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Il Signor Maffeis e il suo cuore

Pubblicato in Storie di pazienti

Un doppio intervento per il signor Maffeis

maffeis okIl signor Giuseppe Maffeis non immaginava che quella sarebbe potuta anche essere la sua ultima mattina di vita. Era successo tutto così, senza preavviso: «Mi ero alzato come gli altri giorni, senza avere niente, ma all’improvviso avevo sentito un dolore fortissimo al petto, poi alla schiena e alle gambe. Non riuscivo a capire che cosa fosse, perché prima di allora non avevo mai sentito niente di simile…». Tutto in un attimo, come un fulmine a ciel sereno: nemmeno il tempo di avvertire la moglie e Giuseppe perse i sensi, accasciandosi al suolo.

 

 

Così, in una soleggiata giornata di maggio (siamo nel 2010), Giuseppe Maffeis – 55 anni, pensionato, ex responsabile di produzione che vive in un piccolo paese posto a pochi chilometri da Bergamo – viene portato di corsa in ambulanza al Pronto Soccorso della Gavazzeni. Subito viene sottoposto a esami del sangue, elettrocardiogramma e alla TC (tomografia computerizzata), lo strumento diagnostico che permette di scoprire il male che lo ha colpito: è in corso una dissezione aortica.

 

Il primo intervento urgente


La dissezione aortica si verifica quando lo strato (“tonaca”) più interno dei tre che compongono l’aorta si lacera, lasciando che il sangue si immetta nel nuovo canale che si viene a formare tra uno strato e l’altro. Questa situazione porta a una progressiva dissezione (o disseccazione) dell’aorta, che rischia di rompersi – provocando la morte nel 100% dei casi – se non si procede con un intervento chirurgico d’urgenza. «Io di tutto questo non mi sono reso conto – racconta oggi il signor Giuseppe –, perché ero in uno stato di semincoscenza. Ricordo solo il mio stupore e anche la mia paura, mentre venivo trasportato in tutta fretta sul lettino, perché non ero per niente preparato a una situazione del genere».

 

Il signor Maffeis viene dunque condotto nella sala operatoria del reparto di cardiochirurgia e sottoposto a intervento d’urgenza per sostituire la parte di aorta coinvolta nella dissezione. L’intervento dura circa 7 ore e tutto va per il meglio. Il signor Giuseppe dopo qualche giorno in terapia intensiva trascorre altri 5 giorni in degenza e altri ancora in riabilitazione.

 

«Il momento più bello fu quello del mio ritorno a casa, con la mia famiglia. Mi sono sentito come se fossi rinato e da quel momento ho cominciato a vedere la vita sotto un altro punto di vista».

Per lui inizia il lento ritorno alla normalità, pur caratterizzato da un lungo periodo di convalescenza e da continui controlli medici, dovuti al fatto che la dissezione è una malattia che può manifestarsi con serie complicanze anche a lungo termine. E sono proprio questi controlli a salvare per una seconda volta la vita al signor Maffeis.

«Per me è stata una vera batosta, ma questa volta ho avuto la possibilità di capire che cosa mi stava capitando e ho avuto modo di reagire, anche grazie ai medici che mi hanno seguito passo passo, non nascondendomi niente sul mio stato di salute. Mi hanno sempre raccontato tutto, con molta tranquillità, e per questo li ringrazio, perché mi hanno permesso di “combattere” la malattia anche dal punto di vista psicologico, con la testa».

Una perdita di sangue lì dove si era intervenuti la prima volta ha creato uno pseudaneurisma (ossia una cavità extravascolare che si alimenta, appunto, da una perdita seppure minima di sangue) che, se trascurato, non lascerebbe scampo. Bisogna intervenire chirurgicamente una seconda volta, e con urgenza, con un’operazione lunga e caratterizzata da molti rischi, nel corso della quale viene asportata la protesi impiantata in precedenza per metterne una nuova, di ultima generazione. Un intervento riuscito perfettamente, che permette al signor Maffeis di tornarsene a casa dopo un breve periodo di degenza postoperatoria trascorso senza complicanze.

«Ora posso dirmi davvero tranquillo – dice –. Ho passato momenti difficili, ma sento di averli superati, insieme alla mia famiglia. Mi sembra impossibile che tutto ciò sia capitato a me, che fino ai 55 anni non avevo mai avuto un malanno, ma ora mi sento comunque più forte di prima, perché ho potuto combattere contro una brutta malattia e sono riuscito a uscirne vincitore».

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