questa rara circostanza le pareti del cuore diventano più spesse e deboli, generando i sintomi tipici di uno scompenso cardiaco. La prognosi dipende dalla causa alla base dell’infezione e dallo stato di salute generale di chi ne è colpito: in alcuni casi si può guarire completamente, mentre in altri lo scompenso può diventare cronico. Altre possibili complicazioni comprendono lo sviluppo di cardiomiopatie e l’estensione dell’infiammazione al pericardio con conseguente pericardite. Da cosa può essere causata la miocardite? Gli agenti infettivi che più spesso provocano la miocardite sono i virus (Coxsackie, Citomegalovirus, virus dell’epatite C, Herpes, HIV o Parvovirus), alcuni batteri (Clamidia, Micoplasma, Streptococco o Treponema) e alcuni funghi (Aspergillus, Candida, Coccidioidi, Criptococco o Histoplasma). Ci sono altre possibili cause, come reazioni allergiche a farmaci o sostanze tossiche (alcol, cocaina, metalli pesanti e catecolammine), oppure malattie autoimmuni o genericamente infiammatorie (artrite reumatoide, LES o sarcoidosi). Con quali sintomi si manifesta la miocardite? In alcuni casi la miocardite risulta essere asintomatica; in altri si manifestano sintomi simili a quelli dell’influenza. Tra i sintomi di interesse cardiologico che vengono di solito segnalati sono inclusi: palpitazioni (motivate da aritmie, che possono essere anche maligne), dolori al petto, affaticamento e mancanza di respiro; i pazienti possono segnalare anche svenimenti, riduzione della quantità di urine e comparsa di gonfiori agli arti inferiori, con caratteristiche di gravità via via maggiori secondo il livello di compromissione della funzione del cuore. È possibile che questi sintomi coesistano con altri più generali di tipo infettivo/infiammatorio come febbre, mal di testa, dolori muscolari, dolori articolari. Come si può prevenire la miocardite? Non esistono vere misure per prevenire una miocardite che può anche risultare come prima e unica manifestazione di una infezione virale o di una malattia autoimmune. È sempre opportuno effettuare il trattamento tempestivo di un’infezione batterica o fungina, per prevenire il coinvolgimento del cuore e quindi la comparsa di miocardite. Diagnosi Per effettuare una diagnosi di miocardite potrebbero essere prescritti: esami del sangue, inclusi le emocolture e altri esami infettivologici RX del torace ECG ecocardiogramma cateterismo cardiaco con biopsia endomiocardica ​Trattamenti Il trattamento più adatto in caso di miocardite dipende dalla causa scatenante e può includere: l’assunzione di antibiotici l’assunzione di antinfiammatori Nel caso in cui la compromissione cardiaca fosse molto rilevante è necessario ricoverare il paziente in ambiente ospedaliero e somministrare la terapia dello scompenso cardiaco. Nelle forme più gravi sono obbligatori la degenza in terapia intensiva e i trattamenti farmacologici e meccanici del caso (inclusi il posizionamento di un pace-maker temporaneo o definitivo e l’impiego di un defibrillatore).  

Miomectomia (Asportazione di fibromi uterini)

Miomectomia (Asportazione di fibromi uterini)   La rimozione dei fibromi uterini per via laparoscopica ha trovato il massimo sviluppo negli anni novanta. Anche se ancora molto diffusa la miomectomia per via laparotomica. Alla base della scelta chirurgica di eseguire ancora oggi la miomectomia laparotomica ci sono l’esperienza del chirurgo ginecologo e la qualità della sutura, ma è dimostrato che la sutura laparoscopica ha le stesse caratteristiche di quella eseguita con laparotomia. La sutura con il robot inoltre riduce il tempo totale dell’intervento e il sanguinamento del muscolo uterino.

