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20/07/2010: ONDE D'URTO IN HUMANITAS GAVAZZENI

Articolo pubblicato su “L'Eco di Bergamo” di domenica 18 luglio 2010.

Disinfiammano e possono anche rigenerare alcuni tessuti compromessi. Parliamo delle onde d’urto focali extracorporee, terapia nota sin dai primi anni novanta per la cura della calcolosi renale (litotripsia), ma utilizzata ormai da molti anni anche in campo ortopedico e fisiatrico. Si tratta di una terapia non invasiva, con pochissimi, e peraltro transitori, effetti collaterali, particolarmente efficace per il trattamento di molte patologie di tipo cronico – degenerativo ed infiammatorio di tendini, legamenti e strutture anatomiche correlate, oltre che per alcune patologie dell’osso come fratture che non consolidano o pseudoartrosi.

Il trattamento con onde d’urto focali extracorporee, che negli ultimi anni ha conosciuto rapida ed ampia diffusione, da alcune settimane è disponibile presso l’istituto Humanitas Gavazzeni, oltre che per i trattamenti di tipo urologico anche per quelli dell’apparato muscolo – scheletrico.

Sono onde acustiche prodotte da particolari macchine – litotritori -, trasmesse in sequenza rapida e ripetuta in un mezzo acquoso e, a loro volta, concentrate su un “bersaglio” anatomico che corrisponde alla sede di patologia. “E’ bene precisare – spiega Maria Cristina d’Agostino, specialista ortopedico, responsabile del Servizio ambulatoriale Onde d’Urto Humanitas  Gavazzeni – che, alle intensità utilizzate a scopo terapeutico per le patologie dell’apparato muscolo – scheletrico, l’effetto della stimolazione meccanica non è per nulla “distruttivo” a differenza di quanto accade invece per i calcoli renali. Semplicemente, le onde acustiche, trasmesse ai diversi tessuti  producono delle modifiche microstrutturali transitorie dei tessuti e delle membrane cellulari, che innescano, a loro volta, una serie di reazioni biochimiche favorevoli in grado di produrre l’effetto finale terapeutico ovvero antinfiammatorio, antidolorifico, di stimolo alla rigenerazione dell’osso ed anche angiogenetico in alcuni casi”.

Ciascun ciclo di terapia effettuato per le patologie che interessano i cosiddetti “tessuti molli” prevede solitamente tre applicazioni, con cadenza settimanale. L’effetto terapeutico può non essere immediato, per cui è consigliabile, al termine del ciclo, attendere ancora alcune settimane per valutare i risultati della terapia in termini di guarigione. 

“Il trattamento con onde d’urto focali è generalmente ben tollerato – aggiunge la dottoressa d’Agostino -. I risultati che si possono ottenere sono davvero entusiasmanti, soprattutto considerando che, in molti casi, si agisce su strutture compromesse da patologie croniche, spesso refrattarie alle comuni terapie mediche e fisiche. L’applicazione delle onde d’urto extracorporee, per i pochi minuti del trattamento, oltre che a produrre un’azione antinfiammatoria, è in grado di innescare una reazione generalizzata benefica sui tessuti che si completerà nel corso delle settimane successive. Le onde d’urto, applicate a più alta energia, sono in grado di riavviare i processi di guarigione dell’osso, favorendo ed accelerando la guarigione delle fratture che stentano a guarire”.

Come per qualsiasi altra prescrizione in campo medico, l’efficacia del trattamento è direttamente correlata ad una precisa indicazione terapeutica. “Inoltre, le patologie su base infiammatoria (l’epicondilite o gomito del tennista, l’ entesopatia della fascia plantare o fascite plantare, con o senza sperone osseo, la tendinopatia della cuffia dei rotatori etc.) traggono il miglior giovamento da questa terapia, se trattate in fase di acuzie, o comunque di precoce insorgenza, con possibile più rapida risoluzione del dolore” conclude la dottoressa d’Agostino.

Scarse sono anche le controindicazioni al trattamento, comunque da considerare: principalmente gravidanza, emofilia e presenza di tumore nella sede potenziale di trattamento.

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