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Tiroide e seno al centro. In Humanitas Gavazzeni pazienti seguiti a 360°

Pubblicato in L'Ospedale


I numeri parlano da soli: i malati cronici che si sono rivolti nell’ultimo anno all’Humanitas Gavazzeni sono stati 16.973, di questi 699 con condizioni di elevata fragilità clinica (ovvero con più di 4 patologie croniche e in condizioni delicate tanto da essere inseriti nella cosiddetta fascia “rossa”), 6.898 in una condizione di cronicità polipatologica, ovvero con al massimo 3 patologie croniche, mentre 9.196 in condizioni di cronicità iniziale.

 

E tra le patologie con un numero corposo di pazienti, che si ritrovano in tutte e tre le fasce di gravità, ci sono quelle cardiache e cardiocircolatorie, e le neoplasie, sia in fase attiva, sia in follow up, sia in fase di remissione.

 

Humanitas Gavazzeni, che già gioca un ruolo importante nell’assistenza dell’utenza in particolare di Bergamo città, ma anche dell’hinterland e di alcune aree provinciali, scende in campo con una serie di iniziative anche per l’adesione al progetto del nuovo modello di presa in carico dei malati cronici della regione Lombardia: si propone come erogatore e gestore, con particolare attenzione proprio ai malati oncologici, diabetici, ipertesi e con problemi cardiocircolatori, e presenterà entro fine mese la sua candidatura al’Ats di Bergamo.

 

«La partecipazione di Humanitas Gavazzeni al progetto di presa in carico del paziente cronico – afferma Giuseppe Fraizzoli, amministratore delegato e direttore generale di Humanitas Gavazzeni –, rispecchia la nostra adesione a due principi importanti di questa norma: la libertà di scelta da parte dei pazienti su quale struttura si occuperà interamente della loro malattia, e il concetto di parità di trattamento degli operatori pubblici e privati. Per questo ci presentiamo come gestori della presa in carico, a fianco delle Asst (proprio Bergamo Est ha annunciato un accordo, frutto di una collaborazione in corso da tempo, in particolare per i malati oncologici, ndr) e dei medici di medicina generale, per i quali costituiamo già ora un supporto fondamentale di offerta di servizi clinici, dato il volume di prestazioni di specialistica ambulatoriale e diagnostica erogate. Solo nel 2016 sono state 450mila le prestazioni di laboratorio, 52mila le prestazioni di diagnostica per immagini, 182mila le visite e prestazioni specialistiche».

 

Peraltro, Humanitas Gavazzeni sta già da tempo sperimentando alcuni modelli di presa in carico a “tutto tondo”: per alcune patologie, come quelle che riguardano la tiroide e il seno, ha già in atto una gestione analoga all’innovazione regionale e che segue costantemente il paziente nel suo percorso di diagnosi e cura con un approccio multidisciplinare.

 

«Il nuovo modello di presa in carico comporta un profondo cambiamento che sarà sperimentato sul campo nel tempo, facendo rete con tutte le istituzioni del territorio, al fine di migliorarlo. Questo primo periodo di prova sarà anche fondamentale per verificare i presupposti sulla base del quale il modello è stato costruito, e cioè il numero di pazienti che sceglierà di aderire a questa nuova iniziativa – aggiunge Giuseppe Fraizzoli –. Questo sarà prima di tutto un indicatore del gradimento dei nostri pazienti che saranno non solo i fruitori del sistema ma i veri protagonisti di questa nuova iniziativa».

 

Sul fronte della costituzione di accordi con soggetti terzi, al fine di rispondere a tutte le esigenze dei pazienti cronici, Humanitas Gavazzeni ha aderito a tutti i “bandi di manifestazione di interesse” delle Asst bergamasche e, entro la fine dell’anno, metterà a punto una rete di operatori sia pubblici sia privati.

 

(articolo pubblicato il 27 luglio 2017 sul quotidiano “L’Eco di Bergamo” a firma Ca.T.)

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