Miopia

Myopia   Myopia is the most common defect of vision, affects 30% of the European population, and constitutes the most frequent eye disorders. In the myopic subject the view from afar is reduced by making distant objects appear blurry. This happens as a result of a defect of the eye refraction, which makes it difficult to focus. The light rays from distant objects are to fall on a place before the retinal plane, generating a blur retinal.   What is myopia? In some patients myopia you can do as an accompaniment to other retinal disorders resulting in visual impairment. In case of alterations of the central retina, or glasses or contact lenses will be sufficient to recover a clear view and view pictures not blurry.   In these cases even a refractive surgery to reduce myopia can reacquire the tenths, but at least allows to obtain greater visual acuity without the need for lenses or by employing a reduced diopter lenses, less thick and more aesthetically pleasing. The diopter is the value that expresses the ability of essential lens for a myopic eye to see well. In cases of progressive myopia, due to a gradual elongation of the bulb, the surgery goes to correct the refractive defect present at the time of surgery, but is not able to eliminate the tendency to an increase of the length of the eyeball can not therefore prevent a subsequent worsening of myopia. Visual acuity indicates the visual performance achievable by each eye. It is measured in tenths by reading the patient numbers and places varying size letters on specially designed boards. The smaller are the recognized symbols the greater the visual acuity. The maximum value of the visual acuity of an eye in perfect health is ten tenths of millimeters (10/10).   What are the causes of myopia? The main causes of myopia can be: unusually long eyeball; greater curvature than the norm of the cornea or the lens; refractive power of the excessive lens (index myopia).   What are the symptoms of myopia? The person suffering from myopia to see in sharp, needs consistently in all the activities carried out during the day, including driving, eyeglasses or corrective lenses that allow you to properly correct the incoming light rays into the eye in so as to form clear images on the retina. The symptoms of myopia may include: blurry vision in observing distant objects The need to frequently squint to get a clear view Eyestrain resulting in headaches   Diagnosis To diagnose myopia requires an eye examination with measurement of visual acuity: Myopia diagnosis is made by the ophthalmologist during eye examination. The specialist measuring visual acuity and accurately determines the diopter of the visual defect, also with the aid of cicloplegiche drops, which produce the dilation of the pupil and a difficulty in focusing. After the eye examination is determined the level of myopia expressed in diopters. Simplistically, the diopter power of the lens to match needed to see clearly the sull’ottotipo symbols, the board used ophthalmologist   treatments You can correct myopia with glasses or contact lenses or you Piò required surgical intervention. The photo refractive surgery recurring use of the excimer laser. The laser energy breaks the bonds between the molecules and produces an “evaporation” of the targeted tissue without damaging the surrounding tissues. Other surface surgery techniques include: PRK, a variant and trans-epithelial PRK customized, one of the most modern technology currently available LASEK EpiLASIK Techniques intrastromal surgery (LASIK)   The refractive “customized” surgery is essential in the presence of high-order irregularities and allows a greater improvement of the retinal image quality obtained after the intervention elevating further the obtained visual quality.   Prevention They are recommended visits to control eye from the age of 4-5 years and if you have family history of eye disease even before this age.

Mitoxantrone

Mitoxantrone   Si prescrive, in combinazione con altri farmaci, per curare la leucemia acuta non linfoblastica ed alcune forme avanzate di tumore alla prostata. E’ impiegato altresì al fine di ridurre il numero di ricadute e i problemi fisici associati alla malattia in alcuni soggetti affetti da sclerosi multipla.   Che cos’è il mitoxantrone? Il suo esatto meccanismo di azione non è noto; si ritiene che esso interferisca con la riproduzione e la crescita delle cellule e che ciò contribuisca a ridurre il numero di cellule tumorali presenti nell’organismo.   Come si assume il mitoxantrone? Si somministra tramite infusione in vena.   Effetti collaterali del mitoxantrone Il suo impiego può determinare una colorazione blu-verde delle urine e della sclera degli occhi. Può inoltre causare gravi problemi cardiaci (anche ad anni di distanza dalla sua somministrazione), ridurre le capacità dell’organismo di combattere le infezioni e abbassare il numero di piastrine. In alcuni individui la sua assunzione è stata associata alla comparsa di una forma di leucemia; questo rischio aumenta in caso di contestuale assunzione di altri farmaci citotossici. Fra gli altri suoi possibili effetti indesiderati sono inclusi: male alla schiena stato di costipazione tosse scariche di diarrea perdita o assottigliamento dei capelli senso di nausea dolore o fastidi allo stomaco naso chiuso o che cola senso di stanchezza senso di affaticamento calo dell’appetito assenza delle mestruazioni alterazione del ciclo mestruale dolore alla bocca o vesciche conati di vomito stato di debolezza   È importante ricorrere subito alle cure di un medico in caso di: rash orticaria prurito difficoltà a respirare senso di pesantezza, oppressione o dolore al petto gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua stato di confusione urine scure, rosa o con sangue battito accelerato o irregolare febbre, brividi, mal di gola o tosse persistente minzione aumentata, ridotta o dolorosa sbalzi d’umore o cambiamenti del comportamento dolori, debolezza o crampi a livello muscolare dolore, gonfiore, arrossamenti o cianosi al sito di iniezione sintomi convulsivi gravi infiammazione o dolore alla bocca nausea, vomito, diarrea o mal di stomaco (forti o persistenti) debolezza o stanchezza gravi o persistenti fiato corto improvviso e inspiegabile aumento di peso gonfiore a mani, gambe o piedi lividi o emorragie cambiamenti alla pelle o alle unghie problemi visivi ittero   Controindicazioni e avvertenze Può essere controindicato in presenza di alcune complicanze cardiaci. Prima del trattamento è opportuno rendere edotto il medico: circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a qualsiasi altro farmaco, ad alimenti o ad altre sostanze dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato, in particolare trastuzumab, digossina, ciclosporina e idantoine se si soffre (o si ha sofferto in pregresso) di anemia, disturbi della coagulazione, problemi al fegato o al cuore, gotta, emorragie, depressione del midollo osseo e infezioni in caso di radioterapia o chemioterapia a livello del torace in caso di donne gravide o in fase di allattamento Durante la cura non bisogna sottoporsi a vaccini vivi. Inoltre le donne in età fertile devono utilizzare efficaci metodi contraccettivi.

Mora di gelso

Mora di gelso   Che cos’è la mora di gelso? La mora di gelso è il frutto di specie che appartengono al genere Morus, a loro volta incluse nella famiglia delle Moraceae. Il Morus alba (gelso bianco) è originario della Cina, il Morus rubra (gelso rosso) degli Stati Uniti orientali e il Morus nigra (gelso nero) dell’Asia occidentale. Una singola pianta del genere Morus può però produrre frutti di diversi colori: neri, rossi, violacei o bianchi.   Che proprietà nutrizionali ha la mora di gelso? 100 g di more di gelso (Morus nigra .L): 43 Calorie, circa 1,44 g di proteine 0,39 g di lipidi 9,80 g di carboidrati 1,7 g di fibra 36,4 mg di vitamina C 0,87 mg di vitamina E 0,620 mg di niacina 0,101 mg di riboflavina 0,050 mg di piridossina 7,8 µg di vitamina K 6 µg di folati 25 UI di vitamina A 194 mg di potassio 39 mg di calcio 18 mg di magnesio 10 mg di sodio 1,85 mg di ferro 0,12 mg di zinco 60 µg di rame 0,6 µg di selenio La mora di gelso costituisce una fonte di alfa-carotene (12 µg in 100 g), beta-carotene (9 µg in 100 g), luteina/zeaxantina (136 µg in 100 g), di antocianine e di resveratrolo.   Possibili effetti collaterali della mora di gelso È possibile che la mora di gelso alteri i livelli di zuccheri nel sangue: per questo è consigliabile consultare il proprio medico in caso di assunzione di farmaci come l’insulina, che riducono la glicemia. È inoltre possibile che le more di gelso comportino un aumento degli effetti collaterali dei farmaci per ridurre il colesterolo e che interferiscano con l’azione di antidepressivi, benzodiazepine, barbiturici, farmaci contro la gotta e, più in generale, molecole metabolizzate dal citocromo P450 3A4.   Stagionalità della mora di gelso La maturazione delle more del gelso avviene in estate, solitamente tra i mesi di giugno e luglio.   Possibili benefici e controindicazioni della mora di gelso La mora di gelso rappresenta una fonte di antiossidanti, che possono contribuire a difendere le cellule e l’organismo da invecchiamento, tumori, malattie neurodegenerative, infiammazione, diabete e infezioni. Inoltre il resveratrolo è molto importante per la salute cardiovascolare, mentre la zeaxantina protegge la retina. Il ferro è importante per i globuli rossi, il potassio per il cuore e il manganese per le difese antiossidanti. Infine, il buon funzionamento del metabolismo viene stimolato dalle vitamine del gruppo B.   Disclaimer Le seguenti informazioni rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Mormora

Mormora   Che cos’è la mormora? La mormora (o marmora) è un pesce di acqua salata appartenente alla Famiglia degli Sparidi, come il pagello e l’occhiata. Il suo nome scientifico è Lithognatus mormyrus. Si presenta con una sagoma ovoidale, affusolato e leggermente appiattito sui fianchi; le sue dimensioni sono variabili: può andare dai 30 ai 50 centimetri di lunghezza e il suo peso oscilla tra i 400 grammi e il chilogrammo. Ha un colore piuttosto caratteristico: strisce verticali bruno-grigiastre caratterizzano il dorso, mentre coda e pinne presentano una colorazione tendente al giallo. In genere si trova in fondali fangosi e può vivere in acque profonde oltre i cento metri. Si nutre principalmente di molluschi e crostacei.   Che proprietà nutrizionali ha la mormora? 100 grammi di mormora apportano 97 Calorie suddivise in 75% di proteine, 18% di lipidi, 7% di carboidrati   In particolare 100 grammi di mormora contengono: 78 g di acqua 18 g di proteine 1,9 g di lipidi 45 mg di colesterolo 2 g di carboidrati disponibili 2 g di zuccheri solubili 287 mg di potassio 5,6 mg di ferro 69 mg di calcio 20 mg di magnesio 4,6 mg di zinco 1,1 mg di rame 102 µg di selenio tracce di vitamina C   Possibili effetti collaterali della mormora A oggi non si ha testimonianza di eventuali interazioni tra il consumo di mormora e l’assunzione di farmaci o altre sostanze.   Reperibilità della mormora Questo pesce viene molto apprezzato per la qualità delle sue carni, per cui viene pescato con la stessa frequenza di pesci più diffusi nei nostri mercati (come l’orata). La pesca della mormora viene quindi effettuata in tutti i mesi dell’anno, se però le acque del mare sono poco agitate.   Possibili benefici e controindicazioni La mormora è caratterizzata da carni gustose e pregiate; la grande quantità di proteine dall’alto valore biologico in essa contenute (18 grammi di proteine ogni 100 grammi di carne di questo pesce) e la ridotta percentuale di grassi e carboidrati (100 grammi di carne di mormora apportano infatti solo 97 Calorie), fanno sì che questo pesce risulti indicato per l’alimentazione di bambini e anziani. L’elevato contenuto di zinco (particolarmente importante nella biosintesi di aminoacidi e proteine e per il funzionamento di alcuni organi, oltre a essere fondamentale per i processi di crescita, di riparazione dei tessuti e per lo sviluppo sessuale), potassio (indispensabile per mantenere il bilancio idrico e la pressione sanguigna nella norma, per regolare l’eccitabilità neuromuscolare e la ritmicità del cuore), selenio (sostanza antiossidante e dalle proprietà anticancro) e ferro (indispensabile per una corretta ossigenazione di tutti i tessuti dell’organismo) contraddistinguono questo pesce dal punto di vista del contenuto minerale, insieme soprattutto al calcio e al magnesio.   Non si ha nota di controindicazioni relative al consumo della carne di mormora, a meno che non si soffra di allergia a questo pesce.   Disclaimer Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Moscardino

Moscardino   Che cos’è il moscardino? Il moscardino (nome scientifico Eldone moschata) è un mollusco cefalopode della famiglia delle Octopodidae, a cui appartengono anche seppie e calamari. La varietà più pregiata ha un colore bruno con sfumature grigio-bluastre ed è detta anche “muschiata” per il particolare odore che emana e che ricorda, appunto, il muschio. Il moscardino muschiato è lungo al massimo 40 centimetri (tentacoli compresi) e può raggiungere il peso di 700 grammi, anche se sul mercato sono disponibili più frequentemente esemplari di circa 15-20 cm di lunghezza e 100-300 grammi di peso. Spesso viene confuso con il polpo, di cui ha la stessa forma, con una distinzione che riguarda i tentacoli: il polpo è caratterizzato infatti da tentacoli con due file di ventose, mentre quelli del moscardino ne presentano solo una. La sua riproduzione avviene nel periodo tra gennaio e maggio. Cresce in gran parte nel Mediterraneo e in special modo nel mare Adriatico (predilige fondali bassi e fangosi). La varietà meno pregiata – ma comunque molto diffusa – è di dimensioni inferiori e ha carni più chiare e viene chiamata “moscardino bianco”.   Che proprietà nutrizionali ha il moscardino? 100 grammi di moscardino apportano circa 75 Calorie e contengono approssimativamente: 78 g di acqua 12 g di proteine 1,5 g di lipidi 65 mg di colesterolo In questo mollusco sono contenute buone quantità di vitamine (soprattutto la vitamina A, le vitamine del gruppo B e la vitamina E) e di sali minerali (tra cui potassio, sodio, fosforo). I grassi contenuti in questo mollusco sono perlopiù acidi grassi polinsaturi a lunga catena, i cosiddetti “grassi buoni”.   Possibili effetti collaterali del moscardino A oggi non si ha nota di eventuali interazioni tra il consumo di moscardino e l’assunzione di farmaci o altre sostanze.   Stagionalità del moscardino Il moscardino è disponibile in commercio durante tutto l’anno.   Possibili benefici e controindicazioni Il moscardino è un mollusco piuttosto apprezzato per la qualità delle sue carni. In questo mollusco sono presenti buone quantità di vitamine – soprattutto la vitamina A, le vitamina del gruppo B e la vitamina E – e di sali minerali – tra cui potassio, sodio e fosforo – oltre a proteine dall’elevato valore biologico e acidi grassi polinsaturi a lunga catena (i cosiddetti “grassi buoni”): rappresenta quindi un alimento sano che risulta adatto ad essere consumato da persone di tutte le età, bambini e anziani compresi, e che può essere consumato anche da soggetti affetti da problematiche cardiovascolari. Essendo un alimento ipocalorico, inoltre, risulta adatto all’inserimento anche in regimi alimentari caratterizzati da ristretto introito calorico. Non sono presenti controindicazioni relative al consumo del moscardino, a meno che non si soffra di allergia a questo mollusco.   Disclaimer Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il   parere medico. Per garantirsi un’alimentazione sana ed equilibrata è sempre bene affidarsi ai   consigli del proprio medico curante o di un esperto di nutrizione.

Moxifloxacina

Moxifloxacina   S’impiega nel trattamento di alcune infezioni batteriche.   Che cos’è la Moxifloxacina? Questo farmaco uccide i batteri sensibili alla sua azione, inibendo gli enzimi topoisomerasi II e IV. Il primo è una molecola fondamentale per la trascrizione, la replicazione e la riparazione del DNA dei batteri; il secondo è coinvolto nei processi di divisione cellulare.   Come si assume la Moxifloxacina? Viene somministrato sotto forma di compresse.   Effetti collaterali della Moxifloxacina La sua prolungata assunzione può determinare una seconda infezione. Inoltre, in caso di diabete, è opportuno rammentare come questo antibiotico possa influenzare il livello di zucchero nel sangue. Solo raramente la cura può avere effetti collaterali gravi, ad esempio a livello di fegato, sangue, muscoli ed articolazioni. Nello specifico il suo impiego è associato ad un aumento del rischio di problemi ai tendini (dolore, gonfiore, infiammazione e anche rottura) e può peggiorare la debolezza muscolare e le complicanze respiratorie associate alla miastenia gravis. Infine, il farmaco può provocare effetti collaterali a livello dei nervi di braccia, mani, gambe o piedi, aumentare la sensibilità della pelle alla luce solare o scatenare la sindrome di Stevens-Johnson. Fra gli altri possibili effetti indesiderati si possono includere: scariche di diarrea capogiri male alla testa senso di nausea   È importante contattare subito un medico in caso di: rash orticaria prurito difficoltà a respirare o deglutire febbre, brividi, tosse o mal di gola persistente stati di allucinazione problemi uditivi problemi a livello tendineo o articolare ustioni solari desquamazione o epidermide gonfia o arrossata problemi psicologici o sbalzi d’umore debolezza o dolori a livello muscolare incubi notturni sensazione di pesantezza o oppressione al petto o alla gola gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua raucedine insolita sangue nelle feci dolore al torace minzione ridotta svenimenti battito accelerato, rallentato o irregolare fiato corto o altri problemi respiratori dolori o crampi a livello muscolare istinti al suicidio sintomi di iperglicemia o ipoglicemia diarrea grave o persistente mal di testa, capogiri o sensazione di testa leggera, forti o persistenti problemi epatici tremori stato d’insonnia difficoltà a deambulare lividi o emorragie gonfiore o aumento di peso corporeo insolite stanchezza o debolezza perdite vaginali, prurito o cattivo odore problemi visivi macchie bianche in gola   Avvertenze Può esserne controindicato l’impiego in presenza di miastenia gravis, di assunzione di farmaci antiaritmici, di alcuni problemi cardiaci o di bassi livelli di potassio nel sangue,. La cura può compromettere le capacità di guida e di manovra di macchinari pericolosi; tale effetto collaterale può essere aggravato dall’alcol e da alcuni medicinali. Prima di assumere il farmaco è opportuno informare il medico: circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri medicinali, ad alimenti o a qualsiasi altra sostanza dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti per il passato (in particolare farmaci che aumentano il rischio di prolungamento dell’intervallo QT, insulina o antidiabetici orali, warfarin, Fans, corticosteoroidi, antiaritmici, cisapride, diuretici, eritromicina, antidepressivi triciclici o altri psicofarmaci) se si soffre (o si è sofferto nel pregresso) di infezioni gastriche, problemi epatici, cerebrali o al sistema nervoso, aumento della pressione nel cervello, problemi ai tendini o alle articolazioni, artrite reumatoide, malattie renali o riduzione della funzionalità dei reni, Alzheimer, problemi ai vasi sanguigni cerebrali, diarrea, diabete o iperglicemia, ipoglicemia, convulsioni, pelle ipersensibile al sole, bassi livelli di potassio nel sangue, battito cardiaco irregolare (anche in caso di storia familiare) o altri problemi al cuore in caso di pregresso infarto in caso di trapianto di rene, cuore o polmone se si svolge un’intensa attività fisica in caso di donne gravide o in fase di allattamento Durante la cura è importante evitare di sottoporsi ad alcuni tipi vaccini vivi.